sei sempre la solita...Black Z ha scritto:oooops!![]()
scusa......
Le vostre recensioni
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
- salvodepeche
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Continua il viaggio a ritroso.....
U L T R A
Nella primavera del 1997, dopo un lungo e travagliato parto, arriva Ultra. Io ho gridato al “miracolo”, perché riascoltare la voce di Dave dopo quattro anni è un miracolo, non musicale ma umano. Dopo il Devotional Tour, con l’abbandono del gruppo da parte di Alan, i problemi di alcool di Martin ed il tentato suicidio da parte di Dave non credevo nella possibilità di potere gioire ad un nuovo lavoro firmato dM.
“ Do you mean this horny creep….” Il miracolo dei dM si può vedere e sentire in queste parole. Sono l’inizio dell’album e della song Barrel Of A Gun, ma cosa più sensazionale pare siano state le prime parole che Dave ha detto al risveglio dal coma. Grande canzone, partenza con il Botto!!! Una canzone diversa, leggermente ispirata ai NIN. La song è coadiuvata da un video inquietante con un Dave in forma, ma allucinato. Il secondo brano e The Love Thieves brano dark, dove ho risentito la voce naturale di Dave. Grande atmosfera. Nel terzo brano Dave cede il passo a Martin per la meravigliosa Home. Secondo il mio modestissimo parere la più bella song cantata da Martin. Arrangiamenti e testo sono fantastici, una grande ballata. La quarta traccia, la famosissima, It’s No Good. Tipico brano in stile dM, forte e tosta dalla sonorità inconfondibile. La quinta traccia è la strumentale Uselink, che fa da intro alla traccia successiva Useless. Secondo me è il brano più rock di tutto l’album, una canzone che sembra uscita dalle sessioni di SOFAD. Grande pezzo impreziosito dal remix di Kruder & Dorfmaister. La settima traccia è uno dei pezzi migliori dei dM, ovvero Sister Of Night. I duetti di voce fra Dave e Martin sono stupendi, la canzone risulta intensa e soprattutto notturna. Poi è la volta di un altro pezzo strumentale Jazz Thieves, anche in questo caso fà da introduzione al brano successivo, che è Freestate. In questo brano la voce di dave è più intensa del solito, mentre la musica sembra una sorta di Personal Jesus più tranquilla e distesa. La decima traccia è The Bottom Line, dove Martin si cimenta per la seconda volta localmente in Ultra. Una canzone raffinata, da paragonare ad una bella modella che sfila in una passerella. L’album si chiude con la splendida Insight. Tipico duetto di voci tra Dave e Martin. Un brano che mi dà un senso di rilassatezza e positività, con un tocco di gospel che alla fine non guasta mai. In verità i secondi del cd continuano a scorrere e dopo qualche secondo ecco Junior Painkiller, traccia fantasma che non è altro che un estratto di Painkiller, b-side del primo singolo Barrel Of A Gun.
Concludendo dico che forse Ultra era un disco che non doveva uscire, per tanti motivi, ma alla fine è stato meglio ritrovare i dM, anche se in parte, invece di perderli del tutto. L’unico interrogativo che mi pongo è il seguente….Come sarebbe stato Ultra con il tocco “magico” di Alan Wilder…Si sa questa è accademia, ma alla fine i dM hanno tirato fuori uno dei migliori lavori della fine degli anni 90. Forse Ultra è uno dei dischi che ascolto meno spesso degli altri….Ma quando lo faccio mi “riconquista”….SUBITO!!!!
U L T R A
Nella primavera del 1997, dopo un lungo e travagliato parto, arriva Ultra. Io ho gridato al “miracolo”, perché riascoltare la voce di Dave dopo quattro anni è un miracolo, non musicale ma umano. Dopo il Devotional Tour, con l’abbandono del gruppo da parte di Alan, i problemi di alcool di Martin ed il tentato suicidio da parte di Dave non credevo nella possibilità di potere gioire ad un nuovo lavoro firmato dM.
“ Do you mean this horny creep….” Il miracolo dei dM si può vedere e sentire in queste parole. Sono l’inizio dell’album e della song Barrel Of A Gun, ma cosa più sensazionale pare siano state le prime parole che Dave ha detto al risveglio dal coma. Grande canzone, partenza con il Botto!!! Una canzone diversa, leggermente ispirata ai NIN. La song è coadiuvata da un video inquietante con un Dave in forma, ma allucinato. Il secondo brano e The Love Thieves brano dark, dove ho risentito la voce naturale di Dave. Grande atmosfera. Nel terzo brano Dave cede il passo a Martin per la meravigliosa Home. Secondo il mio modestissimo parere la più bella song cantata da Martin. Arrangiamenti e testo sono fantastici, una grande ballata. La quarta traccia, la famosissima, It’s No Good. Tipico brano in stile dM, forte e tosta dalla sonorità inconfondibile. La quinta traccia è la strumentale Uselink, che fa da intro alla traccia successiva Useless. Secondo me è il brano più rock di tutto l’album, una canzone che sembra uscita dalle sessioni di SOFAD. Grande pezzo impreziosito dal remix di Kruder & Dorfmaister. La settima traccia è uno dei pezzi migliori dei dM, ovvero Sister Of Night. I duetti di voce fra Dave e Martin sono stupendi, la canzone risulta intensa e soprattutto notturna. Poi è la volta di un altro pezzo strumentale Jazz Thieves, anche in questo caso fà da introduzione al brano successivo, che è Freestate. In questo brano la voce di dave è più intensa del solito, mentre la musica sembra una sorta di Personal Jesus più tranquilla e distesa. La decima traccia è The Bottom Line, dove Martin si cimenta per la seconda volta localmente in Ultra. Una canzone raffinata, da paragonare ad una bella modella che sfila in una passerella. L’album si chiude con la splendida Insight. Tipico duetto di voci tra Dave e Martin. Un brano che mi dà un senso di rilassatezza e positività, con un tocco di gospel che alla fine non guasta mai. In verità i secondi del cd continuano a scorrere e dopo qualche secondo ecco Junior Painkiller, traccia fantasma che non è altro che un estratto di Painkiller, b-side del primo singolo Barrel Of A Gun.
Concludendo dico che forse Ultra era un disco che non doveva uscire, per tanti motivi, ma alla fine è stato meglio ritrovare i dM, anche se in parte, invece di perderli del tutto. L’unico interrogativo che mi pongo è il seguente….Come sarebbe stato Ultra con il tocco “magico” di Alan Wilder…Si sa questa è accademia, ma alla fine i dM hanno tirato fuori uno dei migliori lavori della fine degli anni 90. Forse Ultra è uno dei dischi che ascolto meno spesso degli altri….Ma quando lo faccio mi “riconquista”….SUBITO!!!!
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capisco che non si fanno commenti o contraddittori ma sorge spontaneo chiedere alcune delucidazioni, .....(qui le recensioni si leggono a senso unico censurando botte e risposte, senza nessun motivo.interrogandosi...non mi pare di essere dentro una rivista musicale.....)Collectors ha scritto:leggermente ispirata ai NIN
domandavo: perchè ispirata ai NIN?
- devotional
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credo che Aldo si riferisse semplicemente alla sonorità che in effetti alla lontana ricordano un pò quei NIN, il periodo 1995-1999 ecc.
Ultima modifica di devotional il gio mar 20, 2008 6:40 pm, modificato 1 volta in totale.
- Collectors
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Songs Of Faith And Devotion
Dopo Violator i dM mi lasciano di nuovo "a bocca aperta"...Questa è stata la sensazione dopo l'ascolto di I Feel You. Un lavoro vario di contenuti, ma allo stesso tempo omogeneo. Le songs tutte scritte da Martin, dopo tanto tempo riescono ad accontentare la "vena" rock di Dave. Sicuramente per mister Gahan è l'album in cui lui si rivede nel bene e nel male. In questo album i dM sono meno integralisti nell'uso dell'elettronica, ma nello stesso tempo mi hanno regalato dei momenti acustici indimenticabili. Il pezzo introduttivo è I Feel You. Pezzo di grande impatto, con un intro di chitarra electro-blues che la rende unica nel repertorio dM. Nonostante il pezzo abbia una musicalità molto dura, il brano ha uno dei testi più romantici proposti da Martin. Il brano successivo è Walking In My Shoes. E' una delle canzoni che più amo in assoluto dei dM. Un pezzo nel quale mi ritrovo molto, un brano equilibrato al quale non so dare una precisa collocazione nella storia della musica. Non so se definirlo un brano pop o rock, so solo che è un pezzo perfetto che solo i dM sono stati in grado di produrre. A seguire il gospel di Condemnation, dove dave mette a dura prova le sue corde vocali. A mio parere l'apice della "vocalità" del Gahan. La traccia successiva è Mercy In You. secondo me il brano più "scarso" di SOFAD, Un pò lento e ripetitivo. la cosa positiva è la doppia voce fra Dave e Martin nel ritornello. Judas è il primo brano cantato dal solo Martin. La solita ballata del Gore...Un brano distensivo che aiuta a meditare. La traccia successiva è il brano più dark di SOFAD, la meravigliosa, In Your Room. Canzone imponente sotto tutti i punti di vista. Bellissima la versione "Zephir", che presenta un arrangiamento più rock. A seguire un brano gospel Get Right With Me". Testo positivo con la voce di Dave sempre più superlativa. Il brano successivo è Rush. Canzone che può tranquillamente essere definita Rock Alternativo. Grande prestazione della voce di Dave, e a mio parere momento topico del Devotional Tour...Indimenticabile...Il brano successivo ritroviamo Martin alla voce solista con One Caress. Sembra un brano di musica lirica, dove la voce di Martin raggiunge livelli "allucinanti". Ottimo l'accompagnamento Orchestrale. Il brano finale è Higher Love. Un brano che è degno finale di un lavoro Spettacolare. Brano intenso, oscuro un inno all'Amore carico di speranza. Meraviglioso intro del Devotional Tour..."Da Brividi". In conclusione SOFAD, dopo Violator, è stato un ulteriore colpo di coda dei Basildon Boys. Ultimo lavoro di studio di Alan Wilder (il suo lavoro è da applausi). Certamente SOFAD contende a Violator il titolo di miglior album dei dM. Fra i due preferisco Violator anche se SOFAD è un lavoro straordinario che segna la vetta dell'evoluzione artistica di Gore e compagni.
Alla prossima....
Dopo Violator i dM mi lasciano di nuovo "a bocca aperta"...Questa è stata la sensazione dopo l'ascolto di I Feel You. Un lavoro vario di contenuti, ma allo stesso tempo omogeneo. Le songs tutte scritte da Martin, dopo tanto tempo riescono ad accontentare la "vena" rock di Dave. Sicuramente per mister Gahan è l'album in cui lui si rivede nel bene e nel male. In questo album i dM sono meno integralisti nell'uso dell'elettronica, ma nello stesso tempo mi hanno regalato dei momenti acustici indimenticabili. Il pezzo introduttivo è I Feel You. Pezzo di grande impatto, con un intro di chitarra electro-blues che la rende unica nel repertorio dM. Nonostante il pezzo abbia una musicalità molto dura, il brano ha uno dei testi più romantici proposti da Martin. Il brano successivo è Walking In My Shoes. E' una delle canzoni che più amo in assoluto dei dM. Un pezzo nel quale mi ritrovo molto, un brano equilibrato al quale non so dare una precisa collocazione nella storia della musica. Non so se definirlo un brano pop o rock, so solo che è un pezzo perfetto che solo i dM sono stati in grado di produrre. A seguire il gospel di Condemnation, dove dave mette a dura prova le sue corde vocali. A mio parere l'apice della "vocalità" del Gahan. La traccia successiva è Mercy In You. secondo me il brano più "scarso" di SOFAD, Un pò lento e ripetitivo. la cosa positiva è la doppia voce fra Dave e Martin nel ritornello. Judas è il primo brano cantato dal solo Martin. La solita ballata del Gore...Un brano distensivo che aiuta a meditare. La traccia successiva è il brano più dark di SOFAD, la meravigliosa, In Your Room. Canzone imponente sotto tutti i punti di vista. Bellissima la versione "Zephir", che presenta un arrangiamento più rock. A seguire un brano gospel Get Right With Me". Testo positivo con la voce di Dave sempre più superlativa. Il brano successivo è Rush. Canzone che può tranquillamente essere definita Rock Alternativo. Grande prestazione della voce di Dave, e a mio parere momento topico del Devotional Tour...Indimenticabile...Il brano successivo ritroviamo Martin alla voce solista con One Caress. Sembra un brano di musica lirica, dove la voce di Martin raggiunge livelli "allucinanti". Ottimo l'accompagnamento Orchestrale. Il brano finale è Higher Love. Un brano che è degno finale di un lavoro Spettacolare. Brano intenso, oscuro un inno all'Amore carico di speranza. Meraviglioso intro del Devotional Tour..."Da Brividi". In conclusione SOFAD, dopo Violator, è stato un ulteriore colpo di coda dei Basildon Boys. Ultimo lavoro di studio di Alan Wilder (il suo lavoro è da applausi). Certamente SOFAD contende a Violator il titolo di miglior album dei dM. Fra i due preferisco Violator anche se SOFAD è un lavoro straordinario che segna la vetta dell'evoluzione artistica di Gore e compagni.
Alla prossima....
Dev, io metto sempre la stessa, spero di non riciclarmi..
Devo ammetterlo, Exciter è il mio album preferito anche perché è quello che mi ha fatto scoprire una grande band, ma non solo per questo. Exciter è un dolce, dolce viaggio, che mi ha accompagnata in numerosissimi pomeriggi di inverno, quando la pioggia ricopre le cose, e il tepore è tutto quello che si cerca. Perché è un disco veramente caldo, formato da un morbido tappeto di beat coperto da melodie ricercate e sempre indovinate. Per una volta i Depeche Mode lasciano in disparte i ritmi potenti e aggressivi per dare spazio all’introspezione, ad una ricerca infinita del minimale, delle atmosfere rarefatte e dell’intimità che la splendida e versatile voce di Dave Gahan aiuta a creare, la quale sa essere graffiante ed energica ed allo stesso tempo mielata e eterea. La chitarra e il suo riff sono i protagonisti del pezzo d’apertura (e primo singolo), Dream on, dall’incedere sicuro ed incalzante, quasi nevrotico, mentre in The dead of night troviamo un ritmo pesante e braccante, quasi intimidatorio, che si dissolve in I feel loved, dalla trascinante carica dance. Due sono i pezzi cantati da Martin Gore: Comatose e Breath, canzoni apparentemente lente e secondarie, ma dai risvolti passionali e dai toni molto intensi. Il resto dell’album trabocca d’amore, come Shine e When the body speaks, canzoni che fanno letteralmente sciogliere il cuore (“Ho bisogno della tua tenerezza, ho bisogno del tuo tocco, sogno una tua carezza”). Qui, come in Freelove e in I am you, Martin mostra il suo lato più romantico, il lato che dell’amore vive e che dall’amore trae la sua più grande fonte di ispirazione. In questo disco l’autore sembra voler dimenticare le parole “servo e padrone”, per abbracciare un sentimento totale, tanto desiderato (“metti la tua piccola mano nella mia e credi nell’amore”), ma sempre carnale e passionale (in The sweetest condition), e sempre inevitabilmente doloroso (“Se sei nato per amare, sei nato per soffrire”). Ma alla fine sembra esserci sempre uno spiraglio di luce, quello spiraglio che ha caratterizzato le vite dei Depeche Mode e il concept dell’album (“Mi sento voluto, mi sento desiderato, mi sento amato”).
Devo ammetterlo, Exciter è il mio album preferito anche perché è quello che mi ha fatto scoprire una grande band, ma non solo per questo. Exciter è un dolce, dolce viaggio, che mi ha accompagnata in numerosissimi pomeriggi di inverno, quando la pioggia ricopre le cose, e il tepore è tutto quello che si cerca. Perché è un disco veramente caldo, formato da un morbido tappeto di beat coperto da melodie ricercate e sempre indovinate. Per una volta i Depeche Mode lasciano in disparte i ritmi potenti e aggressivi per dare spazio all’introspezione, ad una ricerca infinita del minimale, delle atmosfere rarefatte e dell’intimità che la splendida e versatile voce di Dave Gahan aiuta a creare, la quale sa essere graffiante ed energica ed allo stesso tempo mielata e eterea. La chitarra e il suo riff sono i protagonisti del pezzo d’apertura (e primo singolo), Dream on, dall’incedere sicuro ed incalzante, quasi nevrotico, mentre in The dead of night troviamo un ritmo pesante e braccante, quasi intimidatorio, che si dissolve in I feel loved, dalla trascinante carica dance. Due sono i pezzi cantati da Martin Gore: Comatose e Breath, canzoni apparentemente lente e secondarie, ma dai risvolti passionali e dai toni molto intensi. Il resto dell’album trabocca d’amore, come Shine e When the body speaks, canzoni che fanno letteralmente sciogliere il cuore (“Ho bisogno della tua tenerezza, ho bisogno del tuo tocco, sogno una tua carezza”). Qui, come in Freelove e in I am you, Martin mostra il suo lato più romantico, il lato che dell’amore vive e che dall’amore trae la sua più grande fonte di ispirazione. In questo disco l’autore sembra voler dimenticare le parole “servo e padrone”, per abbracciare un sentimento totale, tanto desiderato (“metti la tua piccola mano nella mia e credi nell’amore”), ma sempre carnale e passionale (in The sweetest condition), e sempre inevitabilmente doloroso (“Se sei nato per amare, sei nato per soffrire”). Ma alla fine sembra esserci sempre uno spiraglio di luce, quello spiraglio che ha caratterizzato le vite dei Depeche Mode e il concept dell’album (“Mi sento voluto, mi sento desiderato, mi sento amato”).
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STRIPPED
Stripped non è soltanto il capolavoro dell'album che la contiene, ma bensì il capolavoro della loro carriera nella decade del periodo '80.
La traccia numero 7 di Black Celebration è un davvero un gioiello. Il brano ha una musicalità che sa d'epico, un arrangiamento piuttosto cupo, un testo onirico e un'atmosfera fumosa e claustrofobica. Leggendone superficialmente il testo potrebbe sembrare una classica bella canzone d'amore, ma in realtà è un inno anti-materialistico, un inno a ciò che è vero e pulito in un mondo dedito al materialismo.
Il senso di estraniazione dalla realtà è molto forte. Chi parla chiede all'amata di scappare con sè in un mondo lontano dalla civiltà odierna, un mondo che in realtà, probabilmente, è soltanto il frutto della propria immaginazione. Emblematica, su questo discorso, la frase del ritornello della canzone: "Lascia che ti veda nuda fino all'osso" frase recitata in un contesto-immaginario composto da immense praterie, alberi, fiumi e tutto ciò che concerne la natura e le sue meraviglie, e che inevitabilmente richiama i fasti biblici del Giardino dell'Eden alludendo alla purezza, l'innocenza, il benessere, la pace dei sensi e qualunque cosa faccia parte dell'integrità morale e l'appagamento dell'animo.
Musicalmente, il brano, come di tradizione nella band, è arrangiato con la musica elettronica, il quale aiuta a conferire un'atmosfera molto suggestiva. Il pezzo è ricco di synths analogici e suoni di marchio industriale che contribuiscono nel dare al pezzo un senso di cappa claustrofobica, descrivendone quindi il malessere metropolitano.
Se tutt'oggi è uno dei brani più apprezzati dai fans e non a caso i Depeche Mode la inseriscono nella scaletta della seconda tranche del Touring the Angel un motivo ci sarà. La versione live riproposta nell'ultimo tour è stupefacente. L'introduzione è una vera e propria "messa" musicale. Il campionamento di un'accensione di automobile e il suo motore pulsante angoscioso aprono il pezzo, dei cupi accordi discendenti eseguiti e semplificati da una linea di synth nerissima si impongono per poi accompagnare una melodia epica, sontuosa e malinconica. Pubblico in visibilio in un contesto d'alchimia spirituale con la band, fino a quando Dave Gahan non spezzerà l'eterea introduzione recitando le prime parole del brano...
Come with me
Into the trees...
Stripped non è soltanto il capolavoro dell'album che la contiene, ma bensì il capolavoro della loro carriera nella decade del periodo '80.
La traccia numero 7 di Black Celebration è un davvero un gioiello. Il brano ha una musicalità che sa d'epico, un arrangiamento piuttosto cupo, un testo onirico e un'atmosfera fumosa e claustrofobica. Leggendone superficialmente il testo potrebbe sembrare una classica bella canzone d'amore, ma in realtà è un inno anti-materialistico, un inno a ciò che è vero e pulito in un mondo dedito al materialismo.
Il senso di estraniazione dalla realtà è molto forte. Chi parla chiede all'amata di scappare con sè in un mondo lontano dalla civiltà odierna, un mondo che in realtà, probabilmente, è soltanto il frutto della propria immaginazione. Emblematica, su questo discorso, la frase del ritornello della canzone: "Lascia che ti veda nuda fino all'osso" frase recitata in un contesto-immaginario composto da immense praterie, alberi, fiumi e tutto ciò che concerne la natura e le sue meraviglie, e che inevitabilmente richiama i fasti biblici del Giardino dell'Eden alludendo alla purezza, l'innocenza, il benessere, la pace dei sensi e qualunque cosa faccia parte dell'integrità morale e l'appagamento dell'animo.
Musicalmente, il brano, come di tradizione nella band, è arrangiato con la musica elettronica, il quale aiuta a conferire un'atmosfera molto suggestiva. Il pezzo è ricco di synths analogici e suoni di marchio industriale che contribuiscono nel dare al pezzo un senso di cappa claustrofobica, descrivendone quindi il malessere metropolitano.
Se tutt'oggi è uno dei brani più apprezzati dai fans e non a caso i Depeche Mode la inseriscono nella scaletta della seconda tranche del Touring the Angel un motivo ci sarà. La versione live riproposta nell'ultimo tour è stupefacente. L'introduzione è una vera e propria "messa" musicale. Il campionamento di un'accensione di automobile e il suo motore pulsante angoscioso aprono il pezzo, dei cupi accordi discendenti eseguiti e semplificati da una linea di synth nerissima si impongono per poi accompagnare una melodia epica, sontuosa e malinconica. Pubblico in visibilio in un contesto d'alchimia spirituale con la band, fino a quando Dave Gahan non spezzerà l'eterea introduzione recitando le prime parole del brano...
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- tom1986
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Songs of Faith and Devotion
Ecco che mi affaccio anch'io sul topic delle recensioni, ma non potendo legare le mie emozioni per dar vita ad un analisi "giornalistica".. le lascerò libere di entrare ed uscire dal discorso, come punti di sutura e ricamo al tempo stesso.
Canzoni di fede e devozione, l'opera ultima del quartetto al completo, il momento più difficile da sopportare.. quasi da trascinare.. tenedosi aggrappati con le unghie e con i denti, ma al contempo la base per risorgere dalle ceneri ancora una volta, rendendo un esempio tanto pratico quanto inatteso, della teoria fisica della spinta di Archimede, nel liquido torbido degli eccessi.
SOFAD è il disco dei DM più intenso per me, il suo richiamo di sofferenza e angoscia latente è irresistibile; se stai soffrendo e lo metti su, sarà come sentire che la tua pena è condivisa.. che il tuo star male non è così incomprensibile, con questo disco puoi scegliere di urlare tutta la tua pain & suffering senza sentirti vittima.. o scegliere di lasciar implodere le tue emozioni all'interno e trovarci anche un certo masochistico retrogusto piacevole.
La conferma di questo ultimo punto sta nel primo brano.. I Feel You, con il suo stridere ossessivo nell'intro.. brivido freddo che ti fa chiudere gli occhi, quasi doloroso.. stridolio che potrebbe benissimo provenire da una lama sulle tue braccia. Dura un attimo ed un'eternità al tempo stesso.. ma è solo il trampolino verso il riff ipnotico, la porta d'ingresso che da sul giardino del desiderio, che conduce all'overdose plurisensoriale.
Seguono Walking in my shoes e Condemnation, due perle alle quali sono infinitamente legato, probabilmente le due più dense di emozioni per il mio vissuto personale. Con loro, fare la vittima ti è concesso.. è quasi più bello che essere 'il vincitore', perchè sai che le tue "intentions couldn't have been purer" e che the truth is on your side; quindi per quale motivo non puoi gridarlo? Perchè non dovresti poterlo sbattere in faccia? Dato che il tuo interlocutore nonostante tutto vuole anche delle scuse per "ingrassare" la sua onestà morale, scambia la purezza per immaturità e ricambia la tua gentilezza con la sua cecità!?
Se questo disco fosse la cronaca di una storia d'amore, con alti e bassi.. allontanamenti e riavvicinamenti, definitivi solo momentanei, in questo disegno Mercy in you rappresenterebbe il momento in cui uno dei due mette da parte l'ogoglio ed ogni forma di recriminazione per non perdere tutto. C'è una timida dolcezza nascosta tra le righe, una tentativo importante di riavvicinamento, che ti espone ad eventuali colpi letali, ma che val la pena di essere attuato.
E così arriva Judas, che spezza il poker d'assi ma solo apparentemente. Un' abile analisi potrebbe trasformarla addirittura in un quinto asso, sempre comodo da portare nella manica. Martin Gore con la sua ballata, potrebbe essere la voce della coscienza nella situazione sentimentale già supposta, coscienza con i suoi dubbi su ciò che sia migliore o solo più facile da raggiungere. Grillo parlante con un carico di Giuda traditori e Tommasi dubbiosi. Crisi su crisi.
In your room irrompe come un flashback emozionale, un ripercorrere ciò che è stato ed un analizzare ciò che potrebbe essere o non essere più. Disperazione per una sete ed una passione che rischiano di non essere soddisfatte. Il video, oltre a ripercorrere passaggi precedenti, quasi come presagio di una fine vicina, sentimentale.. musicale..o addirittura vitale che sia, sottolinea con l'incatenamento dei protagonisti che la saturazione è stata raggiunta, c'è un senso di insofferenza ed asfissia e presa di coscienza che tocca all'altro venire a liberarci, che non dipende più da noi.
Get right with me è forse il pezzo meno incisivo dell'album.
Ed infine Rush, One Caress ed Higherlove costituiscono il trittico finale di disperazione positiva.. strabordante di passionalità e spregiudicatezza "amorosa", richiesta di concessione di un ultimo desiderio e celebrazione tanto alta quanto inattesa di una rinascita. Rinascita che si può adattare ad ogni chiave di lettura. Rinascità vitale per i Depeche Mode, poichè chiude il periodo più difficile, periodo che cancellerà le ultime tracce delle facce pulite di Basildon, restituendo indietro quelle da rockstar.. che porterà all'addio di Alan Wilder, preludio ad una nuova era. Rinascita dal punto di vista compositivo-ridistributivo dei compiti, poichè si erano perse di vista molte peculiarità dell'essere una band mondiale. Rinascita per Dave Gahan, poichè il Devotional lo ridurrà in fin di vita, ma sarà quello che sancirà la svolta nella sua vita.. a 360°.
E per chi non si arrende mai e a chi piace sognare, rinascita di quell'ipotetica storia d'amore che SOFAD potrebbe scandire.
L'ennesima dimostrazione che qualche rara volta, qualcosa non è totalmente buona o cattiva, bianca o nera, e che quello che viene visto come l'album più "negativo" dei Depeche Mode.. risorge prendendosi qualche rivincita.
+faith & devotion+
Ecco che mi affaccio anch'io sul topic delle recensioni, ma non potendo legare le mie emozioni per dar vita ad un analisi "giornalistica".. le lascerò libere di entrare ed uscire dal discorso, come punti di sutura e ricamo al tempo stesso.
Canzoni di fede e devozione, l'opera ultima del quartetto al completo, il momento più difficile da sopportare.. quasi da trascinare.. tenedosi aggrappati con le unghie e con i denti, ma al contempo la base per risorgere dalle ceneri ancora una volta, rendendo un esempio tanto pratico quanto inatteso, della teoria fisica della spinta di Archimede, nel liquido torbido degli eccessi.
SOFAD è il disco dei DM più intenso per me, il suo richiamo di sofferenza e angoscia latente è irresistibile; se stai soffrendo e lo metti su, sarà come sentire che la tua pena è condivisa.. che il tuo star male non è così incomprensibile, con questo disco puoi scegliere di urlare tutta la tua pain & suffering senza sentirti vittima.. o scegliere di lasciar implodere le tue emozioni all'interno e trovarci anche un certo masochistico retrogusto piacevole.
La conferma di questo ultimo punto sta nel primo brano.. I Feel You, con il suo stridere ossessivo nell'intro.. brivido freddo che ti fa chiudere gli occhi, quasi doloroso.. stridolio che potrebbe benissimo provenire da una lama sulle tue braccia. Dura un attimo ed un'eternità al tempo stesso.. ma è solo il trampolino verso il riff ipnotico, la porta d'ingresso che da sul giardino del desiderio, che conduce all'overdose plurisensoriale.
Seguono Walking in my shoes e Condemnation, due perle alle quali sono infinitamente legato, probabilmente le due più dense di emozioni per il mio vissuto personale. Con loro, fare la vittima ti è concesso.. è quasi più bello che essere 'il vincitore', perchè sai che le tue "intentions couldn't have been purer" e che the truth is on your side; quindi per quale motivo non puoi gridarlo? Perchè non dovresti poterlo sbattere in faccia? Dato che il tuo interlocutore nonostante tutto vuole anche delle scuse per "ingrassare" la sua onestà morale, scambia la purezza per immaturità e ricambia la tua gentilezza con la sua cecità!?
Se questo disco fosse la cronaca di una storia d'amore, con alti e bassi.. allontanamenti e riavvicinamenti, definitivi solo momentanei, in questo disegno Mercy in you rappresenterebbe il momento in cui uno dei due mette da parte l'ogoglio ed ogni forma di recriminazione per non perdere tutto. C'è una timida dolcezza nascosta tra le righe, una tentativo importante di riavvicinamento, che ti espone ad eventuali colpi letali, ma che val la pena di essere attuato.
E così arriva Judas, che spezza il poker d'assi ma solo apparentemente. Un' abile analisi potrebbe trasformarla addirittura in un quinto asso, sempre comodo da portare nella manica. Martin Gore con la sua ballata, potrebbe essere la voce della coscienza nella situazione sentimentale già supposta, coscienza con i suoi dubbi su ciò che sia migliore o solo più facile da raggiungere. Grillo parlante con un carico di Giuda traditori e Tommasi dubbiosi. Crisi su crisi.
In your room irrompe come un flashback emozionale, un ripercorrere ciò che è stato ed un analizzare ciò che potrebbe essere o non essere più. Disperazione per una sete ed una passione che rischiano di non essere soddisfatte. Il video, oltre a ripercorrere passaggi precedenti, quasi come presagio di una fine vicina, sentimentale.. musicale..o addirittura vitale che sia, sottolinea con l'incatenamento dei protagonisti che la saturazione è stata raggiunta, c'è un senso di insofferenza ed asfissia e presa di coscienza che tocca all'altro venire a liberarci, che non dipende più da noi.
Get right with me è forse il pezzo meno incisivo dell'album.
Ed infine Rush, One Caress ed Higherlove costituiscono il trittico finale di disperazione positiva.. strabordante di passionalità e spregiudicatezza "amorosa", richiesta di concessione di un ultimo desiderio e celebrazione tanto alta quanto inattesa di una rinascita. Rinascita che si può adattare ad ogni chiave di lettura. Rinascità vitale per i Depeche Mode, poichè chiude il periodo più difficile, periodo che cancellerà le ultime tracce delle facce pulite di Basildon, restituendo indietro quelle da rockstar.. che porterà all'addio di Alan Wilder, preludio ad una nuova era. Rinascita dal punto di vista compositivo-ridistributivo dei compiti, poichè si erano perse di vista molte peculiarità dell'essere una band mondiale. Rinascita per Dave Gahan, poichè il Devotional lo ridurrà in fin di vita, ma sarà quello che sancirà la svolta nella sua vita.. a 360°.
E per chi non si arrende mai e a chi piace sognare, rinascita di quell'ipotetica storia d'amore che SOFAD potrebbe scandire.
L'ennesima dimostrazione che qualche rara volta, qualcosa non è totalmente buona o cattiva, bianca o nera, e che quello che viene visto come l'album più "negativo" dei Depeche Mode.. risorge prendendosi qualche rivincita.
+faith & devotion+
Ultima modifica di tom1986 il mar apr 22, 2008 4:33 pm, modificato 1 volta in totale.
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E finalmente su richiesta "incalzante" proveniente dalla mia DestraAlya_DM ha scritto:...ma SGR? nessuno ne scrive?
Parlare di SGR per me e troppo emozionante. Definirei SGR l'iniziazione del sottoscritto. E' stato il primo lp dei dM, quindi per Me opera omnia. L'unica nota negativa di quel periodo, non averli visti dal vivo....Bè avevo solo 15 anni
I quattro lavorano per SGR al Music Works Studio di Londra e negli Hansa Studios di Berlino. Il produttore è lo stesso del precedente lavoro, Gareth Jones, con il solito Daniel Miller a fare da "balia". SGR è un album bellissimo e particolare, scritto quasi interamente da Martin Gore; SGR sembra essere in alcuni brani una sorta di prefazione al successivo e "cupo" Black Celebration.
Ma passiamo alla tracklist di questo capolavoro... Si apre con Something To Do con il suo sound incalzante di rumuori metallici, a seguire, a mio parere, la più bella canzone del disco Lie To Me, dal cui testo è tratto il titolo dell'album. In questa canzone la voce di Dave, calme e suadenta, raggiunge dei picchi eccelsi, paragonabili solo a SOFAD. Grande song, tanto che Dave l'aveva proposta per il TTA. Peccato che non sia stata presa in considerazione. La terza song è People Are People. Questa è la canzone con cui ho conosciuto i dM. Folgorato in un pomeriggio estivo mentre vedevo DJ Television. Quel sound mi colpì subito, un altro fan si accodava alla "causa" dM. Troppi ricordi mi legano a questa canzone (beatà gioventù).
Segue la canzone di Martin...It Doesn't Matter classica canzone d'amore dolcissima con un testo toccante. Nella successiva song ritorna a cantare Dave... Stories Of Old. Forse la canzone più "semplice" di SGR musicalmente, ma dal testo ricco d'amore e sentimento. La traccia successiva è Somebody. Ritorna a cantare Martin... A mio parere la "ballata" più famosa dei dM. Un inno all'amore, che punta drittto al cuore. Classica canzone utilizzata dal sottoscritto durante le feste fra "adolescenti" per abbordare le ragazzine....Da premettere che la canzone non la conosceva nessuno
In conclusione SGR secondo me è un disco favoloso, da ascoltare e riascoltare. Un lavoro che ha quasi 25 anni, ma che non può mancare nella discografia di un fan dei dM.

