Ancora una volta la Nostra conterranea si rivela Musa ispiratrice di qualche riflessione e speculazione OT:lilianlove ha scritto:Vorrei soffermarmi su questo punto: Le passioni nella vita,
Dapprima vorrei fare una annotazione di carattere storico. Nella teologia morale cattolica, ma anche nella filosofia più recente, non si dà molto spazio alle passioni, e se lo si fa, esse vengono viste per lo più in modo negativo, come ostacoli che impediscono alla ragione di fare ciò che è giusto e buono. Bisogna combatterle. Gli antichi filosofi, i cosiddetti stoici, dicevano che le passioni erano una malattia dell'anima. Le malattie biosogna curarle; e dunque bisogna liberarsi delle passioni. Ci sono infattti certe correnti religiose che partono proprio da questa concezione dell'uomo. Nel buddismo, per esempio, è forte l'idea che l'uomo debba liberarsi possibilmente di tutte le passioni. Dietro c'è una concezione dell'uomo diversa da quella giudeo-cristiana.
Che cosa centrano le emozioni, i sentimenti, le passioni con la moralità, con umanità realizzata? San Tommaso se ne occupa così intensamente perchè è convinto che l'uomo sia un' unità vivente di anima e corpo, e che tutto nell'uomo sia umanamente significativo, non solo la ragione, la volontà, lo spirito, ma anche i sentimenti, le forze sensitive, e il corpo stesso.......Siamo uomini, i nostri moti e sentimenti sono e devono essere umani. nella misura in cui sono umani, sono anche buoni e oridinati.
Dobbiamo dare forma al mondo dei nostri sentimenti, così come da esso siamo a nostra volta plasmati. Facendo questo siamo già sula buona strada qualsiasi essa scegliamo per noi.....(purchè sia appunto....di luce).
Corpo io sono ed anima, così dice il fanciullo. E perché non si dovrebbe parlare come i fanciulli?...
L'anima è null'altro che qualcosa per indicare una parte del corpo… Il corpo è una grande ragione… uno strumento della tua ragione… Strumenti e giocattoli sono il senso e lo spirito…Dietro ai tuoi pensieri e sentimenti sta un sovrano che ha nome corpo… Vi è più ragione nel tuo corpo che non nella tua migliore saggezza… Fratello, se hai una virtù ed è la tua virtù, allora non la dividi con nessuno… Una volta avevi delle passioni e le chiamavi cattive, oggi hai solo delle virtù cresciute dalle tue passioni… Alle fine tutte le tue passioni sono diventate virtù e tutti i tuoi demoni angeli… Guarda come ognuna delle tue virtù brama la vetta suprema, vuole tutto il suo spirito, poiché sia il suo araldo, vuole tutta quanta la tua forza nell'ira, nell'amore e nell'odio.
(Friedrich Nietzsche)
La ragione è piccola, la natura è grande…
(Giacomo Leopardi)
L'anima è un CORPO sottile che alberga in quello fisicamente inteso…
(san Tommaso d'Acquino)
Così, spesso, accade a uomini singolari, che per colpa di un difetto, un neo della natura, per l'abbondanza di un qualche loro umore, o per un'abitudine di cui si faccian schiavi, che recinti e difese della ragion travolga, a questi uomini, segnati dal marchio di un difetto, accade, che l'altre lor virtù, se anche pure come la grazia, appaiano al giudizio del mondo guaste e corrotte, per quell'unica colpa
(William Shakespeare)
Soprattutto Shakespeare, accreditato come il primo (a livello cronologico) autore genuinamente "moderno" della letteratura secondo il parere di larga parte dei critici, fa un accenno di grande interesse in ordine alle passioni nella vita, ciò che organizza l'oggetto della citazione da Noi mutuata.
Pare infatti che Amleto, titolare di un indole geneticamente irruente benchè incerta, e per giunta esacerbato dalla congiuntura altamente emotiva in cui versa, denunci il modo con cui la società Danese del secondo XVI secolo, assai perbenista, concepiva la persone dotate di soggettività e momento. Si tratta di una dichiarazione, evidentemente sentita anche dal drammaturgo inglese autore dell'opera, che anticipa, e di molto, certe priorità d'ascendenza romantica, che a quanto pare si erano già fatte sentire anche in un contesto elisabettiano tardo rinascimentale. Proprio il rinascimento, attraverso la lezione ripristinata degli autori dell'antichità classica, proponeva falsarighe di vita ed estetiche messe a fuoco sulle risme della ragione, della moderazione, del decoro, dell'equilibrio interiore, della saggezza, dell'impassibilità, ingredienti che evidentemente il principe di Danimarca non riteneva all'altezza ad certuni lampi nevralgici della vita: Amleto si avvampa in diverse occasioni, si attorce mente e corpo d'invidia per l'enfasi e gli strepiti dell'istrionesco attore suo amico e per le truppe impavide di Fortebraccio… Non che Shakespeare, a Nostro parere, individui o profetizzi, sulla base di ethos e pathos coevi, indirizzi nascenti o seguenti dello spirito della creatura occidentale. Più semplicemente egli va in profondità, nell'animo conforme alla natura umana, e scopre un universo di voci e grida contorte, esasperate, un coro di tragedia e di sfida all'onnipotente, all'uomo, alle umane sorti. Che si tratti di costanti sottratte ad ogni prospettiva spazio temporale è poco ma sicuro: Il Buon Caro Lucio Anneo Seneca, che chiamiamo in causa come specimen dell'arte filosofica e letteraria stoica non ortodossa, trascorse, questo va detto a scanso di equivoci, una porzione significativa del suo tempo impegnato nella trattatistica orientata alla compressione delle PASSIONI (nel De Constantia Sapientis rasenta addirittura il ridicolo: Omnia mea mecum sunt, il saggio non dovrebbe soffrire per la morte delle figlie, poiché non fanno parte del suo essere…). Eppure proprio Seneca, oltre ad aver composto 8-9 tragedie ad argomento mitologico greco, scrisse una Consolatio con il chiaro bersaglio di cattivarsi la benevolenza di Polibio, uno dei più quotati ed ascoltati liberti di Claudio, ottenendone il rimpatrio, il che non offre certo l'idea di un gesto di nobiltà di antica schiatta. Inoltre Seneca stese vertiginosamente un operetta dal simpatico titolo di Apokolokynt(h)osis Divi Claudi (approssimativamente "Apoteosi/Apologia di quella zucca del Divo Claudio) conosciuta anche col nome di L'apoteosi negata, obbiettivamente una delle più riuscite satire politiche di tutti i tempi, nelle quali il nostro si scaglia con veemenza e PASSIONE, in uno stile piuttosto negligente, contro il detestato sovrano Claudio, reo non tanto di aver gestito male la cosa pubblica, quanto di averlo esiliato. Al termine del libello, al colmo dell'euforia, Seneca tesse addirittura le lodi, e in maniera quanto mai appassionata, dell'imperatore entrante Gneo Domizio Enobarbo, alias Nerone!. Stesso discorso vale per Marco Tullio Cicerone, se solo si guardano le Epistole piuttosto che l'oratoria o la trattatistica filosofica: ampollosità e magniloquenza di facciata, paludamenti della retorica e... tolto il velo, la dimensione dell'umano, fatta di incertezze, travagli, smodate ambizioni, gioie e dolori, PASSIONI, emozioni forti…
Flavio Claudio Giuliano Imperatore Apostata.





