baby scream robert smith?
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- daniemt
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baby scream robert smith?
Mio piccolo cuore, infranto.
La nuova produzione dei cure. The cure.
Una delle più grosse delusioni che possano capitare ad un fan incallito, uno ci spera, si leggono le recensioni sui giornali di musica, questi pseudo giornalisti del cavolo, leggo solo cose belle, musiche intriganti, ogni brano esaltato al massimo…e allora io non vedo l’ora che esca sugli scaffali dei negozi….bhè…nulla di tutto questo.
Cretini!!!
Che inganno caro curem, un book con tanto di disegnini colorati che facevano sperare in una direzione giusta, verso il positivo, il bello.
Un album a primo impatto faticoso, sporco, i suoni sono incasinati, la batteria è piatta, chitarre che sembrano improvvisate e mischiate tra loro nel torbido della perduta melodia.
La voce urlata di smith, non attraversa l’orecchio ma ci ronza intorno, cantando ritornelli banali e ripetitivi e tu sforzi l’energia acustica a non far entrare nulla di tutto ciò. In queste canzoni da notare l’ultima parola che fa da conclusione di tutti i brani, chiedendoti se era la stessa oppure un altro pezzo.(incredibile ma vero!!)
L'ultimo brano sembra voler placare una guerra violenta e sanguinosa
di sonorità pesanti, ma non riesce a risollevare l'apocalisse nemmeno con un granello di una quiete nota.
La melodia viene soffocata da questo stile, lo chiamo psicadelico insopportabile e confusionario, forse troppo complesso per i miei umili e poveri timpani.
Naturalmente si tratta di un giudizio personale, uno che osserva il tempo che passa, e nota che quando le cose si sforzano ad essere sempre quelle nonostante abbiano già reso, sente stridere il rapporto oramai consumato fino all’osso.
Per concludere, i pastelli colorati e i disegni stereotipi dell’involucro di cartoncino rispecchiano una produzione priva di cognizione di causa e linearità, di quell’arte che si pensava consolidata e adulta non è rimasto più nulla, nemmeno nella copertina.
Il fanciullo che è in smith è emerso nella sua cruda, scialba genialità e sbattuto nell’orecchio iperteso dell’ascoltatore sofferente.
Mi rimetto in cuffie the head on the door , un purgante privo di effetti collaterali.
La nuova produzione dei cure. The cure.
Una delle più grosse delusioni che possano capitare ad un fan incallito, uno ci spera, si leggono le recensioni sui giornali di musica, questi pseudo giornalisti del cavolo, leggo solo cose belle, musiche intriganti, ogni brano esaltato al massimo…e allora io non vedo l’ora che esca sugli scaffali dei negozi….bhè…nulla di tutto questo.
Cretini!!!
Che inganno caro curem, un book con tanto di disegnini colorati che facevano sperare in una direzione giusta, verso il positivo, il bello.
Un album a primo impatto faticoso, sporco, i suoni sono incasinati, la batteria è piatta, chitarre che sembrano improvvisate e mischiate tra loro nel torbido della perduta melodia.
La voce urlata di smith, non attraversa l’orecchio ma ci ronza intorno, cantando ritornelli banali e ripetitivi e tu sforzi l’energia acustica a non far entrare nulla di tutto ciò. In queste canzoni da notare l’ultima parola che fa da conclusione di tutti i brani, chiedendoti se era la stessa oppure un altro pezzo.(incredibile ma vero!!)
L'ultimo brano sembra voler placare una guerra violenta e sanguinosa
di sonorità pesanti, ma non riesce a risollevare l'apocalisse nemmeno con un granello di una quiete nota.
La melodia viene soffocata da questo stile, lo chiamo psicadelico insopportabile e confusionario, forse troppo complesso per i miei umili e poveri timpani.
Naturalmente si tratta di un giudizio personale, uno che osserva il tempo che passa, e nota che quando le cose si sforzano ad essere sempre quelle nonostante abbiano già reso, sente stridere il rapporto oramai consumato fino all’osso.
Per concludere, i pastelli colorati e i disegni stereotipi dell’involucro di cartoncino rispecchiano una produzione priva di cognizione di causa e linearità, di quell’arte che si pensava consolidata e adulta non è rimasto più nulla, nemmeno nella copertina.
Il fanciullo che è in smith è emerso nella sua cruda, scialba genialità e sbattuto nell’orecchio iperteso dell’ascoltatore sofferente.
Mi rimetto in cuffie the head on the door , un purgante privo di effetti collaterali.
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Proseguendo la mia personale recensione sull’ultima fatica (e che fatica!) dei cure….
L’altra sera ho visto il dvd che accompagna il cd,
racconta alcuni momenti nello studio di registrazione, con i vari strumenti musicali e loro che suonano alcuni pezzi.
Non sono riuscito a contare il numero di chitarre e il numero di tastiere che erano presenti in sala, qualcosa che ha a che fare con lo spreco e il materialismo antiminimalista.
Ma davvero per mettere giù melodia e suoni bisogna servirsi di tutto quel popò di roba?
Domanda da perfetto ignorante, sul filo del sentimento di prevenuta negatività dopo un’ascolto ben preciso di quest’opera che non mi ha trasmesso nulla, che non assomiglia per niente ad un possibile inimmaginabile fallimento teorizzato.
The promise mi fa ricordare la bellissima starla degli smashing pumpkins con quello schitarramento finale e di durevole perfezione che vuol sembrare tale ma che non raggiunge nemmeno l’unghia della prima nota.
Le canzoni, a mio parere, bisognerebbe ascoltarle con il contagocce, 2 al giorno, in due momenti separati, tutto in un colpo potrebbe risultare deleterio e fatalmente tossico.
Ritengo inoltre affermare che il produttore, come in questo caso , non influisce per nulla sulla produzione finale, al massimo può dare un’impronta sbagliata perché non si conosce l’artista, conoscere intendo fino all’osso, ma che mi si venga a raccontare quanto sia importante il produttore….bhè….allora i korn li conosce meglio che rimanga ancora con loro!
Ricordando i vecchi cure, mentre mi riascoltavo le prime produzioni, mi sfogliavo i libricini allegati, partecipazione alle registrazioni? 5 persone di cui tre erano lol, gallup e smith.
Uno suona la batteria un altro la chitarra e un altro il basso. Poi vari strumenti per completare l’opera suonati sempre da loro. Stop!!
Ma chi è tutta sta gente in mezzo, che compare in questi nuovi libretti nei nuovi cd??
Tutto sto giro di personali musicali di nomi e soprannomi, di ringraziamenti …a me pare una stonatura che influisce sulla quiete del pensar libero e leggero.
In mezzo, tra suonatori e strumenti musicali cè qualcosa o qualcuno che impedisce il contatto naturale d’impronta artistica individuale, come in questo caso,in cui io non riconosco nulla, ne suoni ne suonatori.
Allora 7 note…..18 chitarre , moltiplicate per 12 shynt, poi ci aggiungo 4 chiavi di violino, 16 ringraziamenti, 6 batterie e 8 piatti diametro 30….dividendoli per 3 sale di registrazione con all’interno 6 multipli di strumenti utilizzati nella sala prova con 16 dipendenti arrivo a concludere un…….
Ops.
L’altra sera ho visto il dvd che accompagna il cd,
racconta alcuni momenti nello studio di registrazione, con i vari strumenti musicali e loro che suonano alcuni pezzi.
Non sono riuscito a contare il numero di chitarre e il numero di tastiere che erano presenti in sala, qualcosa che ha a che fare con lo spreco e il materialismo antiminimalista.
Ma davvero per mettere giù melodia e suoni bisogna servirsi di tutto quel popò di roba?
Domanda da perfetto ignorante, sul filo del sentimento di prevenuta negatività dopo un’ascolto ben preciso di quest’opera che non mi ha trasmesso nulla, che non assomiglia per niente ad un possibile inimmaginabile fallimento teorizzato.
The promise mi fa ricordare la bellissima starla degli smashing pumpkins con quello schitarramento finale e di durevole perfezione che vuol sembrare tale ma che non raggiunge nemmeno l’unghia della prima nota.
Le canzoni, a mio parere, bisognerebbe ascoltarle con il contagocce, 2 al giorno, in due momenti separati, tutto in un colpo potrebbe risultare deleterio e fatalmente tossico.
Ritengo inoltre affermare che il produttore, come in questo caso , non influisce per nulla sulla produzione finale, al massimo può dare un’impronta sbagliata perché non si conosce l’artista, conoscere intendo fino all’osso, ma che mi si venga a raccontare quanto sia importante il produttore….bhè….allora i korn li conosce meglio che rimanga ancora con loro!
Ricordando i vecchi cure, mentre mi riascoltavo le prime produzioni, mi sfogliavo i libricini allegati, partecipazione alle registrazioni? 5 persone di cui tre erano lol, gallup e smith.
Uno suona la batteria un altro la chitarra e un altro il basso. Poi vari strumenti per completare l’opera suonati sempre da loro. Stop!!
Ma chi è tutta sta gente in mezzo, che compare in questi nuovi libretti nei nuovi cd??
Tutto sto giro di personali musicali di nomi e soprannomi, di ringraziamenti …a me pare una stonatura che influisce sulla quiete del pensar libero e leggero.
In mezzo, tra suonatori e strumenti musicali cè qualcosa o qualcuno che impedisce il contatto naturale d’impronta artistica individuale, come in questo caso,in cui io non riconosco nulla, ne suoni ne suonatori.
Allora 7 note…..18 chitarre , moltiplicate per 12 shynt, poi ci aggiungo 4 chiavi di violino, 16 ringraziamenti, 6 batterie e 8 piatti diametro 30….dividendoli per 3 sale di registrazione con all’interno 6 multipli di strumenti utilizzati nella sala prova con 16 dipendenti arrivo a concludere un…….
Ops.
- Miromesnil
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I Cure, come tutte la band entrate in qualche modo nella storia della musica, hanno delle anime. Diverse, contrastanti, più o meno vicine al gusto dei singoli loro ascoltatori.
Chi sono i Cure? Il gruppo postpunk di Killing an arab e Boys don't cry? Il gruppo funereo di The Drowning man e The Figurehead? Quello trasognato e malinconico di Jupiter Crash e To wish impossible things oppure quello pop di Friday I'm in love e Lovesong? O ancora quello cupo e pesante di Want, The kiss, Burn?
Quali sono i vostri Cure?
Personalmente li amo in quasi ogni loro manifestazione. Cambiano i generi, gli strumenti utilizzati e la loro quantità, passano gli anni...ma resta l'intensità e l'immensità delle loro canzoni. Da boys don't cry di 25 anni fa fino a giong nowhere di ieri l'altro. Non è il volume diverso di una chitarra, il cantato di robert più o meno urlato o il grado di saturazione di uno spettro sonoro a determinare la riuscita o meno di un loro pezzo. E' l'anima, la presenza o meno di quello "spirito" in ogni album. E c'è ancora, perchè lo si avverte ancora, senza troppe argomentazioni razionali o fronzoli dialettici...c'è. Una scintilla d'arte che, altrove, mai c'è stata e mai ci sarà.
Altri 100 The Cure, credo che in molti ne sentano ancora il bisogno...
- saturnz70
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DANNN!!!!
...calmo...
...calmo...
...calmo...
daniemt ha scritto:Le canzoni, a mio parere, bisognerebbe ascoltarle con il contagocce, 2 al giorno, in due momenti separati, tutto in un colpo potrebbe risultare deleterio e fatalmente tossico.
Alla fine lo hai capito benissimo da solo...
Un po' di pazienza e vedrai che imparerai a "capire" anche qust'ultimo album dei mitici Cure.
L'ho comprato sabato e devo dire che e' davvero un disco "pesante". Ma alcune tracce gia' le intuisco come indimenticabili perle della stessa collana.
The End of The World poi e' già un classico.
Ma lo devo ancora metabolizzare per poter dire se secondo me è un grande album o meno... l'unico consiglio che mi sento di darti è allora: aspetta!
Robert Smith potrebbe stupirti ancora, in positivo s'intende.
...vorrei solo che anche Martin possa fare lo stesso... ma ci riuscirà ancora?
Come dice il Duca in Exciter la scintilla si poteva ancora avvertire ma era ben lontana dal risultato che Smith ha raggiunto con The Cure.
Se la sovrabbondanza di strumenti ti spaventa ricorda solo che ora i Cure sono una vera band. Cosa che secondo me li rende anni luce migliori dei Depeche attuali. Proprio per la loro capacità di saper lavorare duro e produrre un album complesso, suonato, sudato come "The Cure".
- daniemt
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- Località: from mister Frank
posso tentare una risposta per tutti e due i ragazzi...almeno mi avete fumato......
duca, il tuo intervento non è troppo forte: mi dici che non sono le quantità di chitarre, oppure il cantato di smith più o meno urlato a definire un album bello o brutto (perchè è semplicemente questo che sto distinguendo) ma l'anima che continua a percepirsi.....bhè può esistere, si può leggere tra le righe, o ascoltare con profondo sentore lo spirito dei cure, perchè pare siano ancora loro a suonare e comporre testi e musica è ancora smith, questo è sufficiente per te?
l'impronta possono anche averla data, ma arrivare a dire che ciò sia sufficiente a definirla un'opera bella....io ho solo voluto spiegare alcune cose accadute durante questi 25 anni....un tempo il gruppo era spoglio da contorni estranei ad essi, e sono convinto che in quei momenti di libero pensiero o sfogo artistico, l'anima (come la chiami tu) si faceva sentire più forte, sputava capacità artistiche......
ora caro sat, posso solo dirti....il disco l'ho ascoltato a sufficienza, oramai saranno quasi due settimane che lo sento.....forse alcune cose sono riuscito a digerirle....ma cosa sono 4 o 5 pezzi carini, (il singolo, anniversary, gone away, lost ) in un album contenente 12 canzoni??
conoscendo bene tutta la discografia, ogni album era perfetto dalla prima nota all'ultima, quale giudizio si può formulare per quest'ultimo lavoro con almeno 8 brani tendenti al banale?
qui mancano gli intrecci perfetti di chitarra, le sovrapposizioni e le concatenature precise del basso e della batteria, la melodia straziante piena di sentimento, l'ironia del sintetizzatore.....dal vivo sembravano dei bei pezzi, non vorrei che in fase di registrazione l'arrangiamento fosse stato impostato per incasinare tutto.....chitarre al macello per l'esattezza.
comunque noto che piace a tutti quanti, e ne sono felice.....mi piacerebbe sentire l'opinione di qualcuno con maggiore esperienza senza associare altri artisti....ops
zaodanz
duca, il tuo intervento non è troppo forte: mi dici che non sono le quantità di chitarre, oppure il cantato di smith più o meno urlato a definire un album bello o brutto (perchè è semplicemente questo che sto distinguendo) ma l'anima che continua a percepirsi.....bhè può esistere, si può leggere tra le righe, o ascoltare con profondo sentore lo spirito dei cure, perchè pare siano ancora loro a suonare e comporre testi e musica è ancora smith, questo è sufficiente per te?
l'impronta possono anche averla data, ma arrivare a dire che ciò sia sufficiente a definirla un'opera bella....io ho solo voluto spiegare alcune cose accadute durante questi 25 anni....un tempo il gruppo era spoglio da contorni estranei ad essi, e sono convinto che in quei momenti di libero pensiero o sfogo artistico, l'anima (come la chiami tu) si faceva sentire più forte, sputava capacità artistiche......
ora caro sat, posso solo dirti....il disco l'ho ascoltato a sufficienza, oramai saranno quasi due settimane che lo sento.....forse alcune cose sono riuscito a digerirle....ma cosa sono 4 o 5 pezzi carini, (il singolo, anniversary, gone away, lost ) in un album contenente 12 canzoni??
conoscendo bene tutta la discografia, ogni album era perfetto dalla prima nota all'ultima, quale giudizio si può formulare per quest'ultimo lavoro con almeno 8 brani tendenti al banale?
qui mancano gli intrecci perfetti di chitarra, le sovrapposizioni e le concatenature precise del basso e della batteria, la melodia straziante piena di sentimento, l'ironia del sintetizzatore.....dal vivo sembravano dei bei pezzi, non vorrei che in fase di registrazione l'arrangiamento fosse stato impostato per incasinare tutto.....chitarre al macello per l'esattezza.
comunque noto che piace a tutti quanti, e ne sono felice.....mi piacerebbe sentire l'opinione di qualcuno con maggiore esperienza senza associare altri artisti....ops
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8 brani TENDENTI AL BANALE???daniemt ha scritto:ogni album era perfetto dalla prima nota all'ultima, quale giudizio si può formulare per quest'ultimo lavoro con almeno 8 brani tendenti al banale?
qui mancano gli intrecci perfetti di chitarra, le sovrapposizioni e le concatenature precise del basso e della batteria, la melodia straziante piena di sentimento, l'ironia del sintetizzatore.....dal vivo sembravano dei bei pezzi, non vorrei che in fase di registrazione l'arrangiamento fosse stato impostato per incasinare tutto.....chitarre al macello per l'esattezza.
comunque noto che piace a tutti quanti, e ne sono felice.....mi piacerebbe sentire l'opinione di qualcuno con maggiore esperienza senza associare altri artisti....ops
zaodanz
BANALE Mr. Robert Smith???
Se c'e' qualcuno che e' tutto tranne che banale e' proprio il nostro pipistrellone... ma come fai a dire una cosa del genere... mah...
Album perfetti... strumenti perfetti.... a-ri-boh.... non so... secondo me di perfetto perfetto non c'e' mai nulla... soprattutto quando si tratta dei Cure... secondo me il caos e la sregolatezza sono un loro marchio di fabbrica, cosi come i loro cambiamenti sonori e di arrangiamento.
Non discuto il fatto che tu, essendo un profondo conoscitore dell'opera omnia dei Cure, (io no purtroppo, ahime'...
Se dal vivo i brani nuovi ti hanno fatto un'altra impressione probabilmente il tuo orecchio e' fuorviato proprio dagli arrangiamenti un po' piu' heavy del solito.
Chitarre al macello dici... mah... puo' essere... certo, il classico suono minimale dei vecchi Cure si e' un po' perso col tempo ma io credo che di pezzi "duri" ne abbiano fatti parecchi. Non deve spaventare un disco piu' "metal" del solito. Soprattutto se, a guardare bene, la vena dark e trasognata di Smith e' ben evidente in ogni brano.
Anche perche' ormai i classici dei Cure anni '80 sono lontani anni luce. Nonostante che, almeno il singolo, li ricordi notevolmente.
Se invece vuoi semplicemente dire che questo nuovo disco non e' un capolavoro se paragonato a qualche loro vecchio album, beh... allora non si puo' che darti ragione. Ma come si fa a pretendere un capolavoro da un gruppo che e' sulla scena da 25 anni ormai... il meglio lo hanno gia' dato. Come tanti altri del resto.
Ciao Dan!
ps
insisti, vedrai che non e' poi cosi male...
Come sei "disfattista" DANI
Sono stato il primo a lamentare un certo disagio nei confronti di questo nuovo lavoro di Robert Smith.
A distanza di circa 10 gg e di almeno 100 ascolti di questo disco sono pronto a ri-affermare che il mio giudizio nei confronti di questo disco resta negativo.
Non si tratta di "banalità" o di "mancanza di idee", ma si tratta di un arrangiamento sporco e troppo duro rispetto a tutte le precedenti produzioni dei Cure: mancano i riff che sono la caratteristica predominante di Rob & Co.
C'è però da aggiungere un particolare.......
"la mia precedente recensione si basava sull'edizione americana di 11 tracce".
Ascoltatevi anche Going Nowhere, Fake, Truth Goodness and Beauty e sopratutto This Morning (capolavoro): in questi brani potete sicuramente riconoscere i veri Cure!
Con la loro aggiunta il tutto potrebbe risultare meno "difficile" e "pesante" da digerire!
faith and devotion
Sono stato il primo a lamentare un certo disagio nei confronti di questo nuovo lavoro di Robert Smith.
A distanza di circa 10 gg e di almeno 100 ascolti di questo disco sono pronto a ri-affermare che il mio giudizio nei confronti di questo disco resta negativo.
Non si tratta di "banalità" o di "mancanza di idee", ma si tratta di un arrangiamento sporco e troppo duro rispetto a tutte le precedenti produzioni dei Cure: mancano i riff che sono la caratteristica predominante di Rob & Co.
C'è però da aggiungere un particolare.......
"la mia precedente recensione si basava sull'edizione americana di 11 tracce".
Ascoltatevi anche Going Nowhere, Fake, Truth Goodness and Beauty e sopratutto This Morning (capolavoro): in questi brani potete sicuramente riconoscere i veri Cure!
Con la loro aggiunta il tutto potrebbe risultare meno "difficile" e "pesante" da digerire!
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Secondo me la brutta bestia che ci frega sempre tutti quando ascoltiamo un nuovo lavoro di una delle nostre band preferite e' proprio il fatto di aspettarsi comunque e sempre un qualcosa... un qualcosa di non definibile esattamente... e' una specie di pre-giudizio che ci fa incanalare un suono, una band, uno stile in dei binari pre-costituiti che ci siamo creati un po' alla volta... un nostro modo di "sentire" (to feel direbbero i precisissimi inglesi) che spesso va a cozzare con il modo di esprimersi di coloro che riteniamo, a torto od a ragione, i nostri beniamini, i quali, secondo noi, dovrebbero comportarsi in un modo ma, alla fine, li scopriamo comportarsi in un modo che ci spiazza...
Purtroppo (o per fortuna) la musica e' un qualcosa che ha a che fare con i sentimenti e le emozioni. Non e' una scienza... e spesso 2 + 2 fa 5 anziche' 4...
Purtroppo (o per fortuna) la musica e' un qualcosa che ha a che fare con i sentimenti e le emozioni. Non e' una scienza... e spesso 2 + 2 fa 5 anziche' 4...
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Leaveinsilence
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Da Rockol:
"A pensarci, non poteva andare diversamente: un gruppo che ha fatto della cupezza e della decadenza la sua immagine e la sua fortuna è rimasto invischiato in una storia di presunti abbandoni e scioglimenti, per poi risorgere dalle proprie ceneri come una fenice. Insomma, una storia “dark”, ma con il lieto fine.
Sono quattro anni (da "Bloodflowers" del 2000) che i Cure non pubblicano dischi nuovi. Nel frattempo, un “Greatest hits”, un concerto celebrativo pubblicato in DVD (quello della trilogia “Pornography”, “Disintegration” e “Bloodflowers” suonata per intero), un box-set, "Join the dots". E dichiarazioni di perdita di ispirazione, di voglia di lasciare la scena. Fino all’incontro, quello con la “I” maiuscola, che cambia il finale (provvisorio) della storia. Insomma, il deus ex-machina di una tragedia greca modernizzata da atmosfere gotiche: Ross Robinson, che produce il nuovo album, e lo pubblica sulla sua etichetta I Am (via Universal). E soprattutto dà una rispolverata al suono della band, rinvigorendolo. Perché l’accoppiata tra uno che ha prodotto Slipknot e Korn e un altro che si crogiola nella malinconia, funziona. Può sembrare strana, ma eccome se funziona.
“The Cure”, alla fine, rischia di essere il miglior disco della band di Robert Smith da “Disintegration” in poi. Decisamente meglio di “Bloodflowers”, presentato come il seguito di quest’ultimo, ma che poi si perdeva in un suono non sempre a fuoco e nella prolissità, da sempre uno dei rischi maggiori dei Cure.
Invece, qua ogni cosa è al suo posto. Canzoni brevi e secche (a parte “The promise”, oltre 10 minuti). E, soprattutto, chitarre elettriche ed energetiche (come in “Never” o “Before three”), ma a supporto di un suono fortemente ritmico (ottime le parti di batteria e soprattutto di basso, opera del sempre grande Simon Gallup che suona a metà tra il punk e la “new wave”), che a sua volta sostiene la voce bella e particolare di Smith.
Detto questo, Robinson non ha di certo trasformato i Cure in una heavy metal band. Sentitevi l’apertura ipnotica di “Lost” o la chiusura altrettanto psichedelica di “The promise” per convincervene. Però nel mezzo ci stanno canzoni come “alt.end” o "(I don’t know what’s going) on…”, che spaziano dal pop-rock al rock puro e semplice.
Certo, se i Cure non vi sono mai piaciuti, questo disco non cambierà la vostra prospettiva. E’ però un gran bel ritorno, dopo un periodo di incertezza. La storia continua…"
(Gianni Sibilla)
"A pensarci, non poteva andare diversamente: un gruppo che ha fatto della cupezza e della decadenza la sua immagine e la sua fortuna è rimasto invischiato in una storia di presunti abbandoni e scioglimenti, per poi risorgere dalle proprie ceneri come una fenice. Insomma, una storia “dark”, ma con il lieto fine.
Sono quattro anni (da "Bloodflowers" del 2000) che i Cure non pubblicano dischi nuovi. Nel frattempo, un “Greatest hits”, un concerto celebrativo pubblicato in DVD (quello della trilogia “Pornography”, “Disintegration” e “Bloodflowers” suonata per intero), un box-set, "Join the dots". E dichiarazioni di perdita di ispirazione, di voglia di lasciare la scena. Fino all’incontro, quello con la “I” maiuscola, che cambia il finale (provvisorio) della storia. Insomma, il deus ex-machina di una tragedia greca modernizzata da atmosfere gotiche: Ross Robinson, che produce il nuovo album, e lo pubblica sulla sua etichetta I Am (via Universal). E soprattutto dà una rispolverata al suono della band, rinvigorendolo. Perché l’accoppiata tra uno che ha prodotto Slipknot e Korn e un altro che si crogiola nella malinconia, funziona. Può sembrare strana, ma eccome se funziona.
“The Cure”, alla fine, rischia di essere il miglior disco della band di Robert Smith da “Disintegration” in poi. Decisamente meglio di “Bloodflowers”, presentato come il seguito di quest’ultimo, ma che poi si perdeva in un suono non sempre a fuoco e nella prolissità, da sempre uno dei rischi maggiori dei Cure.
Invece, qua ogni cosa è al suo posto. Canzoni brevi e secche (a parte “The promise”, oltre 10 minuti). E, soprattutto, chitarre elettriche ed energetiche (come in “Never” o “Before three”), ma a supporto di un suono fortemente ritmico (ottime le parti di batteria e soprattutto di basso, opera del sempre grande Simon Gallup che suona a metà tra il punk e la “new wave”), che a sua volta sostiene la voce bella e particolare di Smith.
Detto questo, Robinson non ha di certo trasformato i Cure in una heavy metal band. Sentitevi l’apertura ipnotica di “Lost” o la chiusura altrettanto psichedelica di “The promise” per convincervene. Però nel mezzo ci stanno canzoni come “alt.end” o "(I don’t know what’s going) on…”, che spaziano dal pop-rock al rock puro e semplice.
Certo, se i Cure non vi sono mai piaciuti, questo disco non cambierà la vostra prospettiva. E’ però un gran bel ritorno, dopo un periodo di incertezza. La storia continua…"
(Gianni Sibilla)
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effettivamente c sn 198 discussioni aperte su sto ciddì dei chiur...
bè almeno come discorso pubblicitario direi efficacissimo... che se ne parli anche male, purkè se ne parli! 
cmq ribadisco e ripeto quello ke ho sentito da robertino intervistato dal silvestrin... disse "avevo delle cose da dire ma nn so se quello ke avevo da dire va bene x tutti"
nn capisco come mai dai nostri c si aspetta sempre la solita roba... se cambiano un suono o un modo di suonare si grida subito al disastro... se fanno simile o uguale è la solita solfa...
io credo (quindi mio personalissimo pensiero) che le persone cambiano, e magari anche i loro gusti o il loro modo di essere si modifica, nn possiamo pretendere che a distanza di 25 anni scrivano e suonino come ai tempi di boys don't cry... è cambiato lui, tutti sn cambiati, siamo cambiati anche noi, e sopratutto il panorama musicale è cambiato.
magari adesso prende la vita, ha una visione della vita e di tutto quello ke lo ispira, molto diversa, magari è incazzato col mondo, magari è in pace col mondo... magari nn gli frega + niente, magari sperimenta nuovi suoni ke lo affascinano o riescono meglio a legarsi con quello ke scrive... inzomma nn credo si sia rimbambito robertino, anche se ha sempre quell'aria da "io nn ho fatto niente, cos'è successo?"
e ovviamente siamo tutti d'accordo sul fatto ke una cosa può piacere o meno... a me x esempio nn piace quasi mai niente al primo ascolto... poi è un delirio... amo alla follia i ciddì che mi facevano torcere il naso...
x me sta tutto in quello ke ha detto...
sisaràcapitoqualcosadiquellokevolevodire????
bacini e sbaciazzi a tutti!
blacky!
cmq ribadisco e ripeto quello ke ho sentito da robertino intervistato dal silvestrin... disse "avevo delle cose da dire ma nn so se quello ke avevo da dire va bene x tutti"
nn capisco come mai dai nostri c si aspetta sempre la solita roba... se cambiano un suono o un modo di suonare si grida subito al disastro... se fanno simile o uguale è la solita solfa...
io credo (quindi mio personalissimo pensiero) che le persone cambiano, e magari anche i loro gusti o il loro modo di essere si modifica, nn possiamo pretendere che a distanza di 25 anni scrivano e suonino come ai tempi di boys don't cry... è cambiato lui, tutti sn cambiati, siamo cambiati anche noi, e sopratutto il panorama musicale è cambiato.
magari adesso prende la vita, ha una visione della vita e di tutto quello ke lo ispira, molto diversa, magari è incazzato col mondo, magari è in pace col mondo... magari nn gli frega + niente, magari sperimenta nuovi suoni ke lo affascinano o riescono meglio a legarsi con quello ke scrive... inzomma nn credo si sia rimbambito robertino, anche se ha sempre quell'aria da "io nn ho fatto niente, cos'è successo?"
e ovviamente siamo tutti d'accordo sul fatto ke una cosa può piacere o meno... a me x esempio nn piace quasi mai niente al primo ascolto... poi è un delirio... amo alla follia i ciddì che mi facevano torcere il naso...
x me sta tutto in quello ke ha detto...
sisaràcapitoqualcosadiquellokevolevodire????
bacini e sbaciazzi a tutti!
blacky!

