
L'albero di Halloween . Ray Bradbury
Si legge tutto d'un fiato.
E leggero, veloce, ben scritto, tanto fluido che ti prende fin dalle primissime righe e ti risucchia dentro le vicende dei piccoli protagonisti.
Una favola dai ritorni gotici in uno stile che, cinematograficamente parlando, accosteresti a Tim Burton dei primi tempi o a un cult per ragazzi come è i Goonies.
Un gioiellino scritto da Bradbury ( quello di Fahrenheit 451 e Cronache Marziane per intenderci ) nel 1972. Una letturina leggera eppure non così tanto.
Nella serata che precede Ognissanti qualcosa di stupefacente è accaduto: un enorme albero è apparso, e dai suoi rami pendono centinaia di zucche. Zucche in cui sono intagliati sorrisi inquietanti che fissano otto ragazzini. È la notte di Halloween e ognuno di essi indossa una maschera ma... dov'è finito Pipkin? Scortati da Sudario, una guida davvero particolare, i ragazzini partono alla ricerca dell'amico.












