Le vostre recensioni
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Da un pallido tentativo (e da una rielaborazione di materiale scritto anni fa) è uscito questo...
Ultra
La prima cosa che penso, quando penso ad Ultra, è che è forse l'unico regalo che mi sia mai piaciuto fattomi da mio fratello... avevo quindici anni, ed in quell’estate tutta ragazze e musica Ultra entrò a far parte della mia vita in punta di piedi, gettando i semi per il mio grande amore che è quello per i Depeche.
Prima di esso, i Depeche Mode erano una band. E’ solo grazie ad esso che per me i Depeche sono diventati la band.
Ultra segna il trionfale ritorno dei Depeche Mode: dopo due-tre anni costellati di problemi di ogni sorta, quando tutti li davano per spacciati, scendono ancora una volta in campo e lo fanno da protagonisti.
E’ vero, niente è più come un tempo: Dave sta pagando ancora le conseguenze delle sue azioni, Fletch è reduce da un esaurimento nervoso, ma soprattutto Alan ha abbandonato. Eppure, in questo albo, al contrario dei successivi, non se ne sente la mancanza. Non mi viene mai da chiedermi come sarebbe stato con lui, semplichemente perché Ultra non ha punti deboli.
Con Ultra, i Depeche ancora una volta spiazzano i devoti con un colpo di classe, distanziandosi nettamente dalle sonorità di Songs of faith and devotion. Quelle che restano, evidenti, sono le atmosfere cupe ed i segni delle sofferenze.
A dispetto delle sonorità prettamente pop di It’s no good, che avrà grande successo grazie a degli ottimi remix, Ultra non è un lavoro allegro: a tratti claustrofobico, è una collezione di tristi emozioni, è il racconto di grandi delusioni: i testi, introspettivi e sofferenti anche più che in passato, si fanno portavoci di tutto ciò, accompagnati da un sound ricercatissimo, alla moda, eppure mai banale e scontato: persino gli interludes sono ancora quelli di un tempo, e non dei banali riempitivi a là “Introspectre”.
La traccia di apertura, Barrel of a gun, sebbene molto ritmata, è un ottimo intro all’Ultra-mondo: non c’è speranza nel testo di Gore, c’è solo pura e cruda disperazione ed una frenetica ricerca di riposo, quello stesso riposo che un Dave quasi impaurito cerca in Sister of night, una vera preghiera ad un’entità superiore affinchè scenda e calmi ogni sofferenza, un po’ come accadeva in passato con “Waiting for the night”.
La traccia cui forse sono legato di più è Home: interpretata da mr.Gore, è forse la traccia più bella dell’intero albo e di certo una delle più belle (se non la più bella) canzoni mai scritte dal biondino di Basildon, a dispetto di tante acclamate, ipercitate, ipercommercializzate fino all’esasperazione tracce dei Mode. Video stupendo (diretto da Steve Green), testo straordinario, e assolo finale da commozione.
Altra traccia di indubbio spessore è Useless, quarto singolo, che raggiungerà il suo massimo fulgore in versione singolo grazie al potente mix ad opera di Alan Moulder, ed in versione remix, grazie agli straordinari Kruder & Dorfmeister.
E ci sarebbe tanto da dire sulle altre tracce che costituiscono questo album immenso, ma è difficile anche solo pensare a come descrivere, spiegare il violento ed emozionante finale di Freestate, oppure l’atmosfere ovattate di The bottom line e di The love thieves.
Ciò che invece non posso esimermi dal dire, è che al termine di ogni ascolto, la sensazione più bella che mi lascia è che dal dolore nasce sempre qualcosa di magico… e che, riprendendo un verso dalla maestosa traccia di chiusura Insight, in quei Depeche sicuramente the fire still burnt…
Oggi, nonostante delle ottime tracce, guardando alla storia dell'ultimo decennio, forse non è più lo stesso.
In ogni caso, non si può non amare questo disco, non si può prescindere da esso per avere una visione globale dei Depeche Mode e della loro musica.
Ogni eventuale commento o critica in privato. Grazie.
Ultra
La prima cosa che penso, quando penso ad Ultra, è che è forse l'unico regalo che mi sia mai piaciuto fattomi da mio fratello... avevo quindici anni, ed in quell’estate tutta ragazze e musica Ultra entrò a far parte della mia vita in punta di piedi, gettando i semi per il mio grande amore che è quello per i Depeche.
Prima di esso, i Depeche Mode erano una band. E’ solo grazie ad esso che per me i Depeche sono diventati la band.
Ultra segna il trionfale ritorno dei Depeche Mode: dopo due-tre anni costellati di problemi di ogni sorta, quando tutti li davano per spacciati, scendono ancora una volta in campo e lo fanno da protagonisti.
E’ vero, niente è più come un tempo: Dave sta pagando ancora le conseguenze delle sue azioni, Fletch è reduce da un esaurimento nervoso, ma soprattutto Alan ha abbandonato. Eppure, in questo albo, al contrario dei successivi, non se ne sente la mancanza. Non mi viene mai da chiedermi come sarebbe stato con lui, semplichemente perché Ultra non ha punti deboli.
Con Ultra, i Depeche ancora una volta spiazzano i devoti con un colpo di classe, distanziandosi nettamente dalle sonorità di Songs of faith and devotion. Quelle che restano, evidenti, sono le atmosfere cupe ed i segni delle sofferenze.
A dispetto delle sonorità prettamente pop di It’s no good, che avrà grande successo grazie a degli ottimi remix, Ultra non è un lavoro allegro: a tratti claustrofobico, è una collezione di tristi emozioni, è il racconto di grandi delusioni: i testi, introspettivi e sofferenti anche più che in passato, si fanno portavoci di tutto ciò, accompagnati da un sound ricercatissimo, alla moda, eppure mai banale e scontato: persino gli interludes sono ancora quelli di un tempo, e non dei banali riempitivi a là “Introspectre”.
La traccia di apertura, Barrel of a gun, sebbene molto ritmata, è un ottimo intro all’Ultra-mondo: non c’è speranza nel testo di Gore, c’è solo pura e cruda disperazione ed una frenetica ricerca di riposo, quello stesso riposo che un Dave quasi impaurito cerca in Sister of night, una vera preghiera ad un’entità superiore affinchè scenda e calmi ogni sofferenza, un po’ come accadeva in passato con “Waiting for the night”.
La traccia cui forse sono legato di più è Home: interpretata da mr.Gore, è forse la traccia più bella dell’intero albo e di certo una delle più belle (se non la più bella) canzoni mai scritte dal biondino di Basildon, a dispetto di tante acclamate, ipercitate, ipercommercializzate fino all’esasperazione tracce dei Mode. Video stupendo (diretto da Steve Green), testo straordinario, e assolo finale da commozione.
Altra traccia di indubbio spessore è Useless, quarto singolo, che raggiungerà il suo massimo fulgore in versione singolo grazie al potente mix ad opera di Alan Moulder, ed in versione remix, grazie agli straordinari Kruder & Dorfmeister.
E ci sarebbe tanto da dire sulle altre tracce che costituiscono questo album immenso, ma è difficile anche solo pensare a come descrivere, spiegare il violento ed emozionante finale di Freestate, oppure l’atmosfere ovattate di The bottom line e di The love thieves.
Ciò che invece non posso esimermi dal dire, è che al termine di ogni ascolto, la sensazione più bella che mi lascia è che dal dolore nasce sempre qualcosa di magico… e che, riprendendo un verso dalla maestosa traccia di chiusura Insight, in quei Depeche sicuramente the fire still burnt…
Oggi, nonostante delle ottime tracce, guardando alla storia dell'ultimo decennio, forse non è più lo stesso.
In ogni caso, non si può non amare questo disco, non si può prescindere da esso per avere una visione globale dei Depeche Mode e della loro musica.
Ogni eventuale commento o critica in privato. Grazie.
- blackcelebration73
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Sono contenta che la recensione vi sia piaciuta. Grazie ad Alya per quella su Black Celebration, il mio album preferito.
Quanto a Music For The Masses, che come avevo scritto non era il mio album preferito, be' sembra assurdo ma l'ho talmente sviscerato per questa recensione, che ho preso ad amarlo profondamente, molto più di prima!
Spero che altri si facciano avanti con le recensioni sia perchè è il modo migliore per spiegare la nostra passione per i DM sia perchè attraverso le letture soggettive di ognuno si può arrivare ad apprezzare un album che magari prima era stato sottovalutato.
Magari qualcuno riuscirà a farmi apprezzare Exciter!
Quanto a Music For The Masses, che come avevo scritto non era il mio album preferito, be' sembra assurdo ma l'ho talmente sviscerato per questa recensione, che ho preso ad amarlo profondamente, molto più di prima!
Spero che altri si facciano avanti con le recensioni sia perchè è il modo migliore per spiegare la nostra passione per i DM sia perchè attraverso le letture soggettive di ognuno si può arrivare ad apprezzare un album che magari prima era stato sottovalutato.
Magari qualcuno riuscirà a farmi apprezzare Exciter!
Ultima modifica di blackcelebration73 il mar mar 11, 2008 4:51 pm, modificato 1 volta in totale.
- salvodepeche
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14/05/2001
Dopo 4 anni dall’uscita di Ultra si presenta Exciter.
Certo il titolo mi faceva pensare sonorità aggressive e brillanti, ma dopo il primo ascolto mi accorsi che al massimo mi suggeriva una “eccitazione” interiore. Attendevo con ansia l’uscita di Exciter….Un lavoro che alla fine mi ha lasciato un po’ di perplessità, ancora tutt’oggi. La cosa positiva è stata sicuramente il ritorno alla grande del “vocione” di Dave….Secondo il mio modestissimo parere un passo indietro rispetto ad Ultra….Certo per uno come me che ascolta i Depeche dal 1984 diventa un po’ difficile parlare di Exciter….Lavoro che alla fine dei conti ha apportato numerosi devoti alla causa Depeche
Il suono dell’album è sicuramente all’avanguardia, fondendo basi elettroniche ed acustiche. Buono il lavoro di produzione di Mark Bell.
Ma passiamo alle tracce: Dream On, pezzo di apertura dell’album e primo singolo. Canzone “furbetta” dei Depeche, ottima per lanciare sul mercato il nuovo lavoro, buon connubio tra chitarra e synth (ma non è certamente Personal Jesus).
Segue Shine….Secondo me il pezzo più bello di Exciter. Un brano che mi fa andare indietro nel tempo, verso il periodo più elettronico della band….Il pezzo funziona ed è godibile….L’unico neo di Shine è quello di non essere stata considerata per una esibizione live all’Exciter Tour….Con Sweetest Condition si chiude la triade iniziale…Pezzo carino nel quale si ritrovano le corde vocali di mister Gahan.
When The Body Speaks è la prima ballata di Exciter…Pezzo molto soft…Passo
Dead Of Night, mi ha colpito subito al primo ascolto….Adrenalina pura mista ad energia…Si può benissimo paragonare ad I Feel You. Dopo la strumentale Lovetheme troviamo Freelove….Pezzo al quale che secondo me manca qualcosa….Con un arrangiamento migliore poteva diventare una pietra miliare dei singoli dei Depeche, diciamo una nuova Enjoy The Silence. Alla fine è uscita fuori una ballata elettronica, abbastanza trascurabile. Flood nel suo mix è riuscito ha tirare qualcosa di buono in questa traccia. Non voglio demonizzare Freelove che alla fine della storia rimane sempre un pezzo dal potere eccitante ed ammaliante….Bè forse ho esagerato un po’.
Dopo il pezzo di Martin, Comatose, il secondo singolo di Exciter…I Feel Loved, canzone che a tutt’oggi mi lascia attonito, ma alla fine si tratta di un buon pezzo pop, con una drum Machine forse un po’ troppo ripetitiva….Diciamo un pezzo un pò troppo facile.
Dopo l’ennesima canzone di Martin, Breathe, un gradino sopra Comatose e l’ennesima instrumental, Easy Tiger b-side di Dream On, è il turno delle conclusive I Am You e Goodnight Lovers.
Buon finale…Senza infamia e senza lode.
Alla fine ritengo che Exciter e un “buon” disco privo del colpo di genio, ma è pur sempre un disco dei Depeche Mode, e dunque meglio di tanta altra robe che c’è in giro.
Dopo 4 anni dall’uscita di Ultra si presenta Exciter.
Certo il titolo mi faceva pensare sonorità aggressive e brillanti, ma dopo il primo ascolto mi accorsi che al massimo mi suggeriva una “eccitazione” interiore. Attendevo con ansia l’uscita di Exciter….Un lavoro che alla fine mi ha lasciato un po’ di perplessità, ancora tutt’oggi. La cosa positiva è stata sicuramente il ritorno alla grande del “vocione” di Dave….Secondo il mio modestissimo parere un passo indietro rispetto ad Ultra….Certo per uno come me che ascolta i Depeche dal 1984 diventa un po’ difficile parlare di Exciter….Lavoro che alla fine dei conti ha apportato numerosi devoti alla causa Depeche
Il suono dell’album è sicuramente all’avanguardia, fondendo basi elettroniche ed acustiche. Buono il lavoro di produzione di Mark Bell.
Ma passiamo alle tracce: Dream On, pezzo di apertura dell’album e primo singolo. Canzone “furbetta” dei Depeche, ottima per lanciare sul mercato il nuovo lavoro, buon connubio tra chitarra e synth (ma non è certamente Personal Jesus).
Segue Shine….Secondo me il pezzo più bello di Exciter. Un brano che mi fa andare indietro nel tempo, verso il periodo più elettronico della band….Il pezzo funziona ed è godibile….L’unico neo di Shine è quello di non essere stata considerata per una esibizione live all’Exciter Tour….Con Sweetest Condition si chiude la triade iniziale…Pezzo carino nel quale si ritrovano le corde vocali di mister Gahan.
When The Body Speaks è la prima ballata di Exciter…Pezzo molto soft…Passo
Dead Of Night, mi ha colpito subito al primo ascolto….Adrenalina pura mista ad energia…Si può benissimo paragonare ad I Feel You. Dopo la strumentale Lovetheme troviamo Freelove….Pezzo al quale che secondo me manca qualcosa….Con un arrangiamento migliore poteva diventare una pietra miliare dei singoli dei Depeche, diciamo una nuova Enjoy The Silence. Alla fine è uscita fuori una ballata elettronica, abbastanza trascurabile. Flood nel suo mix è riuscito ha tirare qualcosa di buono in questa traccia. Non voglio demonizzare Freelove che alla fine della storia rimane sempre un pezzo dal potere eccitante ed ammaliante….Bè forse ho esagerato un po’.
Dopo il pezzo di Martin, Comatose, il secondo singolo di Exciter…I Feel Loved, canzone che a tutt’oggi mi lascia attonito, ma alla fine si tratta di un buon pezzo pop, con una drum Machine forse un po’ troppo ripetitiva….Diciamo un pezzo un pò troppo facile.
Dopo l’ennesima canzone di Martin, Breathe, un gradino sopra Comatose e l’ennesima instrumental, Easy Tiger b-side di Dream On, è il turno delle conclusive I Am You e Goodnight Lovers.
Buon finale…Senza infamia e senza lode.
Alla fine ritengo che Exciter e un “buon” disco privo del colpo di genio, ma è pur sempre un disco dei Depeche Mode, e dunque meglio di tanta altra robe che c’è in giro.
Ci provo, del resto sapevo di essere l'anello debole...
A me non interessa niente dell' elettronica o del rock, dei synth o di
non so quale altra diavoleria ,ne' sono capace di fare recensioni tecniche
;
so solo che la musica dei Depeche e' quella che ,tra le tante, moltissimi anni fa ,
ho " riconosciuto " e l'unica che mi ha fatto, e mi fa tuttora ( sempre con mia grande sorpresa ) ,
venire fisicamente i brividi .
Che ha la capacita' di tirarmi dentro un vortice grazie al quale si libera
la mia parte piu' profonda .Come una specie di psicoterapia....
Che non mi da' assuefazione, ma miracolosamente percepisco ogni volta
con il piacere dei primi ascolti.
Capisco di essere retorica ,ma come non esserlo quando si e' innamorati ???
Ma sul perche' proprio i Depeche non ho ancora trovato risposta....
Sara' la musica epica ,unita a grandi melodie e arrangiamenti portentosi,
interpretata dalla voce profonda di Dave ???
E a testi nei quali ,in un modo o nell'altro mi riconosco ????
Con l' immagine di loro 4 che parla a diversi aspetti del nostro essere ???
Prendiamo Violator:e' come l'amore di sempre che, a 30 anni,
pur conservando la freschezza dei 20, ha acquistato consapevolezza di se' e
maturita'.
E ,pur essendo uscito in un periodo molto difficile e doloroso della mia vita,
la sua forza e' tale che non lo associo a cose spiacevoli, ma anzi,
per me rimane l'emblema dei Depeche.
E, a differenza dei primi album ,che IMHO, accusano i segni del tempo,
Violator resiste ai tempi e alle mode .
Chi puo' dire di non aver provato la stessa smania descritta in WIME,
il desiderio di comunicare con il corpo il tuo essere, la volonta' di portare
la persona amata to the highest mountain to the depths of the deepest sea ,
il lungo viaggio che e' la conoscenza dell'altro ??
E quella musica maestosa riesce a sottolinearlo cosi' bene.
Su ETS non credo ci sia nulla da dire ,se non che rappresenti la dimostrazione di
come una melodia e la sua elaborazione possano essere accattivanti
senza essere banali e stancare.
Chi non conosce il riprendersi da una caduta ?
Ma Dave in Clean lo dice in
maniera cosi' sensuale ,senza ombra di debolezza ,senza essere patetico ,
tanto da rendere attraente anche l'errore commesso.
E Blue dress, perche' ho conosciuto la magia e l'incanto esercitati da un vestito
su un certo corpo.Put it on And don't say a word.....
E l'IDEA della NOTTE di Waiting for the night.
Policy of truth e Halo le ho sempre accomunate, nella testa,o ,meglio nel cuore,
da un ritmo molto scandito ,meccanico ,quasi ripetitivo ,che ,pero' non mi appare
freddo e mi sembra aprirsi ,improvvisamente ,a cambi di velocita': che ,del resto,
Dave sottolinea con un salto a circa un terzo della canzone durante
l'interpretazione di Halo nei concerti.
Potrei dire degli echi tecno di PJ ,della chitarra di Martin....
Ma preferisco ricordare il reach out and touch faith che ho urlato al concerto Depeche a Imola
e che per me ha davvero rappresentato in quel momento
l'inno ad una appartenenza che non mi ha mai abbandonata !
A me non interessa niente dell' elettronica o del rock, dei synth o di
non so quale altra diavoleria ,ne' sono capace di fare recensioni tecniche
so solo che la musica dei Depeche e' quella che ,tra le tante, moltissimi anni fa ,
ho " riconosciuto " e l'unica che mi ha fatto, e mi fa tuttora ( sempre con mia grande sorpresa ) ,
venire fisicamente i brividi .
Che ha la capacita' di tirarmi dentro un vortice grazie al quale si libera
la mia parte piu' profonda .Come una specie di psicoterapia....
Che non mi da' assuefazione, ma miracolosamente percepisco ogni volta
con il piacere dei primi ascolti.
Capisco di essere retorica ,ma come non esserlo quando si e' innamorati ???
Ma sul perche' proprio i Depeche non ho ancora trovato risposta....
Sara' la musica epica ,unita a grandi melodie e arrangiamenti portentosi,
interpretata dalla voce profonda di Dave ???
E a testi nei quali ,in un modo o nell'altro mi riconosco ????
Con l' immagine di loro 4 che parla a diversi aspetti del nostro essere ???
Prendiamo Violator:e' come l'amore di sempre che, a 30 anni,
pur conservando la freschezza dei 20, ha acquistato consapevolezza di se' e
maturita'.
E ,pur essendo uscito in un periodo molto difficile e doloroso della mia vita,
la sua forza e' tale che non lo associo a cose spiacevoli, ma anzi,
per me rimane l'emblema dei Depeche.
E, a differenza dei primi album ,che IMHO, accusano i segni del tempo,
Violator resiste ai tempi e alle mode .
Chi puo' dire di non aver provato la stessa smania descritta in WIME,
il desiderio di comunicare con il corpo il tuo essere, la volonta' di portare
la persona amata to the highest mountain to the depths of the deepest sea ,
il lungo viaggio che e' la conoscenza dell'altro ??
E quella musica maestosa riesce a sottolinearlo cosi' bene.
Su ETS non credo ci sia nulla da dire ,se non che rappresenti la dimostrazione di
come una melodia e la sua elaborazione possano essere accattivanti
senza essere banali e stancare.
Chi non conosce il riprendersi da una caduta ?
maniera cosi' sensuale ,senza ombra di debolezza ,senza essere patetico ,
tanto da rendere attraente anche l'errore commesso.
E Blue dress, perche' ho conosciuto la magia e l'incanto esercitati da un vestito
su un certo corpo.Put it on And don't say a word.....
E l'IDEA della NOTTE di Waiting for the night.
Policy of truth e Halo le ho sempre accomunate, nella testa,o ,meglio nel cuore,
da un ritmo molto scandito ,meccanico ,quasi ripetitivo ,che ,pero' non mi appare
freddo e mi sembra aprirsi ,improvvisamente ,a cambi di velocita': che ,del resto,
Dave sottolinea con un salto a circa un terzo della canzone durante
l'interpretazione di Halo nei concerti.
Potrei dire degli echi tecno di PJ ,della chitarra di Martin....
Ma preferisco ricordare il reach out and touch faith che ho urlato al concerto Depeche a Imola
e che per me ha davvero rappresentato in quel momento
l'inno ad una appartenenza che non mi ha mai abbandonata !
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Quoto tutto, Shine è strafiga, una perla troppo sottovalutata, dalla band e dai fans!Collectors ha scritto: Segue Shine….Secondo me il pezzo più bello di Exciter. Un brano che mi fa andare indietro nel tempo, verso il periodo più elettronico della band….Il pezzo funziona ed è godibile….L’unico neo di Shine è quello di non essere stata considerata per una esibizione live all’Exciter Tour
Bellissime le recensioni, 10+ a tutti!
...troppa sofferenza, però!
Poi uno sta male solo a leggere!
songs of faith and devotion
Correva l'anno 1993, il grunge spopolava quando all'improvviso il ritorno dei quattro di Basildon dopo il successo planetario di violator si materializzò come per magia. Il primo contatto con la nuova fatica dei nostri lo ebbi grazie a Notte rock, programma musicale trasmesso in seconda serata da rai uno dove venne trasmesso in anteprima italiana il nuovo singolo dei depeche mode I FEEL YOU. Bene signori fu un vero e proprio shock. Immagini sacre e profane, un dave gahan trasformato nel look che lasciava intravedere aria di cambiamento. Ed eccolo, dopo personal jesus , il nuovo "electro - boogie" modiano: una chitarra ossessiva con un gahan ispiratissimo con vocalizzi da brivido ed un alan wilder che percuote una batteria in modo essenziale ma scandendo il tempo in modo chirurgico. Un grandissimo brano ed un grandissimo video diretto dall'ottimo corbjin che vede ancora una volta il frontman del gruppo inglese sublimare la performance anche a livello visivo.
Secondo brano della tracklist e secondo singolo scelto è WALKING IN MY SHOES ed ancora una volta non è eccessivo parlare di capolavoro. Divenuto a merito uno dei brani più amati dei depeche WIMS è una gemma di sensibilità musicale , accattivante nel groove e nella cupezza degli arrangiamenti, con magistrali tappeti di synth in cui trova spazio anche il chorus della chitarra di Martin Gore, il quale per giunta confeziona un testo che è un capolavoro concettuale:"Vi racconterei delle cose
che mi hanno fatto passare Il dolore al quale sono stato soggetto
Ma Dio stesso arrossirebbe.....Ma prima che giungiate a una conclusione
Cercate di essere nei miei panni.....Il destino ha fatto di me un capro espiatorio Ma vi prometto, giudici e giurati,le mie intenzioni non potrebbero essere state più pure..."
Ed eccoci a CONDEMNATION ed ancora una volta l'ascoltatore resta a dir poco stupefatto. I re del techno-pop che suonano un gospel ? Si signori, e per giunta , regalano ai fans una delle migliori performance di mr. Gahan che in questa occasione tira fuori la voce direttamente dall'anima servendosi delle sue corde vocali che provatissime ma inpavide offrono una toccante quanto inedita voce roca.
MERCY IN YOU è un brano ritmato in cui ancora una volta la chitarra la fa da padrona con un gingle quasi funk e finalmente si vede un raggio di luce anche se fioco, ma questa "luminosità" è perfettamente contestualizzata nella cupezza generale dell'album in quanto il marchio dm è ben tangibile negli arrangiamenti e nelle scelte melodiche.
JUDAS. Una vera e propria canzone di fede e devozione. L'atmosfera è di quelle catartiche, Dave lascia il microfono a Martin Gore che è sublime con la sua voce eterea e con i suoi vibrati in un brano magistralmente arrangiato in cui spiccano le Uilleann pipes, ossia cornamuse della tradizione musicale irlandese, il cui suono alimenta l'esigenza di estraniarsi per qualche minuto ed elevare il proprio spirito.
IN YOU ROOM è l'ennesima gemma di un album ricco di emozioni. L'amore e la passione prendono piede, e nient'altro conta. La mano di Alan Wilder qui si sente tutta : tracce rovesciate ed altre diavolerie elettroniche abbinate ad una maniacale cura del suono. La melodia è opprimente, la voce di gahan si fa ancora una volta portavoce delle ossessioni del genio riccioluto : "Pendo dalle tue labbra vivo del tuo respiro Sento con la tua pelle Rimarrò sempre qui?".
In questo ottovolante di emozioni c'è ancora posto per un pò di ottimismo: è il momento di GET RIGHT WITH ME. Ancora una volta un appeal gospel (una delle ultime passioni di gore) , acustico ma anche elettronico con il gusto di wilder, che vede un gahan perfettamente a suo agio nel lanciare un messaggio di speranza :"Amici, se avete perso la vostra strada ,Un giorno la ritroverete Scendete dai vostri piedistalli E aprite le vostre bocche...."
Il ritmo sale con RUSH : suoni grassi, il cantato si fa minaccioso, la ritmica è più veloce i bassi cupi. Una fuga disperata, una sofferenza non più subita ma affrontata a viso aperto. Cambi di ritmo e finezze elettroniche per un brano di rara intensità.
ONE CARESS è una canzone interamente arrangiata per archi, interpretata da un superlativo Martin Gore, le melodie si fanno classicheggianti e soavi , il ritmo è scandito dai soli archi che lasciano le linne melodiche libere di fluttuare nell'aria in tutta la loro leggerezza.
Si conclude con HIGHER LOVE ed è ancora la passione travolgente il tema e il biondo songwriter non nasconde di esserne ancora una volta succube: "Cedo tutto il controllo al desiderio che mi consuma interamente che mi conduce per mano verso l'infinito..." ennesima dimostrazione dell'urgenza dell'autore nel palesare l'elevazione dello spirito tramite le sensazioni che solo un amore ossessivo e appassionato può dare.
Spero perdoniate l'enfasi ed il trasporto (forse eccessivo) con il quale ho commentato questo album... ma credetemi, per quello che ha rappresentato per la mia vita non potevo di certo esimermi dal commentare in modo così accorato. SOFAD è un compendio di musica moderna più che un album, una varietà disarmante di canzoni e di stili che paradossalmente si uniscono per materializzare un lavoro estremamente coerente, in cui il vero filo conduttore è la voce di David Gahan vero marchio di fabbrica dei Depeche Mode. Un Martin Gore ispiratissimo nelle musiche e nei testi ed un Alan Wilder che fa il lavoro sporco, sudando dietro ad un computer, dimostrandosi ancora una volta il valore aggiunto di questa band... e forse è anche per questo che noi devoti lo porteremo per sempre nel cuore.
Correva l'anno 1993, il grunge spopolava quando all'improvviso il ritorno dei quattro di Basildon dopo il successo planetario di violator si materializzò come per magia. Il primo contatto con la nuova fatica dei nostri lo ebbi grazie a Notte rock, programma musicale trasmesso in seconda serata da rai uno dove venne trasmesso in anteprima italiana il nuovo singolo dei depeche mode I FEEL YOU. Bene signori fu un vero e proprio shock. Immagini sacre e profane, un dave gahan trasformato nel look che lasciava intravedere aria di cambiamento. Ed eccolo, dopo personal jesus , il nuovo "electro - boogie" modiano: una chitarra ossessiva con un gahan ispiratissimo con vocalizzi da brivido ed un alan wilder che percuote una batteria in modo essenziale ma scandendo il tempo in modo chirurgico. Un grandissimo brano ed un grandissimo video diretto dall'ottimo corbjin che vede ancora una volta il frontman del gruppo inglese sublimare la performance anche a livello visivo.
Secondo brano della tracklist e secondo singolo scelto è WALKING IN MY SHOES ed ancora una volta non è eccessivo parlare di capolavoro. Divenuto a merito uno dei brani più amati dei depeche WIMS è una gemma di sensibilità musicale , accattivante nel groove e nella cupezza degli arrangiamenti, con magistrali tappeti di synth in cui trova spazio anche il chorus della chitarra di Martin Gore, il quale per giunta confeziona un testo che è un capolavoro concettuale:"Vi racconterei delle cose
che mi hanno fatto passare Il dolore al quale sono stato soggetto
Ma Dio stesso arrossirebbe.....Ma prima che giungiate a una conclusione
Cercate di essere nei miei panni.....Il destino ha fatto di me un capro espiatorio Ma vi prometto, giudici e giurati,le mie intenzioni non potrebbero essere state più pure..."
Ed eccoci a CONDEMNATION ed ancora una volta l'ascoltatore resta a dir poco stupefatto. I re del techno-pop che suonano un gospel ? Si signori, e per giunta , regalano ai fans una delle migliori performance di mr. Gahan che in questa occasione tira fuori la voce direttamente dall'anima servendosi delle sue corde vocali che provatissime ma inpavide offrono una toccante quanto inedita voce roca.
MERCY IN YOU è un brano ritmato in cui ancora una volta la chitarra la fa da padrona con un gingle quasi funk e finalmente si vede un raggio di luce anche se fioco, ma questa "luminosità" è perfettamente contestualizzata nella cupezza generale dell'album in quanto il marchio dm è ben tangibile negli arrangiamenti e nelle scelte melodiche.
JUDAS. Una vera e propria canzone di fede e devozione. L'atmosfera è di quelle catartiche, Dave lascia il microfono a Martin Gore che è sublime con la sua voce eterea e con i suoi vibrati in un brano magistralmente arrangiato in cui spiccano le Uilleann pipes, ossia cornamuse della tradizione musicale irlandese, il cui suono alimenta l'esigenza di estraniarsi per qualche minuto ed elevare il proprio spirito.
IN YOU ROOM è l'ennesima gemma di un album ricco di emozioni. L'amore e la passione prendono piede, e nient'altro conta. La mano di Alan Wilder qui si sente tutta : tracce rovesciate ed altre diavolerie elettroniche abbinate ad una maniacale cura del suono. La melodia è opprimente, la voce di gahan si fa ancora una volta portavoce delle ossessioni del genio riccioluto : "Pendo dalle tue labbra vivo del tuo respiro Sento con la tua pelle Rimarrò sempre qui?".
In questo ottovolante di emozioni c'è ancora posto per un pò di ottimismo: è il momento di GET RIGHT WITH ME. Ancora una volta un appeal gospel (una delle ultime passioni di gore) , acustico ma anche elettronico con il gusto di wilder, che vede un gahan perfettamente a suo agio nel lanciare un messaggio di speranza :"Amici, se avete perso la vostra strada ,Un giorno la ritroverete Scendete dai vostri piedistalli E aprite le vostre bocche...."
Il ritmo sale con RUSH : suoni grassi, il cantato si fa minaccioso, la ritmica è più veloce i bassi cupi. Una fuga disperata, una sofferenza non più subita ma affrontata a viso aperto. Cambi di ritmo e finezze elettroniche per un brano di rara intensità.
ONE CARESS è una canzone interamente arrangiata per archi, interpretata da un superlativo Martin Gore, le melodie si fanno classicheggianti e soavi , il ritmo è scandito dai soli archi che lasciano le linne melodiche libere di fluttuare nell'aria in tutta la loro leggerezza.
Si conclude con HIGHER LOVE ed è ancora la passione travolgente il tema e il biondo songwriter non nasconde di esserne ancora una volta succube: "Cedo tutto il controllo al desiderio che mi consuma interamente che mi conduce per mano verso l'infinito..." ennesima dimostrazione dell'urgenza dell'autore nel palesare l'elevazione dello spirito tramite le sensazioni che solo un amore ossessivo e appassionato può dare.
Spero perdoniate l'enfasi ed il trasporto (forse eccessivo) con il quale ho commentato questo album... ma credetemi, per quello che ha rappresentato per la mia vita non potevo di certo esimermi dal commentare in modo così accorato. SOFAD è un compendio di musica moderna più che un album, una varietà disarmante di canzoni e di stili che paradossalmente si uniscono per materializzare un lavoro estremamente coerente, in cui il vero filo conduttore è la voce di David Gahan vero marchio di fabbrica dei Depeche Mode. Un Martin Gore ispiratissimo nelle musiche e nei testi ed un Alan Wilder che fa il lavoro sporco, sudando dietro ad un computer, dimostrandosi ancora una volta il valore aggiunto di questa band... e forse è anche per questo che noi devoti lo porteremo per sempre nel cuore.

