io invece sono andata alla mostra delle opere di canova alla galleria borghese, conclusasi giusto l’altro ieri. imperdibile per chi vive qui, dato che i capolavori di canova sono sparsi per il mondo, e questa è stata probabilmente l’unica occasione per vederne molti tutti assieme, per giunta nella cornice di quello che è per me il più bel museo della capitale.. con in più la possibilità di confrontare lo stile di canova con quello di un altro grandissimo, gianlorenzo bernini.
ai suoi tempi, si diceva che canova avesse la capacità di trasformare il marmo in carne.. e amiche mie, è proprio così. le sculture, anche se immobili, parlano, trasmettono emozioni: insomma, ritratti di pietra ma con l’anima.

ninfa dormiente

venere italica

le 3 grazie
e poi la levigatezza del marmo (narra la leggenda che canova lucidasse ossessivamente le sue opere fino a farle brillare), la pelle che sembra vera, con su anche i pori… a un certo punto non ho resistito, ero davanti ad amore e psiche (dall’ermitage), e la gamba di amore era così liscia e perfetta, e il culetto così ben fatto, che non ho resistito, e l’ho toccato…
quasi mi aspettavo di trovare il marmo caldo e palpitante, e per un attimo in effetti è stato così.

amore e psiche
capolavoro assoluto, il materasso su cui è adagiata languidamente paolina bonaparte. ogni singola piega è resa nel marmo con la precisione di una fotografia, ogni avvallamento e ogni increspatura talmente ben fatti che la scultura sembra in effetti poggiata su un materasso di stoffa. chicca aggiuntiva, il calco in gesso preparatorio all’opera, che già di per sé ha valore artistico inestimabile.

accennavo prima al paragone con bernini. due mostri sacri, due geni in grado di padroneggiare la propria arte in modo talmente sublime da rendere le sculture vive, ma profondamente diversi l’uno dall’altro. e non solo dal punto di vista dello stile (neoclassico canova, barocco bernini), ma anche per quello che queste opere trasmettono, almeno a me: c’è una tragicità in bernini, un’angoscia sottile anche nei particolari più insignificanti, che lascia senza fiato, ti travolge in un modo quasi doloroso, ti lascia lì davanti a bocca aperta.
per intenderci:

ratto di proserpina
quella mano affondata nella carne:

ecco, in canova questo non ce lo trovo: c’è la perfezione della rappresentazione, la cura maniacale del dettaglio, l’abilità assoluta di piegare il marmo al proprio volere, ma tutto risulta molto più sereno, dolce, quasi rilassato, in confronto persino un po’freddino…
comunque goduria per gli occhi.
























