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Q Lazarus
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Messaggio da Q Lazarus »

Ieri sera sono rimasta senza parole, ma con quel senso di rabbia e condanna che ti soffoca dentro.

Gli anziani, al pari dei bambini, vittime di questi animali....no, a volte la pietas , nel mio sentire, è davvero troppo irraggiungibile.
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nonnodave
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Messaggio da nonnodave »

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Q Lazarus
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Messaggio da Q Lazarus »

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lilianlove
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Messaggio da lilianlove »

Che rabbia, poveri anziani, ma cosa ci possiamo aspettare da tutta questa violenza gratuita sui più deboli e innocenti? Niente di buono, che succederà quando saremmo a nostra volta noi anziani?Se ci arriviamo.. di questi tempi...

Una pedata nel sedere, un ruzzolone giù per le scale, mi spaventa alquanto questa cosa.
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grassiniettore
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Messaggio da grassiniettore »

Chiusi dall'FBI megaupload e megavideo

http://www.repubblica.it/tecnologia/201 ... -28445149/
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unokonomiyaki
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Messaggio da unokonomiyaki »

Non so, questa notizia mi mette addosso una certa tristezza...

http://www.repubblica.it/economia/2012/ ... ef=HREC2-3
halo in reverse
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Messaggio da halo in reverse »

Non me lo dire.
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devotional
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Messaggio da devotional »

decisamente. :(
higherlove
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Messaggio da higherlove »

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NEW YORK – Lutto nel mondo della musica. Etta James, la leggendaria ed eclettica voce jazz, blues e R&B che il 25 gennaio avrebbe compiuto 74 anni si è spenta in un ospedale di Riverside, in California, dopo una lunga malattia. Figlia di una madre di colore, Dorothy Hawkins, che la partorì a soli 14 anni, e di un padre bianco che non conobbe mai (probabilmente il famoso giocatore di biliardo Rudolf Wanderone), Etta fu allevata da genitori adottivi di San Francisco, debuttando alla Saint Paul Baptist Church di Los Angeles a soli 5 anni.

I SUCCESSI - A quindici, registrò il suo primo disco Roll with me Henry. Quando alcuni disc-jockey si lamentarono per il titolo troppo osé (Roll me in slang evoca il sesso tra le coltri) cambiò il nome in The Wallflower. Sette anni più tardi, At Last le spianò la strada al successo internazionale. Seguirono 4 Grammy Award, 17 Blues Music Awards e l’inclusione nelle Rock & Roll Hall of Fame e Blues Hall of Fame.

SENZA ETICHETTE - «Era una delle più grandi voci della musica popolare Americana di tutti i tempi», scrive il New York Times secondo cui «un’artista di tale versatilità è impossibile da etichettare». Ma nonostante i trionfi di pubblico e critica, la sua carriera aveva sofferto una serie di alti e bassi, non solo a causa dei gusti mutevoli dei giovani americani, ma soprattutto per i suoi problemi di droga, candidamente raccontati nella sua autobiografia Rage to survive del 1995.

LA DROGA - Negli anni 60 divenne eroinomane e un decennio più tardi, dopo essersi disintossicata, cadde nell’inferno della cocaina. Il suo nome era tornato sotto i riflettori nel 2008, quando Beyoncé Knowles interpretò il ruolo di Etta nel film Cadillac Records. Alcuni mesi più tardi, nel gennaio del 2009, Beyoncé cantò At Last (registrandone pure una nuova versione digitale), durante il concerto per l’inaugurazione di Barack Obama a Washington. In quell’occasione Beyoncè scimmiottò persino il suo stile, mandando su tutte le furie la James. «Non sopporto Beyoncé», ringhiò l’anziana cantante, già fragile e malata, in un’intervista in cui minacciò di «frustare quella giovane» che aveva osato scippare la sua canzone. Più tardi spiegò di aver «scherzato», confessando però, non senza amarezza, che «sarei stata molto felice se il nuovo Presidente avesse invitato me a cantare At Last».

(da Il Corriere Della Sera)

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Freestate
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Messaggio da Freestate »

l'amavo profondamente, una voce incredibile.
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lilianlove
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Messaggio da lilianlove »

domenica 22 gennaio 2012

BEPPE GRILLO/ Il monologo da Santoro: l’Italia come la tragedia della Concordia Beppe Grillo

BEPPE GRILLO DA SANTORO - A Beppe Grillo, nella puntata di questa settimana di Servizio Pubblico, è stata affidata l’anteprima tenuta di solito da Santoro. Il comico genovese ha delineato con queste parole la situazione attuale del nostro Paese: “L'Italia sta naufragando come la nave della Costa”. Il comico genovese trova particolarmente affini la casta politica italiana e il comandante Schettino, entrambi "con la coda tra le gambe" mentre si trovano a dirigere “la nave” fuori da una situazione difficile e complessa.
Gli italiani, dice Grillo, sono in difficoltà per il lavoro, i posti mancano e lo spread aumenta, ma le uniche soluzioni adottate dai politici sono quelle di mettere le classi lavorative l'una contro l'altra dall'alto dei loro "uffici da burocrati newyorkesi".
La copertina del programma si sposta poi sui dissidenti della "Rivolta dei forconi" a Caltanissetta, che hanno incrociato le braccia a oltranza.
Gli scioperanti impongono il blocco dei trasporti e si appellano agli italiani affinché facciano lo stesso, per ottenere prima o poi "la dignità che spetta al popolo italiano".
Prende la parola un autotrasportatore che spiega come il fermo del commercio sia dovuto a una reazione a catena: i commercianti non chiamano la committenza, la committenza non chiama i trasporti, tutto si ferma. L’autotrasportatore ritiene che l'aumento dell'IVA al 21% sia nocivo, impossibile da sostenere, così come l'eventualità che la stessa salga al 23%: i commercianti - dice - si ritroveranno con attività commerciali e botteghe vuote.
Molto alta è la tensione tra la folla, che lamenta come in Germania su ogni tipi d'acquisto - abbigliamento, automobili e altri beni materiali – si possano avere detrazioni fiscali, diversamente che nel nostro paese.
"350 euro di autostrada, 350 euro di traghetto, 1200 euro di gasolio, 700 euro di autista" - queste le cifre di un autotrasportatore catanese, per andare da Catania a Milano con un TIR: nel trasporto merci a lunga percorrenza, spiega, sono più le spese che i guadagni, e senza guadagno non ci sono soldi e l'economia non gira.
Il guadagno effettivo di un trasportatore rasenta i 10 euro giornalieri, una miseria per otto - dieci ore lavorative. Mancano i soldi per l'assicurazione - dicono - per la manutenzione delle ruote, per coprire le rate di acquisto del TIR stesso (il prezzo del mezzo va oltre i 200 mila euro).
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grassiniettore
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Messaggio da grassiniettore »

Addio al pezzo di carta. Stop del valore legale della laurea

di Warsamè Dini Casali

ROMA – Il 110 e lode non sarà più un parametro decisivo per il nostro curriculum, anzi forse scomparirà proprio. Cosa c’entra con le liberalizzazioni? C’entra, perché dotare le imprese e il mondo del lavoro in generale di strumenti migliori per valutare un candidato all’assunzione favorisce la produttività e la crescita valorizzando il merito piuttosto che il titolo. Il Governo sta studiando il dossier sulle lauree, con due ipotesi forti di riforma. La prima, seccamente, propone l’abolizione del valore legale del titolo di studio, un’idea non nuova che già Luigi Einaudi espresse nel libro “Sul monopolio culturale della scuola di stato”. Il liberale Einaudi giudicava l’attribuzione del valore legale al titolo di studio una maniera per uniformare, di fatto, gli insegnamenti in tutte le scuole ai programmi decisi dallo Stato, pregiudicando alla radice ogni enunciazione di libertà di insegnamento.
Il Governo rispolvera l’abolizione per il semplice motivo che una laurea presa a Roma è diversa da una presa a Milano o in un’altra città: non avrà più, quindi lo stesso peso, misurato dalla legge, ma il suo valore dipenderà unicamente dalla reputazione degli atenei. Insomma un 110 e lode preso in una università più facile, meno buona, non può valere un 100 che è costato più fatica presso un ateneo più difficile e migliore sotto ogni punto di vista.
La seconda ipotesi è un po’ meno drastica ma ugualmente rivoluzionaria. Il piano prevede l’eliminazione del voto di laurea dal calcolo del punteggio nei concorsi pubblici. Il criterio ispiratore è lo stesso: non favorire chi si laurea in una pessima università a svantaggio di chi ha faticato in un centro di eccellenza. La riforma contiene diverse criticità, ovviamente, di merito e di metodo. Per esempio, innanzitutto su certe professioni liberali, come medici e architetti il valore legale è previsto dalle norme europee. Se pensiamo, poi, all’arbitrarietà di certe nomine e cooptazioni della politica, si capisce che mancando anche il riferimento alla laurea si agevolerebbero i comportamenti che si vuole eliminare.
Da un punto di vista puramente di principio l’idea è ragionevole e sensata ma, la sua applicazione, potrebbe realizzare nuove diseguaglianze, con un “federalismo” universitario dove le maggiori risorse fossero destinate ai migliori atenei. Consentendo un meccanismo sperequativo tra i cittadini che si possono permettere quelle università e tutti gli altri. “Ci vorrebbe un piano straordinario di borse di studio, ma con questa crisi ce lo possiamo permettere?” si domanda scettico il rettore della Normale di Pisa Salvatore Settis.

23 gennaio 2012 | 09:38

Che ne pensate?
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Freestate
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Messaggio da Freestate »

a me sembra che questo stia già accadendo, e non da pochi anni. Intendo dire che chi se lo può permettere iscrive il proprio figlio alla Normale di Pisa o all'Università Bocconi piuttosto che a quella bolognese. Così come i lauerati in Agraria sono quasi tutti fuori sede che hanno studiato a Perugia... etc. etc.
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Messaggio da halo in reverse »

Potevo fare come la Gelmini anzichè rompermi il culo a Torino. Ma decisamente avrei preso a calci l'eventuale latore di una proposta simile.

Che poi tutto il mondo è paese: nel link che ho messo i là (riguardo accademie navali ecc.) non si parla di Reggio Calabria ma di Ancona, quindi non ficcatemi in bocca cose che non dico.

C'erano tanti studenti fuori sede a TO, alcuni per potersi permettere gli studi si sono arruolati. Ne ho solo stima, non so che fine abbiano fatto, se si sono laureati, ma almeno hanno dimostrato coraggio (c'è chi non fa nulla per sfuggire alle miserie che lo circondano). Altri invece si sono trasferiti e basta, non per campare, ma proprio per godere della reputazione che il PoliTO ha.

I corsi di studi sono comunque calati in strutturazione e qualità rispetto al 5 anni (ahimè non li ho visti di persona).
Il resto ce lo si deve mettere da sè, al solito.
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grassiniettore
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Messaggio da grassiniettore »

Freestate ha scritto:a me sembra che questo stia già accadendo, e non da pochi anni. Intendo dire che chi se lo può permettere iscrive il proprio figlio alla Normale di Pisa o all'Università Bocconi piuttosto che a quella bolognese. Così come i lauerati in Agraria sono quasi tutti fuori sede che hanno studiato a Perugia... etc. etc.

si questo si... le classifiche delle università italiane fanno si che chi ha i mezzi si sposti, ove necessario, per andare in un'ateneo più quotato.. Anche se il fatto che le graduatorie d'accesso ai corsi di laurea a numero programmato non siano valide per il territorio nazionale è un bel limite ed anche una gran cazzate a mio avviso...

Qui però la novità sarebbe nel settore pubblico, dove ora le lauree hanno tutte lo stesso peso ovunque siano state conseguite... e quindi un 110lode preso a Udine in medicina vale come un 110lode preso a, chessò, Catanzaro...

"E chi non si può spostare?" è l'obiezione che leggo con più frequenza...
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