Moby - More Fast Songs about the Apocalypse
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
Recensire un'album come Wait For Me non è stato affatto facile per me.
Pur essendo un grandissimo estimatore di Moby, questo nuovo LP mi ha fatto riflettere e storcere il naso in svariati momenti.
Dopo l'album dance-oriented dell'anno scorso (Last Night), Moby non ha perso tempo e si è chiusso nel suo studio di NY per creare quello che lui definisce "il mio album più triste e personale di sempre".
L'ispirazione gli è venuta dopo aver assistito alla cerimonia dei premi BAFTA a Londra, presieduta da David Lynch, che invitava i presenti ad essere creativi ed indipendenti il più possibile.
Moby deve aver preso fin troppo alla lettera quelle parole, e così a Febbraio annuncia l'uscita di un nuovo album, interamente creato e suonato da lui nel suo studio a NY, e che sarà pubblicato sulla sua etichetta "Little Idiot" (con buona pace per la EMI, che pian piano sta perdendo molti suoi artisti di punta).
Wait for me si apre con Division, un crescendo di violini e stringhe.
2 minuti intensi di intrecci e tristezza, emozione che imperversa per tutta la durata del nuovo album.
Con Pale Horses, secondo singolo estratto, la toccante voce di Amelia Zirin Brown riesce ad incantare e soprendere, grazie anche ad uno splendido testo:
"Put me on the train, send me back to my home
Couldn’t live without you, when I tried to roam
Put me by the window, let me see outside
Looking at the places where all my family died"
L'entrata dei violini verso metà canzone è da pelle d'oca (ad ogni ascolto) e anche qui gli intrecci con i sinth sono sprecati.
Incantevole.
Spendere troppe parole per Shot In The Back of The Head mi sembra inutile.
3 struggenti minuti strumentali, dove Moby ha "riavvolto" e messo in loop una semplicissima melodia, per poi condirla con chitarre e pad.
Con Study War, iniziano a fioccare i primi ricordi, a Play (1999) e sopratutto a 18 (del 2002).
Voce campionata, piano, stringhe e percussioni.
L'effetto del "fruscio del vinile" della voce campionata regala al brano un'atmosfera fantastica, soprattutto nella parte finale, dove le due voci e le stringhe sono le uniche cose che si odono.
Purtroppo ora si comincia con i punti dolenti: Walk With Me appare un pochino acerba. La voce di Leela James è senza dubbio eccezionale e toccante ma è proprio il tappeto musicale a non convincere.
Un sinth stridulo apre il barno, mentre piano piano entrano in gioco voce, basso, percussioni e un'altro paio di tastiere.
Il risultato, secondo me, poteva essere di gran lunga migliore.
Con Stock Radio si chiude la prima parte dell'album. Una "traccia" strumentale di una manciata di secondi che amplifica la distorsioni emesse da chissà quale stazione radiofonica.
La seconda parte del CD si apre con l'unico brano cantato da Moby: Mistake.
La voce di Richard fa salire qualche brivido sulla schiena e materializza il fantasma di Ian Curtis verso nelle battute finali.
Sicuramente l'episodio più personale e sofferto di Moby in questo album:
"Please don't let me make the same mistake again", ripete ossessionato alla fine della canzone, riferendosi ad una storia d'amore finita in modo "sbagliato", quando aveva poco meno di trent'anni.
Scream Pilots si apre con ua dolce chitarra acustica che tanto ricorda i pezzi finali di Play, per poi lasciare spazio ad un crescendo di percussioni e tastiere tanto care al folletto Newyorkese. Evocatica.
JLTF-1(nome a cui moby non vuole dare una spiegazione) è il preludio al brano più struggente e bello di Wait For Me (almeno per il sottoscritto). Una melodia"sporcata", della durata minuto e mezzo, dove verso la fine entra una candida voce che in loop ripete "Does it mean something"... "Does it mean something"...
...ed è con "Does it mean something" che si apre JLTF. Ora la melodia è perfettamente ascoltabile e i nuovi suoni si intrecciano al fantastico tappeto musicale tessuto da Moby.
La splendida voce di Melody Zimmer fa un lavoro eccelso, e tocca nel profondo di chiunque posi le orecchiesui quelle note.
Il ritornello, come dicevo prima, recita delle parole struggenti:
"All the words we said
All the time we spent
Does it mean nothing
Does it mean nothing"
per poi concludere con una piccola speranza, proprio nell'ultima parola del brano:
"All the words we said
All the time we spent
Does it mean nothing
Does it mean something"
...
Finisce qui la seconda parte di Wait For Me, con A seated Night, ennesimo brano semi-strumentale con in sottofondo un'evocatico coro campionato.
Anche qui l'eftetto "vinile campionato" regala alla canzone quel tocco di classe che Moby sa dare ai suoi brani.
L'ultima parte del CD si apre con la title Track, Wait For Me (probabile quarto singolo) cantata dalla splendida Kelly Scarr (che Moby si sta portando in giro in questi mesi col nuovo tour).
Non so perchè, ma questo brano non riesce ad emozionarmi e/o catturarmi. Solo l'ultimissima parte mi ha dato una buona impressione, giocando e riavvolgendo la melodia e le percussioni.
Hope is Gone, ultimo brano cantato, regala un'altra splendida e delicata voce femminile: quella di Hilary Gardner, che sembra uscire direttamente da un vecchio vinile degli anni '50.
Come faccia Moby a trovare contanta bellezza vocale è un mistero.
Con Ghost Return inizia la "trilogia strumentale" che mette la parola fine a Wait For Me.
Una malinconia melodia di tastiera e chitarra, scivola via trasportata da un tappeto ritmico compoto dal solo "ride" di batteria. Commovente.
Slow Light è un'altro classico brano "alla Moby", niente di più, niente di meno.
Forse sarebbe stata perfetta come B-side (che moby si sta dimenticando di inserire dai tempi di Hotel...).
E siamo giunti alla fine.
Isolate mette il punto finale ad un album pervaso dalla malinconia, ma che nonostante tutto ha un paio di pregi/difetti:
Secondo il mio parere questo CD va ascoltato solo ed esclusivamente in cuffia. Solo così si riescono a percepire tutti i piccoli tocchi di classe che Moby ha dato alla sua nuova creatura.
Inoltre credo che bisogni essere in uno stato emotivo ben preciso (tristi? soli?...) per farsi catturare completamente dall'atmosfera dell'album.
E questo, purtroppo non è ancora accaduto al sotoscritto.
Wait For Me è l'ennesima prova del talento e della bravura di un'artista che finalmente si sta scrollando di dosso l'etichetta del "genio che ha composto Play e poi il nulla".
...
"Moby è soltanto un "piccolo" uomo che compone dischi nel suo studio di New York"
www.youtube.com/watch?v=SA_7DLakPE8
Pur essendo un grandissimo estimatore di Moby, questo nuovo LP mi ha fatto riflettere e storcere il naso in svariati momenti.
Dopo l'album dance-oriented dell'anno scorso (Last Night), Moby non ha perso tempo e si è chiusso nel suo studio di NY per creare quello che lui definisce "il mio album più triste e personale di sempre".
L'ispirazione gli è venuta dopo aver assistito alla cerimonia dei premi BAFTA a Londra, presieduta da David Lynch, che invitava i presenti ad essere creativi ed indipendenti il più possibile.
Moby deve aver preso fin troppo alla lettera quelle parole, e così a Febbraio annuncia l'uscita di un nuovo album, interamente creato e suonato da lui nel suo studio a NY, e che sarà pubblicato sulla sua etichetta "Little Idiot" (con buona pace per la EMI, che pian piano sta perdendo molti suoi artisti di punta).
Wait for me si apre con Division, un crescendo di violini e stringhe.
2 minuti intensi di intrecci e tristezza, emozione che imperversa per tutta la durata del nuovo album.
Con Pale Horses, secondo singolo estratto, la toccante voce di Amelia Zirin Brown riesce ad incantare e soprendere, grazie anche ad uno splendido testo:
"Put me on the train, send me back to my home
Couldn’t live without you, when I tried to roam
Put me by the window, let me see outside
Looking at the places where all my family died"
L'entrata dei violini verso metà canzone è da pelle d'oca (ad ogni ascolto) e anche qui gli intrecci con i sinth sono sprecati.
Incantevole.
Spendere troppe parole per Shot In The Back of The Head mi sembra inutile.
3 struggenti minuti strumentali, dove Moby ha "riavvolto" e messo in loop una semplicissima melodia, per poi condirla con chitarre e pad.
Con Study War, iniziano a fioccare i primi ricordi, a Play (1999) e sopratutto a 18 (del 2002).
Voce campionata, piano, stringhe e percussioni.
L'effetto del "fruscio del vinile" della voce campionata regala al brano un'atmosfera fantastica, soprattutto nella parte finale, dove le due voci e le stringhe sono le uniche cose che si odono.
Purtroppo ora si comincia con i punti dolenti: Walk With Me appare un pochino acerba. La voce di Leela James è senza dubbio eccezionale e toccante ma è proprio il tappeto musicale a non convincere.
Un sinth stridulo apre il barno, mentre piano piano entrano in gioco voce, basso, percussioni e un'altro paio di tastiere.
Il risultato, secondo me, poteva essere di gran lunga migliore.
Con Stock Radio si chiude la prima parte dell'album. Una "traccia" strumentale di una manciata di secondi che amplifica la distorsioni emesse da chissà quale stazione radiofonica.
La seconda parte del CD si apre con l'unico brano cantato da Moby: Mistake.
La voce di Richard fa salire qualche brivido sulla schiena e materializza il fantasma di Ian Curtis verso nelle battute finali.
Sicuramente l'episodio più personale e sofferto di Moby in questo album:
"Please don't let me make the same mistake again", ripete ossessionato alla fine della canzone, riferendosi ad una storia d'amore finita in modo "sbagliato", quando aveva poco meno di trent'anni.
Scream Pilots si apre con ua dolce chitarra acustica che tanto ricorda i pezzi finali di Play, per poi lasciare spazio ad un crescendo di percussioni e tastiere tanto care al folletto Newyorkese. Evocatica.
JLTF-1(nome a cui moby non vuole dare una spiegazione) è il preludio al brano più struggente e bello di Wait For Me (almeno per il sottoscritto). Una melodia"sporcata", della durata minuto e mezzo, dove verso la fine entra una candida voce che in loop ripete "Does it mean something"... "Does it mean something"...
...ed è con "Does it mean something" che si apre JLTF. Ora la melodia è perfettamente ascoltabile e i nuovi suoni si intrecciano al fantastico tappeto musicale tessuto da Moby.
La splendida voce di Melody Zimmer fa un lavoro eccelso, e tocca nel profondo di chiunque posi le orecchiesui quelle note.
Il ritornello, come dicevo prima, recita delle parole struggenti:
"All the words we said
All the time we spent
Does it mean nothing
Does it mean nothing"
per poi concludere con una piccola speranza, proprio nell'ultima parola del brano:
"All the words we said
All the time we spent
Does it mean nothing
Does it mean something"
...
Finisce qui la seconda parte di Wait For Me, con A seated Night, ennesimo brano semi-strumentale con in sottofondo un'evocatico coro campionato.
Anche qui l'eftetto "vinile campionato" regala alla canzone quel tocco di classe che Moby sa dare ai suoi brani.
L'ultima parte del CD si apre con la title Track, Wait For Me (probabile quarto singolo) cantata dalla splendida Kelly Scarr (che Moby si sta portando in giro in questi mesi col nuovo tour).
Non so perchè, ma questo brano non riesce ad emozionarmi e/o catturarmi. Solo l'ultimissima parte mi ha dato una buona impressione, giocando e riavvolgendo la melodia e le percussioni.
Hope is Gone, ultimo brano cantato, regala un'altra splendida e delicata voce femminile: quella di Hilary Gardner, che sembra uscire direttamente da un vecchio vinile degli anni '50.
Come faccia Moby a trovare contanta bellezza vocale è un mistero.
Con Ghost Return inizia la "trilogia strumentale" che mette la parola fine a Wait For Me.
Una malinconia melodia di tastiera e chitarra, scivola via trasportata da un tappeto ritmico compoto dal solo "ride" di batteria. Commovente.
Slow Light è un'altro classico brano "alla Moby", niente di più, niente di meno.
Forse sarebbe stata perfetta come B-side (che moby si sta dimenticando di inserire dai tempi di Hotel...).
E siamo giunti alla fine.
Isolate mette il punto finale ad un album pervaso dalla malinconia, ma che nonostante tutto ha un paio di pregi/difetti:
Secondo il mio parere questo CD va ascoltato solo ed esclusivamente in cuffia. Solo così si riescono a percepire tutti i piccoli tocchi di classe che Moby ha dato alla sua nuova creatura.
Inoltre credo che bisogni essere in uno stato emotivo ben preciso (tristi? soli?...) per farsi catturare completamente dall'atmosfera dell'album.
E questo, purtroppo non è ancora accaduto al sotoscritto.
Wait For Me è l'ennesima prova del talento e della bravura di un'artista che finalmente si sta scrollando di dosso l'etichetta del "genio che ha composto Play e poi il nulla".
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l'intro della title track mi ricorda da matti il 3° movimento della tempesta
anche se poi ovviamente la melodia prende tutt'altra strada, l'atmosfera che si crea permane per tutta la durata del brano. davvero bello.
(per chi non la conoscesse, qui si può ascoltare eseguita dal maestro richter)
tibet libero
anche se poi ovviamente la melodia prende tutt'altra strada, l'atmosfera che si crea permane per tutta la durata del brano. davvero bello.
(per chi non la conoscesse, qui si può ascoltare eseguita dal maestro richter)
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The end of the show (non sapevo più dove guardare
), con Moby che ci fotografa:
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The end of the show (non sapevo più dove guardare
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belli i video, specie Feeling So Real per la parte finale. Conoscendo Moby da un po' devo dire che la sua maniera di ringraziare conferma l'impressione sia stato un grande show. E che lui si è divertito più che a Roma nonostante avesse di fronte un boato di gente. Perché a Lucca c'era il suo pubblico, e basta.



