(OT) Spazio per sognare in poesia..la vita
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
L'uomo nero
Amico mio, amico mio,
Sono molto molto malato.
Io stesso non so da dove mi venga questo male.
Se sia il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.
La mia testa sventola le orecchie,
Come fa un uccello con le ali.
La mia testa non è più capace
Di ciondolarsi sul collo.
Un uomo nero,
Nero, nero,
Un uomo nero
Si siede sul mio letto,
Un uomo nero
Non mi lascia dormire per tutta la notte.
L’uomo nero
Scorre il dito su un libro schifoso
E, con canto nasale sopra di me,
Come un monaco su un morto,
Mi legge la vita
Di un certo mascalzone e furfante,
Cacciando nell’anima angoscia e paura.
L’uomo nero
Nero, nero...
«Ascolta, ascolta, -
Mi farfuglia, -
Nel libro ci sono molti bellissimi
Pensieri e progetti.
Quest’uomo
Viveva nel paese
Dei più repellenti
Teppisti e ciarlatani.
In dicembre in quel paese
La neve è pura fino al demonio,
E le bufere mettono in moto
i più allegri filatoi.
Quell’uomo era un avventuriero,
Ma della marca migliore
La più alta.
Egli era elegante,
E per giunta poeta,
Anche se piccola,
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa,
Lui la chiamava bambina cattiva
E la sua amata».
«La felicità – diceva,–
È destrezza di mente e mani.
Tutte le anime maldestre
Sono note per la loro infelicità.
Non importa,
Se molti tormenti
Sono frutto di gesti
Tortuosi e menzogneri.
Nelle tempeste, nei temporali,
Nella gelida vita,
Nelle perdite gravi
E quando sei triste,
Apparire sorridente e semplice –
È l’arte più sublime del mondo».
«Uomo nero!
Non osare questo!
Tu non sei in servizio
Come un palombaro.
Che m’importa della vita
Di un poeta scandaloso.
Per favore, a qualcun altro
Leggi e racconta».
L’uomo nero
Mi guarda fisso.
E gli occhi si tingono
Di un vomito azzurro,
Quasi volesse dirmi,
Che io sono delinquente e ladro,
Che in modo svergognato e impudente
Ha derubato qualcuno.
………………………
Amico mio, amico mio
Sono molto molto malato.
Io stesso, non so da dove mi venga questo male.
Forse è il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
Forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.
Notte di gelo...
La pace al bivio è silenziosa
Sto solo alla finestra,
Non aspetto né amico né ospite
Tutta la pianura è ricoperta
Di una calce friabile e molle,
E gli alberi, come cavalieri,
Sono a raduno nel nostro giardino.
Da qualche parte piange
Un uccello notturno malefico.
I cavalieri di legno
Seminano un rumore di zoccoli.
Ecco di nuovo questa cosa nera
Che siede sulla mia poltrona,
Solleva un po’ il suo cilindro
E incurante butta all’indietro le falde del pastrano.
«Ascolta, ascolta! –
Mi fa con voce sgradevole, guardandomi in faccia,
Ancora più vicino
Ancora più vicino mi si inchina. –
Non avevo mai visto che qualche
Delinquente
In modo così inutile e sciocco
Soffrire d’insonnia.
Ah, forse mi sono sbagliato!
Perché adesso c’è la luna.
Di che cosa ancora ha bisogno
Questo piccolo mondo mezzo addormentato?
Forse, con le sue grosse cosce
“Lei” verrà di nascosto,
E tu le leggerai
La tua fiacca lirica ormai sfiatata?
Ah, io amo i poeti!
Gente divertente.
In loro trovo sempre
Una storia famigliare al cuore,
Come quella di una studentessa piena di brufoli
E di un mostro dai lunghi capelli
Che le parla dei cosmi,
Tutto bramoso di desiderio sessuale.
Non so, non ricordo,
In un villaggio,
Forse, in quel di Kaluga,
O forse, in quel di Rjazan’,
Viveva un ragazzo
In una semplice famiglia contadina,
Con i capelli gialli,
Con gli occhi azzurri…
Ed ecco che divenne adulto,
E per giunta poeta,
Anche se piccola
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa
Lui la chiamava bambina cattiva,
E la sua amata».
«Uomo nero!
Tu sei un pessimo ospite.
Questa fama di te
Da molto tempo corre in giro».
Sono furibondo, fuori di me,
E vola il mio bastone
Giusto addirittura contro il suo muso,
alla radice del naso…
……………………………
… La luna è morta,
Azzurreggia alla finestra l’alba.
Ah tu, notte!
Che m’hai combinato, notte?
Me ne sto in piedi qui col mio cilindro.
Non c’è nessuno con me.
Sono solo…
Con uno specchio in frantumi…
Sergej A. Esenin
Amico mio, amico mio,
Sono molto molto malato.
Io stesso non so da dove mi venga questo male.
Se sia il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.
La mia testa sventola le orecchie,
Come fa un uccello con le ali.
La mia testa non è più capace
Di ciondolarsi sul collo.
Un uomo nero,
Nero, nero,
Un uomo nero
Si siede sul mio letto,
Un uomo nero
Non mi lascia dormire per tutta la notte.
L’uomo nero
Scorre il dito su un libro schifoso
E, con canto nasale sopra di me,
Come un monaco su un morto,
Mi legge la vita
Di un certo mascalzone e furfante,
Cacciando nell’anima angoscia e paura.
L’uomo nero
Nero, nero...
«Ascolta, ascolta, -
Mi farfuglia, -
Nel libro ci sono molti bellissimi
Pensieri e progetti.
Quest’uomo
Viveva nel paese
Dei più repellenti
Teppisti e ciarlatani.
In dicembre in quel paese
La neve è pura fino al demonio,
E le bufere mettono in moto
i più allegri filatoi.
Quell’uomo era un avventuriero,
Ma della marca migliore
La più alta.
Egli era elegante,
E per giunta poeta,
Anche se piccola,
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa,
Lui la chiamava bambina cattiva
E la sua amata».
«La felicità – diceva,–
È destrezza di mente e mani.
Tutte le anime maldestre
Sono note per la loro infelicità.
Non importa,
Se molti tormenti
Sono frutto di gesti
Tortuosi e menzogneri.
Nelle tempeste, nei temporali,
Nella gelida vita,
Nelle perdite gravi
E quando sei triste,
Apparire sorridente e semplice –
È l’arte più sublime del mondo».
«Uomo nero!
Non osare questo!
Tu non sei in servizio
Come un palombaro.
Che m’importa della vita
Di un poeta scandaloso.
Per favore, a qualcun altro
Leggi e racconta».
L’uomo nero
Mi guarda fisso.
E gli occhi si tingono
Di un vomito azzurro,
Quasi volesse dirmi,
Che io sono delinquente e ladro,
Che in modo svergognato e impudente
Ha derubato qualcuno.
………………………
Amico mio, amico mio
Sono molto molto malato.
Io stesso, non so da dove mi venga questo male.
Forse è il vento che sibila
Sul campo vuoto e deserto,
Forse, come a settembre al boschetto,
È l’alcool che sgretola il cervello.
Notte di gelo...
La pace al bivio è silenziosa
Sto solo alla finestra,
Non aspetto né amico né ospite
Tutta la pianura è ricoperta
Di una calce friabile e molle,
E gli alberi, come cavalieri,
Sono a raduno nel nostro giardino.
Da qualche parte piange
Un uccello notturno malefico.
I cavalieri di legno
Seminano un rumore di zoccoli.
Ecco di nuovo questa cosa nera
Che siede sulla mia poltrona,
Solleva un po’ il suo cilindro
E incurante butta all’indietro le falde del pastrano.
«Ascolta, ascolta! –
Mi fa con voce sgradevole, guardandomi in faccia,
Ancora più vicino
Ancora più vicino mi si inchina. –
Non avevo mai visto che qualche
Delinquente
In modo così inutile e sciocco
Soffrire d’insonnia.
Ah, forse mi sono sbagliato!
Perché adesso c’è la luna.
Di che cosa ancora ha bisogno
Questo piccolo mondo mezzo addormentato?
Forse, con le sue grosse cosce
“Lei” verrà di nascosto,
E tu le leggerai
La tua fiacca lirica ormai sfiatata?
Ah, io amo i poeti!
Gente divertente.
In loro trovo sempre
Una storia famigliare al cuore,
Come quella di una studentessa piena di brufoli
E di un mostro dai lunghi capelli
Che le parla dei cosmi,
Tutto bramoso di desiderio sessuale.
Non so, non ricordo,
In un villaggio,
Forse, in quel di Kaluga,
O forse, in quel di Rjazan’,
Viveva un ragazzo
In una semplice famiglia contadina,
Con i capelli gialli,
Con gli occhi azzurri…
Ed ecco che divenne adulto,
E per giunta poeta,
Anche se piccola
Afferrava la sua forza,
E una certa donna,
Che aveva quarant’anni e passa
Lui la chiamava bambina cattiva,
E la sua amata».
«Uomo nero!
Tu sei un pessimo ospite.
Questa fama di te
Da molto tempo corre in giro».
Sono furibondo, fuori di me,
E vola il mio bastone
Giusto addirittura contro il suo muso,
alla radice del naso…
……………………………
… La luna è morta,
Azzurreggia alla finestra l’alba.
Ah tu, notte!
Che m’hai combinato, notte?
Me ne sto in piedi qui col mio cilindro.
Non c’è nessuno con me.
Sono solo…
Con uno specchio in frantumi…
Sergej A. Esenin
-
higherlove
- Angel

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- Iscritto il: dom dic 04, 2005 2:31 pm
- Località: "...altrove, molto più lontano della notte"
Notte
che scorre incurante
e scivola via
come inchiostro che cola
come pioggia sui vetri
liquida
come carne nuda che gocciola
mentre dita scorrono su pelle accaldata
mentre labbra indugiano su labbra frementi
succosi gerani dipinti di sangue
umidi
come respiro nel freddo
come l'odore di te su di me
come sudore ansimante
di amore vissuto su vecchie lenzuola.
(A. S.)
che scorre incurante
e scivola via
come inchiostro che cola
come pioggia sui vetri
liquida
come carne nuda che gocciola
mentre dita scorrono su pelle accaldata
mentre labbra indugiano su labbra frementi
succosi gerani dipinti di sangue
umidi
come respiro nel freddo
come l'odore di te su di me
come sudore ansimante
di amore vissuto su vecchie lenzuola.
(A. S.)
- lilianlove
- Angel

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- Iscritto il: dom dic 04, 2005 5:51 pm
- Località: trentinoaltoadige
L'avvertimento (tardivo) è per me stesso.. però essendo tutto e il contrario di tutto è dedicato ad una lei ormai "oltre il muro del silenzio".lilianlove ha scritto:In Gore: mi piace questa poesia.racchiude tutto e il contrario di tutto(come un messaggio cifrato)-- portando con sè racchiuso un avvertimento..monito per chi???curiosità.. maschio? femmina ..va bene uguale.
-
DevotionalTour
- Angel

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- Iscritto il: ven feb 24, 2006 7:35 am
La mia voglia di te si sparge
mi invade, mi travolge.
Mi arrendo amore
al flusso caldo delle tue parole
al profumo infinito
del tuo essere terra, cielo, mare
ed ogni altra meraviglia.
Mi arrendo all’averti
senza poterti avere,
mentre volerò
solitario nel mio cielo,
ancora ti scriverò
nei silenzi dell'animo,
nelle poesie della mente,
e mi ingannerò
a cercare di te
che non ci sarai.
mi invade, mi travolge.
Mi arrendo amore
al flusso caldo delle tue parole
al profumo infinito
del tuo essere terra, cielo, mare
ed ogni altra meraviglia.
Mi arrendo all’averti
senza poterti avere,
mentre volerò
solitario nel mio cielo,
ancora ti scriverò
nei silenzi dell'animo,
nelle poesie della mente,
e mi ingannerò
a cercare di te
che non ci sarai.
Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.
Cesare Pavese
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t'implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.
La notte soffre e anela l'alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c'è chi come te attende l'alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l'alba.
Cesare Pavese
Parlavamo del più e del meno, ieri
ieri i miei occhi cercavano i tuoi,
tu pure andavi andavi in cerca del mio sguardo
intanto che il discorso continuava.
Sotto il senso banale delle frasi
il mio amore seguiva i tuoi pensieri,
e quando tu parlavi mi fingevo
distratto ed ascoltavo il tuo segreto:
poiché la voce e gli occhi di Colei
che ti fa triste e gioioso rivelano,
malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
l'essere interiore illuminandolo.
Ieri dunque son partito inebriato:
il mio cuore spera vanamente,
ha una speranza vana, falsa e dolce?
No, è vero? Non è vero che no?
Paul Verlaine ( meno male che esistono i poeti...)
ieri i miei occhi cercavano i tuoi,
tu pure andavi andavi in cerca del mio sguardo
intanto che il discorso continuava.
Sotto il senso banale delle frasi
il mio amore seguiva i tuoi pensieri,
e quando tu parlavi mi fingevo
distratto ed ascoltavo il tuo segreto:
poiché la voce e gli occhi di Colei
che ti fa triste e gioioso rivelano,
malgrado ogni sforzo mesto e allegro,
l'essere interiore illuminandolo.
Ieri dunque son partito inebriato:
il mio cuore spera vanamente,
ha una speranza vana, falsa e dolce?
No, è vero? Non è vero che no?
Paul Verlaine ( meno male che esistono i poeti...)
La Bellezza
Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s'è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.
Troneggio nell'azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.
I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,
onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
I miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne.
Charles Baudelaire
Pari!
Sono bella, o mortali, come un sogno di pietra e il mio seno,
cui volta a volta ciascuno s'è scontrato,
è fatto per ispirare al poeta un amore eterno e muto come la materia.
Troneggio nell'azzurro quale Sfinge incompresa,
unisco un cuore di neve alla bianchezza dei cigni,
odio il movimento che scompone le linee e mai piango, mai rido.
I poeti, di fronte alle mie grandi pose,
che ho l'aria di imitare dai più fieri monumenti,
consumeranno i giorni in studi severi, perché,
onde affascinare quei docili amanti,
ho degli specchi puri che fanno più bella ogni cosa:
I miei occhi, questi larghi occhi dalle luci eterne.
Charles Baudelaire
Pari!
- lilianlove
- Angel

- Messaggi: 6480
- Iscritto il: dom dic 04, 2005 5:51 pm
- Località: trentinoaltoadige
Raccolta M.C. Bagliori di fiaba.
Dolce fiaba
Mia cara,
della piazza attraversata, di te vicina
non mi restava che una mediocre illustrazione.
Slittando, oramai, senza rimedio, attorno,
in basso...inutile
la benchè minima nozione del giorno,
l'anno..la frase dell'abbracc o.
Crollavo, nella vertigine, ballavo,
leggero come l'aria, più leggero dell'aria.
Non dire niente in giro, mantieni
il segreto.... le associazioni
sono inesauribili e anche tu,
mia cara signora e sgualdrina, se pensi
non parli mentalmente? Rosso e carico, gonfio,
eccomi, fatico
a respirare... il lupo cattivo
ha occhi chiari, voce suadente... spiegami
questo mio eccesso nuovo di tenerezza.. le orecchie,
quelle là, specialmente, grigie...
e pelose, rite, cresciute
a vista d'occhio; davano
i brividi e sempre in un armadio o sotto il letto
qualche scheletro amico ci perseguita.
Capiscimi: sopportano con pazienza
lo scorrere delle stagioni, il cambiare delle mode...
la brevità inisignificante degli anni.. ho in bocca
quel morbido sapore di mandorla.. era
di castagne, dolcissima, già quasi
nauseabonda, cominciava a corrompersi, rapprendersi,
diventare veleno..
Guarda: non so più
verdi le mie belle buste, le ho tutte
colorate di rosso... complice opposta,
amorevole, ignara... al piano
di sopra in solaio, sul pavimento
di legno, comunque
no.. visti i bambini ridevano, acuti;
gridavano, giocavano.
Ma in un solo attimo e la parte
sbagliata del fungo, già difficile
a prendersi e... sparito<. annichilito
di colpo, oramai...ma
non pensare male, di me! sapevo
che un gesto minimo, uno solo
piccolo errore, la boccuccia
crudelmente tappata al pesce, una parola
mal detta all'amico, a chiunque...
...in discesa, allora, e poi
sbandando paurosamente, ma qui
ho il deciso controllo del manubrio,
filo, "e le casette sono tutte uguali,
come dapertutto e chissà dove quella giusta, il municipio:
misteriossissimo, stupendo, sottinteso paesotto..."(e non risponde,
villano, sul sedile vicino, lo sconosciuto
compagno di viaggio).
La figura minuta, vestita di bianco, un nastro
delicato attorno al collo.. uscita
tale quale dal ritratto: "ai giardini Pubblici
si possono coltivare ancora desideri"
penso... stringo la mano, ne sono certo, alla nonna
che non ho mai conosciuto.. cerco di capire
se è vero che le assomiglio...
Mi hanno detto che è vertigine...
sul balcone, come sull'acqua del mare... si, avevo
fibbie lucenti, giravamo in sordina
per i sottopassi della città e gli scherzi
delle marionette, adesso,
non ci tormentano più...una fetta, anche,
di torta Delizia, funghi trifolati.... ecco,
un compleanno..peccato però..
peccato se ne va via, guardalo, il gatto:
ha un bel cappello, una carrozza rossa lo strasporta
leggero; un suo nemico sparirà nel nulla.. ma cerca
di autarmi.... cerca sorride
la nonna lupo tra le pieghe del lenzuolo e io,
forsennato gioco, estraggo
dal mio mazzo le carte, ma vedi,
vedi.... una dopo l'altra irrimediabilmente uguali...
tutte.... un viaggio, cammino: non esistono più
paesi fantastici... tornavo,
non c'era niente di buono da mangiare a casa,
le nespole non sapevano di niente... così
questa lettera d'amore....
Trat.. da Le meraviglie dell'acqua
Aut.-- M.C. Com. M. B.--- L.L.
la delusione ombreggia la lettera d'amore. Solo la mano che la scrive, è sicura di sè... Sembra voler dire che l'amore tanto più è evasione, quanto più racchiude negli intrighi della mente di chi l'attende. L'amarezza non è inrreversibile. Basta un richiamo per rianimare la vitalità...
Quindi frammenti di fiaba nella lacerazione sentimentale.. l'amore non è in questo caso contiunità, è a sprazzi: a bagliori.. liriche trasformate in suggestive e stilisticamente nuove emozioni.
Dolce fiaba
Mia cara,
della piazza attraversata, di te vicina
non mi restava che una mediocre illustrazione.
Slittando, oramai, senza rimedio, attorno,
in basso...inutile
la benchè minima nozione del giorno,
l'anno..la frase dell'abbracc o.
Crollavo, nella vertigine, ballavo,
leggero come l'aria, più leggero dell'aria.
Non dire niente in giro, mantieni
il segreto.... le associazioni
sono inesauribili e anche tu,
mia cara signora e sgualdrina, se pensi
non parli mentalmente? Rosso e carico, gonfio,
eccomi, fatico
a respirare... il lupo cattivo
ha occhi chiari, voce suadente... spiegami
questo mio eccesso nuovo di tenerezza.. le orecchie,
quelle là, specialmente, grigie...
e pelose, rite, cresciute
a vista d'occhio; davano
i brividi e sempre in un armadio o sotto il letto
qualche scheletro amico ci perseguita.
Capiscimi: sopportano con pazienza
lo scorrere delle stagioni, il cambiare delle mode...
la brevità inisignificante degli anni.. ho in bocca
quel morbido sapore di mandorla.. era
di castagne, dolcissima, già quasi
nauseabonda, cominciava a corrompersi, rapprendersi,
diventare veleno..
Guarda: non so più
verdi le mie belle buste, le ho tutte
colorate di rosso... complice opposta,
amorevole, ignara... al piano
di sopra in solaio, sul pavimento
di legno, comunque
no.. visti i bambini ridevano, acuti;
gridavano, giocavano.
Ma in un solo attimo e la parte
sbagliata del fungo, già difficile
a prendersi e... sparito<. annichilito
di colpo, oramai...ma
non pensare male, di me! sapevo
che un gesto minimo, uno solo
piccolo errore, la boccuccia
crudelmente tappata al pesce, una parola
mal detta all'amico, a chiunque...
...in discesa, allora, e poi
sbandando paurosamente, ma qui
ho il deciso controllo del manubrio,
filo, "e le casette sono tutte uguali,
come dapertutto e chissà dove quella giusta, il municipio:
misteriossissimo, stupendo, sottinteso paesotto..."(e non risponde,
villano, sul sedile vicino, lo sconosciuto
compagno di viaggio).
La figura minuta, vestita di bianco, un nastro
delicato attorno al collo.. uscita
tale quale dal ritratto: "ai giardini Pubblici
si possono coltivare ancora desideri"
penso... stringo la mano, ne sono certo, alla nonna
che non ho mai conosciuto.. cerco di capire
se è vero che le assomiglio...
Mi hanno detto che è vertigine...
sul balcone, come sull'acqua del mare... si, avevo
fibbie lucenti, giravamo in sordina
per i sottopassi della città e gli scherzi
delle marionette, adesso,
non ci tormentano più...una fetta, anche,
di torta Delizia, funghi trifolati.... ecco,
un compleanno..peccato però..
peccato se ne va via, guardalo, il gatto:
ha un bel cappello, una carrozza rossa lo strasporta
leggero; un suo nemico sparirà nel nulla.. ma cerca
di autarmi.... cerca sorride
la nonna lupo tra le pieghe del lenzuolo e io,
forsennato gioco, estraggo
dal mio mazzo le carte, ma vedi,
vedi.... una dopo l'altra irrimediabilmente uguali...
tutte.... un viaggio, cammino: non esistono più
paesi fantastici... tornavo,
non c'era niente di buono da mangiare a casa,
le nespole non sapevano di niente... così
questa lettera d'amore....
Trat.. da Le meraviglie dell'acqua
Aut.-- M.C. Com. M. B.--- L.L.
la delusione ombreggia la lettera d'amore. Solo la mano che la scrive, è sicura di sè... Sembra voler dire che l'amore tanto più è evasione, quanto più racchiude negli intrighi della mente di chi l'attende. L'amarezza non è inrreversibile. Basta un richiamo per rianimare la vitalità...
Quindi frammenti di fiaba nella lacerazione sentimentale.. l'amore non è in questo caso contiunità, è a sprazzi: a bagliori.. liriche trasformate in suggestive e stilisticamente nuove emozioni.
- salvodepeche
- Angel

- Messaggi: 11767
- Iscritto il: gio ott 10, 2002 2:05 pm
- Località: Siracusa - The Land of Love
- Contatta:
Un fiore Viola
Al buio riesco a vedere bene
Ciò che la luce mi nasconde
La notte è un insieme di vibrazioni spente
e aspetto di vederti
Ogni attimo del mio respiro
Soffoca dentro di me la speranza
Quella che i nostri cuori raccontano
Quella che il nostro amore ascolta
Un fiore viola è il tuo ricordo
Un cancello d’acciaio la via per entrare
Quella casa bianca immersa nel verde
Io e te con la paura di vivere
Piccole emozioni lunghe una vita
Rendono tutto piu semplice e armonioso
Ogni tuo gesto, ogni tua frase, ogni tuo pianto
Fanno di me la forza per amarti per sempre
Salvodepeche, 16 Novembre 2006
Al buio riesco a vedere bene
Ciò che la luce mi nasconde
La notte è un insieme di vibrazioni spente
e aspetto di vederti
Ogni attimo del mio respiro
Soffoca dentro di me la speranza
Quella che i nostri cuori raccontano
Quella che il nostro amore ascolta
Un fiore viola è il tuo ricordo
Un cancello d’acciaio la via per entrare
Quella casa bianca immersa nel verde
Io e te con la paura di vivere
Piccole emozioni lunghe una vita
Rendono tutto piu semplice e armonioso
Ogni tuo gesto, ogni tua frase, ogni tuo pianto
Fanno di me la forza per amarti per sempre
Salvodepeche, 16 Novembre 2006
-
Giuliano L'Apostata
William Shakespeare
Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.
Blacky!
Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita.
Blacky!
- bregndelors
- Violator

- Messaggi: 44
- Iscritto il: lun lug 03, 2006 11:24 am
- Località: trento
- Contatta:
beach house
Così lontano da qui eppure la mente vaga e torna sempre al nido.
Sento una voce calda e morbida che mi accompagna in questo viaggio.
Ora d'un tratto si rovescia la barca e cado in mare.
Mi aggrappo a te. Anche solo il tuo respiro mi da le energie per lottare.
E' calato all'improvviso il buio e ora non posso permettermi di dire parole vuote. Nuoto e ancora nuoto... alla ricerca della spiaggia deserta nascosta in un angolo della mia stanza.
Sento una voce calda e morbida che mi accompagna in questo viaggio.
Ora d'un tratto si rovescia la barca e cado in mare.
Mi aggrappo a te. Anche solo il tuo respiro mi da le energie per lottare.
E' calato all'improvviso il buio e ora non posso permettermi di dire parole vuote. Nuoto e ancora nuoto... alla ricerca della spiaggia deserta nascosta in un angolo della mia stanza.
Codice:
AMO TUTTO CIO' CHE E' STATO
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l'antica e erronea fede,
l'ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Fernando Pessoa
Amo tutto ciò che è stato,
tutto quello che non è più,
il dolore che ormai non mi duole,
l'antica e erronea fede,
l'ieri che ha lasciato dolore,
quello che ha lasciato allegria
solo perché è stato, è volato
e oggi è già un altro giorno.
Fernando Pessoa
Solo
Fanciullo, io gia' non ero
come gli altri erano, ne' vedevo
come gli altri vedevano. Mai
derivai da una comune fonte
le mie passioni - ne' mai,
da quella stessa, i miei aspri affanni.
Ne' il tripudio al mio cuore
io ridestavo in accordo con altri.
Tutto quello che amai, io l' amai da solo.
Allora - in quell' eta' - nell' alba
d' una procellosa vita - fu derivato
da ogni piu' oscuro abisso di bene e male
il mistero che ancora m' avvince -
dai torrenti e dalle sorgenti -
dalla rossa roccia dei monti -
dal sole che d' intorno mi ruotava
nelle sue dorate tinte autunnali -
dal celeste baleno
che daccano mi guizzava -
dal tuono e dalla tempesta -
e dalla nuvola che forma assumeva
(mentre era azzurro tutto l' altro cielo)
d' un demone alla mia vista -
-------------
Un sogno dentro un sogno
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volo' via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient' altro,
e' forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non e' che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potro' trattenerli con una stretta piu' salda?
O Dio! Mai potro' salvarne
almeno uno, dall' onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non e' che un sogno dentro un sogno?
E.A. POE
Baci
Blacky!
Fanciullo, io gia' non ero
come gli altri erano, ne' vedevo
come gli altri vedevano. Mai
derivai da una comune fonte
le mie passioni - ne' mai,
da quella stessa, i miei aspri affanni.
Ne' il tripudio al mio cuore
io ridestavo in accordo con altri.
Tutto quello che amai, io l' amai da solo.
Allora - in quell' eta' - nell' alba
d' una procellosa vita - fu derivato
da ogni piu' oscuro abisso di bene e male
il mistero che ancora m' avvince -
dai torrenti e dalle sorgenti -
dalla rossa roccia dei monti -
dal sole che d' intorno mi ruotava
nelle sue dorate tinte autunnali -
dal celeste baleno
che daccano mi guizzava -
dal tuono e dalla tempesta -
e dalla nuvola che forma assumeva
(mentre era azzurro tutto l' altro cielo)
d' un demone alla mia vista -
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Un sogno dentro un sogno
Questo mio bacio accogli sulla fronte!
E, da te ora separandomi,
lascia che io ti dica
che non sbagli se pensi
che furono un sogno i miei giorni;
e, tuttavia, se la speranza volo' via
in una notte o in un giorno,
in una visione o in nient' altro,
e' forse per questo meno svanita?
Tutto quello che vediamo, quel che sembriamo
non e' che un sogno dentro un sogno.
Sto nel fragore
di un lido tormentato dalla risacca,
stringo in una mano
granelli di sabbia dorata.
Soltanto pochi! E pur come scivolano via,
per le mie dita, e ricadono sul mare!
Ed io piango - io piango!
O Dio! Non potro' trattenerli con una stretta piu' salda?
O Dio! Mai potro' salvarne
almeno uno, dall' onda spietata?
Tutto quel che vediamo, quel che sembriamo
non e' che un sogno dentro un sogno?
E.A. POE
Baci
Blacky!


