(OT) - Isola del Giglio, affonda la Costa Concordia
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
- unokonomiyaki
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Ma quale intrigo, dai...
Hanno voluto fare la smargiassata e quando si sono resi conto dell'entità del casino hanno pensato bene
1) di metterci una pezza in autonomia (infatti non hanno lanciato l'SOS, chissà perché, ci hanno dovuto pensare i passeggeri a chiamare le forze dell'ordine per farsi venire a prendere)
2) quando si sono accorti di essere stati sgamati (= telefonata della Capitaneria) hanno cercato prima di minimizzare i danni e poi di svignarsela alla chetichella, incuranti delle responsabilità che il ruolo prevede, moralmente e legalmente.
Hanno voluto fare la smargiassata e quando si sono resi conto dell'entità del casino hanno pensato bene
1) di metterci una pezza in autonomia (infatti non hanno lanciato l'SOS, chissà perché, ci hanno dovuto pensare i passeggeri a chiamare le forze dell'ordine per farsi venire a prendere)
2) quando si sono accorti di essere stati sgamati (= telefonata della Capitaneria) hanno cercato prima di minimizzare i danni e poi di svignarsela alla chetichella, incuranti delle responsabilità che il ruolo prevede, moralmente e legalmente.
- devotional
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(mo' sdoppio il topic. mi sembra un argomento cui dedicare uno spazio tutto per sé. aspettate due secondi a postare please)
mi diceva mio padre che è stato anch'egli a bordo di navi, sommergibili, etc che è un'usanza quella dell'inchino all'isola che va avanti decenni. spesso lo si usava fare almeno all'epoca, quando un marinaio passava vicino casa ed era destinato a ritornarci dopo diversi mesi...
ma farlo con una nave da crociera, per puro sfizio... mah.
anche perchè poi si rischia di creare disastri come questo.
io comunque credo che avesse bevuto o fumato qualcosina. non è concepibile quanto è successo.
mi diceva mio padre che è stato anch'egli a bordo di navi, sommergibili, etc che è un'usanza quella dell'inchino all'isola che va avanti decenni. spesso lo si usava fare almeno all'epoca, quando un marinaio passava vicino casa ed era destinato a ritornarci dopo diversi mesi...
ma farlo con una nave da crociera, per puro sfizio... mah.
anche perchè poi si rischia di creare disastri come questo.
io comunque credo che avesse bevuto o fumato qualcosina. non è concepibile quanto è successo.
- daniemt
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E' inclinata...peggio di così non poteva capitare...anzi, se fosse successo in orario del bacio della buonanotte, sarebbe stato peggio delle twins tower...sul giglio chi poteva salutare che d inverno ci sono solo abitanti del posto ed era freddo....tutta sta cosa fa desiderare ad un intrigo piuttosto che ad un errore umano....come si fa?
Mha?
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- unokonomiyaki
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Vicino casa va bene, ma non praticamente sulla spiaggia...devotional ha scritto:(mi diceva mio padre che è stato anch'egli a bordo di navi, sommergibili, etc che è un'usanza quella dell'inchino all'isola che va avanti decenni. spesso lo si usava fare almeno all'epoca, quando un marinaio passava vicino casa ed era destinato a ritornarci dopo diversi mesi...
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Cosa che ha potuto fare solo di testa sua, forzando e fregandosene del computer di bordo, che (come ha fatto notare giustamente Danz) cinguettano per non farci strisciare le macchine nelle manovre di parcheggio, figurati per gli scogli.unokonomiyaki ha scritto:Vicino casa va bene, ma non praticamente sulla spiaggia...
(Tutte le navi sono dotate di radar di bordo, che riescono a bloccare la navigazione in presenza di scogli che superano le distanze di sicurezza)
- devotional
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eh, e per questo dicevo secondo me aveva bevuto o fumato, lui e tutta la truppa.unokonomiyaki ha scritto:Vicino casa va bene, ma non praticamente sulla spiaggia...
Ultima modifica di devotional il mar gen 17, 2012 3:39 pm, modificato 1 volta in totale.
- unokonomiyaki
- Angel

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daniemt ha scritto:Si ok uno.....e' imbecille, capitano di una delle navi piu grandi del mondo, carriera di un lusso pauroso, soldi e donne a volontà , leccapiedi, ruffianeria, potere, sboronissimo , tutto ciò distrutto per un salutino.....ci puo stare...ma che sfiga!

attento Danz, non cascarci. Abbiamo versato fin troppo sangue per colpa dei mattacchioni-
Chiamiamoli coglioni, please.
E molliamo figa e sfiga.
credo che il capitano debba essere sempre in contatto con altri ufficiali che dalle scialuppe o attraverso la Guardia Costiera, comunicano in contemporanea il numero delle persone che mancano all'appello.daniemt ha scritto:Ma datemelo a me questo lavoro!voglio fare il capitano...
Tornando al discorso dei piani e Dell abbandono della nave....Come si fa a capire quando rimane qualcuno da salvare?
Quando la lista è chiusa quindi può lasciare la nave.
In ogni caso, non per primo o nel bel mezzo dei soccorsi, perchè LUI deve pianificare le urgenze e le priorità tra i passeggeri ma anche tra l'equipaggio.
Non da uno scoglio.
Esclusivo/ Parla De Falco: "Si capiva
dal tono che il capitano mentiva"
Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di porto di Livorno racconta cosa è successo la sera in cui la nave Concordia ha avuto l'incidente.
"La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa, purtroppo ci sono stati morti"
di Lara Loreti
Gregorio De Falco
LIVORNO.
"Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti". A parlare è Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, quasi vent'anni di esperienza alle spalle. Pare incredibile ma più di un comandante, quando si trova in affanno, tende a sminuire la gravità della situazione a cui si trova di fronte. Proprio come ha fatto Francesco Schettino, comandante della Concordia, la nave naufragata al Giglio: di fronte alle telefonate e alla domande incalzanti di De Falco e dei militari della Guardia costiera di Livorno che gli chiedevano che cosa stesse accadendo a bordo, Schettino più volte ha risposto che era tutto a posto e che c'era solo un guasto elettrico. E invece la nave già imbarcava acqua per aver urtato una scogliera.
Di origini napoletane, De Falco s'è arruolato in Marina nel settembre del 1993 ed è arrivato in città nel 2005. Venerdì sera era a capo della sala operativa della Capitaneria e coordinava un team di cinque persone, "il migliore che potessi avere - dice De Falco emozionato - ciononostante non siamo riusciti a portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti. La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti".
Insieme a lui, in sala operativa, c'erano il capoturno, un operatore radio, l'operatore dell'apparecchiatura Port approach control (Pac), l'ufficiale di ispezione e l'ufficiale operativo, De Falco appunto. Una vera e propria catena di comando.
Cosa è successo quella sera?
"Nella nostra sala operativa abbiamo una complessa strumentazione che ci permette di monitorare le navi passo dopo passo. È quello che abbiamo fatto dopo che ci è arrivato l'allarme da una passeggera della Concordia, tramite i carabinieri. E così ci siamo accorti che la nave era molto vicina alla costa, che stava rallentando e già procedeva a velocità molto lenta. Inoltre, il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l'invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario".
Da cosa avete capito che il comandante della Concordia stava mentendo?
"Più delle parole ci ha preoccupato il tono. Per questo abbiamo approfondito la cosa. Siamo abituati ad andare a fondo alle questioni".
Quale è stato il ruolo della Capitaneria?
"Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso. La Capitaneria è un'istituzione sana, bellissima, semplice: io sono innamorato del lavoro che faccio".
Lei ha usato toni duri e decisi nei confronti del comandante.
"Posso solo dire che il nostro scopo in quel momento era quello di mettere tutti al sicuro: era questa la nostra unica priorità".
http://iltirreno.gelocal.it/livorno/cro ... -1.3076755
dal tono che il capitano mentiva"
Gregorio De Falco, capo della Capitaneria di porto di Livorno racconta cosa è successo la sera in cui la nave Concordia ha avuto l'incidente.
"La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa, purtroppo ci sono stati morti"
di Lara Loreti
Gregorio De Falco
LIVORNO.
"Non è la prima volta che i comandanti di navi, in situazioni di difficoltà, tendono a sminuire e ad essere per così dire silenziosi e reticenti". A parlare è Gregorio De Falco, capo della sezione operativa della Capitaneria di porto di Livorno, quasi vent'anni di esperienza alle spalle. Pare incredibile ma più di un comandante, quando si trova in affanno, tende a sminuire la gravità della situazione a cui si trova di fronte. Proprio come ha fatto Francesco Schettino, comandante della Concordia, la nave naufragata al Giglio: di fronte alle telefonate e alla domande incalzanti di De Falco e dei militari della Guardia costiera di Livorno che gli chiedevano che cosa stesse accadendo a bordo, Schettino più volte ha risposto che era tutto a posto e che c'era solo un guasto elettrico. E invece la nave già imbarcava acqua per aver urtato una scogliera.
Di origini napoletane, De Falco s'è arruolato in Marina nel settembre del 1993 ed è arrivato in città nel 2005. Venerdì sera era a capo della sala operativa della Capitaneria e coordinava un team di cinque persone, "il migliore che potessi avere - dice De Falco emozionato - ciononostante non siamo riusciti a portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti. La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti".
Insieme a lui, in sala operativa, c'erano il capoturno, un operatore radio, l'operatore dell'apparecchiatura Port approach control (Pac), l'ufficiale di ispezione e l'ufficiale operativo, De Falco appunto. Una vera e propria catena di comando.
Cosa è successo quella sera?
"Nella nostra sala operativa abbiamo una complessa strumentazione che ci permette di monitorare le navi passo dopo passo. È quello che abbiamo fatto dopo che ci è arrivato l'allarme da una passeggera della Concordia, tramite i carabinieri. E così ci siamo accorti che la nave era molto vicina alla costa, che stava rallentando e già procedeva a velocità molto lenta. Inoltre, il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l'invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario".
Da cosa avete capito che il comandante della Concordia stava mentendo?
"Più delle parole ci ha preoccupato il tono. Per questo abbiamo approfondito la cosa. Siamo abituati ad andare a fondo alle questioni".
Quale è stato il ruolo della Capitaneria?
"Abbiamo fatto solo il nostro dovere, cioè portare a regime il soccorso. La Capitaneria è un'istituzione sana, bellissima, semplice: io sono innamorato del lavoro che faccio".
Lei ha usato toni duri e decisi nei confronti del comandante.
"Posso solo dire che il nostro scopo in quel momento era quello di mettere tutti al sicuro: era questa la nostra unica priorità".
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