Come mai i Tears for Fears...

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Ashi Waza
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Messaggio da Ashi Waza »

this twilight garden ha scritto:MI sono comprato il libro The Spirit of Talk Talk, curato dall'autore di tutte le loro copertine, James Marsh. Lacrime sul serio.
Libro+disco = un'esperienza che m'ha segnato...
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ziodave
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Messaggio da ziodave »

unokonomiyaki ha scritto:Idem... Appuntamento quotidiano irrinunciabile.
notturno...ogni sabato a mezzanotte...la prima dj television...che presento' tra l'altro in anteprima pressoché mondiale il video di People are people...
e questa era la prima sigla...

http://www.youtube.com/watch?v=jGMGfRjyE5k

il video di Change e quello di It's my life erano immancabili!!!
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Messaggio da ziodave »

cmq...meno male hanno cambiato genere...con The Hurting...guardate qui cosa suonavano come The Graduate....

http://www.youtube.com/watch?v=GmsYoC7arOY
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unokonomiyaki
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Messaggio da unokonomiyaki »

ziodave ha scritto:notturno...ogni sabato a mezzanotte...la prima dj television...che presento' tra l'altro in anteprima pressoché mondiale il video di People are people...
e questa era la prima sigla...

http://www.youtube.com/watch?v=jGMGfRjyE5k

il video di Change e quello di It's my life erano immancabili!!!
Sì, sì, ricordo bene quando le puntate erano settimanali... L'ho sempre guardata finché non sono arrivati i comici :(
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devotional
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Messaggio da devotional »

saturnz70 ha scritto:Tears For Fears di nuovo in studio insieme! :D

http://www.slicingupeyeballs.com/2013/0 ... new-album/
si, ma non potranno mai essere ciò che sono stati, né a livello qualitativo, né a livello commerciale.

Quando mi sono avvicinato ad un certo tipo di musica, mi piacevano pure più dei Depeche... tristezza.
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

devotional ha scritto:si, ma non potranno mai essere ciò che sono stati, né a livello qualitativo, né a livello commerciale.
Non importa. Comprerò a scatola chiusa. Fosse solo per ciò che sono stati.

Voglio il tour.
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Messaggio da Starkreality »

devotional ha scritto:si, ma non potranno mai essere ciò che sono stati, né a livello qualitativo, né a livello commerciale.

Quando mi sono avvicinato ad un certo tipo di musica, mi piacevano pure più dei Depeche... tristezza.
Mah... perché essere pessimisti? Magari sarà un ottimo album. Anch'io li ho amati tanto. E' una buona notizia.
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Messaggio da dapaladi »

info dettagliate sul cofanetto di the hurting e le altre edizioni, in uscita il 21 ottobre http://www.superdeluxeedition.com/news/ ... e-details/

le prime 500 copie del box set ordinate da http://store.universal-music.co.uk/rest ... 2537433308 hanno una ristampa in 7" di change in omaggio, a 46 euro spedizione compresa.
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Messaggio da Studio54 »

Bene, però nessuna testimonianza video live di Watch Me Bleed. A sto punto dovevano buttarci dentro anche il dvd del Rockpalast :)
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Lettera 22
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Messaggio da Lettera 22 »

Godo come un facocero! :D

box set of course
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Messaggio da saturnz70 »

SLURP! :P
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Messaggio da Lettera 22 »

Studio54 ha scritto:A sto punto dovevano buttarci dentro anche il dvd del Rockpalast :)
Di solito qui viene visualizzato un video da YouTube. Contatta un amministratore.
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Messaggio da Lettera 22 »

Una mia personalissima recensione di THE HURTING che avevo scritto, in un altro 3D sempre qui dentro, nel 2006 :wink:


Immagine


Altro disco “terrificante” degli eightees, così come terrificanti sono il nome della band e il titolo dell’album abbinato alla copertina. Che più chiara ed esplicativa, di cosa si parli nelle 10 canzoni che compongono THE HURTING, non può essere. Tutta bianca, asettica, vuota, psichiatrica quasi, con un bambino in primo piano che piange. Capolavoro techno-pop che esce nel 1983, e album assai vario perché contiene episodi che hanno fatto la storia del genere, e quindi ballabili, come Change e Pale Shelter, ma anche song più introspettive e decisamente malinconiche. Composizioni nate completamente su chitarra acustica, perché all’inizio il duo non aveva né la strumentazione né uno studio di registrazione per lavorare sull’elettronica.
Su tutto domina un pessimismo totale che prende il via dalle esperienze familiari infantili di Smith e Orzabal, che a giudicare dai testi da piccoli devono aver subito dei traumi mica da ridere…
Il filo conduttore che unisce tutti i brani è l’ambizione di tradurre in musica, possibilmente vendibile, un copione tragico che nell’infanzia ha avuto protagonisti i due musicisti. Fortemente autobiografico, quindi, e di forte impatto emotivo.
Lessi da qualche parte (e se ne accenna anche nei commenti dei Tears all’interno della sleeve del cd rimasterizzato) che prima di comporre il disco furono compagni inseparabili I lavori del psicoterapeuta-psichiatra americano Arthur Janov.
Orzabal: “Io e Curt avevamo soltanto 18 anni. A quel tempo eravamo dentro le teorie di Janov e della sua terapia dell’urlo primordiale. I suoi libri erano per noi la filosofia, la nostra religione, e da qui è iniziata la storia del gruppo, a partire dal nome”.
Arthur Janov è il teorico della “Terapia primordiale”: secondo lui il paziente deve liberarsi del dolore primordiale, che può essere eliminato solo imparando il modo giusto in cui “urlare e trarre profitto”. E lo spiega nel libro The Primal Scream.

Già fin dal primo brano, che dà il titolo all’album, si respira tutta la drammaticità, nei testi e nella musica, di questo primo lavoro dei Tears. Un intro che rappresenta perfettamente il mood del disco. The Hurting, una ballata molto particolare, si apre con suoni di percussioni cupe, per poi proseguire dopo qualche secondo in un incedere quasi marziale, con la voce severa di un Orzabal che torna (per un istante?) bambino e si chiede disperato:

Is it an horrific dream?
Am I sinking fast?
……
Could you ease my loud?
Could you see my pain?
Could you please explain?



E, ancora, una seconda strofa, sempre condita da suoni duri e quasi ipnotici, se possibile più drammatica della prima, perché insinua il dubbio che anche l’adulto a cui le domande si rivolgono possa provare la stessa sofferenza psicologica di un bambino (magari causata da qualche trauma infantile mai superato), senza quindi poter fare nulla per lui.

Memorabile a proposito la frase:

“Could you understand a child
When he cries in pain
Could you give him all he needs
Or do you feel the same?"


All’improvviso, ma questa è una caratteristica presente anche in altre canzoni, il brano si apre, sfocia in una melodia retta solo dalla chitarra acustica e un synth, dove si chiede, si implora l’adulto di “learn to cry like a baby, then the hurting won’t come back”. Ma è solo un attimo, perché si torna subito all’incedere marziale che contraddistingue l’intera canzone, e non a caso si termina con la stessa frase con cui si inizia, e cioè Is it an horrific dream? Segno, forse, che l’appello a immedesimarsi nei più piccoli non ha avuto esito.

Si prosegue con Mad World, uno dei singoli, anche questa introdotta da alcune percussioni (più delicate, quasi minimali) che parte in punta di piedi, sussurrata e sensuale, e si “incattivisce” nel ritornello, con una sezione ritmica che alza i bpm e proseguirà così fino al termine, con splendidi fiati sintetizzati a fare da contorno alla seconda strofa.
E anche qui psicologia e pessimismo cosmico dominano la scena: “No expression, no expression”, … “their tears are filling up their glasses”…, …“going nowhere”…

Mi ha sempre affascinato l’ultima parte, quando si dice:

"Went to school and i was very nervous
no one knew me no one knew me.
Hello teacher tell me what’s my lesson
look right trough me, look right trough me"


..mi ha sempre affascinato per il semplice motivo che rivedo me adolescente a 11 anni il primo giorno di scuola media, in un ambiente nuovo che all’inizio mi sembrava ostile. Ma anche e soprattutto perché ancora oggi il sottoscritto ogni tanto fa dei sogni strani, tipo arrivare a scuola avendo dimenticato lo zainetto coi libri col rischio prendersi un cazziatone totale dai teachers, e la corsa di nuovo a casa con l’ansia di non farcela…In ogni caso, Orzabal ha colto nel segno descrivendo uno dei momenti più delicati e “insicuri” della vita di un adolescente.

Con Pale Shelter arriviamo in paradiso. Uno dei must di sempre, un gioiellino elettro-pop di classe cristallina e una melodia tra le più riuscite dei TTF. Una canzone d’amore, ma non tanto nei confronti di una ragazza, ma dei genitori (letto da un’intervista dell’epoca). Con tanto di bacchettate mica da ridere:

When you don’t give me love
you give me pale shelter
you don’t give me love
you give me cold hands…


Un delicate arpeggio di chitarra acustica apre il brano (sembra di risentire il Gore di And Then…) che si dirama attraverso un gran bel ritmo di drum machine e una linea di basso eccellente, ma sempre con la chitarra a fare capolino sia nelle strofe che nel ritornello. Il video era strano, una ragazza in piscina inseguita da un alligatore…..
Non mancano i momenti introspettivi, che iniziano con la minimale (nel testo e nei suoni) Ideas as opiates. Titolo ripreso pari pari da un passo di un lavoro di Ianov, così come lo sarà The Prisoner, tratta dal libro Prisoners of pain.

Con Memories Fade, almeno sotto l’aspetto della melodia, si torna al sereno. La voce di Orzabal è dolce e delicata come non mai. Prima parte cantata quasi accappella, poi un riff di synth introduce la parte ritmica e la seconda strofa, prima del break strumentale dove si fanno largo un sax struggente e delicate note di piano.
Splendido il commento di Orzabal (che è autore di tutti i testi) sulle parole della song: “Nonostante uno si sforzi di rimuovere le cose che non vanno o che hanno procurato traumi allontanandole nelle zone più remote della mente, queste continuano a essere una forza che influenza il tuo modo di pensare, creando fobie, depressione, insicurezza…Tu stai usando energie vitali per reprimere le cose che non vanno, energie che potrebbero essere utilizzate per scopi migliori”.
Quoto in blocco…
Anche Suffer the children, così come dice chiaramente il titolo, parla di disagio infantile, ma musicalmente presenta la novità di una chitarra elettrica inserita nel contesto electro e il coro della sorellina di Orzabal che accompagna la parte finale del brano, che poi è stato il primo ad essere firmato come Tears for Fears.

Watch Me Bleed, anche questa delicata e in chiave elettro-acustica, vede Orzabal alle prese con un cantato che inizia soft con passaggi melodici e armoniosi (per esempio ….Though there’s no one near me now) per poi salire e sfociare in un ritornello che si commenta da solo:

Guardami soffrire
soffrire per sempre
Sebbene la mia faccia sembri a posto, mente
Il mio corpo “sente” dolore e piange…


Della serie: non sempre quello che “sembra”, “si vede” (magari virtualmente) o “appare” corrisponde allo stato d’animo, mentale o fisico di una persona. Splendido il tappeto di synth che accompagna in sottofondo, elegantemente, la seconda strofa.

Con Change, che di fatto ha reso i Tears conosciuti e popolari nel music business, arriviamo a una forma di techno-pop abbastanza “classica” e orecchiabile, con un testo meno impegnato rispetto al resto dell’album. L’intro con lo xilofono, che poi si riaffaccia nel “ritornello manifesto” anche se non proprio originalissimo (Change, you can change) rende la canzone riconoscibile al primo secondo di ascolto e ha sicuramente contribuito a farne diventare un classico degli eightees. Come in Pale Shelter, canta Smith.
Ultimo brano, Start Of Breackdown, che presenta suoni minimali e percussioni quasi tribali, dedicato al padre di Orzabal, vittima di un esaurimento nervoso e malato di arteriosclerosi. Frasi all’apparenza senza significato, sconnesse tra loro, che testimoniano ancora una volta un enorme disagio familiare nel passato dei protagonisti.

Is this the start of the breakdown?
I can’t understand you
Is this the start of the breakdown?


E così si chiude con sofferenza, laddove con Is it an horrific dream? si era inziato.....

Ps. La versione rimasterizzata di The Hurting è da avere assolutamente. A parte gli interessantissimi commenti di Curt e Roland sulle canzoni e qualche aneddoto dei primi tempi, ci sono quattro brani non presenti nella prima edizione. Tra questi, la fantastica versione 12’ di Pale Shelter (oltre 3 minuti in più rispetto alla versione album, con un inizio da brividi di pianoforte e parte vocale inedita, prima del fatidico arpeggio di chitarra acustica). Il remix di Mad World non dice niente di nuovo, carina la extended version di Change. C’è anche un inedito, The way you are - qui in formato extended di 7 minuti - niente male e piuttosto dance oriented, con percussioni nervose e belle pompate in primo piano.
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Messaggio da saturnz70 »

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ho visto una certa foto con gli One direction... brrrrrrrrrrrr
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