(OT) La linea di confine....

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curem
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(OT) La linea di confine....

Messaggio da curem »

E' da molto tempo che vado pensando a questa cosa, mi domando e provo a trovare una spiegazione, un motivo, un qualcosa che riesca a definire la linea di confine che separa il vecchio dal nuovo!
Mi spiego meglio......
Ogni volta che sento parlare di un album, di un brano, di un artista che è in circolazione da molto tempo ci si trova sempre a dover fare i conti con il "era meglio prima" oppure "i tempi di una volta non torneranno più" o anche "non ha più idee" e via dicendo.
Mi chiedo perchè ci si trova sempre a dover fare questo paragone che spesso e volentieri toglie il gusto di assaporare ed apprezzare quanto di nuovo l'artista propone.
Così per i Depeche Mode che quasi quotidianamente si trovano con lo spettro dei loro momenti migliori disperso fra i fans, così come i Cure che si apprestano a pubblicare un album nuovo che già viene previsto (senza essere ascoltato) non all'altezza di Disintegration o di Pornography.
Questo discorso a volte vale anche per gruppi con una carriera appena iniziata, come per i Placebo di Molko (4 album all'attivo) che nonostante un grandissimo disco non sono giudicati all'altezza del loro esordio o di WYIM.
E' per questo che mi (vi) chiedo: quale sono i motivi che influenzano il giudizio sui nuovi lavori di alcuni artisti in voga da parecchio tempo?
Come possiamo definire la linea di confine che separa i vecchi capolavori dai nuovi (previsti) insuccessi (a livello di gradimento non di vendite)?

FAITH AND DEVOTION
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Freestate
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Messaggio da Freestate »

per me il problema non si pone. Il mio atteggiamento nei confronti di canzoni vecche e canzoni nuove, di bands storiche o di debuttanti è identico. Altrimenti non si spiegherebbe come mai è la centesima volta che rimetto su il nuovo di Morrissey pur avendo TUTTA la sua discografia con gli Smiths e da solista!!!

"Esistono solo due generi di musica, quella buona e quella cattiva"

Duke Ellington


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daniemt
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Messaggio da daniemt »

se l'arte e l'artista che la propone avesse sempre lo stesso peso probabilmente non avremmo tanti artisti in circolazione...sarà negativo?
non siamo tutti alieni, io ho detto che tra noi esistono....siamo mescolati tra loro....ma cè un limite....

"ad ogni generazione la propria degustazione......"

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intenso
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Messaggio da intenso »

Devo dire che anche noi cambiamo, chi + chi -.
Io ho attraversato 12anni fa il periodo nirvana ed ora sinceramente non riesco + ad ascoltarli. 4anni fa è stato il periodo battiato. L'unico punto fermo rimangono i DM, scoperti nell'84 e mai abbandonati, anche se le ultime cose non le sento e non le ho mai sentite veramente, nal senso di averle apprezzate completamente. Il periodo migliore per i miei gusti è quello 84-90, forse perchè è il periodo che ho vissuto di + ascoltandoli in modo quasi esclusivo.
Comunque si può sempre tornare a fare ottimi dischi senza essere in testa alle charts: sensor dei camouflage mi ha sorpreso positivamente quando ormai ero rassegnato ad un loro mesto declino artistico. Questo per dire che non sempre le carriere sono parabole discendenti. Prendete ad esempio un gruppo come gli Aerosmith (lo so che non c'entrano nulla!), erano praticamente morti ma sono risorti, eccome.

(ndr: come al solito idee poche ma confuse...)
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Steelrose
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Messaggio da Steelrose »

secondo me molti artisti non peggiorano con il tempo, ma cambiano e questo è innegabile..
Ora se noi iniziamo ad amare un gruppo per la sua prima produzione e il gruppo poi "cambia" è ovvio che per noi il nuovo percorso non sarà mai all'altezza del precedente per il semplice fatto che è diverso..
Magari chi si avvicina a questi gruppi in periodi recenti apprezza di più gli ultimi lavori perchè sono proprio ciò che cercava..
(mi sarò spiegata? :? )
insomma se io adoro "pornography" dei Cure è ovvio che le ultime cose potrebbero non piacermi tantissimo perchè sono diverse, così come apprezzo l'ultimo lavoro di Manson, ma continuo a trovare i primi nettamente superiori. Stesso discorso per i Metallica, il nuovo album (di cui ho sfortunatamente sentito UN brano) piace ai nuovi fans ed è totalmente schifato dai "vecchi" (eh sì, a loro è andata un po' peggio che a Cure e DM :roll: )
I gruppi si evolvono, spesso la loro evoluzione non comprende il sound dei primi tempi e questo a volte non piace..tutto qua.
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daniemt
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Messaggio da daniemt »

intenso perchè non centra nulla gli aerosmith?...loro non fanno musica?

steel....troppo diplomatica...non sono del tutto daccordo....

se lo vedi da un lato medico-scentifico la parola diverso non ha più senso....
i neuroni cerebrali non cambiano ma diminuiscono...le cellule invecchiano i ricordi si fanno più lontani , le idee non si trasformano ma si consumano...la fantasia si asciuga come la pelle del viso..la mente si atrofizza piano piano..

a me no che curem nella sua discussione non volesse intendere differenze tra generi diversi nello stesso gruppo musicale.....alle volte viene usato questo espediente per confondere le cose...come escamotage...ma letà e gli anni non li puoi rimuovere con una plastica trip hop......
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Freestate
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Messaggio da Freestate »

daniemt ha scritto:
i neuroni cerebrali non cambiano ma diminuiscono...le cellule invecchiano i ricordi si fanno più lontani , le idee non si trasformano ma si consumano...la fantasia si asciuga come la pelle del viso..la mente si atrofizza piano piano..

......
bisogna tenerli in allenamento i neuroni, Danz!!!!!
In fondo non ci vuole molto....

bastano un buon disco, un buon libro ed un buon film alla settimana! :wink:

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Leaveinsilence
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Messaggio da Leaveinsilence »

Problema: cosa distingue un buon disco da uno cattivo? La buona dalla cattiva musica? Credo che per un buon 75% la risposta a tali domande non possa essere che soggettiva. Insomma, fatti salvi alcuni gruppi e dischi "storici", pilastri fondativi sulla cui qualità ed originalità il giudizio è pressoché unanime, il resto si colloca su una linea di confine, tanto per riprendere l'espressione usata da Curem, quantomai esile, fumosa, impossibile da disegnare con tratto fermo e deciso. Tutto (o molto, almeno) rimanda inesorabilmente alla soggettività individuale, agli specifici interessi ed alle passioni del singolo in un dato momento, che ovviamente possono evolversi, mutare ed allargarsi nel tempo.
Lo stesso vale per le bands.

Capita spesso che ad un boom che per mille motivi caratterizza il fortunato esordio di un gruppo, segua un progressivo raffreddamento della critica e/o del pubblico, poiché l'effetto sorpresa viene meno e, in mancanza di particolari elementi di rinnovamento, si scade inevitabilmente nella riproposizione di formule consolidate, di un cliché tradotto in puro esercizio di stile, di una ricetta magari buona, curata nei minimi dettagli ma al tempo stesso prevedibile e priva di quella spontaneità, di quella naturalezza, di quella sfrontata incoscienza, di quella voglia di osare che caratterizzavano i primi lavori. Anche perché allora la posta in gioco era decisamente inferiore, tutto sommato.

Prendete per esempio una come Alanis Morissette, che debuttò con un album plurimilionario, ma le cui velleità creative e il cui successo è andato progressivamente affievolendosi. Certo, la cantante canadese continua a produrre dischi dignitosi, ha voce e grinta da vendere, riesce ancora a difendersi sul mercato, ma l'effetto della dirompente novità è svanito, forse per sempre. Lo stesso discorso vale per la maggior parte dei gruppi, che attraversano stagioni esaltanti per poi ripiegare verso un inesorabile declino, in corrispondenza dei mutamenti che intervengono nelle mode, dei gusti e degli interessi della gente in un determinato momento. Ma anche in corrispondenza di cambiamenti che intervengono nella propria vita privata (la famiglia, l'agiatezza economica acquisita, la variazione radicale delle proprie abitudini...). Fa parte della natura delle cose.

Gli stessi DM non fanno eccezione, anche se, rispetto a molti altri, hanno avuto l'abilità di saper prolungare molto di più il loro momento d'oro, indubbiamente favoriti dalla vena creativa di Gore e dalla raffinata qualità della loro musica, ma prima ancora dal fatto di avere, se non inventato, comunque diffuso su vasta scala, portato al successo e reso fruibile per milioni di persone una formula, un genere che venticinque anni fa era ancora largamente inesplorato, ossia quello dell'elettronica.

Oggi un fenomeno simile appare irripetibile, proprio perché mancano ormai gli spazi per rivoluzioni musicali e stilistiche tanto ampie quanto quelle che hanno contraddistinto i decenni passati, e così in generale penso che la tendenza del futuro, e lo vediamo già da alcuni anni ormai, consisterà sempre di più nel ricombinare stili e formule coniate nel passtao più o meno prossimo ridefinendoli in una prospettiva possibilmente più moderna, dinamica ed eclettica.

Un saluto, Leave
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curem
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Messaggio da curem »

Discussione molto interessante e ricca di contenuti.
Quello che volevo dire era semplicemente questo: il tempo passa per tutti, ed è naturale che ogni artista nel corso della sua carriera subisca dei cambiamenti più o meno profondi o semplicemente cerchi di rinnovarsi variando il suo stile musicale.
Per molti gruppi è quasi una "regola", un percorso naturale.
La mia domanda era rivolta a quei fan incalliti per questo o quell'altro artista: proprio dai fan della "vecchia" guardia vengono le critiche maggiori. E' per questo che domando adun fan dei DM: perchè hai deciso" che il prossimo album dei DM non sarà all'altezza dei precedenti? Sarà diverso, perchè in un momento storico diverso, perchè spinto da emozioni diverso: appunto, diverso ma non per questo peggiore!
Perchè tu fan dei Cure sai che il prossimo album non sarà all'altezza di Pornography o Disintegration?
E così via....
Il mio "questionario" non teneva conto dei giornali per così dire specializzati o della critica in generale (si sa come funzionano queste cose e che manovre ci sono dietro) ma era rivolto ai fan!
Un specie di critica ai fan della "vecchia guardia".
Io mi aspetto che il prossimo album dei Cure sarà un capolavoro, magari diverso da Disintegration ma pur sempre un grande album.

FAITH AND DEVOTION
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Freestate
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Messaggio da Freestate »

la musica che rimane impressa nei nostri cuori e anime è quella che ci segna nell'età cha va dai 15 ai 23-24 anni. Indubitabilmente se si è "volato" con i capolavori dei Cure a quell'età sarà difficile riprovare quelle sensazioni a quaranta e più anni. Ma basta poco a volte a recuperare quello spirito giocoso, quasi infantile, che ci avvicina alla musica in cerca di emozioni. E', IMHO, una questione di atteggiamento.

Per quanto riguarda come distinguere la musica buona da quella cattiva, è ovvio che la citazione di Ellington si riferiva alle emozioni che tale musica ti provoca. Fatti salvi i gusti di ognuno di noi, s'intende.

freestate
Moon
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Messaggio da Moon »

Allora... personalmente parlando, non ho stabilito a priori che il prossimo lavoro dei DM sarà una scamorza. Ma come fan della pseudo-"vecchia guardia" (quindici anni bastano?) nutro qualche lieve perplessità, questo sì. E parlo alla luce della qualità percepita nelle ultime produzioni discografiche.
E' il timore che mi fa parlare, timore che si sia cominciato a percorrere una parabola discendente, per svariate ragioni di cui si è già trattato in altri tempi e in altre discussioni (vena compositiva di Martin in (?) esaurimento, Dave che vuole avere più voce in capitolo, etc.): segnali, questi, che parlano dell'alterazione di un equilibrio che in altri tempi - non in questi, è evidente - ha visto generare risultati straordinari.
Ma non aspetto altro che un inequivocabile segnale di smentita, su questo non v'è dubbio. Mi aspetto anch'io un disco grandioso, però... sarebbe cosa estremamente gradita il solo ricevere una minima garanzia che sia in grado di dissipare ogni mio dubbio in proposito (esigo troppo, lo so).

Il rinnovamento, nella carriera di un artista, è cosa auspicabile sempre, ma non è detto che porti ai risultati sperati: "cambiare" significa "osare", e "osare" comporta degli azzardi. L'azzardo è una componente aleatoria, che aiuta oppure ti rema contro. Un po' come la classica "fortuna cieca" e "sfiga che ci vede benissimo".
E' l'artista che sceglie se è il caso di cambiare, di rinnovarsi, di dare una svolta alla propria carriera, ma è anche vero che il risultato di tale cambiamento, rinnovo o svolta che sia verrà metabolizzato, analizzato e discusso da coloro che seguono e continuano a seguire l'artista nel tempo. E se invece il cambiamento dovesse essere soggetto al malcontento del pubblico? E' lì che sorgono i problemi, perché *nessuno*, di norma, viene a criticare un disco riconosciuto come oggettivamente valido. In questo caso, di confronti e paragoni nemmeno se ne parla e, anzi, partono pure le lodi sperticate. Al contrario, un prodotto che non incontra il plauso del pubblico diventa presto argomento di polemica: qui scattano confronti anche impietosi con ciò che è stato prima e che ora non è più.
E mi domando: in che misura si è semplicemente nostalgici-criticoni-a-oltranza e in che misura si parla anche un po' a ragion veduta?
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daniemt
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Messaggio da daniemt »

genius!!
halo in reverse
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Messaggio da halo in reverse »

Riporto su perchè trovo interessante quello che c'è scritto in questa pagina.

Sono convinto che per apprezzare o meno il cambiamento non bisogna soffermarsi tanto sul vestito, ma piuttosto sullo scheletro di ogni brano. Quanto ti annoia? Quanto riesce a sorprenderti?
Se la composizione di per sè funziona, posso pure suonare io con l'armonica. :lol: Tanto il pezzo non si rovinerà più di tanto.

Poi il technopop è il technopop eh.
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darkstar
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Località: In your favourite darkness...

Messaggio da darkstar »

Molti gruppi o artisti nella loro carriera creano il brano
o l'album fenomenale, quello che lascia il segno ed euforizza le masse.
Ovviamente in questo discorso mi riferisco a gruppi importanti, storici,
che hanno sulle spalle almeno 15-20 anni di vita.
Una volta raggiunta una produzione di ottima qualità bisogna
rimanere su quella strada o almeno si tenta di farlo...
il problema è che spesso indovinare il brano giusto che
potrà avere un riscontro positivo sui fans è anche, come ha detto
Moon, una questione di fortuna o sfortuna.

Incontrare il gusto della massa, rinnovarsi senza stravolgere
la propria essenza, evolversi per non morire, è purtoppo
anche una questione di fortuna. Un azzardo.

Il confronto con il passato diventa una questione inevitabile.
Questo però non significa rifiutare... attenzione...

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bestia
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Iscritto il: sab giu 10, 2006 4:56 pm

emozioni...

Messaggio da bestia »

io credo che la musica sia un linguaggio ancestrale che va oltre la percezione diretta e ci penetra involontariamente

penso che il gusto personale in fatto di musica sia una cosa soggettiva dettato da mille fattori ereditari ed esterni

può piacere maggiormente una musica con toni caldi e bassi perchè il nostro orecchio è più portato a quelle frequenze o può farci piangere una canzone al ricordo della biondina che sbaciucchiavamo sul molo quella sera al mare...

personalmente credo che sia stupido non comprare un album solo perchè tal dei tali mi dice che l'artista non è più quello di una volta, che ha perso l'ispirazione o che vuole pensare solo ai guadagni.

credo che sia un atteggiamento imposto e poco rispettoso nei confronti di chi può avere altri gusti derivanti da altre esperienze...

soprattutto nei confronti di gruppi longevi che cavalcano con la loro carriera più decenni;

se io conoscessi i DM solo da Violator avrei certamente un giudizio differente sulla loro musica rispetto a chi li segue dagli inizi, diverso ma ugualmente rispettabile in quanto nato da un emozione o da situazioni mie, private e uniche...

in fondo si sa che le classifiche, le recensioni hanno un po' il peso degli oroscopi.. (con tutto il rispetto per chi crede ad entrambi!)

e per finire vi dico:"ma avete presente il video e la canzone karmakoma dei Massive Attack? Chebbelli!!!"
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