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questa volta Ottodix-Zannier ringrazia Debussy e Fritz Lang, secolari capisaldi di un Burton che abbiamo imparato ad amare sin dagli anni '80.
E OZ ringrazia anche lui.
Ma se questi personaggi potessero, o se ne avessero occasione, forse potrebbero ricambiare l'omaggio, perchè Le Notti di Oz è una infinita dedica a quell'arte che si muove tra il palcoscenico surrealista ed il fumetto postmoderno. Anche se.
...anche se le mie attese sono state felicemente tradite da un ridimensionamento della teatralità, espressamente anticipata dall'autore anche tra queste pagine, e che mi trovava un po titubante.
No, direi che OZ ha saputo bilanciare la sua innata passione per quel sipario che nasconde così tanta arte messa insieme, con quella che poi è la sua vena compositiva e strumentale, in cui scorre puro sangue technopop.
Prova ne è, saltando sacrilegamente i primi 11 brani(cast), quella "Treno che passa" nella quale è racchiusa così tanta sostanza che forse mai prima d'ora avevo scorto così efficace nella produzione dei dix.
Irresistibile pop elettronico che rimanda a rullate memorabili sceneggiate con tanto di vespa, preti che slinguettano, e voluttuose danze al chiaro di luna...
Pezzo kat-clou.
Naturalmente la compagnia non è da meno: "Strananotte" rapisce con la sua poesia perfetta ed il suo morbido carpet sintetico.
e proprio come accade in Treno che Passa: strofa e ritornello si susseguono sublimi, misurandosi in una gara di rara bellezza.
"Joker", sebbene legata alla favola informatica, frusta e graffia al suono elettronico più sfacciatamente pop, raccontando di azzardi e sfide alla vita.
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Le cosidette kat-felpe, dalla romanticissima "Io e Cassandra" passando per lo sfogo confidenziale di"Rabarbaro Rabarbaro", arrivando fino ad "Effimera" ( che ricorda tanto i migliori Matia Bazar ) pur conservando quel nettare intimista di cui OZ si nutre un po da sempre, si comportano come tasselli precisi, eleganti, rondò. Intermezzando la potenza dei brani ritmicamente più energici.
Le strumentali, con l'arcuata "Sogno di un Avatar" durante la quale la viola ed il violino di N.Casellato riempiono di narrativa e di burtoniani corali qualunque luogo in cui la si ascolta, fa da sottotitolo all'opera prima narrata all'inizio del curatissimo booklet ( un artwork di livello davvero superiore ).
3 minuti di classe.
"Tanz Tumb Tumb", semplicemente magica, mi fa sentire un po in colpa per averla pretesa
OZ se lo ricorderà
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"Fiore del Male" sinceramente non me l'aspettavo, pensavo si trattasse di un'uscita alla "It's Called a Heart", in effetti è una superba single-track che a lasciarla da sola si fa peccato.
"Nuovi Frankenstein" nel titolo mi ricorda una cosa che lessi su uno strano volumetto, tempo fa... un quadro technico ed esaustivo del concept-tales che si andrà a godere di lì a poco.
L'avventura inizia da qui, ed a volte un prologo ben fatto la racconta già tutta...
"I-man", il primo estratto, è senza dubbio ciò che oggi sembra proiettarsi meglio sul pubblico medio-ascoltatore, e per quanto simpaticissimo anche nel logo-sleeve e nella lirica, io non lo preferisco ad altri potenziali singoli del cd.
Parolizzare il refrain è prassi già vissuta in tante soerbate già gustate in passato, il suono è ok, ma la facile presa diventa un po troppo ...facile (per i kat-gusti).
altra microscopica critica la muoverei nei confronti di "Insonnia", bellissima, se non fosse per un ritornello che non ho ben capito.
Quando la strofa supera così tanto la parte ritornata, a mio parere causa uno squilibrio che forse ha bisogno di un orecchio certamente più cantautorale, del mio.
Questo refrain poteva salire insieme con il brano, ed invece kat-inspiegabilmente si abbassa, fino a renderlo un po disarmonico.
eppure dopo quel "...la sua orma" la ripresa voiceless con il coretto in seconda linea, ed ancora passi come " E porti il cane a spasso fingendo che sia sua, l'idea di non dormire mai...", sono assolutamente geniali.
Sia chiaro, questi difettucci molto "kat" non fanno altro che impreziosire l'intero disco, che altrimenti suonerebbe sospettosamente perfetto.
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a chiudere, il titolo.
"Le Notti di OZ", il brano, non rinnega la consuetudine della final-track un po maestosa, un po riassuntiva, un bel po bella.
Io sposo parola per parola, significato per significato, fantasia per fantasia, rifugio per rifugio.
L'immagine che creiamo di noi stessi non può abbandonarci come farebbe qualsiasi realtà naturale, o artificiale. E' vero.
Ma quanti di noi sono disposti a non abbandonarla?
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volevo solo aggiungere una cosa.
talvolta la passione è più forte dell'incomprensione, del fraintendimento, della sfiducia, della delusione.
e prescinde anche dalla stima personale, tutta quella che si può provare, per chiunque ne meriti.
Questo sito nasce, cresce, e tuttora vive con quella passione che ha il solo difetto di non finire, questo posto ha la capacità di trasportarci oltre le evoluzioni e le metamorfosi, aldilà delle difficoltà pratiche e superando quelle dei rapporti tra gli uomini, donandoci sovente sensazioni e sentimenti provenienti dai più fantastici mondi immaginari.
come quello di OZ.
Un grazie dunque ad OttodiX, ed un grazie a 013.
E' bello vedervi insieme.
dal 20 marzo 2009
per informazioni: www.ottodix.it
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