Depeche Mode a Roma, terzo ed ultimo atto
di Francesco Sapone
foto Internet
24/07/2006
versione stampabile
I Depeche Mode affollano l'Olimpico per l'ultima apparizione italiana del tour mondiale di "Playing The Angel". Un disco fortunato ed inspirato l'ultimo della band inglese, che ci ha restituito Dave Gahan, Martin Gore ed Andy Fletcher in ottima forma dopo il deludente "Exciter".
I Depeche Mode hanno dalla loro numeri impressionanti di vendite discografiche e di concerti live. L'eterogeneità del pubblico della tappa romana, testimonia che il gruppo ha raggiunto ormai la propria consacrazione, potendo essere accostato ad altre grandi band storiche e di importanza generazionale. Venticinque anni di attività, oltre 50 milioni di dischi venduti.
L'Olimpico è pieno come un uovo. Ci sono ragazzi provenienti da tutta Italia e c'è chi non si è perso neanche una delle tre apparizioni live della band. Alle 20 suonano i Franz Ferdinand. Bravini, famosi e niente di più. Nonostante il pubblico accolga calorosamente le loro hit, lo stadio sembra addirittura immenso rispetto al suono dei quattro scozzesi. Alle 21,30, il palco si illumina e viene calcato dai veri protagonisti della serata. Le canzoni di Playng The Angel costituiscono l'ossatura della scaletta che non concede molto al pop elettronico degli esordi. Il suono è potente, ruvido e a tratti dark. Non è un caso che vengano eseguite canzoni da Black Celebration e Songs Of Faith & Devotion, due album del periodo più oscuro dei Depeche Mode. Gli schermi restituiscono le immagini del concerto con una fotografia "sporca" e distorta, sui display posti su una sorta di mini mongolfiera scorrono le parole dio, fede, dolore, rivelazione. Tour ricco e tecnologico con la regia del fedele fotografo e video maker Anton Corbijn Tutti cantano a squarciagola Personal Jesus, I Feel You, Enjoi the Silence, Walking in my Shoes. Il fiume di mani ondeggia ed accompagna i nervosi passetti di danza del super tatuato Dave Gahan. Sembra lui quello più in forma , Martin Gore e Fletch si presentano notevolmente appesantiti. Un batterista ed un poli strumentista completano l'organico live del gruppo. Gore, ormai più chitarrista che tastierista, esegue la sua " Home " ed una versione acustica di "Shake the Disease", scritta da Gahan. Sembrano essere davvero tornati l'armonia e l'affiatamento nel gruppo dopo momenti davvero difficili.
Ogni brano è sottolineato da cori ed ovazioni, da mani che si agitano a tempo. E' immancabile il coretto che ha accompagnato tutti i mondiali e che si rifà ad un ormai celebre singolo dei White Stripes. Il cantante e gli altri sembrano però restare freddi rispetto a cotanto entusiasmo. Certo, i Depeche Mode non hanno mai avuto un carattere facile e non sono famosi per l' estroversione o l'allegria della loro musica, tuttavia, oltre ai sentitissimi "Thank You" ed alla facce allegre e stupite dei musicisti, un pubblico così avrebbe meritato un saluto caloroso e qualche parola di più. . Dopo il bis, che si chiude con la vecchissima Potography, un coro che ripete il ritornello di Just Can't Get Enough mette davvero i brividi. La band però non tornerà più, il loro primo singolo e la celeberrima Everything Counts, eseguite entrambi nella data di Milano, dovremo ascoltarle a casa, dove torneremo eccitati ma anche un pochino rammaricati.
http://www.rivistaonline.com/Rivista/Ar ... px?id=2572








