Devo dire la verità, sono arrivato a tre quarti, e mi ha un po' deluso.
Deluso perchè smitizza molto l'immagine del quartetto di Düsseldorf, e qui capisco perchè Hütter e Schneider si sono piuttosto arrabbiati leggendolo.
Ma, alla fin fine, il racconto verte principalmente sulle esperienze e sui sentimenti dell'autore. Dimenticatevi particolari tecnici sulle macchine e sui modi di composizione. Wolfgang dice pochissimo. Non ho capito se per mantenere un certo segreto oppure perchè proprio ne era all'oscuro.
Sembrerebbe, da come parla nel libro, dare ragione a Ralf, che lo definì piuttosto sarcasticamente come "solo il batterista del gruppo, uno dei tanti collaboratori avvicendatisi nella cariera dei Kraftwerk."
Sicuramente la sua lunga militanza nella band ne fa uno dei principali attori, ma sinceramente non si comprende appieno il suo reale apporto nell'alchimia d'insieme, nelle composizioni e nelle realizzazioni artigianali delle macchine "fatte in casa" e praticamente inventate da questi pionieri della musica elettronica.
Ci sono molti racconti anche divertenti sulle varie tournee e sui vari festini a base di sesso, droga e disco dance, cose che non ti saresti mai aspettato da 4 "robot"... ma da un libro su cotanto gruppo io mi sarei aspettato molto di più che rivelazioni sui gusti sessuali di questo o quello o dissertazioni romantiche sull'ambientalismo o sulla filosofia generale della vita.
Sono però curioso sulla qualità degli album del gruppo post-Kraftwerk di Flür, gli Yamo.
So che qualcuno ne parlò, ma non ricordo anche qui se trattasi di opere interessanti o prescindibili... vista anche la scarsezza del disco dell'altro ex, Bartos, uscito qualche anno fa, e che acquistai subito incautamente, salvo pentirmene immediatamente...









