(OT) Laureati o no?

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Laureati o no?

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Tufkad
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Messaggio da Tufkad »

higherlove ha scritto:Io lo scientifico l'ho fatto anche se non mi piaceva (e non certo perchè magari faceva chic o perchè non impegnava - cosa, quest'ultima, che peraltro non è affatto vera) ma quella che ho frequentato io era una scuola che offriva (notare la scelta del termine) una preparazione a 360°. E si sgobbava di brutto per avere un 7.
Quello che dice Halo può essere vero, ma è un problema di "istituto" e/o di "insegnante".

Non di Liceo in quanto istituzione.

Io, per esempio, preferii andare fuori zona, per studiare a medie e superiori, piuttosto che iscrivermi alle scuole del mio bacino d'utenza, che avevano fama di essere troppo sperimentali.

Il prezzo da pagare fu lo studio del francese invece dell'inglese. Che, a conti fatti, fu un'opportunità (l'inglese l'ho imparato dopo, in altra maniera).

Ma io, stando a Milano, ho la fortuna di avere delle alternative.

Alternative che forse a Ivrea non ci sono, se non a costi improponibili.
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Tufkad
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Messaggio da Tufkad »

halo in reverse ha scritto:DA NOI (parlavo di qui, non so se i programmi sono uguali per tutti) hanno dovuto fare un bel corso di azzeramento di matematica (altro che analisi I !!), dato che gli studenti provenienti DALLE NOSTRE scuole scientifiche non erano in grado di effettuare operazioni di, integrazione e derivazione di funzioni. Che nel corso di Ingegneria fioccano.
Mi pare strano, visto che studi di funzione e integrali sono (erano?) il 75% dello scritto di matematica dell'esame di maturità.

A me, per esempio, capitò la dimostrazione del Teorema del Valor Medio del calcolo integrale.
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Nicole86
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Messaggio da Nicole86 »

Tufkad ha scritto:Mi pare strano, visto che studi di funzione e integrali sono il 75% dello scritto di matematica dell'esame di maturità.
e il pane quotidiano degli studenti del quinto anno.
halo in reverse
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Messaggio da halo in reverse »

Allora dev'essere un problema non generalizzato. In ogni caso ho riscontrato queste mancanze non appena arrivato al Poli nel 2001/2002, con i corsi di Analisi.

Diciamo che alla fine, più che istituzione, programmi, eccetera, alla fin fine volevo andare a parare sempre lì: problema di persone, di mentalità. Genitori, figli, eccetera (appunto il "fate luogo, vil maccanico!". Ancora oggi mi viene rinfacciata questa mia scelta, come se mi fossi "disimpegnato", "sottovalutato", "sprecato").

Tutte palle. E l'ho dimostrato in diverse occasioni.

A me piaceva quella scuola, e poi aveva il pregio di "funzionare da paracadute", come tutte le scuole tecniche.
Ci fosse stata una situazione di emergenza che mi avesse impedito gli studi universitari, almeno nel breve termine, avrei avuto un diploma di Perito (e di tecnici ne cercano!).

Tuf, ma tu parlavi di alternative di studio o di lavoro?
Ultima modifica di halo in reverse il sab mar 31, 2007 1:22 am, modificato 1 volta in totale.
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Tufkad
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Messaggio da Tufkad »

Alternative di studio: tanti licei classici, scientifici e linguistici, tanti istituti tecnici a portata di mezzo pubblico. A patto di riuscire a entrarci.

Ho però amici che, vivendo in paesini molto piccoli, le scuole le avevano a 40 km di distanza, da percorrere ogni giorno con i pullman delle autolinee locali.

E quelle e sole erano. Prendere o lasciare.
halo in reverse
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Messaggio da halo in reverse »

Ma, quello è un caso limite. Qui comunque opportunità ce ne sono (licei, lingue, tecnici periti, professionali, alberghieri, commerciali, facoltà di meccatronica, informatica e telecomunicazioni) e io avevo gente in classe che aveva preferito Ivrea a Torino, Rivarolo o Chivasso, nonostante la collocazione geografica e l'offerta di alternative più o meno analoghe in quelle città.

Il Canavese ha una buona scelta di scuole, questo sì. I collegamenti ci sono, abbiamo anche il servizio urbano e suburbano bus . Il treno è quello che è (veramente tutta la Chivasso-Ivrea-Aosta è un ramo che resiste, non si sa bene come, ai continui tentativi di potatura :lol: , sia pure in uno stato di salute mediocre).

Lavorativamente invece non è più la stesso, da quando la Mamma è tornata bambina piccola.

E nel frattempo si sono perse altre opportunità, come Honda (non troppo realistica, però) e Getrag (questa sì che brucia).

Resistono Vodafone (call center), Selca (ora tedesca, ma è un caso a parte, quella è un'azienda avanzata), Dayco, società a tariffazione, le agenzie interinali (praticamente in tutte le aziende citate il posto lo trovi grazie a loro) e un po' di PMI metalmeccaniche o elettroniche (ma proprio "boite", magari nel senso più deleterio del termine. Mi capisci vero?)
Chiaramente con questi presupposti le prospettive di carriera sono assai scarse.

Magro destino, per la Silicon Valley europea.
Eppure Adriano aveva quasi trovato la famosa "terza via".
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Tufkad
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Messaggio da Tufkad »

halo in reverse ha scritto:Magro destino, per la Silicon Valley europea.
Il problema è che non si può essere competitivi con Taiwan & soci.

E poi ci sono le cose che hai detto tu.
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Alya_DM
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Messaggio da Alya_DM »

A quanto pare, laureati o no, stiamo messi tutti bene... :roll:
Chi ha un lavoro se lo tenga stretto...
E poi ci si meraviglia se i nostri talenti se ne vanno all'estero... :?


Su La Repubblica di oggi

Laureati, colti e disperati è l'esercito dei senza lavoro

Iperqualificati, con qualche sogno in testa e sempre meno pagati. Destinati a emigrare, pur di evitare la disfatta. I laureati mostrano sul loro volto i segni delle sempre più acute contraddizioni di un intero paese dove il merito e le qualifiche non vanno quasi mai di pari passo con le opportunità e i compensi. Sul loro volto sono sempre più evidenti i segni del disagio provato di fronte a quella porta, quasi sempre socchiusa, che dovrebbe portarli al lavoro e alla maturità.

Quando una ragazza o un ragazzo con in tasca la laurea cerca un posto, pare di vedere un gigante che prova ad entrare attraverso la piccola porticina di una minuscola casa di lillipuziani. Loro sono tanti mentre sembrano sempre più inadeguati i posti di lavoro che il sistema economico e il mondo delle aziende italiane mette a disposizione. Addetti per i call center o cassieri di negozio che siano. Con il paradosso, che a questo punto pare quasi logico, che sono proprio i più preparati, quelli che prendono i voti più alti di tutti a ritrovarsi con il più basso tasso di occupazione. Tanto che a un anno dalla laurea, trovano lavoro solo quattro su dieci di quelli che hanno preso 110 e lode. Con la triste constatazione che nel 2006 un laureato guadagna al mese, in termini reali, meno di quanto percepiva cinque anni fa il fratello maggiore.

Fenomeni conosciuti si dirà, ma il fatto è che quest'anno le cose sono andate ancora peggio. Tanto che per trovare un impiego non è neppure sufficiente aspettare un anno. I dati del triste record dicono che dopo la fatidica laurea, a un anno dal giorno della discussione della tesi, dai festeggiamenti e dai sorrisi e dalle congratulazioni, trova lavoro solo il 45 per cento dei laureati "triennali" (erano il 52 per cento l'anno scorso) e il 52,4 per cento dei laureati pre-riforma, ovvero il dato più basso dal 1999 (vedi tabella). I dati sono quelli della nona indagine sulla "Condizione Occupazionale dei laureati italiani" presentata (vedi la diretta) a Bologna da AlmaLaurea, il consorzio interuniversitario a cui aderiscono 49 università italiane. Ed è forse utile sapere che il convegno prevede per la mattina di sabato (3 marzo) anche una tavola rotonda (la presentazione e la tavola rotonda possono essere seguite in diretta sul sito di Almalaurea) che dibatterà su questi temi e a cui parteciperanno anche Fabio Mussi, il ministro dell'Università, e Cesare Damiano, il ministro del Lavoro, insieme ad Andrea Cammelli, il direttore di Almalaurea, e il presidente Crui Guido Trombetti.

Secondo l'indagine, l'instabilità che caratterizzava già molti degli impieghi degli anni scorsi si è fatta ancora più acuta. Sia per i laureati "triennali" che per quegli ultimi che stanno uscendo dal percorso previsto dal vecchio ordinamento. Solo un giovane su tre che ha conseguito una laurea breve - e ha trovato un impiego - è riuscito a siglare un contratto a tempo indeterminato. L'anno scorso l'impresa era riuscita al 40 per cento di loro. Stessa storia per i giovani che hanno ultimato il percorso di laurea del "vecchio ordinamento", la quota di chi è riuscito ad avere un contratto stabile è scesa al 38,4 per cento. Il lavoro atipico dal 2001 a oggi è cresciuto di ben dieci punti percentuali.

C'è poi lo stipendio. Quel sostegno che dovrebbe permettere alle nuove generazioni di prendere iniziative e decisioni, di mettere su famiglia, di provare a superare la sindrome di Peter Pan. Quel sostegno, è sempre più esile. I giovani laureati del post-riforma si ritrovano in tasca a fine mese solo 969 euro. Meno di quanto non fosse l'anno scorso (vedi tabella). Prendono qualcosa in più i laureati pre-riforma che a fine mese arrivano fino a 1.042 euro. Poco più dell'anno scorso ma, al netto del costo della vita, ancora meno di quanto un neolaureato guadagnava cinque anni fa.

Senza dire che l'Italia vanta il minor numero di laureati che lavora a cinque anni dalla laurea (l'86,4 per cento contro una media europea pari all'89 per cento). Scorrendo i dati dell'indagine di AlmaLaurea si ricava la triste conferma che nel cuore delle nuove generazioni, anche lì dove è opportuno che l'Italia sia più moderna e vicina all'Europa, covano e crescono le stesse antiche contraddizioni e disparità che gravano da tempo infinito sul corpo del malato Italia.

Le donne sono meno favorite rispetto agli uomini, hanno un tasso di occupazione più basso, sono più precarie e guadagnano meno dei loro colleghi uomini (vedi tabella). A un anno dalla laurea lavora il 49,2 per cento delle laureate pre-riforma contro il 57,1 per cento degli uomini. E il gap salariale nel tempo non fa che crescere, tanto che a cinque anni dalla laurea le donne guadagnano un terzo meno di quanto non prendono gli uomini. Quanto alla precarietà a un anno dalla laurea il 52 per cento delle donne ha un contratto atipico contro il 41,5 per cento degli uomini. E la disparità è ancora più acuta per le laureate "triennali", visto che solo il 34 per cento delle donne ha un impiego stabile contro il 48 per cento dei loro colleghi uomini.

Stesso discorso per le disparità territoriali. Nel 2006 sei laureati del Nord su dieci trova lavoro dopo un anno mentre per le regioni del Sud le cifre si fermano al 40 per cento. Ovvero le stesse quote nel lontano 1999. Senza dire che a cinque anni dalla laurea, i giovani del Mezzogiorno prendono 1.167 euro al mese mentre i ragazzi del Nord arrivano a 1.355 euro al mese.

Non c'è da stupirsi se allora molti di loro non si sentono valorizzati per quello che valgono e, seppure a malincuore, decidono di muoversi oltre confine per trovare migliori occasioni. All'estero, lì dove sembrano trovare rifugio e compenso. I laureati italiani che lavorano fuori dai confini nazionali, a cinque anni dalla laurea, arrivano a guadagnare quasi 2 mila euro, ovvero il 50 per cento in più di quanto non accada alla media complessiva dei laureati. Se non si mette mano a questo problema, se non si trova un articolato piano per valorizzare i talenti che escono dalle nostre facoltà, poco si potrà fare per dare slancio al nostro paese.


:?
Giuliano L'Apostata

Messaggio da Giuliano L'Apostata »

Io ho rifatto cinque volte la prima elementare e altrettante volte la seconda.
Poi mi sono fermato.
Quelli della banca a me mi hanno assunto subito, giacchè hanno supposto che conoscessi alla perfezione le tabelline del'uno, del due, tre e cinque e quattro e così via fino al dieci.

Apostata dott. Giuliano
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Wave
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Messaggio da Wave »

Giuliano L'Apostata ha scritto:Io ho rifatto cinque volte la prima elementare e altrettante volte la seconda.
Poi mi sono fermato.
Quelli della banca a me mi hanno assunto subito, giacchè hanno supposto che conoscessi alla perfezione le tabelline del'uno, del due, tre e cinque e quattro e così via fino al dieci.

Apostata dott. Giuliano
Giuliano,con piacere vedo che sei tornato,e alla grande !! :wink:
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Giuliano L'Apostata ha scritto:Io ho rifatto cinque volte la prima elementare e altrettante volte la seconda.
Poi mi sono fermato.
Quelli della banca a me mi hanno assunto subito, giacchè hanno supposto che conoscessi alla perfezione le tabelline del'uno, del due, tre e cinque e quattro e così via fino al dieci.

Apostata dott. Giuliano
:lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol: :lol:
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Messaggio da halo in reverse »

Tufkad ha scritto:Il problema è che non si può essere competitivi con Taiwan & soci.

E poi ci sono le cose che hai detto tu.
Secondo me sono soprattutto le cose che ho detto, nel senso che a partire dal 1985 Olivetti fece troppo poco per mantenere la differenza di qualità che l'ha sempre distinta.

Ammetto che l'incidenza dei costi del lavoro ebbe il suo peso (e poi Scarmagno assorbiva ammortamenti stratosferici: in origine lo stabilimento nacque per la produzione di calcolatrici meccaniche Logos 27, investimento tanto ambizioso quanto fallimentare - era il 1965 e la tecnologia giusta per gli elaboratori era ormai l'elettronica, come dimostrò la Olivetti P101- , dimensionato di conseguenza).

Un grosso problema era il fatto che i taiwanesi cominciavano a fornire prodotti qualitativamente non troppo distanti dalle nostrane produzioni (il vero nocciolo della questione, appunto), a costi molto inferiori (qui ce ne sarebbe da dire...).

La condanna delle aziende più avanzate di questo settore è sempre quella di stare davanti a tutti, per sopravvivere.

E poi De Benedetti si mise a fare speculazioni in giro per l'Europa, non investendo i proventi delle vendite dei PC M24 in ricerca e sviluppo.

MAI mettere un finanziere "puro" stile Wall Street Eighties (e i nostri attuali, soprattutto) in testa all'azienda.
Ultima modifica di halo in reverse il lun mar 05, 2007 12:04 am, modificato 4 volte in totale.
Giuliano L'Apostata

Messaggio da Giuliano L'Apostata »

Nicole86 ha scritto:Stamattina ho visto in una cartolibreria un volantino in cui c'era scritto che si cercavano giovani laureati in architettura anche senza esperienza . Orario di lavoro: dal lunedì al venerdì dalle 8,30 alle 13,30 e dalle 15,30 alle 20,00 , per un compenso di 400 euro mensili! :?
Altro che lavoratori sottopagati cinesi :lol:
Certo che ben due ore di pausa pranzo mi sa un po' troppo generoso.

Eva
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Up, che 'sto 3D spacca. E poi avevo scritto un papiro pazzesco. :lol:

Dopo la laurea in ing. mec., sto lavorando come disegnatore in un'azienda del ramo automazione bancaria.

Nel frattempo, mi sono iscritto alla specialistica. Ho il brutto vizio della curiosità.
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kjria ha scritto:Io sono laureata e lavoro. Cosa clicco? :roll:
per fortuna avevo le idee chiare fin dall'inizio del liceo... ho fatto il classico perché adoravo le materie letterarie, ma ho sempre studiato bene le materie scientifche perché sapevo che volevo iscrivermi a veterinaria... poi fra lacrime e sangue e studio matto e disperatissimo (andare avanti con le borse di studio in una facoltà che non ti permette di lavorare finché studi perché passi in aula 9 ore al giorno...) mi sono laureata presto... e adesso lavoro... finalmente in una struttura dove sento che mi potrò realizzare appieno... ma lo studio fatto dopo la laurea, le occasioni còlte con spirito di iniziativa (e di avventura, spesso), sono almeno la metà della mia preparazione... sicuramente dall'università non sono uscita preparata per affrontare le esigenze del nostro mercato attuale. Gerontocrazia universitaria. Programmi inadeguati. Poca meritocrazia, troppo accaparramento di tasse di iscrizione. Professori non preparati. Scarsa e inadeguata attività pratica. Nessuna relazione viva e moderna con il mondo del lavoro e la libera professione.
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