
"La Emi Records ha l'onore di annunciare la prossima pubblicazione di un nuovo singolo e di un nuovo album dei Kraftwerk". Il comunicato, in tedesco, è ufficiale, con tanto di logo della Capitol. Una ventina di righe, due date: il 7 luglio per il singolo (si chiamerà Tour De France 03, per celebrare il centenario della più famosa gara ciclistica francese) e il 21 per l'album omonimo, che conterrà brani inediti e un remake di Tour De France, uscita originariamente nel 1983. E' il primo disco pubblicato da Ralf Hütter e Florian Schneider dopo un silenzio durato diciassette anni, interrotto soltanto da un singolo (Expo 2000, uscito alla fine del 1999 per l'Esposizione universale di Hannover), alcuni brevi tour e qualche isolato concerto, come i due - trionfali - alla Cité de la Musique di Parigi nel settembre 2002.
Eppure, nel 1986, Electric Cafè fu una delusione: i padri del pop elettronico, i nonni della techno, del drum'n'bass, dell'house, i progenitori dell'ambient sembravano non aver più molto da dire, sommersi dagli epigoni, che avevano più dimestichezza con sintetizzatori e drum machine digitali. Molto meglio il precedente Computer Welt (1981), pieno di intuizioni originalissime, anche se, a risentirlo oggi, ridondante e un po' ingenuo negli arrangiamenti.
Era la prima compiuta riflessione in musica sul mondo dominato dai computer: le melodie nascevano da oggetti di uso comune (le calcolatrici elettroniche, ad esempio, in Pocket Calculator), i ritmi erano ripetitivi e meccanici come negli altri album, ma si aprivano al funk e alla disco. Numbers diventa uno dei loro brani più citati e più copiati. Anche da Africa Bambaataa, che in Planet Rock la incrocia con un altro classico della band di Düsseldorf, Trans Europe Express; è il 1982 e con questo 45 giri nasce l'hip hop.
Ma anche il rock ha tributato sempre grande attenzione alle scelte dei Kraftwerk: dalle copertine dei dischi agli abiti, dalle innovazioni tecnologiche al vezzo di cantare in più lingue, dai video ai set usati per i concerti non c'è nulla che non sia stato ripreso da un movimento o l'altro, negli ultimi trent'anni. L'elenco è lunghissimo, tuttavia qualche nome vale la pena di ricordarlo: David Bowie (quello di Low, Heroes e Lodger), gli Ultravox, Gary Numan, i primi Eurythmics, i Depeche Mode, i Pet Shop Boys e decine di altre band, fino agli Orb, ai Chemical Brothers, a Ladytron. Senza contare i fan eccellenti: Alexander Balanescu, che ha riscritto i loro brani per quartetto d'archi (l'album, splendido, si chiama Possessed, ed è del 1992) o Señor Coconut, finto musicista cubano e vero dj tedesco, che li ha trasformati in merengue e cha cha cha (El Baile Aleman). E poi Siouxsie Sioux, Laibach, Rammstein, Simple Minds, Orchestral Manoeuvres In The Dark: tutti hanno inciso almeno una cover.
I Kraftwerk, dal canto loro, dichiarano di ispirarsi a Stockhausen, ma nelle parti vocali di Autobahn citano i Beach Boys. In Trance Europe Express parlano di Bowie e Iggy Pop, nel 1983 scoprono Francois Kevorkian, per il loro album di remix chiamano William Orbit dieci anni prima di Madonna. Entrano più volte nelle top ten inglesi e americane, spopolano in Brasile, sono seguitissimi in Giappone; nel 1978 Robots è per qualche settimana il disco più venduto in Italia, mentre già da anni Radioactivity è usatissima per le sigle delle trasmissioni radiofoniche.
Così l'uscita di Tour de France è certamente un evento importante: molte cose, però, sono cambiate nel mondo dell'elettronica, e nella tecnologia nessuno cerca più un suono perfetto e gelido, ma piuttosto disturbi, distorsioni, interferenze, errori. Quel che resta dell'uomo, insomma: per citare i Kraftwerk, il percorso non è da Man a Machine, ma da Machine a Man."
Sat, che ne pensi? Preparati perchè penso che farò a breve una visitina alla città della madonnina!





