(OT) FOOTBALITE!
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buuuuuuuuuuuuuu
Fabrizio, perchè non posti la tua collezione di maglie che credo sia diventata notevole da quando ci siam incontrati?
qui, nella sezione del collezionismo... sarà uno spettacolo
ps: tutti sono pregati ancora una volta di calmarsi un pò... altrimenti lucchetto tutto e qualcun'altro prende provvedimenti disciplinari.
grazie.
Fabrizio, perchè non posti la tua collezione di maglie che credo sia diventata notevole da quando ci siam incontrati?
qui, nella sezione del collezionismo... sarà uno spettacolo
ps: tutti sono pregati ancora una volta di calmarsi un pò... altrimenti lucchetto tutto e qualcun'altro prende provvedimenti disciplinari.
grazie.
Ultima modifica di devotional il mar nov 06, 2007 12:07 pm, modificato 1 volta in totale.
Mi dispiace per Liedholm.
La notizia era nell'aria da mesi.Era intervenuto alla radio qualche mese fa e aveva un filo di voce;nonostante tutto non aveva perso il suo senso ironico e le sue famose battute non erano mancate.
Ieri sentivo Boniek parlare della sua passione per l'astrologia:aveva un mago personale a Busto Arsizio che gli indicava i giocatori da schierare e quelli da mandare in tribuna;questo suscitava le ire dei giocatori(tipo Graziani e lo stesso Boniek),che un giorno si recarono personalmente dal mago per minacciarlo e imporgli di non fare i loro nomi in caso di astri sfavorevoli.
Un giorno Di Bartolomei,dopo una cena di squadra,prese per sbaglio il giaccone di Liedholm(che era uguale al suo,anche di taglia) e tornò a casa:poi si accorse che qualcosa non andava,infatti trovò all'interno del giaccone una cosa come 30 cornetti napoletani portafortuna e svariati amuleti.
Durante i ritiri precampionato,i giocatori facevano quello che volevano,stavano svegli fino alle 3 di notte in camera a mangiare,bere e giocare a carte:una notte Liedholm se ne accorse,bussò alla loro porta,aprirono timorosi e lui disse,con la sua tipica pronuncia:"ragaassi,state più tranquilo,non riiesco riposaare".
Una volta Nela si arrabbiò perchè doveva giocare a sinistra.Lui,venuto a conoscenza delle lamentele del giocatore,disse:"Nela joca bene a desstra,a ssinistraa,bene in ceentroo,joca bene pure tribunaaa...".
Pensava anche di essere il miglior "jocatoore" del mondo.Quando al Milan arrivò Schiaffino,che pretese il 10 di Liedholm,lui disse:"O il 10 rimane me o io andare via"...lo convinsero che lui era il n.1 del mondo e poteva giocare anche mediano,cosi' la squadra non si sarebbe mai indebolita,e schiaffino,il n.2 del mondo,poteva giocare da fantasista.Cosi' rimase al Milan.
rip
La notizia era nell'aria da mesi.Era intervenuto alla radio qualche mese fa e aveva un filo di voce;nonostante tutto non aveva perso il suo senso ironico e le sue famose battute non erano mancate.
Ieri sentivo Boniek parlare della sua passione per l'astrologia:aveva un mago personale a Busto Arsizio che gli indicava i giocatori da schierare e quelli da mandare in tribuna;questo suscitava le ire dei giocatori(tipo Graziani e lo stesso Boniek),che un giorno si recarono personalmente dal mago per minacciarlo e imporgli di non fare i loro nomi in caso di astri sfavorevoli.
Un giorno Di Bartolomei,dopo una cena di squadra,prese per sbaglio il giaccone di Liedholm(che era uguale al suo,anche di taglia) e tornò a casa:poi si accorse che qualcosa non andava,infatti trovò all'interno del giaccone una cosa come 30 cornetti napoletani portafortuna e svariati amuleti.
Durante i ritiri precampionato,i giocatori facevano quello che volevano,stavano svegli fino alle 3 di notte in camera a mangiare,bere e giocare a carte:una notte Liedholm se ne accorse,bussò alla loro porta,aprirono timorosi e lui disse,con la sua tipica pronuncia:"ragaassi,state più tranquilo,non riiesco riposaare".
Una volta Nela si arrabbiò perchè doveva giocare a sinistra.Lui,venuto a conoscenza delle lamentele del giocatore,disse:"Nela joca bene a desstra,a ssinistraa,bene in ceentroo,joca bene pure tribunaaa...".
Pensava anche di essere il miglior "jocatoore" del mondo.Quando al Milan arrivò Schiaffino,che pretese il 10 di Liedholm,lui disse:"O il 10 rimane me o io andare via"...lo convinsero che lui era il n.1 del mondo e poteva giocare anche mediano,cosi' la squadra non si sarebbe mai indebolita,e schiaffino,il n.2 del mondo,poteva giocare da fantasista.Cosi' rimase al Milan.
rip
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Ti bastano tre contropiedi pericolosi per dire ciò? eddai su.. Avete avuto sicuramente qualche chance in più per vincere ma di qui a parlare di dominio ne passa, eccome se ne passa.. dai..davide67 ha scritto:Partita dominata
Non c'è niente da fà, contro di noi, neopromossi o scudettati, trovate e troverete sempre lungo...
devotional ha scritto:buuuuuuuuuuuuuu![]()
Fabrizio, perchè non posti la tua collezione di maglie che credo sia diventata notevole da quando ci siam incontrati?
qui, nella sezione del collezionismo... sarà uno spettacolo![]()
danie mi piacerebbe, ma il sito dove avevo avevo il fotoalbum è stato chiuso, e caricarle una alla volta oltre a rischiare di appesantire il forum sarebbe una faticaccia.
magari te le faccio vedere da vicino - 1926-
di stefano petrucci
L'avevamo sentito nel cuore dell'estate, per l'ultima intervista. Parlava con un filo di voce, ma con la lucidità e l'eleganza di sempre. Nils Liedholm non poteva essere entusiasta della gaffe commessa dai curatori della festa degli 80 anni della Roma: non un accenno importante alla sua straordinaria figura, non un video dedicato al più grande allenatore di sempre, l'assist bruciato come il peggior Vucinic da un attore comico di certo non preparatissimo («L'allenatore che ho più amato? Mazzone...»). Ma non lo avrebbe mai ammesso. Per dignità, per educazione, per rispetto di chi il 26 luglio scorso allo stadio Olimpico c'era. «Io sono solo un povero vecchio, l'altra sera ho cominciato a seguire la festa alla tivù, ma prima delle dieci già dormivo... L'importante è che fossero presenti i miei ragazzi, i protagonisti dell'impresa dell''83. Loro in fondo erano lì anche per me». S'era trattenuto a telefono quasi una mezzora, dribblando le preghiere del figlio Carlo («Dai, papà: ti stanchi») come avrebbe fatto con qualsiasi avversario - perché da calciatore se possibile è stato più grande che in panchina - sessant'anni fa, quando batteva il Brasile alle Olimpiadi o s'arrabbiava con Viani che voleva togliergli la maglia numero 10 del Milan per darla a Schiaffino. In mezzo a pause lunghissime, ci aveva parlato del gioco di Spalletti («Quello della mia Roma era più elaborato: ma questo mi piace tanto, l'allenatore è proprio bravo»), di Totti («Credevo di aver scoperto il più grande talento della mia carriera a Milano, quando lanciai Paolo Maldini ad appena sedici anni. Ma ancora non avevo visto Francesco... Questo però non scriverlo: in A l'ha fatto esordire Boskov, non voglio prendermi meriti che non ho»), di Franco Sensi («Come sta? Ho lavorato di più con Dino Viola, ma lui è un grandissimo dirigente: ogni volta che la Roma vince penso prima di tutto alla gioia che prova. E' un tifoso sfegatato, se la merita tutta»), della malattia che lo aggrediva sempre più («Mi distrugge soprattutto dover stare tanto tempo a letto: mi manca il sole, mi mancano le passeggiate»), della prossima vendemmia. Nascerà un gran vino anche quest'anno, dai dodici ettari della tenuta di Cuccaro Monferrato. Nils ne era sicuro e ne parlava dimenticando la sua indescrivibile passione per la cabala e per la scaramanzia: «Il Grignolino sarà una meraviglia. Ma anche il Barbera, il Cabernet, il Sauvignon».
Prima che calciatore e allenatore, era nato contadino. E scaramantico: giocatori selezionati con un occhio allo zodiaco (una predilezione per la Bilancia, il suo segno), collaboratori-maghi come il famoso Mario Maggi di Buscate, amuleti spars ovunque. Lui nato sì davanti al mare, ma non quello di Forcella: a Valdemarsvik, su un fiordo, sulla costa orientale della Svezia, i pescherecci ancorati alle banchine: «L'uva mi ha sempre affascinato più dei merluzzi. Mio padre aveva un po' di terra, quando giocavo nel Norkoping mi chiese qualche corona per farci sù un po' di lavori: ti restituisco tutto nel giro di qualche mese, mi disse. Di lì a poco mi acquistò il Milan. Tranquillo, papà, gli feci sapere: sto in Italia due, tre anni, poi torno a giocare qui e a lavorare nei campi con te. E' passata una vita, papà se ne fece una ragione. A Valdemarsvik da allora mi rivide solo a Natale e qualche giorno d'estate».
Sarà la produzione più triste, quella di Villa Boemia, il buen retiro scelto all'inizio degli Anni Settanta, l'angolo di paradiso impiantato a vigneti che sforna ogni anno poco meno di centomila eccellenti bottiglie. Nils ce le aveva mostrate con orgoglio, qualche anno fa. Ne aveva stappata una di purissimo spumante, mostrandoci orgoglioso l'etichetta: «L'ho chiamato 'Raggio di luna', il soprannome di Selmonsson. Non perché fossi più amico di Arne, rispetto ad altri. 'Raggio di luna' piaceva a mia moglie, è stata lei a sceglierlo. E io ho accettato: potevo mica chiamare un vino così 'Professore', come Gren, o 'Pompiere', come Nordhal».
Sarà la produzione più triste, tra i filari del Monferrato, che ieri Liedholm ha salutato per sempre. In punta di piedi, a modo suo. Il clamore non gli è mai piaciuto, da quando è uscito dagli stadi. Per questo ci si era riaffacciato così di rado, negli ultimi dieci anni. Il calcio lo seguiva sempre, sia chiaro. Senza smarrire un'oncia del suo fiuto di talent-scout. A primavera del 2000, aveva segnalato a Sensi due giocatori svedesi, due attaccanti grandi e grossi così: Elmander, che in estate Pradé ha cercato di strappare al Tolosa, e soprattutto Ibrahimovic. Non se ne fece nulla sola perché il presidente, che stravedeva per lui, stava già svenandosi per Batistuta. Liedholm commentò con lo stile e l'intuito di sempre: «Quelli possono essere il futuro, Batistuta è il presente: con quel carrarmato vicino a Totti, arriverà il terzo scudetto». Chissà che qualcuno anche allora non abbia pensato ai suoi celebri paradossi. Alle partite che si giocano meglio in dieci, agli schemi che funzionano alla perfezione solo in allenamento e senza avversari, a Valigi che poteva diventare un altro Falcao, alla sua precisione nei passaggi che una volta fece letteramente esplodere San Siro, «perché finalmente, dopo due anni, ne avevo sbagliato uno».
Grande strepitoso Nils, maestro di calcio e di ironia, di buona tavola e di scaramanzie. Aveva compiuto ottantacinque anni poco più di un mese fa, l'8 ottobre. Se ne è andato ieri, inarrivabile anche nella discrezione con cui ci ha lasciato in balia del ricatto dei ricordi. Maledizione: non è passato neanche un giorno e già ci manca orribilmente.
L'avevamo sentito nel cuore dell'estate, per l'ultima intervista. Parlava con un filo di voce, ma con la lucidità e l'eleganza di sempre. Nils Liedholm non poteva essere entusiasta della gaffe commessa dai curatori della festa degli 80 anni della Roma: non un accenno importante alla sua straordinaria figura, non un video dedicato al più grande allenatore di sempre, l'assist bruciato come il peggior Vucinic da un attore comico di certo non preparatissimo («L'allenatore che ho più amato? Mazzone...»). Ma non lo avrebbe mai ammesso. Per dignità, per educazione, per rispetto di chi il 26 luglio scorso allo stadio Olimpico c'era. «Io sono solo un povero vecchio, l'altra sera ho cominciato a seguire la festa alla tivù, ma prima delle dieci già dormivo... L'importante è che fossero presenti i miei ragazzi, i protagonisti dell'impresa dell''83. Loro in fondo erano lì anche per me». S'era trattenuto a telefono quasi una mezzora, dribblando le preghiere del figlio Carlo («Dai, papà: ti stanchi») come avrebbe fatto con qualsiasi avversario - perché da calciatore se possibile è stato più grande che in panchina - sessant'anni fa, quando batteva il Brasile alle Olimpiadi o s'arrabbiava con Viani che voleva togliergli la maglia numero 10 del Milan per darla a Schiaffino. In mezzo a pause lunghissime, ci aveva parlato del gioco di Spalletti («Quello della mia Roma era più elaborato: ma questo mi piace tanto, l'allenatore è proprio bravo»), di Totti («Credevo di aver scoperto il più grande talento della mia carriera a Milano, quando lanciai Paolo Maldini ad appena sedici anni. Ma ancora non avevo visto Francesco... Questo però non scriverlo: in A l'ha fatto esordire Boskov, non voglio prendermi meriti che non ho»), di Franco Sensi («Come sta? Ho lavorato di più con Dino Viola, ma lui è un grandissimo dirigente: ogni volta che la Roma vince penso prima di tutto alla gioia che prova. E' un tifoso sfegatato, se la merita tutta»), della malattia che lo aggrediva sempre più («Mi distrugge soprattutto dover stare tanto tempo a letto: mi manca il sole, mi mancano le passeggiate»), della prossima vendemmia. Nascerà un gran vino anche quest'anno, dai dodici ettari della tenuta di Cuccaro Monferrato. Nils ne era sicuro e ne parlava dimenticando la sua indescrivibile passione per la cabala e per la scaramanzia: «Il Grignolino sarà una meraviglia. Ma anche il Barbera, il Cabernet, il Sauvignon».
Prima che calciatore e allenatore, era nato contadino. E scaramantico: giocatori selezionati con un occhio allo zodiaco (una predilezione per la Bilancia, il suo segno), collaboratori-maghi come il famoso Mario Maggi di Buscate, amuleti spars ovunque. Lui nato sì davanti al mare, ma non quello di Forcella: a Valdemarsvik, su un fiordo, sulla costa orientale della Svezia, i pescherecci ancorati alle banchine: «L'uva mi ha sempre affascinato più dei merluzzi. Mio padre aveva un po' di terra, quando giocavo nel Norkoping mi chiese qualche corona per farci sù un po' di lavori: ti restituisco tutto nel giro di qualche mese, mi disse. Di lì a poco mi acquistò il Milan. Tranquillo, papà, gli feci sapere: sto in Italia due, tre anni, poi torno a giocare qui e a lavorare nei campi con te. E' passata una vita, papà se ne fece una ragione. A Valdemarsvik da allora mi rivide solo a Natale e qualche giorno d'estate».
Sarà la produzione più triste, quella di Villa Boemia, il buen retiro scelto all'inizio degli Anni Settanta, l'angolo di paradiso impiantato a vigneti che sforna ogni anno poco meno di centomila eccellenti bottiglie. Nils ce le aveva mostrate con orgoglio, qualche anno fa. Ne aveva stappata una di purissimo spumante, mostrandoci orgoglioso l'etichetta: «L'ho chiamato 'Raggio di luna', il soprannome di Selmonsson. Non perché fossi più amico di Arne, rispetto ad altri. 'Raggio di luna' piaceva a mia moglie, è stata lei a sceglierlo. E io ho accettato: potevo mica chiamare un vino così 'Professore', come Gren, o 'Pompiere', come Nordhal».
Sarà la produzione più triste, tra i filari del Monferrato, che ieri Liedholm ha salutato per sempre. In punta di piedi, a modo suo. Il clamore non gli è mai piaciuto, da quando è uscito dagli stadi. Per questo ci si era riaffacciato così di rado, negli ultimi dieci anni. Il calcio lo seguiva sempre, sia chiaro. Senza smarrire un'oncia del suo fiuto di talent-scout. A primavera del 2000, aveva segnalato a Sensi due giocatori svedesi, due attaccanti grandi e grossi così: Elmander, che in estate Pradé ha cercato di strappare al Tolosa, e soprattutto Ibrahimovic. Non se ne fece nulla sola perché il presidente, che stravedeva per lui, stava già svenandosi per Batistuta. Liedholm commentò con lo stile e l'intuito di sempre: «Quelli possono essere il futuro, Batistuta è il presente: con quel carrarmato vicino a Totti, arriverà il terzo scudetto». Chissà che qualcuno anche allora non abbia pensato ai suoi celebri paradossi. Alle partite che si giocano meglio in dieci, agli schemi che funzionano alla perfezione solo in allenamento e senza avversari, a Valigi che poteva diventare un altro Falcao, alla sua precisione nei passaggi che una volta fece letteramente esplodere San Siro, «perché finalmente, dopo due anni, ne avevo sbagliato uno».
Grande strepitoso Nils, maestro di calcio e di ironia, di buona tavola e di scaramanzie. Aveva compiuto ottantacinque anni poco più di un mese fa, l'8 ottobre. Se ne è andato ieri, inarrivabile anche nella discrezione con cui ci ha lasciato in balia del ricatto dei ricordi. Maledizione: non è passato neanche un giorno e già ci manca orribilmente.
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- Iscritto il: dom ott 05, 2003 7:48 pm
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Bhe, non mi vedrai mai a cavalcioni sulla ringhiera della curva a dar colpi ad un tamburo o con un megafono in mano, però, nel periodo Zemaniano, in cui l' animo dei giallorossi era in costante entusiasmo, ho scoperto che la parte piu esterna della nord fosse piu divertente e partecipativa della curva sud!Giacomo ha scritto:Proverò ad abituarmici,
ma con quella faccina gentile, l'aria tranquilla e l'acclarata personalità premurosa, non avrei mai pensato che tu fossi tipa da Curva Nord (e manco da stadio ad essere onesti).
Vabbé, mi crolla il mito. L'abito non fa proprio il monaco
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- Località: Nabla Machine
Nonostante i miei noti interismi, oggi porgo i miei onori al grande barone Liddas, uno di quegli uomini che vanno oltre qualsiasi bandiera.
E quando il calcio perde pezzi come lui, o dirigenti come Viola, Prisco, Facchetti, Mantovani lo stesso Giovanni Agnelli che hai rimpianti per un mondo del calcio che non c'è più e non tornerà mai dove ci hanno spacciato per signori, gente come Ciarrapico o Cragnotti, e ai vertici si son visti personaggi come Moggi, Giraudo o Galliani...che ci hanno spacciato per inventori del calcio gente come Carlos Bianchi, Tabarez, Zeman, Terim o Cuper...
Addio grande Nils, sperando che il mondo del calcio trovi al più presto un uomo con almeno la metà della tua grande personalità!
E quando il calcio perde pezzi come lui, o dirigenti come Viola, Prisco, Facchetti, Mantovani lo stesso Giovanni Agnelli che hai rimpianti per un mondo del calcio che non c'è più e non tornerà mai dove ci hanno spacciato per signori, gente come Ciarrapico o Cragnotti, e ai vertici si son visti personaggi come Moggi, Giraudo o Galliani...che ci hanno spacciato per inventori del calcio gente come Carlos Bianchi, Tabarez, Zeman, Terim o Cuper...
Addio grande Nils, sperando che il mondo del calcio trovi al più presto un uomo con almeno la metà della tua grande personalità!


