La verità però, prima o poi, emerge sempre.. e con essa tutti i nodi vengono al pettine.
L'ex patron dell'Arezzo chiede i danni alla Figc: "Voglio 13 milioni di euro"
La Nazione, 23/07/11
Se non fosse che sono passati cinque anni, che nel calcio equivalgono a una vita, ci sarebbe da imbracciare i forconi e discendere la flaminia fino a Roma. E una volta lì, di fronte al Palazzo, infilzare i burocrati e i capoccioni de noantri senza pietà. Qualcuno, decisamente più assennato e meno incline alla giustizia fai da te, sta pensando di promuovere una class action, che di solito vuol dire tutto e niente ma che stavolta avrebbe un suo perché, anche se i cinque anni di cui sopra, fra prescrizioni e cavilli vari, invaliderebbero probabilmente ogni tentativo di risarcimento.
Il fatto è che calciopoli, tra i cui tentacoli si è trovato invischiato pure l'Arezzo nell'ormai lontana estate del 2006, più passa il tempo e più si sta tramutando in una farsa extra large. Per molti osservatori (quasi tutti per la verità) il processone al pallone italiano è una diatriba tra Juve e Inter, Inter e Juve, Moggi e Moratti, Moratti e Moggi. Stop. In realtà c'è dell'altro e, ciò che interessa a noi, c'è una società messa all'indice, processata sommariamente e condannata con sentenze che sembrarono mostri giuridici già all'epoca e agli occhi dell'osservatore più neutrale. Quella società è l'Arezzo, bistrattata prima e beffardamente riabilitata adesso, un lustro più tardi. E' accaduto, infatti, che al processo penale di Napoli il legale della Federcalcio, avvocato Tito Lucrezio Milella, abbia rinunciato alla richiesta di risarcimento danni nei confronti dell'assistente di linea Titomanlio e del suo superiore Mazzei perché, leggete bene, dal dibattimento in corso sarebbe emersa l'assoluta regolarità di Arezzo-Salernitana. Quella gara, che gli amaranto vinsero 1-0 nel 2005, finì dentro calciopoli a causa di una telefonata, sccessiva alla partita, tra Titomanlio (guardalinee) e Leonardo Meani, addetto agli arbitri del Milan. I pubblici ministeri si convinsero che in quei botta e risposta emergesse l'illecito sportivo e inserirono la conversazione tra quelle considerate rilevanti. Il procuratore federale Palazzi, acquisiti gli atti, deferì l'Arezzo e allo pseudo processo arrivò la condanna con la famigerata penalizzazione di 6 punti che, sommata ad altre concause, cagionò la retrocessione in C1.
In quell'estate la giustizia sportiva avrebbe messo all'indice anche il Papa, se avesse potuto. Figurarsi l'Arezzo, che non disponeva né di potere mediatico né di migliaia di cristiani disposti a bloccare la stazione, il casello dell'autostrada e nemmeno l'aeroporto di Molin Bianco. Così i togati della Figc, ravvisando uno strambo illecito presunto, e sottolineiamo presunto, calarono la mannaia sul presente e, come si è visto, anche sul futuro dell'Arezzo. Tutto ciò senza il coinvolgimento di un tesserato, di un dirigente, di un portaborse amaranto. Summa lex, summa iniuria dicevano i latini e forse pensavano proprio a una roba del genere.
Comunque, oggi l'avvocato Milella ci viene a dire che per lui, dopo aver ascoltato i testi e riletto con attenzione le carte, dentro Arezzo-Salernitana non si ravvisano gli estremi della frode sportiva. Onore all'onestà di Milella, che sconfessa clamorosamente le sentenze partorite dagli organi giudicanti di quella Federcalcio che lui rappresenta. Ma a noi che ci abbiamo rimesso le penne, oggi girano le scatole più di ieri. Perché oltretutto emergono dettagli inquietanti, come l'errata trascrizione della telefonata tra Meani e Titomanlio. Cioè, chi ha ascoltato quell'intercettazione, l'ha messa su carta in modo sbagliato. E travisandone il senso, ha innescato il meccanismo perverso che ha portato alla condanna. Una cosa che ha del grottesco, che davvero potrebbe e dovrebbe verificarsi soltanto nella repubblica delle banane. Invece è accaduto da noi. E ora verrebbe voglia di chiedere al colonnello Auricchio, quello che archiviava i colloqui telefonici degli intercettati e li divideva tra rilevanti e non, a cosa pensava in quei giorni di super lavoro. Piero Mancini ha detto che chiederà alla Figc un risarcimento di 13 milioni di euro. Fa bene e anzi dovrebbe chiederne di più, ma figuriamoci se otterrà anche solo un minimo di udienza. Qua siamo in mezzo a illeciti presunti che fanno scattare la ghigliottina, al protagonista principale dell'istruttoria che si chiama Auricchio come il commissario impersonato da Lino Banfi in Fracchia la belva umana, a un consiglio federale che, proprio sugli strascichi di calciopoli, si è dichiarato incompetente a prendere decisioni. E questa, in effetti, è l'impressione che si ricava da tutta la storia che ha coinvolto l'Arezzo. Incompetenza pura.
http://www.lanazione.it/arezzo/sport/20 ... ezzo.shtml









