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Bong84
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Messaggio da Bong84 »

Ashi Waza ha scritto:E quando parte Instant Crush, cammino sui soffitti!
Ora vogliamo foto :lol:
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Bong84
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Messaggio da Bong84 »

Mithrandir79 ha scritto:Immo li hanno usati meglio, ma mooooooolto meglio, nella colonna sonora di Tron..
BEh grazie, dietro Tron c'era anche un certo John Trapanese, orchestratore coi contro coglions :wink:

A me personalmente però la colonna sonora è piaciuta poco.
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Ashi Waza
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Messaggio da Ashi Waza »

Bong84 ha scritto:Ora vogliamo foto :lol:
La macchina fotografica sta sulla scrivania!! Non ci arrivo :lol:
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*Francy*
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Messaggio da *Francy* »

nella classifica singoli Italia 20 giugno 2013: Daft Punk sempre al primo posto
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unokonomiyaki
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Messaggio da unokonomiyaki »

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ReadyToDrop
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Messaggio da ReadyToDrop »

A San Francisco una galleria d'arte ha pure inaugurato una mostra a loro ispirata. :|

http://store.gauntletgallery.com/Search ... =30&page=1
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

Qualcuno trovi il modo di catapultare Omar Hakim sul palco dei Depeche al posto di quel cialtrone di Eigner!
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

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Ernesto Assante su Repubblica:

SI, va bene, siamo alla caccia del tormentone estivo. D'accordo, ci sono moltissimi pretendenti, di ogni ordine e grado, da ogni latitudine, da ogni parte del globo terracqueo. Si, ma lasciate stare, non perdete altro tempo, tanto il tormentone estivo, anzi, la "canzone dell'anno" è solo una, Get Lucky dei Daft Punk. Talmente contagiosa da essere diventata il tormentone del 2013 e aver scatenato online un florilegio di versioni, remix, giochi, interpretazioni, creatività.
Magari non vi piace la disco music, avete poca nostalgia degli anni Settanta, non vi interessa la dance, considerate la musica da ballo poco più di uno stupido passatempo per idioti professionisti, preferite cose più interessanti, profonde, importanti. Si, ma non ce la farete a passare indenni da Get Lucky. Anche perché se pure per sbaglio siete vivi è letteralmente impossibile che non la ascoltiate. E, come capita con tutti i tormentoni, potrà anche farci letteralmente schifo al primo ascolto, poi al secondo diventerà quantomeno accettabile, al terzo inizieremo a battere il piede a tempo, al quarto ricorderemo il ritornello, dal quinto in poi irrimediabilmente lo sapremo a memoria per poi cantarlo sotto la doccia e quindi, anni dopo, ricordarlo con nostalgia.
Ma Get Lucky è di più e di meglio. Non solo perché creata da un duo francese di nobilissima stirpe dance elettronica, i Daft Punk, non solo perché cantata dal cantante più in voga negli ultimi mesi, Pharrell, non solo perché animata dalla insostituibile chitarra di Nile Rodgers, in perfetto stile Chic, ma perché il brano è assolutamente perfetto.
Perfetto nel ritmo e nella costruzione, un po' retrò e un po' futuribile, perfetto nella struttura da "tormentone" con un ritornello che, al di là del giro di parole sul quale è costruito, va a memoria con straordinaria rapidità. Perfetto per la qualità intrinseca che ha come brano pop, intelligente e originale, controcorrente rispetto alla supertechno dei dj contemporanei, ma allo stesso tempo nostalgico e innovativo, perché strutturato come una canzone, per quanto ballabile e contagiosa. Caratteristiche che poche canzoni oggi hanno. Get Lucky non scomparirà presto, anzi, è destinata con buona probabilità a diventare un classico che balleremo ancora per molti anni.
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Messaggio da alanwilder91 »

Non fa una piega.
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Messaggio da Studio54 »

chi è questo malato che si è messo a fare una cosa del genere?? il ritornello è fantastico :lol:
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Messaggio da *Francy* »

geniale! :P
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Bong84
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Messaggio da Bong84 »

DAFT PUNK REMIX!

Di solito qui viene visualizzato un video o una playlist di Spotify. Contatta un amministratore.
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

IN MORODER WE TRUST – IL GENIO DELLA DISCO MUSIC A 73 ANNI SI DIVERTE A FARE IL DJ E RINGRAZIA I DAFT PUNK

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1. GIORGIO MORODER
Ernesto Assante per Repubblica


Sapevo che era stato inventato il sintetizzatore e volevo sentire come suonava. Andai da un compositore classico che mi avevano detto aveva un moog e gli chiesi di ascoltarlo. A casa sua mi fece sentire una linea di basso con un suono profondissimo e misterioso, ma anche piuttosto noioso. Quando andò via chiesi al suo tecnico cos'altro si potesse fare con quello strumento. Mi fece ascoltare un intero mondo di suoni che non avevo mai sentito prima. Decisi che avrei voluto suonare quello strumento. E così fu.

Cominciai a sperimentare, dovevo fare un disco con Donna Summer e realizzammo I Feel Love.
Mi piaceva, mi sembrava bello, ma non pensavo di aver fatto qualcosa di importante. E invece quel brano rivoluzionò completamente la dance music.

Il segreto della dance? A chiunque piace ballare, anche solo per un paio di minuti: rende felici. Quello che aiutò l'esplosione della disco e aiuta oggi la dance elettronica è il ritmo in quattro quarti, il "four on the floor" spinge a ballare chiunque. E la velocità di centoventi battiti al minuto è perfettamente naturale: il cuore batte circa sessanta volte al minuto, il ritmo della dance è esattamente il doppio, è in sintonia con il cuore.


2. IN MORODER WE TRUST - IL RE DELLA DANCE A 73 ANNI SI DIVERTE A FARE IL DJ
Marco De Martino per "Vanity Fair"


Racconta che quando è finita la musica è arrivato l'amore, quello della moglie che risponde alle sue domande dall'altra stanza.

«Non ricordo: quando ci siamo conosciuti? Ventisei anni fa?».
«Nel 1988, tesoro: mi sono persa tutta la fase trionfale».
«Ma te l'ho detto, guapa, quando vinco un altro Oscar puoi venire anche tu alla cerimonia».
«Bene, non vedo l'ora di vedere com'è».

La moglie guapa si chiama Francisca e ogni tanto ci interrompe per portare un succo d'arancia e un aggiornamento sullo stato della riparazione del computer. Le statuette degli Oscar sono su un tavolino sotto lo specchio all'ingresso della casa bianca al 21esimo piano di un condominio di lusso di Los Angeles.

C'è quella per avere composto What a Feeling in Flashdance, quella per Take My Breath Away in Top Gun e quella per la colonna sonora di Fuga di mezzanotte. Accanto ai Grammy, sparsi assieme ai Golden Globe. I dischi di platino per Love To Love You Baby e I Feel Love di Donna Summer sono nel corridoio.

E l'uomo di 73 anni che mi sta raccontando in un misto di inglese e italiano con forte accento altoatesino la sua storia, che poi è quella della disco-music, è ovviamente Moroder. O per chi è troppo giovane per averlo conosciuto allora, la voce gentile che si sente nell'ultimo album dei Daft Punk mentre si presenta così: «Il mio nome è Giovanni Giorgio, ma tutti mi chiamano Giorgio».

Da quando è uscito Random Access Memories, che accanto alla hit Get Lucky comprende il brano Giorgio By Moroder, il suo cellulare squilla in continuazione, anche ora: «Sono appena tornato da New York, dove ho fatto per la prima volta il deejay, e sono già sommerso di offerte: andrò in Giappone, e a Los Angeles chiuderò una serata con i miei idoli Calvin Harris e Skrillex».

Dice «i miei idoli», sapendo che senza di lui non sarebbero mai esistiti. Senza di lui che a metà degli anni Settanta prese la musica elettronica creata dai moog e dai sintetizzatori, ci inserì un orgasmo e inventò un'era. Che dominò la musica dance lavorando con i più grandi dell'epoca, da David Bowie (Cat People) ai Blondie (Call Me, nella colonna sonora di American Gigolo).

Che ha prodotto tra gli altri Elton John, Freddie Mercury, Janet Jackson. Moroder, il cui cognome dà il nome al sintetizzatore creato per la colonna sonora di The Dark Knight Rises, ha venduto 130 milioni di dischi solo con Donna Summer. Ha ispirato cover a Beyoncé, Madonna, Kylie Minogue. Ha scritto la colonna sonora di The NeverEnding Story.

Moroder, adorato anche da Lady Gaga e David Guetta, se ne stava a casa a godersi le royalty immense quando lo hanno chiamato i Daft Punk e hanno riportato a galla un passato troppo grande per essere messo da parte: «In realtà non mi annoiavo, ma non posso dirlo a voce troppo alta, perché a mia moglie non piace».

Che cosa faceva, prima che chiamassero i Daft Punk?
«Di tutto. Ho giocato molto a golf. Ho progettato insieme a Marcello Gandini della Lamborghini una macchina bellissima, la Cizeta Moroder, di cui ho il prototipo. Ho creato un cognac, una piramide che doveva essere costruita a Dubai. Quadri al computer come il ritratto di Liz Taylor appeso dietro di me: quando gliel'ho dato mi ha mandato un biglietto commosso. Ho aperto un ristorante a Rodeo Drive e ho collaborato con lo chef Wolfgang Puck, inventando il nome del suo locale più famoso, Spago. E ho continuato a fare musica».

Poi è arrivata la chiamata...
«L'estate scorsa. Thomas Bangalter e Guy-Manuel de Homem-Christo, i due Daft Punk, mi hanno chiesto di raccontare la mia storia davanti a tre microfoni:
uno degli anni Cinquanta per la mia vita, uno degli anni Settanta per il periodo ­d'­oro della disco, uno moderno per il presente. Ho detto che nessuno può sentire la differenza: loro dicono di sentirla. Non sapevo cosa volessero fare. Poi, due mesi fa, sono venuti a Los Angeles con la canzone».

Le piace?
«È emozionante, è come avere la colonna sonora della propria vita».

Lei è nato a Ortisei: non è assurdo pensare alle Dolomiti come luogo di nascita della disco music?
«In realtà no. Ci arrivava radio Luxembourg e io da giovane ascoltavo molte canzoni americane. Mi piacevano di più di quelle italiane, perché erano veloci».

Il lato anglosassone ha prevalso.
«La musica italiana è bella, ha una grande tradizione, ma è troppo melodica. E infatti sono andato in Germania. Prima a Berlino, dove facevo il tecnico del suono, un lavoro che mi annoiava in una città che non mi piaceva. Poi a Monaco: cantavo, componevo e ho fondato lo studio di registrazione Musicland».

Un mito...
«Pensavo di usarlo per me e invece due settimane dopo l'apertura sono cominciate ad arrivare le band. Prima Marc Bolan e i T Rex. Poi i Rolling Stones, i Led Zeppelin, i Queen. Era così richiesto che per lavorare dovevo affittare un altro studio».

È lì che ha conosciuto Donna Summer?
«Sì. Era venuta a Monaco per il musical Hair, poi si era sposata ed era rimasta a fare piccoli lavori da corista. Io cercavo cantanti che non avessero accento tedesco. Ne arrivarono quattro, la migliore era lei, aveva una voce incredibile. Io e il coproduttore Pete Bellotte la chiamammo per The Hostage, che divenne una piccola hit in Francia, Belgio e Olanda. Ne seguì una seconda. E poi arrivò Love to Love you Baby».

Come nacque?
«Era il 1975. Chiesi a Donna un'idea per una canzone sexy: avevo amato Je t'aimemoi non plus, di Serge Gainsbourg, e volevo lanciare un'altra grande canzone erotica, ma proiettata nel futuro. Donna tornò con quella frase bellissima, «love to love you». Presi la chitarra e ne uscì un demo».

Così, di botto?
«Sono sempre stato veloce: trovata l'idea, ci metto un'ora per registrare. Ma la verità è che se lo studio quel giorno non fosse stato disponibile quella canzone non sarebbe mai nata. Nessuno poteva prevedere che fosse una hit. Invece piacque così tanto che alla Casablanca Records ebbero l'idea di fare la versione lunga 17 minuti».

Di chi fu l'idea dei mugolii da orgasmo?
«Probabilmente mia».

Nel 1977 fu la volta di I Feel Love.
«Volevo fare una canzone solo coi sintetizzatori, ma dovetti usare una persona per il colpo di batteria. Cominciai con la base: dumdum dumdum... Poi aggiunsi il "whitenoise": shhhhshhhh. Poi il click, quello di cui parlo nella canzone dei Daft Punk. E le corde: hachhach. Fatta la melodia, la diedi a Donna, che compose le parole».

Era una donna sensuale?
«Era una persona magnifica e una donna bellissima. Era sexy in modo scherzoso: le veniva di fare questa voce da bambina, piccola e leggera, che è anche la ragione del successo di Love To Love You Baby».

Siete stati amici?
«Fino all'ultimo. Nei due anni prima della sua morte era venuta ad abitare in questo palazzo, e abbiamo recuperato gli anni in cui ci eravamo persi un po' di vista. Quando la disco aveva smesso di tirare lei, come molti, si era un po' depressa».

Cadde in depressione anche lei?
«No, superai quel momento, avevo molto da fare con le colonne sonore. Il mio grande rimpianto è quella di Fame, che non feci perché mi mandarono la sceneggiatura e non capii la storia».

Altre situazioni del genere?
«Il panico quando pensavo di avere salvato la base di Take My Breath Away, e invece mi accorsi di averla persa».

Per anni, ogni suo pezzo era un successo: che cosa provava?
«Una grande sicurezza: era come avere una formula magica».

Quante canzoni ha composto?
«Un migliaio. Registrate, circa la metà».

Le ricorda tutte?
«Affatto. Ho un amico appassionato di Donna Summer che ogni tanto mi dice di aver scoperto un pezzo straordinario. Gli chiedo il titolo, l'album, l'anno... niente. Solo se la ascolto ho un vago ricordo di ­averla composta. Peggio con Internet: è come se il passato erompesse nella mia vita con filmati e canzoni dimenticate».

Piacevole, però, no?
«Essere di nuovo al centro dell'attenzione è eccitante, ma le cose sono cambiate. I dischi non fanno più soldi, e come potrebbero? A volte gli autori sono anche otto».

Si incassa solo con la musica dal vivo.
«E io all'improvviso sono un deejay!».

Com'è tornare in disco?
«Un po' come fare il direttore d'orchestra, ma al posto degli strumenti c'è la gente. Più grande è la sala, più fonda è la notte e più i corpi rispondono alla musica».
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Messaggio da Studio54 »

Bella intervista :P

Certo che con tutti quelli che ci sono in giro, proprio quello schifo di Skrillex..... :roll:
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:lol: :lol: :lol:

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