(OT) Spazio per sognare in poesia..la vita
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
- lilianlove
- Angel

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la distanza amorosa
Non sarò io mai
a colmare la distanza
ei l mio pensiero è colmarla
attraversare la stanza e baciarla.
Dove c'è un buco nero
l'oblò di una talpa
io vivo di luce riflessa
se doni te stesso
io c'ero.
Mi chiedi: rinuncia all'orgasmo
apporvo senza sarcasmo
distante dal cieco furore sovrano
i miei piedi ai tuoi piedi
congiungo.
dalle caviglie alla nuca un confine
un atro dall'allluce alla bocca
il principio, la fame,
lo sguardo nel centro.
si blocca.
se mi tocchi per caso
mi sfiori
vai subito distante incitante.
C'è solo un gesto lontano
non muovo neppure la mano
m'invade, straripa, mi disseta, tu dormi vicino
io ardo..
"E' la fiamma che brucia e non consuma"
che tace e si accende in parola
sui bordi del corpo un dito discende gelato
il brivido interno esterno
s'increspa.
Va bene se penso lontano
è vano per giorni il respiro
è la sorte sospesa
l'attesa.
Se chiami più forte reclami
il corpo ritorna con forza
si stacca, si scioglie la scorza
in bocca c'è miele
rimànì.
dalla raccolta (erotici patimenti)..Ant. P.
( La distanza amorosa. quando c'è non la si colma di un balzo, d'impeto e nemmeno con la cautela ostinata e ovattata del palombaro. Ci si sta dentro d'istinto, con arroganza e timidezza insieme, pronti anche, per difendersi dall'amato nemico a offuscare le proprie intenzioni dietro il velo di oscurità che annulla il senso e interrompe la comunicazione. Come da lo sfuggente polpo che, nelle profondità marine, alterna l'onnivora adesività dei suoi tentacoli al nero schizzo d'inchiostro che vuol confondere la preda o l'agressore. Quì il poeta fa capire fra le tante cose....
Che non tutti i baci qua elargiti sono baci amorosi e se la temuta "distanza" viaggia nella quieta intimità di una stanza ,
Il desiderio di dare piacere in una stupenda acquiescenza al proprio interdetto bisogno di "essere", vita e morte insieme, generosità dell'individuo e egoismo della specie, sorte, sospesa e attesa.. Oppure il risorgente dovere della volontà e della soggettività che non può, pena la morte dell'anima, rinunciare a puntualizzare e a chiudere con un punto ogni strofa del suo doloroso soprassalto erotico.. O aldilà di questa frusta anititesi dela dialettica occidentale la forza elementare e schietta di un'ultima invocazione'
"<Se chiami più forte reclami/il corpo ritorna con forza/ si stacca, si scioglie la scorza/ in bocca c'è il miele/ rimani.")
B.Frab.
Non sarò io mai
a colmare la distanza
ei l mio pensiero è colmarla
attraversare la stanza e baciarla.
Dove c'è un buco nero
l'oblò di una talpa
io vivo di luce riflessa
se doni te stesso
io c'ero.
Mi chiedi: rinuncia all'orgasmo
apporvo senza sarcasmo
distante dal cieco furore sovrano
i miei piedi ai tuoi piedi
congiungo.
dalle caviglie alla nuca un confine
un atro dall'allluce alla bocca
il principio, la fame,
lo sguardo nel centro.
si blocca.
se mi tocchi per caso
mi sfiori
vai subito distante incitante.
C'è solo un gesto lontano
non muovo neppure la mano
m'invade, straripa, mi disseta, tu dormi vicino
io ardo..
"E' la fiamma che brucia e non consuma"
che tace e si accende in parola
sui bordi del corpo un dito discende gelato
il brivido interno esterno
s'increspa.
Va bene se penso lontano
è vano per giorni il respiro
è la sorte sospesa
l'attesa.
Se chiami più forte reclami
il corpo ritorna con forza
si stacca, si scioglie la scorza
in bocca c'è miele
rimànì.
dalla raccolta (erotici patimenti)..Ant. P.
( La distanza amorosa. quando c'è non la si colma di un balzo, d'impeto e nemmeno con la cautela ostinata e ovattata del palombaro. Ci si sta dentro d'istinto, con arroganza e timidezza insieme, pronti anche, per difendersi dall'amato nemico a offuscare le proprie intenzioni dietro il velo di oscurità che annulla il senso e interrompe la comunicazione. Come da lo sfuggente polpo che, nelle profondità marine, alterna l'onnivora adesività dei suoi tentacoli al nero schizzo d'inchiostro che vuol confondere la preda o l'agressore. Quì il poeta fa capire fra le tante cose....
Che non tutti i baci qua elargiti sono baci amorosi e se la temuta "distanza" viaggia nella quieta intimità di una stanza ,
Il desiderio di dare piacere in una stupenda acquiescenza al proprio interdetto bisogno di "essere", vita e morte insieme, generosità dell'individuo e egoismo della specie, sorte, sospesa e attesa.. Oppure il risorgente dovere della volontà e della soggettività che non può, pena la morte dell'anima, rinunciare a puntualizzare e a chiudere con un punto ogni strofa del suo doloroso soprassalto erotico.. O aldilà di questa frusta anititesi dela dialettica occidentale la forza elementare e schietta di un'ultima invocazione'
"<Se chiami più forte reclami/il corpo ritorna con forza/ si stacca, si scioglie la scorza/ in bocca c'è il miele/ rimani.")
B.Frab.
Jacques Brel
La chanson des vieux amants
Bien sûr, nous eûmes des orages
Vingt ans d'amour, c'est l'amour fol
Mille fois tu pris ton bagage
Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient
Dans cette chambre sans berceau
Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien
Tu avais perdu le goût de l'eau
Et moi celui de la conquête
Mais mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais je t'aime
Moi, je sais tous tes sortilèges
Tu sais tous mes envoûtements
Tu m'as gardé de pièges en pièges
Je t'ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement
Il nous fallut bien du talent
Pour être vieux sans être adultes
Oh, mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore, tu sais, je t'aime
Et plus le temps nous fait cortège
Et plus le temps nous fait tourment
Mais n'est-ce pas le pire piège
Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt
Je me déchire un peu plus tard
Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard
On se méfie du fil de l'eau
Mais c'est toujours la tendre guerre
Oh, mon amour...
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais je t'aime.
La chanson des vieux amants
Bien sûr, nous eûmes des orages
Vingt ans d'amour, c'est l'amour fol
Mille fois tu pris ton bagage
Mille fois je pris mon envol
Et chaque meuble se souvient
Dans cette chambre sans berceau
Des éclats des vieilles tempêtes
Plus rien ne ressemblait à rien
Tu avais perdu le goût de l'eau
Et moi celui de la conquête
Mais mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais je t'aime
Moi, je sais tous tes sortilèges
Tu sais tous mes envoûtements
Tu m'as gardé de pièges en pièges
Je t'ai perdue de temps en temps
Bien sûr tu pris quelques amants
Il fallait bien passer le temps
Il faut bien que le corps exulte
Finalement finalement
Il nous fallut bien du talent
Pour être vieux sans être adultes
Oh, mon amour
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore, tu sais, je t'aime
Et plus le temps nous fait cortège
Et plus le temps nous fait tourment
Mais n'est-ce pas le pire piège
Que vivre en paix pour des amants
Bien sûr tu pleures un peu moins tôt
Je me déchire un peu plus tard
Nous protégeons moins nos mystères
On laisse moins faire le hasard
On se méfie du fil de l'eau
Mais c'est toujours la tendre guerre
Oh, mon amour...
Mon doux mon tendre mon merveilleux amour
De l'aube claire jusqu'à la fin du jour
Je t'aime encore tu sais je t'aime.
questa è una delle mie preferite...
Sono una creatura
Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede.
La morte
si sconta vivendo
Ungaretti
anche questa,sempre di ungaretti...
"In memoria"
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
Di emiri di nomadi
Suicida
Perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
E mutò nome
Fu Marcel
Ma non era Francese
E non sapeva più
Vivere
Nella tenda dei suoi
Dove si ascoltava la cantilena
Del Corano
Gustando un caffè
E non sapeva
Sciogliere
Il canto
Del suo abbandono
L’ho accompagnato
Insieme alla padrona dell’albergo
Dove abitavamo
A Parigi
Dal numero 5 della rue des
Carmes
Appassito vicolo in discesa
Riposa
Nel camposanto d’Ivry
Sobborgo che pare
Sempre
In una giornata
Di una
Decomposta fiera
E forse io solo
So ancora
Che visse
Sono una creatura
Come questa pietra
del San Michele
così fredda
così dura
così prosciugata
così refrattaria
così totalmente
disanimata
come questa pietra
è il mio pianto
che non si vede.
La morte
si sconta vivendo
Ungaretti
anche questa,sempre di ungaretti...
"In memoria"
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
Di emiri di nomadi
Suicida
Perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
E mutò nome
Fu Marcel
Ma non era Francese
E non sapeva più
Vivere
Nella tenda dei suoi
Dove si ascoltava la cantilena
Del Corano
Gustando un caffè
E non sapeva
Sciogliere
Il canto
Del suo abbandono
L’ho accompagnato
Insieme alla padrona dell’albergo
Dove abitavamo
A Parigi
Dal numero 5 della rue des
Carmes
Appassito vicolo in discesa
Riposa
Nel camposanto d’Ivry
Sobborgo che pare
Sempre
In una giornata
Di una
Decomposta fiera
E forse io solo
So ancora
Che visse
- salvodepeche
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Dolce Malinconia
Gli angeli stanno tra di loro e conversano
Riflettono e decidono chi risorgere
Ad un tratto si è spento il fuoco
ma un fiore nasce sotto le macerie
Vita e speranza mescolata ad un addio
Guardare attraverso la fessura di una porta
Solo quell’attimo di te che sfiora il mio pensiero
rende felice il mio cuore….dolce malinconia!
Scelta tra tutti i fiori del deserto arido
Un oasi di piacere su cui bere di te
Vorresti volare con le ali tappate
Le stesse ali che non hai mai aperto
Respiro sempre di te
Ogni profumo ricorda quel viaggio verso l’ignoto
Adesso chiudo i miei occhi….
Sperando di riaprirli con la tua luce!
Salvodepeche 14 Marzo 2007
(compleanno di Pinadepeche….mia madre)
Gli angeli stanno tra di loro e conversano
Riflettono e decidono chi risorgere
Ad un tratto si è spento il fuoco
ma un fiore nasce sotto le macerie
Vita e speranza mescolata ad un addio
Guardare attraverso la fessura di una porta
Solo quell’attimo di te che sfiora il mio pensiero
rende felice il mio cuore….dolce malinconia!
Scelta tra tutti i fiori del deserto arido
Un oasi di piacere su cui bere di te
Vorresti volare con le ali tappate
Le stesse ali che non hai mai aperto
Respiro sempre di te
Ogni profumo ricorda quel viaggio verso l’ignoto
Adesso chiudo i miei occhi….
Sperando di riaprirli con la tua luce!
Salvodepeche 14 Marzo 2007
(compleanno di Pinadepeche….mia madre)
- lilianlove
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Amore dopo amore
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriederà al benevenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a mamoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note dispeerate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.
Dereck Walcott
(Nato nei Caraibi nel 1930, e vive fra Boston e Saint Lucia.
Nel 1992 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.)
Poichè le civiltà sono qualcosa di "finito" nella vita di ognuno viene un momento in cui il centro non tiene più. Ciò che allora le salva dalla disintegrazione non è la forza delle legioni ma quella della lingua.
Bella questa frase: Le vere biografie dei poeti sono come quelle degli uccelli, quasi identiche, - i dati veri vanno ricercati nei suoni che emettono..le liriche..la biografia di un poeta è nelle sue vocali e sibilanti, nella sua metrica, nelle rime e nell metafore. l'opera complessiva di un poeta è una testimonianza resa al miracolo dell'esistenza ed è sempre, in un certo senso, un vangelo i cui versetti convertono il loro stesso autore più radicalmente di quanto non convertano il suo pubblico. Nei poeti la scelta delle parole è invariabilmente più rivealtrice di qualsiasi elemento narrativo: ed ecco perchè i migliori tremano all'idea che qualcuno scriva loro biografia. Per chi vuol sapere qualcosa sulle origini di Walcott,oltre a leggerei i suoi libri..memorizza questa frase in inglese che ben lo rapprensenta.
I'm just a red niger who love the sea,
I had a suond colonial education,
I have Dutch, nigger, and Englisch in me,
and either I'm nobody, or I'm a nation.
Trad.
"Io sono solamente un negro rosso che ama il mare./ho avuoto una buona istruzione coloniale,/ ho in nme dell'olandese, del negro e dell'inglese,/ sono nessuno o sono una nazione."
D.W. --- lilianlove.
Tempo verrà
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriederà al benevenuto dell'altro,
e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero che era il tuo Io.
Offri vino. offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato
per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a mamoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d'amore,
le fotografie, le note dispeerate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E' festa: la tua vita è in tavola.
Dereck Walcott
(Nato nei Caraibi nel 1930, e vive fra Boston e Saint Lucia.
Nel 1992 gli è stato conferito il premio Nobel per la letteratura.)
Poichè le civiltà sono qualcosa di "finito" nella vita di ognuno viene un momento in cui il centro non tiene più. Ciò che allora le salva dalla disintegrazione non è la forza delle legioni ma quella della lingua.
Bella questa frase: Le vere biografie dei poeti sono come quelle degli uccelli, quasi identiche, - i dati veri vanno ricercati nei suoni che emettono..le liriche..la biografia di un poeta è nelle sue vocali e sibilanti, nella sua metrica, nelle rime e nell metafore. l'opera complessiva di un poeta è una testimonianza resa al miracolo dell'esistenza ed è sempre, in un certo senso, un vangelo i cui versetti convertono il loro stesso autore più radicalmente di quanto non convertano il suo pubblico. Nei poeti la scelta delle parole è invariabilmente più rivealtrice di qualsiasi elemento narrativo: ed ecco perchè i migliori tremano all'idea che qualcuno scriva loro biografia. Per chi vuol sapere qualcosa sulle origini di Walcott,oltre a leggerei i suoi libri..memorizza questa frase in inglese che ben lo rapprensenta.
I'm just a red niger who love the sea,
I had a suond colonial education,
I have Dutch, nigger, and Englisch in me,
and either I'm nobody, or I'm a nation.
Trad.
"Io sono solamente un negro rosso che ama il mare./ho avuoto una buona istruzione coloniale,/ ho in nme dell'olandese, del negro e dell'inglese,/ sono nessuno o sono una nazione."
D.W. --- lilianlove.
- bregndelors
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il carnevale è finito
Si chiude il sipario di questo teatro della vita che male interpreto.
Incrocio il tuo sguardo e tremo come una foglia al vento.
Le signore si affrettano a superarmi nelle eterne code del mercato. Non ho le forze per impormi.
Le signore si vogliono bene. Lascia che porti con me un frammento dei ricordi di noi. Quelli veri dei tempi in cui battevano ancora i nostri cuori non ancora incontaminati dal dio ego, geloso e cieco. Porterò un fiore e lo benedirò con le acque del peccato. Ora è tempo che riponiamo le maschere.
bregndelors, 27/3/2007
Per conquistare ciò che vale la pena di possedere, può essere necessario
perdere ogni altra cosa (Bernadette Devlin)
Empiti di me.
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose,
il fuggitivo, il dolente.
Ma sento la tua ora,
l'ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
l'ora delle tenerezze che mai non versai,
l'ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì di angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.
Liberami di me.Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
No, non voglio esser questo.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta disseppellisci queste àncore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.
Liberami di me.Voglio uscire dalla mia anima.
Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell'astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev'essere di metalli, di radici, d'ali.
Non posso esser la pietra che s'innalza e non torna,
non posso essere l'ombra che si disfa e passa.
No, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
Chi m'avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
Non può essere, non può essere, non può essere.
Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Perchè tu sei la mia rotta. T'ho forgiata in lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
Hai da me quell'impronta di avidità non sazia.
Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta .Passa. Lasciami andare.
Desiderami,stremami,versami,sacrificami.
Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.
E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente,
libero di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene!
Pablo Neruda
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo, è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose,
il fuggitivo, il dolente.
Ma sento la tua ora,
l'ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
l'ora delle tenerezze che mai non versai,
l'ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì di angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.
Liberami di me.Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
No, non voglio esser questo.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta disseppellisci queste àncore.
Così una sera crocifissero il mio dolore.
Liberami di me.Voglio uscire dalla mia anima.
Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell'astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev'essere di metalli, di radici, d'ali.
Non posso esser la pietra che s'innalza e non torna,
non posso essere l'ombra che si disfa e passa.
No, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
Chi m'avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
Non può essere, non può essere, non può essere.
Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Perchè tu sei la mia rotta. T'ho forgiata in lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
Hai da me quell'impronta di avidità non sazia.
Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta .Passa. Lasciami andare.
Desiderami,stremami,versami,sacrificami.
Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.
E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente,
libero di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
andarmene!
Pablo Neruda
- bregndelors
- Violator

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- Iscritto il: lun lug 03, 2006 11:24 am
- Località: trento
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i fiori
Non so perchè quella sera,
fossero i troppi profumi del banchetto...
irrequietezza della primavera...
un'indefinita pesantezza
mi gravava sul petto,
un vuoto infinito mi sentivo nel cuore...
ero stanco, avvilito, di malumore.
Non so perchè, io non avea mangiato,
e pure sentendomi sazio come un re
digiuno ero come un mendico,
chi sa perchè?
Non avvevo preso parte
alle allegre risate,
ai parlar consueti
degli amici gai o lieti,
tutto m'era sembrato sconcio,
tutto m'era parso osceno,
non per un senso vano di moralità,
che in me non c'è,
e nessuno s'era curato di me,
chi sa...
O la sconcezza era in me...
o c'era l'ultimo avanzo della purità.
M'era, chi sa perchè,
sembrata quella sera
terribilmente pesa
la gamba
che la buona vicina di destra
teneva sulla mia
fino dalla minestra.
E in fondo...
non era che una vecchia usanza,
vecchia quanto il mondo.
La vicina di sinistra,
chi sa perchè,
non mi aveva assestato che un colpetto
alla fine del pranzo, al caffè;
e ficcatomi in bocca mezzo confetto
s'era voltata in là,
quasi volendo dire:
"ah!, ci sei anche te".
Quando tutti si furno alzati,
e si furono sparpagliati
negli angoli, pei vani delle finestre,
sui divani
di qualche romito salottino,
io, non visto, scivolai nel giardino
per prendere un pò d'aria.
E subito mi parve d' essere liberato,
la freschezza dell' aria
irruppe nel mio petto
risolutamente,
e il mio petto si sentì sollevato
dalla vaga e ignota pena
dopo i molti profumi della cena.
Bella sera luminosa!
Fresca, di primavera.
Pura e serena.
Milioni di stelle
sembravano sorridere amorose
dal firmamento
quasi un'immane cupola d'argento.
Come mi sentivo contento!
Ampie, robuste piante
dall'ombre generose,
sotto voi passeggiare,
sotto la vostra sana protezione
obliare,
ritrovare i nostri pensieri più cari,
sognare casti ideali,
sperare, sperare,
dimenticare tutti i mali del mondo,
degli uomini,
peccati e debolezze, miserie, viltà,
tutte le nefandezze;
tra voi fiori sorridere,
tra i vostri profumi soavi,
angelica carezza di frescura,
esseri pura della natura.
Oh! com'è bello
sentirsi libero cittadino
solo,
nel cuore di un giardino.
-Zz...Zz
-Che c' è?
-Zz...Zz...
-Chi è?
M' avvicinai donde veniva il segnale,
all' angolo del viale
una rosa voluminosa
si spampanava sulle spalle
in maniera scandalosa il décolleté.
-Non dico mica a te.
Fo cenno a quel gruppo di bocciuoli
che son sulla spalliera,
ma non vale la pena.
Magri affari stasera,
questi bravi figliuoli
non sono in vena.
-Ma tu chi sei? Che fai?
-Bella, sono una rosa,
non m'hai ancora veduta?
Sono una rosa e faccio la prostituta.
-Te?
-Io, sì, che male c'è?
-Una rosa!
-Una rosa, perchè?
All'angolo del viale
aspetto per guadagnarmi il pane,
fo qualcosa di male?
-Oh!
-Che diavolo ti piglia?
Credi che sien migliori,
i fiori,
in seno alla famiglia?
Voltati, dietro a te,
lo vedi quel cespuglio
di quattro personcine,
due grandi e due bambine?
Due rose e due bocciuoli?
Sono il padre, la madre, coi figlioli.
Se la intendono...e bene,
tra fratello e sorella,
il padre se la fa colla figliola,
la madre col figliolo...
Che cara famigliola!
E' ancor miglior partito
farsi pagar l'amore
a ore,
che farsi maltrattare
da un porco di marito.
Quell'oca dell'ortensia,
senza nessun costrutto,
fa sì finir tutto
da quel coglione del girasole.
Vedi quei due garofani
al canto della strada?
Come sono eleganti!
Campano alle spalle delle loro amanti
che fanno la puttana
come me.
-Oh! Oh!
-Oh! ciel che casi strani,
due garofani ruffiani.
E lo vedi quel giglio,
lì, al ceppo di quel tiglio?
Che arietta ingenua e casta!
Ah! Ah! Lo vedi? E' un pederasta.
-No! No! Non più! Basta
-Mio caro, e ci posso far qualcosa
io,
se il giglio è pederasta,
se puttana è la rosa?
-Anche voi!
-Che maraviglia!
Lesbica è la vaniglia.
E il narciso, quello specchio di candore,
si masturba quando è in petto alle signore.
-Anche voi!
Candidi, azzurri, rosei,
vellutati, profumati fiori...
-E la violaciocca,
fa certi lavoretti con la bocca...
-Nell'ora sì fugace che v'è data...
-E la medesima violetta,
beghina d'ogni fiore?
fa lunghe processioni di devozione
al Signore,
poi... all'ombra dell'erbetta,
vedessi cosa mostra al ciclamino...
povero lilli,
è la più gran vergogna
corrompere un bambino
-misero pasto delle passioni.
Levai la testa al cielo
per trovare un respiro,
mi sembrò dalle stelle pungermi
malefici bisbigli,
e il firmamento mi cadesse addosso
come coltre di spilli.
Prono mi gettai sulla terra
bussando con tutto il corpo affranto:
-Basta! Basta!
Ho paura.
Dio,
abbi pietà dell' ultimo tuo figlio.
Aprimi un nascondiglio
fuori della natura!
Aldo Palazzeschi (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974)
- salvodepeche
- Angel

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Alessia
Piccola creatura ti amo...
Piccola sensazione e grande emozione
tu sei me ma guardi con i tuoi occhi
crescerai dentro la mia immagine
vivrai, vedrai, camminerai con la tua
Oggi hai aumentato i miei anni
Felice di essere il tuò papa...
Auguri piccolo tesoro di Dio
dedicata alla mia piccola Alessia!
salvodepeche 29 Marzo 2007
Piccola creatura ti amo...
Piccola sensazione e grande emozione
tu sei me ma guardi con i tuoi occhi
crescerai dentro la mia immagine
vivrai, vedrai, camminerai con la tua
Oggi hai aumentato i miei anni
Felice di essere il tuò papa...
Auguri piccolo tesoro di Dio
dedicata alla mia piccola Alessia!
salvodepeche 29 Marzo 2007
- lilianlove
- Angel

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Salvo tanti carissimi auguri di cuore al tuo angioletto.. un bacione per lei da me.
Gli angeli si riflettono negli occhi innocenti di un bimbo...
Non si può dire in alcun modo
che il cielo sia fuori di alcuno;
è all'interno.....
e inoltre un uomo. posto che riceva il cielo,
è un recipiente, un cielo, e un angelo.
Emanuel Swedenborg.
Gli angeli si riflettono negli occhi innocenti di un bimbo...
Non si può dire in alcun modo
che il cielo sia fuori di alcuno;
è all'interno.....
e inoltre un uomo. posto che riceva il cielo,
è un recipiente, un cielo, e un angelo.
Emanuel Swedenborg.
Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione - seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!
*Emily Bronte*
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione - seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!
*Emily Bronte*
Un dono
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.
.. Gandhi ..
Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.
.. Gandhi ..


