Ammazza per dare un 7 o un 8 che razza di capolavoro dev'essere?!subco ha scritto:ma se io ho dato sufficiente++ (nel complesso l'album mi piace, ed il voto potrebbe aumentare), tu lo reputi moscio e gli dai 6? qualcosa non torna, reputavo scialbi Exciter & PTA ed infatti dopo pochi ascolti sono lì da anni a prendere polvere, per quei due figli illegittimi il voto non va oltre il 3.
Sounds of the Universe - Opinioni e commenti
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Per me è salita molto In chains. A parte il 1°minuto. Stamattina ascoltata in macchina a volume discretamente alto...
E anche Fragile tension, mi sorprendo a canticchiarla ogni tanto.
Come back ad ogni ascolto la sento diversa. E' come se "registrassi" sempre una parte diversa
Boh, forse sono pazzo, o mi ha fatto male il troppo alligalli...
Jezebel e Little soul continuano a lasciarmi indifferente; In sympaty... mah!
E anche Fragile tension, mi sorprendo a canticchiarla ogni tanto.
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WRONG!
questo è il commento che mi sento di fare.. con tutto il rispetto per le emozioni che in ognuno di noi suscitano i Depeche Mode e i loro lavori.
Purtroppo io son rimasto deluso. Il ritorno a certe sonorità e l'ascolto di Wrong che mi ha sconvolto.. mi hanno fatto pensare che stalvolta i Depeche avrebbero fatto il botto (non che ne abbiano bisogno.. ovviamente parlo da un punto di vista delle canzoni); per la prima volta mi son sbilanciato con me stesso e i miei piu anziani fratelli annunciando l'arrivo di un grande, grandissimo e atteso album dopo le recenti ma pur sempre accettabili incertezze ed invece devo ammettere che quest'album suona SBAGLIATO!
Non so da cosa dipenda.. ma a me sembra che sia un album senz'anima, ho letto le 22 pagine precedenti di questa discussione e sembra che la maggior parte di noi fan abbiano bisogno di più ascolti per annunciare la bellezza di questo album. Non vi suona almeno un po strano? Ci si aspetta da un momento all'altro qualcosa, quell' energia, o quel brano che non arriva mai e quando arriva viene soffocato da una troppa libertà strumentale.
Secondo me Martin avrebbe dovuto sfogarsi con un counterfeit 3 (e adoro i precedenti) prima di iniziare la stesura, gli arrangiamenti e la produzione di quest'album. Poi continuo a non apprezzare Hillier che non ha niente da insegnare e non porta nessun beneficio in piu al suono di chi lavora con quella strumentazione dal 1981. Le parti vocali non si sentono bene, non risaltano e anche la parte sonora sembra che arrivi “attraverso un velo”. Credo che ci fosse bisogno di qualcuno che gestisse meglio il ritorno a certi suoni, che moderasse, ci sono canzoni dove gli inserti sembrano messi solo perchè ci devono essere cosi come la canzone strumentale.
Non voglio parlare di Dave perchè per me non esiste come autore dei Depeche Mode, voglio dire solo che il suo cantato mi sembra raggiunga tonalità piu alte rispetto al solito stile depeche. non è una critica diretta a lui ma credo che Martin scrivendo le canzoni ne abbia tenuto conto ed il risultato associato alla poca energia non mi soddisfa.
Ora siamo passati ai Depeche Mode che scopiazzano hourglass e paper monsters e non il contrario.
Scusate, non prendetevela e solo una “delusa” e modesta opinione in più.
Detto ciò LUNGA VITA AI DEPECHE MODE!
questo è il commento che mi sento di fare.. con tutto il rispetto per le emozioni che in ognuno di noi suscitano i Depeche Mode e i loro lavori.
Purtroppo io son rimasto deluso. Il ritorno a certe sonorità e l'ascolto di Wrong che mi ha sconvolto.. mi hanno fatto pensare che stalvolta i Depeche avrebbero fatto il botto (non che ne abbiano bisogno.. ovviamente parlo da un punto di vista delle canzoni); per la prima volta mi son sbilanciato con me stesso e i miei piu anziani fratelli annunciando l'arrivo di un grande, grandissimo e atteso album dopo le recenti ma pur sempre accettabili incertezze ed invece devo ammettere che quest'album suona SBAGLIATO!
Non so da cosa dipenda.. ma a me sembra che sia un album senz'anima, ho letto le 22 pagine precedenti di questa discussione e sembra che la maggior parte di noi fan abbiano bisogno di più ascolti per annunciare la bellezza di questo album. Non vi suona almeno un po strano? Ci si aspetta da un momento all'altro qualcosa, quell' energia, o quel brano che non arriva mai e quando arriva viene soffocato da una troppa libertà strumentale.
Secondo me Martin avrebbe dovuto sfogarsi con un counterfeit 3 (e adoro i precedenti) prima di iniziare la stesura, gli arrangiamenti e la produzione di quest'album. Poi continuo a non apprezzare Hillier che non ha niente da insegnare e non porta nessun beneficio in piu al suono di chi lavora con quella strumentazione dal 1981. Le parti vocali non si sentono bene, non risaltano e anche la parte sonora sembra che arrivi “attraverso un velo”. Credo che ci fosse bisogno di qualcuno che gestisse meglio il ritorno a certi suoni, che moderasse, ci sono canzoni dove gli inserti sembrano messi solo perchè ci devono essere cosi come la canzone strumentale.
Non voglio parlare di Dave perchè per me non esiste come autore dei Depeche Mode, voglio dire solo che il suo cantato mi sembra raggiunga tonalità piu alte rispetto al solito stile depeche. non è una critica diretta a lui ma credo che Martin scrivendo le canzoni ne abbia tenuto conto ed il risultato associato alla poca energia non mi soddisfa.
Ora siamo passati ai Depeche Mode che scopiazzano hourglass e paper monsters e non il contrario.
Scusate, non prendetevela e solo una “delusa” e modesta opinione in più.
Detto ciò LUNGA VITA AI DEPECHE MODE!
Un altro album dei Depeche Mode in studio è una notizia. Non solo per via del fatto che questi eterni ragazzi nonostante l’età oramai prossima al mezzo secolo continuino a propinarci le loro soluzioni pop ammantate di synth analogici, rumorismi vari e chitarre riverberate che circondano la voce di un front man ancora tonicissimo e pimpante come Gahan. La notizia è che i Depeche Mode ancora una volta spiazzano con un album piuttosto distante dal gusto corrente, dove l’immediatezza (tratto distintivo del gruppo, grazie al talento di un sublime pop songwriter come Gore) è molto meno marcata di quanto sia accaduto in precedenza. Già la scelta del singolo rompighiaccio lasciava intendere che, stavolta, non c’erano troppi raggi di sole nonostante si parli di Suono dell’Universo. Un brano, Wrong, totalmente distante, quasi contrapposto alla freschezza di una Precious, la canzone che più di ogni altra impreziosiva il precedente Playing The Angel. Sensazione confermata dalla scelta di girare un video piuttosto disturbante e completamente fuori dagli schemi classici del pop d’alta classifica. L’altra novità è che i Depeche Mode, per la prima volta nella loro storia quasi trentennale, hanno registrato, missato e prodotto un album senza un contratto discografico per poi accordarsi di nuovo, ad album praticamente ultimato, con il pigmalione Miller e la Mute/Emi (ma solo per questo album, nel futuro chissà…). Particolari extramusicali, certo, che però aiutano a definire meglio il contesto piuttosto inedito nel quale la banda con Hillier (riconfermato alla produzione) ha cominciato a mettere mano al Suono dell’Universo. Cominciamo dalle cose che non vanno. Dispiace scriverlo, ma Gahan non ha e non avrà mai le geniali intuizioni di un Gore (che risplendono accecanti in alcuni brani contenuti nel secondo cd incluso nella de luxe box edition. Light e Ghost su tutti). E’ un po’ come se Gattuso decidesse di fare il Del Piero o il Totti. I suoi brani, tre, come nel precedente, cosa che fa pensare ad un accordo di tipo sindacale, sono abbastanza anonimi, o addirittura irritanti come la mediocre Miles Away, tutta tesa a ripercorrere quel blues elettronico e futuribile che, molti anni addietro, aveva prodotto capolavori immortali come Personal Jesus. Come Back è invece ispirata e molto meglio prodotta anche se i suoni rimandano troppo all’ultimo Gahan solista, Hole to Feed rimane anonima e del tutto insignificante nonostante sia epidermicamente aggraziata. Peccato, perché il rincorrere il blasonato collega Gore sul piano dello script aveva prodotto in Playing The Angel una rimarchevole Nothing’s Impossible che ricordava meglio la magniloquenza oscura di molte delle tracce dei dM che furono. Però, benché attribuite a Gahan, le canzoni sono lavorate in gruppo cercando di rendere il tutto più omogeneo di quanto non fosse stato nell’album precedente. E forse è proprio il team ad aver scelto alcune canzoni piuttosto che altre tra quelle che Gore aveva portato in forma demo e che, pare, fossero alquanto numerose. Solo così può spiegarsi l’inserimento delll’insipida In Sympathy, poppettino anonimo e senza sostanza, le cose vanno meglio con Fragile Tension impreziosita da alcuni semplici quanto efficaci tocchi di chitarra e da un tappeto sonoro piuttosto ricercato. I botti arrivano con l'apertura dell'album: una partenza poderosa, rappresentata dall'ipnotico incedere di In Chains, Gore dimostra di non aver perso l'abitudine alla Scrittura con un superbo brano a-là-depeche come Wrong. Altre note moderatamente eccitanti arrivano da Perfect, dove il pop viene trattato con la consueta dignità anche se il ritornello non morde. Le belle sorprese arrivano da canzoni abbastanza atipiche per i Depeche Mode. Peace, in questo senso, è esemplare. Chorus per tutto il brano, strofa potente e ritornello anthemico come nella migliore tradizione Goriana (quella che ha partorito Condemnation, ad esempio) per uno dei migliori episodi dell’album. Col fantasma dei Beatles che si aggira nel background. Poi due tipiche canzoni dell’ultimo Gore come Little Soul e jezebel. Se la prima sembra provenire direttamente dai solchi di Ultra per la rarefazione degli arrangiamenti ed il testo bellissimo, oltre per quella sensazione di malinconia che è da sempre un altro dei marchi di fabbrica del biondo, la seconda rappresenta invece una novità assoluta. Una sorta di ritmica latino americana immessa in una centrifuga da fantascienza e arricchita da una straordinaria prestazione vocale di Martin L. Gore, una delle canzoni migliori da lui interpretate dei dM dell’after Ultra. Ennesima dimostrazione della voglia, nonostante l’età e i miliardi in banca, di continuare ad elaborare continue novità nel collaudato telaio della produzione Depeche Mode. Chiude l’album una canzone maestosa come Corrupt. Dove le intenzioni e la virulenza produttiva realizzano una canzone ricca d’atmosfera (o ionosfera o biosfera) e intrisa di suoni che permettono a chiunque abbia confidenza con la musica di riconoscere i Depeche sin dalla prima nota. Canzone che promette bene anche in resa live. Quanto sia valido questo album e come inquadrarlo in una discografia oramai imponente ce lo dirà il tempo. Ovviamente nessuno può pensare di mettere in relazione la discografia del nuovo millennio con i capolavori assoluti della band, ma questo Sound Of The Universe, pur patendo alcuni difetti, rimane prodotto di grande dignità e certamente più messo a fuoco del troppo discontinuo Playing The Angel. Ad avercene, di gruppi come i Depeche Mode…






