(OT) Aforismi e frasi...
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
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- Angel

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- lilianlove
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la felicità della salute si comprende al letto dell'ammalato; la felicità della casa tranquilla si comprende quando quella pace è sconvolta.
Sopportare un 'offesa da coloro che uno teme non è vera pazienza; sopportare un'offesa da coloro che uno non teme è vera pazienza.
Esultare per il successo e sentirsi deluso per l'insuccesso significa essere figlio delle circostanze; come si può dire di un tale individuo che è padrone di se stesso?
Colui che fa il male e teme di farlo sapere ha ancora un seme di bene nel suo male, colui che fa il bene ed è ansioso di farlo sapere ha ancora una radice di male nel suo bene.
Quando fai una cosa agisci sempre in modo da non dare ai tuoi amici occasione di dolore e da non dare ai tuoi nemici motivo di gioia.
(Proverbi cinesi)
Sopportare un 'offesa da coloro che uno teme non è vera pazienza; sopportare un'offesa da coloro che uno non teme è vera pazienza.
Esultare per il successo e sentirsi deluso per l'insuccesso significa essere figlio delle circostanze; come si può dire di un tale individuo che è padrone di se stesso?
Colui che fa il male e teme di farlo sapere ha ancora un seme di bene nel suo male, colui che fa il bene ed è ansioso di farlo sapere ha ancora una radice di male nel suo bene.
Quando fai una cosa agisci sempre in modo da non dare ai tuoi amici occasione di dolore e da non dare ai tuoi nemici motivo di gioia.
(Proverbi cinesi)
E le donne ci parlavano volentieri visto il grano che avevaFreestate ha scritto:rievocazione dell'Avvucàt Gianni Agnelli ieri da Minoli, che ha riproposto la lunga intervista dell'84 a mixer. Interrogato sulla sua fama di playboy l'Avvucàt risponde
"ci sono quelli che parlano di donne e quelli che parlano con le donne. Io non parlo di donne."
[9.7]
- lilianlove
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Un pensiero
Massimo D'Azeglio
(I miei ricordi)
... ma i miei volevano per prima cosa far di me un uomo, e sapevano che l'educazione deve cominciar colla vita - essere, per dir così, piccina quando siamo piccini, e grande quando siamo grandi -; sapevano che i veri germi dell'uomo futuro stanno nelle prime impressioni dell'infanzia; sapevano finalmente che le adulazioni e gli eccitamenti dell'orgoglio, alla vanità, possono pè' parenti essere un malaccorto sfogo di tenerezza, ma pè' figlioli divengono una pessima lezione ed un pessimo regalo. nè ignoravano che tutti siamo d'una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più.
Essi perciò non m'ammiravano nè adulavano, onde non rendermi vano e presuntuoso; non mi mettevano attorno tante gale, onde non dar esca alla più sciocca delle pretensioni - per un uomo in ispecie - il pretendere in bellezza. Neppure m'ammollavano o m'intimorivano con troppi: Bada! sta' attento! puoi cadere, puoi farti male! e se cadevo e davo qualche capata, non si mostravano turbati, nè si mettevano in tante compassioni: mi dicevano, non però duramente, ma sorridendo affettuosi: via, via, non sarà nulla. Un giorno che mi feci una scalfitura e che piangevo, mi ricordo benissimo, mia madre mi disse: Bada! se se n'accorgono le budella vorrano scappar di lì! Io, a vedermi burlato, presi cappello e finì il pianto, vinto dal dispetto. In una parola, lo scopo dè miei era d'avvezzarmi alla vita quale veramente si presenta poi nel corso degli anni successivi. E questo avvezzarsi consiste tutto nell'imparare a soffrire.
E, in verità, se le colpe della tenerezza non fossero pur care e simpatiche colpe, si dovrebbe muovere terribili rimproveri a què' parenti che pensano bensì ad avvezzare i loro figlioli al caldo, al freddo, all'intemperie, ecc.., perchè sanno che inevitabilmente dovranno esporsi in appresso a soli ardenti, a nevi a piogge, ecc; e poi, non potendo ignorare che i figli saranno esposti ugualmente a delusini, a sventure, alle inesorabili esigenze dell'onore e del dovere, non pensano ad avvezzarli a soffrire!
E si dovrebbe pur riflettere che il diritto naturale esiste anche pei bambini; e che loro diritto di non essere nè corrotti, nè ingannati, nè fuorviati.
Massimo D'Azeglio
(I miei ricordi)
... ma i miei volevano per prima cosa far di me un uomo, e sapevano che l'educazione deve cominciar colla vita - essere, per dir così, piccina quando siamo piccini, e grande quando siamo grandi -; sapevano che i veri germi dell'uomo futuro stanno nelle prime impressioni dell'infanzia; sapevano finalmente che le adulazioni e gli eccitamenti dell'orgoglio, alla vanità, possono pè' parenti essere un malaccorto sfogo di tenerezza, ma pè' figlioli divengono una pessima lezione ed un pessimo regalo. nè ignoravano che tutti siamo d'una stoffa nella quale la prima piega non scompare mai più.
Essi perciò non m'ammiravano nè adulavano, onde non rendermi vano e presuntuoso; non mi mettevano attorno tante gale, onde non dar esca alla più sciocca delle pretensioni - per un uomo in ispecie - il pretendere in bellezza. Neppure m'ammollavano o m'intimorivano con troppi: Bada! sta' attento! puoi cadere, puoi farti male! e se cadevo e davo qualche capata, non si mostravano turbati, nè si mettevano in tante compassioni: mi dicevano, non però duramente, ma sorridendo affettuosi: via, via, non sarà nulla. Un giorno che mi feci una scalfitura e che piangevo, mi ricordo benissimo, mia madre mi disse: Bada! se se n'accorgono le budella vorrano scappar di lì! Io, a vedermi burlato, presi cappello e finì il pianto, vinto dal dispetto. In una parola, lo scopo dè miei era d'avvezzarmi alla vita quale veramente si presenta poi nel corso degli anni successivi. E questo avvezzarsi consiste tutto nell'imparare a soffrire.
E, in verità, se le colpe della tenerezza non fossero pur care e simpatiche colpe, si dovrebbe muovere terribili rimproveri a què' parenti che pensano bensì ad avvezzare i loro figlioli al caldo, al freddo, all'intemperie, ecc.., perchè sanno che inevitabilmente dovranno esporsi in appresso a soli ardenti, a nevi a piogge, ecc; e poi, non potendo ignorare che i figli saranno esposti ugualmente a delusini, a sventure, alle inesorabili esigenze dell'onore e del dovere, non pensano ad avvezzarli a soffrire!
E si dovrebbe pur riflettere che il diritto naturale esiste anche pei bambini; e che loro diritto di non essere nè corrotti, nè ingannati, nè fuorviati.
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L'intenzione è il karma della mente
Essenzialemente la compassione è il riconoscimento che chiunque è un riflesso di ciò che siamo, qualsiasi singola cosa è un riflesso di ogni altra.
La gentilezza amorevole corrisponde al desiderio che tutti gli altri esseri senzienti, ivi compresi quelli che non ci piacciono, sperimentino la stessa sensazione di gioia e libertà cui aspiriamo noi stessi.
Yongey Mingyur Rinpoche
la sua opera:
(Budda, la mente e la scienza della felicità)
Il giovane Nepalese dedica a tutti coloro che desiderano raggiungere la felicità nel quotidiano
Essenzialemente la compassione è il riconoscimento che chiunque è un riflesso di ciò che siamo, qualsiasi singola cosa è un riflesso di ogni altra.
La gentilezza amorevole corrisponde al desiderio che tutti gli altri esseri senzienti, ivi compresi quelli che non ci piacciono, sperimentino la stessa sensazione di gioia e libertà cui aspiriamo noi stessi.
Yongey Mingyur Rinpoche
la sua opera:
(Budda, la mente e la scienza della felicità)
Il giovane Nepalese dedica a tutti coloro che desiderano raggiungere la felicità nel quotidiano





