Da notare il riferimento al ladro del titolo , molto d'attualita'...
Radiohead, il ladro
è finito nella Rete
Hail To The Thief, ultima fatica di Yorke e soci, è finito nelle maglie di Internet. Una "pre-release" è ormai di dominio dei naviganti più accorti. Abbiamo ascoltato le canzoni. Che flirtano con elettronica e svariate suggestioni wave
di Andrea Prevignano
I Radiohead sono fatti così: non si sa mai se lo stupore fanciullino che inalberano come un vessillo a ogni pie' sospinto sia calcolato o meno. Poi, quando immancabilmente il loro album nuovo di turno finisce in Rete prima della pubblicazione, gridano allo scandalo. Ma in fondo se la ridono.
Dispenser rock
Materiale grezzo di Hail To The Thief, ultima prova della band la cui uscita definitiva è prevista su Parlophone il 9 giugno, circola su Internet da molto tempo: versioni live, frammenti rubati alle registrazioni a Los Angeles e Oxford in compagnia del loro maitre di studio, Nigel Godrich. I fan ormai conoscono l'impalcatura dell'album, vista la propensione del gruppo a dispensare i brani gradatamente dal vivo mesi prima della pubblicazione e a usare il message board del sito come promemoria per i più attenti: lo fecero il 18 dicembre quando proposero un ascolto delle nuove canzoni in streaming.
Ipse dixerunt
- Thom Yorke: "Saremo più concentrati e meno nevrotici" (maggio 2002)
- Jonny Greenwood: "Le nuove canzoni... tra Beach Boys e Lynyrd Skynyrd" (agosto 2002)
- Ed O'Brien: "In questo lavoro sono stato molto influenzato dal reggae e dagli Streets". (settembre 2002)
- Johnny Greenwood: "Nel nuovo album? Xilofono e kazoo...". (settembre 2002)
- Ed O'Brien: "Tutti brani pop da tre minuti...". (dicembre 2002)
Ladri
Tutto e il contrario di tutto, come al solito. Anche il titolo mette in allarme, Hail To The Thief, "salutiamo il ladro": così gli oppositori di Bush Jr. commentarono amaramente la sua elezione alla Casa Bianca, giudicata da molti una truffa a suon di brogli e dubbi riconteggi.
Pensate però anche al fatto che le tracce dell'album sono state diffuse in Rete nella loro versione "quasi definitiva" proprio il primo aprile, un vero e proprio "april fool" che giustificherebbe il riferimento ai "ladri" (della Rete).
Così navigando abbiamo trovato le canzoni di Hail To The Thief e abbiamo provato a recensirle una per una, confidando nel fatto che non siano poi dissimili dalla versione definitiva.
Le canzoni
2+2=5: esordisce su armonizzazioni vocali dilatate di Yorke e un clock percussivo per poi esplodere nervosamente in un fragore di chitarre. I fan dei primi aggressivi Teenage Fanclub potrebbero trovare pane per i loro denti. Tre minuti di buon guitar rock che diventerà richiestissima dal vivo.
Sit Down. Stand Up: ancora una partenza vagotonica, pochi accordi di piano e percussioni sintetiche, ma questa volta le chitarre lasciano il posto all'elettronica, e il pezzo +è un crescendo in dinamica. Tempo un anno, e Aphex Twin ne farà un grande remix.
Sail To The Moon: la natura pinkfloydiana di Yorke e amici riaffiora. Voce e pianoforte per un ispiratissimo e lirico brano dalle tinte emozionali scurissime. Sembra un numero uscito dal catalogo della 4AD: Dif Juz, Cocteau Twins?. Effettivamente lunare.
Backdrifts: ancora elettronica. Drum machine e synth per un pezzo dai toni drammatici, sorta di rilettura gotica e hardcore delle sonorità degli U2 di Zooropa. Per evitare un remix di Aphex Twin il brano sembra già un remix di se stesso.
Go To Sleep: Greenwood si rimette la chitarra a tracolla e e gioca su overdrive e volumi in un brano dall'andamento funk ipercinetico. Quanto di più prossimo alla wave mancuniana che impazzava a cavallo tra Ottanta e Novanta.
Where I End And You Begin: una cavalcata new wave che potrebbe appartenere all'ultima produzione dei Cure. Ancora una volta un'ottovolante giocato sulle dinamiche: cresce e decresce in volume ad arte.
We Suck Young Blood: la "nuova onda" britannica sembra ancora una volta fare da padrona dell'album. Pianoforte e voce per un'altra cupa e inquieta ballata che non avrebbe mal figurato in un lavoro dei Bauhaus. Gotica nel titolo e nelle intenzioni.
The Gloaming: bleep e disturbi elettrostatici per questa che pare la traccia più moderna e astratta dell'intero lavoro. Musica freddissima, eletronica da laptop resa ancora più surreale dalla voce salmodiante di Yorke.
There There: è la prima melodia vocale convenzionale di Yorke, appoggiata su una piattaforma percussiva tribale. Brano ipnotico che rivela la sua forza dopo più di un ascolto. Il finale è un baccanale di chitarre in bassa fedeltà. Curiosa scelta per quello che sarà il primo singolo (il 26 maggio).
I Will: voce e chitarra sulla canzone più intima e raccolta dell'intera tracklist. Suggestivi gli intrecci vocali tra registri bassi e falsetto. Tra Lennon, Crimson e Buckley padre.
A Punch Up At The Wedding: l'andamento iniziale richiama la beatlesiana Come Together poi si sviluppa come una ballata in stile west-coast tardi Sessanta. Fascinazioni vagamente psichedeliche.
Myxomatosis: tutto giocato su frequenze basse e distorsioni sintetiche, come in un moderno numero krautrock. Tra le cose più "sperimentali" dell'album.
Scatterbrain: melodia lo-fi, chitarra in arpeggio, voce distesa, dopo un brano più coraggioso, una canzone più convenzionale.
A Wolf At The Door: taglio cantautorale Seventies, una filastrocca che si stempera in un altra prova di floydiana memoria.






