All'uscita dal cinema ero alquanto perplessa. In alcuni punti del film-falso-documentario ho riso apertamente; in altri m'è venuta una tristezza incredibile; in altri, ancora, ero semplicemente allibita.
Riflettendoci un po', però, il film non mi è davvero dispiaciuto. Più che un inno al not politically correct, mi è parso un grande inno alla provocazione. Provocazione pesante in diversi casi, ma pur sempre provocazione. Anche nei confronti dell'atteggiamento che ha la società nei confronti delle donne, per esempio, o degli ebrei, o degli zingari o dei cristiani. Persino delle popolazioni eurasiatiche (o il Kazakistan ce l'immaginiamo davvero come il villaggio originario di Borat?)
L'ipocrisia latente (e spesso anche evidente) che permea il mondo occidentale (in questo caso, gli USA) viene amplificata, denudata, messa in imbarazzo dallo scontro-confronto con l'ovvietà del modo di vedere le cose di Borat, figlio di un'altra cultura.
Non è sicuramente un film piacevole, Borat; anzi, è decisamente "urtante" ma trovo che sia altrettanto geniale.
Infine, tu scrivi:
Sacha Baron Cohen, l'attore-creatore di Borat è ebreo. L'antisemitismo palesato nel film é, scondo me, e mi ripeto, una fortissima provocazione non una dichiarazione politica. Bello poi il richiamo alla kafkiana metamorfosi dei coniugi ebrei gestori del B&B dove Borat si ferma a passare la notte. Fra le altre cose, più che l'antisemitismo, mi pare che nel film la componente misogina sia molto più forte. E la cosa dovrebbe far molto riflettere.Tufkad ha scritto:E i numerosi momenti di pesante, pesantissimo antisemitismo fanno rabbrividire.
Ti dò ragione invece per il doppiaggio di Pino Insegno. Lui è bravo ma doppiare questo film è stata una scelta pessima: davvero insopportabile.




