Depeche Mode: Spirit. Opinioni e commenti
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PaoloUltra
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Sono alcuni giorni che non sento Spirit. Lo lascio decantare per poi riprenderlo... come se fosse appena uscito.
Ad oggi, andando a memoria ed essendo onesto con me stesso, segnalo i brani davvero meritevoli: Going Backwards, Scum, Cover me, Poison Heart, No more, Fail.
The eternal ha il suo perché ma non mi esalta, WTR è una song alla Depeche Mode fatta dai Depeche Mode (bello il bridge, ma qualcosa sa di posticcio alla lunga), You move parte bene per qualche secondo poi degenera, So much love ha un bel intreccio di voci, ma di per sé mi pare appena sufficiente. The worst crime è un brano molto dolce che c'entra poco col resto. Poorman a volte mi piace parecchio altre mi lascia indifferente.
I Nostri hanno fatto un buon lavoro, nulla di indimenticabile, ma denota comunque una vitalità apprezzabile.
Non posso però negare che, nella famigerata isola deserta, non è uno dei tre/quattro album dei DM che mi porterei.
Spirit lo definirei un lavoro distinto per il periodo 2001/2017 e un disco discreto nell'intera discografia dei Depeche.
Io mi accontento, eppure in un certo senso rimangono la sete e la fame.
P.
Ad oggi, andando a memoria ed essendo onesto con me stesso, segnalo i brani davvero meritevoli: Going Backwards, Scum, Cover me, Poison Heart, No more, Fail.
The eternal ha il suo perché ma non mi esalta, WTR è una song alla Depeche Mode fatta dai Depeche Mode (bello il bridge, ma qualcosa sa di posticcio alla lunga), You move parte bene per qualche secondo poi degenera, So much love ha un bel intreccio di voci, ma di per sé mi pare appena sufficiente. The worst crime è un brano molto dolce che c'entra poco col resto. Poorman a volte mi piace parecchio altre mi lascia indifferente.
I Nostri hanno fatto un buon lavoro, nulla di indimenticabile, ma denota comunque una vitalità apprezzabile.
Non posso però negare che, nella famigerata isola deserta, non è uno dei tre/quattro album dei DM che mi porterei.
Spirit lo definirei un lavoro distinto per il periodo 2001/2017 e un disco discreto nell'intera discografia dei Depeche.
Io mi accontento, eppure in un certo senso rimangono la sete e la fame.
P.
- lipsoftragedy93
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Appunto. Ziodave, te lo chiede LAGGENTE.Hell'o ha scritto:io invece sono alcuni giorni che aspetto la rece-avvelenata dello zio...ma nulla
Nel frattempo aggiorno anch'io le mie considerazioni, perché in questi giorni è salita... la bile.
Mi è stato suggerito di dare ancora una chance alla tripletta infame, di provare a riascoltarla senza pregiudizi. Ecco, lo confermo: sono una persona orribile, ma detesto queste tre canzoni.
Per You move spenderò solo due parole, le stesse che ho ripetuto fin da quando l'ho ascoltata la prima volta: ma davvero? La trovo fastidiosa in modo così brutale da farmi sclerare mentre intanto vorrei solo prendere a testate uno spigolo.
So much love è avvilente nel suo essere così palesemente goffa e martellante, totalmente scevra di spunti sonori interessanti. Tale vuoto pneumatico ricicla sonorità largamente abusate e sperimentate negli ultimi anni. Per me è davvero pessima, inutile e irritante. Mi chiedo a che scopo inserirla in Spirit. Secondo me è palesemente fuori contesto. Magari, come ampiamente scritto nelle pagine precedenti, in vista di rifilarcela come prossimo singolo. Tristezza a palate.
Una delle (tante, e tutte poco lusinghiere) parole con cui potrei definire Poison heart è ruffiana: una devastante discesa nell'oblio della banalità. Oltre al testo mediocre e insapore, si arriva a raschiare il fondo del barile grazie all'infausta scelta di un ritmo smielato e piagnucolante, sullo stesso filone lamentoso di The worst crime (Martino, non ti perdono). Per quanto mi riguarda è lontana anni luce dalla sufficienza.
È un vero peccato, perché senza questi tre -e mezzo- episodi, per me assolutamente superflui e non necessari, la mia percezione di Spirit si sarebbe qualificata tra l'ottimo e il distinto (contestualizzando il disco in questo nuovo millennio, naturalmente). Nel complesso mi sembra un lavoro molto compatto e ispirato. Le altre canzoni sono davvero molto, molto belle, secondo me superiori alle tracce incluse in Delta machine e Sounds of the universe.
Inoltre ho provato ad ascoltare in maniera mirata Poorman e No more, e devo dire che le apprezzo molto entrambe, più la prima della seconda. Poorman mi sembra davvero ottima, in effetti, sia per il testo graffiante e incisivo che per le atmosfere rarefatte e glaciali. Non è una canzone molto "immediata" (ma magari il mio smarrimento iniziale era dovuto all'orrore suscitato dalle due tracce immediatamente precedenti), però in questi dieci giorni di ulteriori ascolti è entrata a pieno titolo tra le canzoni che preferisco di Spirit, insieme a Scum, Fail e Going backwards.
Ad ogni modo, chapeau a questi signori, che dopo trentasette anni di onorata carriera sanno ancora deliziarci sfornando un disco di questo spessore.
- Mithrandir79
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lipsoftragedy93 ha scritto:in questi giorni è salita... la bile
detesto queste tre canzoni
fastidiosa in modo così brutale
So much love è avvilente
Tale vuoto pneumatico
Per me è davvero pessima, inutile e irritante
Tristezza a palate
Poison heart è ruffiana: una devastante discesa nell'oblio della banalità
Per quanto mi riguarda è lontana anni luce dalla sufficienza.
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Ad ogni modo, chapeau a questi signori, che dopo trentasette anni di onorata carriera sanno ancora deliziarci sfornando un disco di questo spessore.
- lipsoftragedy93
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- Iscritto il: sab apr 01, 2017 10:09 am
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Con un “certo” ritardo (dovuto a varie vicissitudini che non mi hanno permesso di ascoltare Spirit quanto avrei voluto dalla data d’uscita) arrivo anch’io a dire la mia sul nuovo albo. Inizio dicendo che a me tutto sommato piace, e neanche poco. Del dopo Ultra lo considero la loro migliore prova dopo PTA, che per me era e rimane un gran bel disco.
Io lo divido così
Capolavoro: Fail (come avevo già scritto nel topic dedicato, per me unico vero capolavoro dei Depeche del dopo Ultra)
Mi piace molto: Going Backwords
Mi piacciono: WTR, Scum, Cover me, Eternal
Mi piaciucchiano: The worst crime (ai primi ascolti non mi piaceva per niente), Poorman, No more
Non mi dispiacciono, ma neanche posso dire che mi piacciono (anche se qualcosa di buono ci trovo): Poison Heart, So much love
Non mi piace: You move
Scum e Eternal ancora adesso non le ho inquadrate per bene, potrebbero ancora spostarsi nel gradimento. You Move è completamente rovinata dal testo, fosse stata più corta e strumentale non sarebbe stata male. Ho apprezzato molto il leitmotiv dell’album, non fosse per i testi di Dave e per So much love sarebbe quasi un concept.
Voto: 7
Per quanto mi riguarda con quest’album i Depeche hanno dimostrato che hanno ancora qualcosa di buono da dire e che continuano il loro più che dignitoso invecchiamento, e per me, considerata l’età e il confronto con altri, è già tantissimo.
Io lo divido così
Capolavoro: Fail (come avevo già scritto nel topic dedicato, per me unico vero capolavoro dei Depeche del dopo Ultra)
Mi piace molto: Going Backwords
Mi piacciono: WTR, Scum, Cover me, Eternal
Mi piaciucchiano: The worst crime (ai primi ascolti non mi piaceva per niente), Poorman, No more
Non mi dispiacciono, ma neanche posso dire che mi piacciono (anche se qualcosa di buono ci trovo): Poison Heart, So much love
Non mi piace: You move
Scum e Eternal ancora adesso non le ho inquadrate per bene, potrebbero ancora spostarsi nel gradimento. You Move è completamente rovinata dal testo, fosse stata più corta e strumentale non sarebbe stata male. Ho apprezzato molto il leitmotiv dell’album, non fosse per i testi di Dave e per So much love sarebbe quasi un concept.
Voto: 7
Per quanto mi riguarda con quest’album i Depeche hanno dimostrato che hanno ancora qualcosa di buono da dire e che continuano il loro più che dignitoso invecchiamento, e per me, considerata l’età e il confronto con altri, è già tantissimo.
E che carriera!!! Io vedo pochi pari a loro come longevità, dignità e qualità delle produzioni nella fase discendente dell’inevitabile parabola.lipsoftragedy93 ha scritto:Ad ogni modo, chapeau a questi signori, che dopo trentasette anni di onorata carriera sanno ancora deliziarci sfornando un disco di questo spessore.
Premesso doverosamente che ogni mia valutazione rispecchia miei consolidati parametri e che alla conoscenza ormai più che trentennale dei DM si assommano il gusto personale e una certa cognizione della materia musicale propriamente detta, esprimo un parere su "Spirit" a qualche settimana dalla sua pubblicazione; certo di averlo lasciato decantare abbastanza per averne un'impressione in equilibrio tra ragione e sentimento.
Ovviamente lascio al senno di poi, ovvero alla prospettiva storica, la possibilità di collocare in modo definitivo questo disco, non avendo dimenticato che nel 1990 "Violator" aveva fatto storcere il naso a molti e le critiche negative all'inizio superavano quelle positive.
"Spirit" non è quell'album imbarazzante o addirittura orrendo che qualche critico frustrato ha scritto. Semmai paga piuttosto caro il dato di fatto di non essersi svincolato (e quindi rinnovato) da un sound che insiste da dodici anni sempre nella stessa direzione, al punto che all'orecchio del profano la produzione sembra la stessa di "Playing the Angel" e "Delta Machine". E poi paga la reiterata assenza di irff, di temi riconoscibili, di strutture melodiche che a lungo erano state un marchio distintivo dei DM. Il modulo della scrittura si è fermato da tempo e di questo ne risentono sia le atmosfere globali dei vari ultimi lavori, sia la ricerca di un sound che caratterizzi ogni singolo album; questo perché molte canzoni hanno un'ossatura armonica e ritmica talmente simile da lasciare pochi margini alla fase di arrangiamento. Con tutto che lo scarso avvicendamento dei team di produzione non ha certo giovato in tal senso.
Inoltre, i temi e le iconografie a sfonfo sociopolitico, quindi le liriche, sono un bell'azzardo, oggi come oggi. Personalmente ho trovato a tratti pretestuoso, a tratti semplicistico l'approccio critico dei testi; che forse sono davvero la parte più debole dell'opera. Molti trascurano le liriche nell'economia di un disco pop/rock. Invece sono importantissime nell'identificare il percorso di un artista e la collocazione di un album. A parte qualche strofa, nel complesso manca una vera coesione tra musica e testi, per cui manca anche quella connotazione "poetica" ed esistenzialista che ha fatto imperiture tante canzoni firmate da Martin. Gli unici pezzi in cui c'è una solida coesistenza di suoni e parole, peraltro, sono anche i pezzi a mio avviso più riusciti del disco; perché l'atmosfera che viene a crearsi riesce ad avere una grande forza evocativa.
Il disco, comunque, non è globalmente così terribile. Per me si aggrappa alla sufficienza... che parlando di un band come i DM, giunti al 37° anno di esistenza è già gran cosa.
Ovviamente lascio al senno di poi, ovvero alla prospettiva storica, la possibilità di collocare in modo definitivo questo disco, non avendo dimenticato che nel 1990 "Violator" aveva fatto storcere il naso a molti e le critiche negative all'inizio superavano quelle positive.
"Spirit" non è quell'album imbarazzante o addirittura orrendo che qualche critico frustrato ha scritto. Semmai paga piuttosto caro il dato di fatto di non essersi svincolato (e quindi rinnovato) da un sound che insiste da dodici anni sempre nella stessa direzione, al punto che all'orecchio del profano la produzione sembra la stessa di "Playing the Angel" e "Delta Machine". E poi paga la reiterata assenza di irff, di temi riconoscibili, di strutture melodiche che a lungo erano state un marchio distintivo dei DM. Il modulo della scrittura si è fermato da tempo e di questo ne risentono sia le atmosfere globali dei vari ultimi lavori, sia la ricerca di un sound che caratterizzi ogni singolo album; questo perché molte canzoni hanno un'ossatura armonica e ritmica talmente simile da lasciare pochi margini alla fase di arrangiamento. Con tutto che lo scarso avvicendamento dei team di produzione non ha certo giovato in tal senso.
Inoltre, i temi e le iconografie a sfonfo sociopolitico, quindi le liriche, sono un bell'azzardo, oggi come oggi. Personalmente ho trovato a tratti pretestuoso, a tratti semplicistico l'approccio critico dei testi; che forse sono davvero la parte più debole dell'opera. Molti trascurano le liriche nell'economia di un disco pop/rock. Invece sono importantissime nell'identificare il percorso di un artista e la collocazione di un album. A parte qualche strofa, nel complesso manca una vera coesione tra musica e testi, per cui manca anche quella connotazione "poetica" ed esistenzialista che ha fatto imperiture tante canzoni firmate da Martin. Gli unici pezzi in cui c'è una solida coesistenza di suoni e parole, peraltro, sono anche i pezzi a mio avviso più riusciti del disco; perché l'atmosfera che viene a crearsi riesce ad avere una grande forza evocativa.
Il disco, comunque, non è globalmente così terribile. Per me si aggrappa alla sufficienza... che parlando di un band come i DM, giunti al 37° anno di esistenza è già gran cosa.
- Alessandro The Revelator
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una curiosità: sono l'unico qui dentro ad amare In Chains nella versione originale e ad annoiarsi mortalmente con la "famosa" versione di Wilder? no così per sapere.ziodave ha scritto:secondo solo alla mozzarella Dream On ed alla "scatenata" In Chains...
Tornando on topic credo che going sia uno dei pezzi più a fuoco dell'intera carriera dei dm: personalmente non ci trovo una sola nota, un solo suono o una parola che sia superflua lì dentro, mi sembra un pezzo asciutto e diretto in cui tutto si incastra determinando il crescendo. imho
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Alessandro The Revelator ha scritto:Di' la verità, è una bufala.
Qui sono d'accordo, ma per me resta forse la migliore di Spiritziodave ha scritto:nientissimo rispetto ai capolavori del passato
Qui molto meno. WTMW non l'ho mai sopportata molto... anche se resta una delle migliori di Deltaziodave ha scritto:niente rispetto alla solennità di Welcome to my world
Ecco... per me è così...deca ha scritto:..."Spirit" non è quell'album imbarazzante o addirittura orrendo che qualche critico frustrato ha scritto. Semmai paga piuttosto caro il dato di fatto di non essersi svincolato (e quindi rinnovato) da un sound che insiste da dodici anni sempre nella stessa direzione, al punto che all'orecchio del profano la produzione sembra la stessa di "Playing the Angel" e "Delta Machine". E poi paga la reiterata assenza di irff, di temi riconoscibili, di strutture melodiche che a lungo erano state un marchio distintivo dei DM...

