Delta Machine. Commenti generali a caldo.

Discussioni generali sui Depeche Mode

Moderatori: devotional, Miss Kaleid

Che voto dai a Delta Machine?

Insufficiente
4
4%
Sufficiente
7
6%
Buono
18
16%
Distinto
32
29%
Ottimo
50
45%
 
Voti totali: 111

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saturnz70
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Messaggio da saturnz70 »

katullo ha scritto:mi spieghi perchè quando l'Admin dice la stessa cosa di Alone ( e lo fece anche con Precious ) state un po tutti voi ( compresi i mithrandiriani ) a genuflettervi dandogli ragione e complimentandovi peggio di come fa Capezzone con Berlusconi?
Al massimo state zitti 8)

In quanto al pop-elettronico lo ascolto da trentanni in prevalenza assoluta su tutti gli altri generi musicali, e senza presunzione alcuna credo di poterlo riconoscere
A me il commento di Fab su Alone è sembrato molto carino e misurato. Chiaramente gli piace molto, si capisce. Come si capisce tra le righe che in quel brano ritrova sonorità a lui care. Peraltro a me non è sembrato voler dare patenti e bollini vari. C'è da dire che l'Admin interviene pochissimo, in maniera molto circospetta e sta ben attento a non sbilanciarsi troppo e a non offrire il fianco a polemiche e repliche.
Personalmente non ho avuto nulla da dire, anche perchè quando ha fatto quel commento Alone ancora la conoscevo poco.

Per il resto, come scrivi in seguito, l'esperto di technopop sei tu. A chi dovremmo fare, quindi, certe domande se non a te? ;)
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The Thing
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Messaggio da The Thing »

Mi sono perso... perché c'è da ridire pure su Alone adesso? :shock:

Pollone ho bisogno di un appoggio...
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The Thing
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Messaggio da The Thing »

Depeche Boy ha scritto:Io sono molto più giovine 8)
Ma pensa te :mrgreen:
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Messaggio da The Thing »

Ricordo che Fab "impazzì" per corrupt nel 2009

esprime gioia manifesta per una ogni 4 anni... :mrgreen:
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unokonomiyaki
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Messaggio da unokonomiyaki »

Quasi olimpico...
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ElectricFriend
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Messaggio da ElectricFriend »

Freestate ha scritto:i miei due spicci in forma recensione da bloggher nerd... :-)

E fu così che i Depeche Mode fecero tredici. Non esattamente un numero di album in studio monumentale per una band con trent’anni di carriera sul groppone ma con un formidabile ruolino di marcia al box office. Fedeli alla propria linea, anche per questo Delta Machine hanno frapposto il consueto lasso di tempo con il precedente lavoro. Cosa che sembra irreale per la velocità con la quale oggi si consuma musica. Eppure il fattore tempo sembra non contare, anzi gioca tutto a loro favore. Dopo quattro anni dal controverso Sounds Of The Universe, l’ultimo per la EMI, eccoli con il primo per Sony Music (anche se nel packaging il fedele logo Mute è lì a ricordarci la loro indipendenza). Si dirà: se lo possono permettere. E forse è vero. Perlomeno fin quando continueranno a metterci abbastanza voglia depistando, mischiando le carte, devoti alla formula di realizzare opere che rimangano fedeli allo stile inimitabile coniato ma cambino e scombinino gli elementi che poi formano la somma / canzone. Il pluricontestato Hillier viene riconfermato alla produzione, ed è la terza volta. Un record o quasi per un gruppo che non ha mai avuto paura di cambiare l’approccio al lavoro in studio. Oltre alla riconferma ci sono dei graditi ritorni in squadra come quello di Flood convocato per la cruciale fase del mix, dei debutti come quello del co autore dei brani di Gahan, e una presenza fissa come quella di Daniel Miller, decisamente più coinvolto nell’intero lavoro di recording di quanto non fosse accaduto da Exciter fino a SOTU, forse per via dell’essersi liberato dal suo importante ruolo in EMI e aver fatto ritorno all’indipendenza con la sua Mute Records. Allora, andiamo al punto. Come suona questo Delta Machine? Bene, a tratti benissimo. Se c’è una caratteristica che rende i Depeche Mode giganteschi nel pop per le masse è, oltre alla penna di un genio conclamato come Martin Gore e alla inimitabile voce e fisicità di Gahan, la cura sonora. Caratteristica recentemente finita nel mirino dei fan storici specie per via dell’attitudine deragliante dei suoni trattati da Hillier. Stavolta non ci sono eccessi, tutto è ben messo a fuoco. La prima impressione è quella di solidità e compattezza. L’amalgama ha la giusta densità e la leggendaria cupezza. Poi ci sono le canzoni, che mostrano poco a poco la loro luce perversa. Come se si muovessero in una penombra che all’orecchio abituato ad ascolti bulimici sembra solo evocare noia e piattume. Indicativa in questo senso l’aver solleticato la curiosità prima dell’uscita dell’album con una strana song come Angel che a tutto fa pensare meno che al Paradiso, e a una Heaven scelta come primo singolo che è ballata di deviante introspezione con un Gahan in grande forma. Poi ti ascolti l’album e scopri che è sempre’ il sublime pop scritto da uno che sembra detestarlo e che di recente è tornato a smanettare col suo primo sodàle Vince Clarke per un album scintillante di ricordi e attualità, un Gore solo ogni tanto interrotto dai brani di Gahan che, pur avendo una grana migliore delle prove precedenti anche grazie ad un nuovo co autore, rimangono distanti anni luce da quelli del compare Martin. Should Be Higher (titolo emblematico) è lì a dimostrarlo nonostante gli sforzi (anche vocali) di Gahan. Le cose vanno un po’ meglio con Broken ma basterebbe una sola strofa della perla dell’album Alone (altro titolo emblematico, con finale da brividi veri) per spazzare via intere carriere di autori ben più navigati di Gahan. Alla fine è un prezzo accettabile da pagare se poi ti imbatti nelle torbide aperture di archi, un ritorno anche il loro, che impreziosiscono nel finale la magniloquente apertura di Welcome To My World, se ti inoltri circospetto nella tossicissima Slow ripescata da un tossicissimo passato, se ti esalti nel finale bluesy in apocalittico crescendo della conclusiva Goodbye o ti intenerisci nel minimalismo balladeer di The Child Inside, gorgheggiata da Gore con il solito pathos. Delta Machine si muove nell’ immenso territorio tra John Lee Hooker e i Kraftewerk e ci mostra per l’ennesima volta come siano molto meno distanti di quanto non si possa ritenere. In mezzo ci sono loro, superati i cinquanta stanno per imbarcarsi nel tour mondiale più lungo della loro carriera. Non scriveranno mai più Enjoy The Silence, anche perché lo hanno già fatto, e chiederglielo sarebbe come chiedere a Usain Bolt di sbriciolare il suo record sui 100 tra una ventina d’anni. Ma sono sempre tra noi, e con questo nuovo album si riconfermano unici e pronti a dare battaglia.
Giù il cappello davanti all’orgoglio della mia generazione.
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Viser
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Messaggio da Viser »

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-gio-
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Messaggio da -gio- »

Freestate ha scritto:i miei due spicci in forma recensione da bloggher nerd... :-)

E fu così che i Depeche Mode fecero tredici. Non esattamente un numero di album in studio monumentale per una band con trent’anni di carriera sul groppone ma con un formidabile ruolino di marcia al box office. Fedeli alla propria linea, anche per questo Delta Machine hanno frapposto il consueto lasso di tempo con il precedente lavoro. Cosa che sembra irreale per la velocità con la quale oggi si consuma musica. Eppure il fattore tempo sembra non contare, anzi gioca tutto a loro favore. Dopo quattro anni dal controverso Sounds Of The Universe, l’ultimo per la EMI, eccoli con il primo per Sony Music (anche se nel packaging il fedele logo Mute è lì a ricordarci la loro indipendenza). Si dirà: se lo possono permettere. E forse è vero. Perlomeno fin quando continueranno a metterci abbastanza voglia depistando, mischiando le carte, devoti alla formula di realizzare opere che rimangano fedeli allo stile inimitabile coniato ma cambino e scombinino gli elementi che poi formano la somma / canzone. Il pluricontestato Hillier viene riconfermato alla produzione, ed è la terza volta. Un record o quasi per un gruppo che non ha mai avuto paura di cambiare l’approccio al lavoro in studio. Oltre alla riconferma ci sono dei graditi ritorni in squadra come quello di Flood convocato per la cruciale fase del mix, dei debutti come quello del co autore dei brani di Gahan, e una presenza fissa come quella di Daniel Miller, decisamente più coinvolto nell’intero lavoro di recording di quanto non fosse accaduto da Exciter fino a SOTU, forse per via dell’essersi liberato dal suo importante ruolo in EMI e aver fatto ritorno all’indipendenza con la sua Mute Records. Allora, andiamo al punto. Come suona questo Delta Machine? Bene, a tratti benissimo. Se c’è una caratteristica che rende i Depeche Mode giganteschi nel pop per le masse è, oltre alla penna di un genio conclamato come Martin Gore e alla inimitabile voce e fisicità di Gahan, la cura sonora. Caratteristica recentemente finita nel mirino dei fan storici specie per via dell’attitudine deragliante dei suoni trattati da Hillier. Stavolta non ci sono eccessi, tutto è ben messo a fuoco. La prima impressione è quella di solidità e compattezza. L’amalgama ha la giusta densità e la leggendaria cupezza. Poi ci sono le canzoni, che mostrano poco a poco la loro luce perversa. Come se si muovessero in una penombra che all’orecchio abituato ad ascolti bulimici sembra solo evocare noia e piattume. Indicativa in questo senso l’aver solleticato la curiosità prima dell’uscita dell’album con una strana song come Angel che a tutto fa pensare meno che al Paradiso, e a una Heaven scelta come primo singolo che è ballata di deviante introspezione con un Gahan in grande forma. Poi ti ascolti l’album e scopri che è sempre’ il sublime pop scritto da uno che sembra detestarlo e che di recente è tornato a smanettare col suo primo sodàle Vince Clarke per un album scintillante di ricordi e attualità, un Gore solo ogni tanto interrotto dai brani di Gahan che, pur avendo una grana migliore delle prove precedenti anche grazie ad un nuovo co autore, rimangono distanti anni luce da quelli del compare Martin. Should Be Higher (titolo emblematico) è lì a dimostrarlo nonostante gli sforzi (anche vocali) di Gahan. Le cose vanno un po’ meglio con Broken ma basterebbe una sola strofa della perla dell’album Alone (altro titolo emblematico, con finale da brividi veri) per spazzare via intere carriere di autori ben più navigati di Gahan. Alla fine è un prezzo accettabile da pagare se poi ti imbatti nelle torbide aperture di archi, un ritorno anche il loro, che impreziosiscono nel finale la magniloquente apertura di Welcome To My World, se ti inoltri circospetto nella tossicissima Slow ripescata da un tossicissimo passato, se ti esalti nel finale bluesy in apocalittico crescendo della conclusiva Goodbye o ti intenerisci nel minimalismo balladeer di The Child Inside, gorgheggiata da Gore con il solito pathos. Delta Machine si muove nell’ immenso territorio tra John Lee Hooker e i Kraftewerk e ci mostra per l’ennesima volta come siano molto meno distanti di quanto non si possa ritenere. In mezzo ci sono loro, superati i cinquanta stanno per imbarcarsi nel tour mondiale più lungo della loro carriera. Non scriveranno mai più Enjoy The Silence, anche perché lo hanno già fatto, e chiederglielo sarebbe come chiedere a Usain Bolt di sbriciolare il suo record sui 100 tra una ventina d’anni. Ma sono sempre tra noi, e con questo nuovo album si riconfermano unici e pronti a dare battaglia.
Giù il cappello davanti all’orgoglio della mia generazione.
equlibrata. solida.
un pò democristiana, ma bella.
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Messaggio da saturnz70 »

-gio- ha scritto:un pò democristiana
:lol:
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Messaggio da Paul Lone »

The Thing ha scritto:Mi sono perso... perché c'è da ridire pure su Alone adesso? :shock:

Pollone ho bisogno di un appoggio...
mastro thing, un attimo, finisco di appoggiarlo a Sat che sta scrivendo cose INTERESSANTISSIME e quindi degne di appoggio plurimo... :lol:
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Messaggio da bonovoxx81 »

Depeche Boy ha scritto:Io sono molto più giovine 8)
Non avevamo dubbi...
Miss Kaleid ha scritto:I timpani li hai ancora, sì?
Questo delta machine insieme ad ultra rispecchia il mio lato più profondo e emotivo,ed ho bisogno di sentirlo fino all'anima :oops:
Ultima modifica di bonovoxx81 il ven mar 22, 2013 9:55 am, modificato 1 volta in totale.
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Messaggio da iamyou »

unokonomiyaki ha scritto:E' stato fatto diverse pagine fa...

@Free: YO!
I Duran sono stati presi come esempio in un contesto che parlava di cali fisiologici di fine carriera, tu dove hai letto accostamenti ai DM? :roll. Si parla di Duran e subito arriva il fan dm che dice che i duran non sono nemmeno paragonabili ai DM. E ci mancherebbe altro... L'off topic ve lo create ad arte però... Se avessi saputo non avrei scritto nulla :roll:
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Messaggio da iamyou »

neuronifolli ha scritto:The Division bell semplicemente è un capolavoro diverso dagli altri due.
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Messaggio da unokonomiyaki »

iamyou ha scritto:I Duran sono stati presi come esempio in un contesto che parlava di cali fisiologici di fine carriera, tu dove hai letto accostamenti ai DM? :roll. Si parla di Duran e subito arriva il fan dm che dice che i duran non sono nemmeno paragonabili ai DM. E ci mancherebbe altro... L'off topic ve lo create ad arte però... Se avessi saputo non avrei scritto nulla :roll:
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Messaggio da spoglialosso »

Freestate ha scritto:i miei due spicci in forma recensione da bloggher nerd... :-)....
Bellissima, complimenti Free.
Bloccato

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