Sta' a vedere che Tufkad e Ashi Waza sono la stessa persona...
(OT) Calciopoli 2 - La vendetta!!!
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Tiriamo un po' le somme di questi mesi, tanto per rinverdire la memoria...
RICAPITOLIAMO FARSOPOLI
Ci si limiterà, per ora, a citare i fatti noti ed incontestabili.
La Procura di Napoli due anni fa dispone delle intercettazioni telefoniche a carico di alcuni personaggi del mondo del calcio, tra gli altri i due designatori del tempo, Bergamo e Pairetto, e l'allora dg della Juventus Luciano Moggi.
La Procura di Napoli incarica per eseguire le intercettazioni il CNAG della Telecom a cui capo c'è Tavaroli.
Giova ricordare come l'allora presidente della Telecom Tronchetti Provera fosse azionista dell'Inter, come l'allora AD della Telecom Carlo Buora fosse anche vicepresidente dell'Inter e come nel consiglio di amministrazione della Telecom siedesse (ora come allora) il patron dell'Inter Massimo Moratti.
Vengono effettuate delle intercettazioni che vengono poi passate ai carabinieri di Roma che predispongono le informative per la procura di Napoli.
Quelle intercettazioni vengono rese pubbliche. In questa particolare opera si distingue il quotidiano sportivo milanese La Gazzetta dello Sport.
In seguito, il presidente della FIGC Carraro rassegna le sue dimissioni. Al suo posto non subentra il vicepresidente Abete, nonostante al momento della nuova nomina di Carraro alla presidenza della federazione fosse stato trovato l'accordo per cui, nella seconda metà del 2006, Abete avrebbe preso il posto dello stesso Carraro.
Abete non è stato minimamente coinvolto nell'inchiesta.
Qualcuno ha quindi deciso di commissariare la FIGC.
Come commissario straordinario della FIGC viene nominato Guido Rossi, ex presidente di Telecom, ex consigliere di amministrazione dell'Inter ed ex avvocato del patron dell'Inter Massimo Moratti.
Guido Rossi nomina vice commissario della FIGC Vito Gamberale, ex dirigente di Telecom.
Guido Rossi rinnova completamente l'ufficio indagini della FIGC che dovrà indagare sulle intercettazioni raccolte dal CNAG di Tavaroli, rinnova la CAF e la corte federale che si occuperanno di processare i deferiti dal rinnovato ufficio indagini.
Infatti, il commissario straordinario impone che il procedimento sportivo sia eseguito con la CAF come tribunale di primo grado e con la corte federale come tribunale di secondo grado, quando il codice di giustizia sportiva prevede invece la commissione disciplinare come organo di primo grado e la CAF come organo di secondo grado.
Vengono deferite, e quindi processate, 4 società, tra cui le due maggiori concorrenti dell'Inter, e svariati dirigenti.
Per quanto riguarda la Juventus questa viene riconosciuta innocente dalla CAF per quanto riguarda illeciti sportivi propriamente detti. Secondo la CAF non vi è alcuna partita per cui vi sia la prova che la Juventus, tramite i suoi dirigenti, abbia anche solo tentato di alterarne il risultato.
La Juventus viene condannata per illecito sportivo con una singolare interpretazione dell'art. 6 del codice di giustizia sportiva secondo cui alcune violazioni dell'art. 1 possono essere viste come una violazione dell'art. 6. E in base a questo la Juventus viene sanzionata con la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione del titolo 2005-2006 e la serie b con 17 punti di penalizzazione.
L'ultimo scudetto viene assegnato d'ufficio dal commissario straordinario della FIGC all'Inter.
Dopo qualche settimana dalla conclusione dei processi sportivi, in un drammatico CdA, il presidente di Telecom Tronchetti Provera rassegna, clamorosamente, le dimissioni.
Al suo posto viene nominato Guido Rossi, il commissario straordinario della FIGC. Rossi intende mantenere le due cariche, presidente di Telecom e commissario straordinario della FIGC.
Quando risulta evidente che non sarà possibile cerca di far promuovere il suo vice Vito Gamberale.
Ma il CONI dispone diversamente e ambedue rassegnano le dimissioni.
Nella settimana successiva alle dimissioni di Tronchetti Provera dalla presidenza di Telecom vengono eseguiti 20 ordini di custodia cautelare disposti dalla Procura di Milano, riguardanti tra gli altri Tavaroli (capo del CNAG di Telecom) e Cipriani.
L'accusa è quella di aver effettuato delle intercettazioni illegali.
Qualche giorno dopo, l'arbitro De Santis, condannato dai tribunali istituiti da Guido Rossi, accusa l'Inter di averlo fatto pedinare e sorvegliare, e di aver fatto fare accertamenti sui suoi conti bancari.
Il patron dell'Inter, prima ammette la cosa in due interviste (al Corriere della Sera e alla Stampa), poi ritratta.
Tavaroli dal carcere fa sapere che riferiva direttamente sia a Tronchetti Provera sia a Carlo Buora. E riferisce anche che fu l'Inter a commissionare il fascicolo su De Santis.
Nel frattempo, La Repubblica rende noto che una dipendente di Telecom si è recata alla procura di Milano per depositare alcuni atti relativi all'inchiesta in corso.
Gli atti riguardano intercettazioni (illegali) che riguardavano la Juventus, la FIGC e la GEA.
La dipendente aveva chiesto ad Adamo Bove, responsabile Telecom suicidato in misteriose e mai finora chiarite circostanze, il perchè di queste intercettazioni, al che il Bove avrebbe risposto in modo brusco "non sono affari tuoi".
Motivo questo che indusse la dipendente a fare copia di tutti quegli atti su un dvd e di consegnarli alla procura di Milano.
Non c'è che dire... davvero un bel film...
RICAPITOLIAMO FARSOPOLI
Ci si limiterà, per ora, a citare i fatti noti ed incontestabili.
La Procura di Napoli due anni fa dispone delle intercettazioni telefoniche a carico di alcuni personaggi del mondo del calcio, tra gli altri i due designatori del tempo, Bergamo e Pairetto, e l'allora dg della Juventus Luciano Moggi.
La Procura di Napoli incarica per eseguire le intercettazioni il CNAG della Telecom a cui capo c'è Tavaroli.
Giova ricordare come l'allora presidente della Telecom Tronchetti Provera fosse azionista dell'Inter, come l'allora AD della Telecom Carlo Buora fosse anche vicepresidente dell'Inter e come nel consiglio di amministrazione della Telecom siedesse (ora come allora) il patron dell'Inter Massimo Moratti.
Vengono effettuate delle intercettazioni che vengono poi passate ai carabinieri di Roma che predispongono le informative per la procura di Napoli.
Quelle intercettazioni vengono rese pubbliche. In questa particolare opera si distingue il quotidiano sportivo milanese La Gazzetta dello Sport.
In seguito, il presidente della FIGC Carraro rassegna le sue dimissioni. Al suo posto non subentra il vicepresidente Abete, nonostante al momento della nuova nomina di Carraro alla presidenza della federazione fosse stato trovato l'accordo per cui, nella seconda metà del 2006, Abete avrebbe preso il posto dello stesso Carraro.
Abete non è stato minimamente coinvolto nell'inchiesta.
Qualcuno ha quindi deciso di commissariare la FIGC.
Come commissario straordinario della FIGC viene nominato Guido Rossi, ex presidente di Telecom, ex consigliere di amministrazione dell'Inter ed ex avvocato del patron dell'Inter Massimo Moratti.
Guido Rossi nomina vice commissario della FIGC Vito Gamberale, ex dirigente di Telecom.
Guido Rossi rinnova completamente l'ufficio indagini della FIGC che dovrà indagare sulle intercettazioni raccolte dal CNAG di Tavaroli, rinnova la CAF e la corte federale che si occuperanno di processare i deferiti dal rinnovato ufficio indagini.
Infatti, il commissario straordinario impone che il procedimento sportivo sia eseguito con la CAF come tribunale di primo grado e con la corte federale come tribunale di secondo grado, quando il codice di giustizia sportiva prevede invece la commissione disciplinare come organo di primo grado e la CAF come organo di secondo grado.
Vengono deferite, e quindi processate, 4 società, tra cui le due maggiori concorrenti dell'Inter, e svariati dirigenti.
Per quanto riguarda la Juventus questa viene riconosciuta innocente dalla CAF per quanto riguarda illeciti sportivi propriamente detti. Secondo la CAF non vi è alcuna partita per cui vi sia la prova che la Juventus, tramite i suoi dirigenti, abbia anche solo tentato di alterarne il risultato.
La Juventus viene condannata per illecito sportivo con una singolare interpretazione dell'art. 6 del codice di giustizia sportiva secondo cui alcune violazioni dell'art. 1 possono essere viste come una violazione dell'art. 6. E in base a questo la Juventus viene sanzionata con la revoca dello scudetto 2004-2005, la non assegnazione del titolo 2005-2006 e la serie b con 17 punti di penalizzazione.
L'ultimo scudetto viene assegnato d'ufficio dal commissario straordinario della FIGC all'Inter.
Dopo qualche settimana dalla conclusione dei processi sportivi, in un drammatico CdA, il presidente di Telecom Tronchetti Provera rassegna, clamorosamente, le dimissioni.
Al suo posto viene nominato Guido Rossi, il commissario straordinario della FIGC. Rossi intende mantenere le due cariche, presidente di Telecom e commissario straordinario della FIGC.
Quando risulta evidente che non sarà possibile cerca di far promuovere il suo vice Vito Gamberale.
Ma il CONI dispone diversamente e ambedue rassegnano le dimissioni.
Nella settimana successiva alle dimissioni di Tronchetti Provera dalla presidenza di Telecom vengono eseguiti 20 ordini di custodia cautelare disposti dalla Procura di Milano, riguardanti tra gli altri Tavaroli (capo del CNAG di Telecom) e Cipriani.
L'accusa è quella di aver effettuato delle intercettazioni illegali.
Qualche giorno dopo, l'arbitro De Santis, condannato dai tribunali istituiti da Guido Rossi, accusa l'Inter di averlo fatto pedinare e sorvegliare, e di aver fatto fare accertamenti sui suoi conti bancari.
Il patron dell'Inter, prima ammette la cosa in due interviste (al Corriere della Sera e alla Stampa), poi ritratta.
Tavaroli dal carcere fa sapere che riferiva direttamente sia a Tronchetti Provera sia a Carlo Buora. E riferisce anche che fu l'Inter a commissionare il fascicolo su De Santis.
Nel frattempo, La Repubblica rende noto che una dipendente di Telecom si è recata alla procura di Milano per depositare alcuni atti relativi all'inchiesta in corso.
Gli atti riguardano intercettazioni (illegali) che riguardavano la Juventus, la FIGC e la GEA.
La dipendente aveva chiesto ad Adamo Bove, responsabile Telecom suicidato in misteriose e mai finora chiarite circostanze, il perchè di queste intercettazioni, al che il Bove avrebbe risposto in modo brusco "non sono affari tuoi".
Motivo questo che indusse la dipendente a fare copia di tutti quegli atti su un dvd e di consegnarli alla procura di Milano.
Non c'è che dire... davvero un bel film...
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(da corriere.it - 3.10.06)
La Procura indaga sul campionato 2005-06 L’arbitro Mazzoleni conferma la denuncia su Lazio-Cagliari
"NAPOLI — Dalle telecamere di Striscia a un verbale della Procura di Napoli. Le dichiarazioni dell’ex arbitro Mario Mazzoleni vanno ad arricchire l’inchiesta sul calcio dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci e inevitabilmente aprono un capitolo di indagine sul campionato 2005-2006, finora mai entrato a pieno titolo nelle investigazioni, e nemmeno oggetto delle tantissime intercettazioni telefoniche che rappresentano le fondamenta sulle quali ha preso corpo il lavoro dei magistrati napoletani.
Giovedì scorso Mazzoleni era stato intervistato dal tg satirico di Ricci e aveva rivelato di aver ricevuto pressioni dal designatore arbitrale Mattei (in carica l’anno scorso) affinché aiutasse la Lazio nella partita tra i biancocelesti e il Cagliari. All’indomani della messa in onda del servizio è arrivata la convocazione della Procura di Napoli, che si è già abbondantemente occupata di altri due ex designatori, Bergamo e Pairetto, e che evidentemente ritiene le presunte pressioni di Mattei un episodio collegabile a quanto già emerso dall’inchiesta. E non solo. Di arbitri, ex o in attività, davanti ai pm di Napoli ne sono sfilati parecchi la scorsa estate, a cominciare da Massimo De Santis, ma mai nessuno ha ammesso di aver subito pressioni da parte di quel gruppo di potere che Beatrice e Narducci hanno definito cupola e che secondo i magistrati aveva al vertice Luciano Moggi e Antonio Giraudo e tutt’intorno dirigenti arbitrali, federali e pure un giornalista.
Mazzoleni poteva quindi essere la prima voce interna al mondo arbitrale a raccontare di pressioni e sistemi di potere. E in sostanza l’ex direttore di gara non ha deluso le attese degli inquirenti. Arrivato in compagnia di un legale, sebbene la sua posizione di testimone (persona informata dei fatti) non lo richiedesse, si è trattenuto a lungo con i pm ai quali ha spiegato con maggiori dettagli ciò che aveva già anticipato ai giornalisti prima di varcare il portone della Procura. Mazzoleni ha detto che prima di parlare in tv aveva inutilmente cercato di farlo con i suoi superiori. «Ho provato in tutti i modi a parlare con la Federcalcio e con l’Aia: ho inviato quattro lettere ma mai nessuno mi ha risposto. Mi sono accorto che nonostante avessi una carriera lunga diciannove anni, nei miei confronti c’è stata la massima chiusura. Nessuno ha voluto che si facesse chiarezza su una questione così importante».
Anzi, Mazzoleni è pure uscito dal giro arbitrale. In pratica la sua carriera dopo quell’episodio è finita. «E io ancora vorrei sapere il perché. Non è che non mi si possa mandare via, si può mandare via me come chiunque altro, ma bisogna spiegare il perché. Non siamo mica sotto una dittatura». Con Beatrice e Narducci, poi, il colloquio si è incentrato soprattutto su quel Lazio-Cagliari dello scorso campionato, e Mazzoleni avrebbe riferito di non essere a conoscenza di altre partite oggetto di condizionamento, o tentativi di condizionamento, da parte dei vertici arbitrali. Anche quest’unico episodio, però, darebbe ai pm napoletani la conferma della tesi che è a sostegno della loro inchiesta, e cioè che nel calcio di serie A (e non solo) esisteva un sistema pronto a intervenire per condizionare l’andamento dei campionati a vantaggio di alcune squadre. Una tesi che ha già trovato ampiamente conferma nelle sentenze della giustizia sportiva, con la retrocessione della Juventus e le penalizzazioni per Fiorentina, Lazio, Reggina e Milan. E che ora potrebbe rafforzarsi ulteriormente."
Chissà quante altre sorprese potremmo avere in futuro, una volta iniziato a scoperchiare i tombini del calcio..
La Procura indaga sul campionato 2005-06 L’arbitro Mazzoleni conferma la denuncia su Lazio-Cagliari
"NAPOLI — Dalle telecamere di Striscia a un verbale della Procura di Napoli. Le dichiarazioni dell’ex arbitro Mario Mazzoleni vanno ad arricchire l’inchiesta sul calcio dei pm Filippo Beatrice e Giuseppe Narducci e inevitabilmente aprono un capitolo di indagine sul campionato 2005-2006, finora mai entrato a pieno titolo nelle investigazioni, e nemmeno oggetto delle tantissime intercettazioni telefoniche che rappresentano le fondamenta sulle quali ha preso corpo il lavoro dei magistrati napoletani.
Giovedì scorso Mazzoleni era stato intervistato dal tg satirico di Ricci e aveva rivelato di aver ricevuto pressioni dal designatore arbitrale Mattei (in carica l’anno scorso) affinché aiutasse la Lazio nella partita tra i biancocelesti e il Cagliari. All’indomani della messa in onda del servizio è arrivata la convocazione della Procura di Napoli, che si è già abbondantemente occupata di altri due ex designatori, Bergamo e Pairetto, e che evidentemente ritiene le presunte pressioni di Mattei un episodio collegabile a quanto già emerso dall’inchiesta. E non solo. Di arbitri, ex o in attività, davanti ai pm di Napoli ne sono sfilati parecchi la scorsa estate, a cominciare da Massimo De Santis, ma mai nessuno ha ammesso di aver subito pressioni da parte di quel gruppo di potere che Beatrice e Narducci hanno definito cupola e che secondo i magistrati aveva al vertice Luciano Moggi e Antonio Giraudo e tutt’intorno dirigenti arbitrali, federali e pure un giornalista.
Mazzoleni poteva quindi essere la prima voce interna al mondo arbitrale a raccontare di pressioni e sistemi di potere. E in sostanza l’ex direttore di gara non ha deluso le attese degli inquirenti. Arrivato in compagnia di un legale, sebbene la sua posizione di testimone (persona informata dei fatti) non lo richiedesse, si è trattenuto a lungo con i pm ai quali ha spiegato con maggiori dettagli ciò che aveva già anticipato ai giornalisti prima di varcare il portone della Procura. Mazzoleni ha detto che prima di parlare in tv aveva inutilmente cercato di farlo con i suoi superiori. «Ho provato in tutti i modi a parlare con la Federcalcio e con l’Aia: ho inviato quattro lettere ma mai nessuno mi ha risposto. Mi sono accorto che nonostante avessi una carriera lunga diciannove anni, nei miei confronti c’è stata la massima chiusura. Nessuno ha voluto che si facesse chiarezza su una questione così importante».
Anzi, Mazzoleni è pure uscito dal giro arbitrale. In pratica la sua carriera dopo quell’episodio è finita. «E io ancora vorrei sapere il perché. Non è che non mi si possa mandare via, si può mandare via me come chiunque altro, ma bisogna spiegare il perché. Non siamo mica sotto una dittatura». Con Beatrice e Narducci, poi, il colloquio si è incentrato soprattutto su quel Lazio-Cagliari dello scorso campionato, e Mazzoleni avrebbe riferito di non essere a conoscenza di altre partite oggetto di condizionamento, o tentativi di condizionamento, da parte dei vertici arbitrali. Anche quest’unico episodio, però, darebbe ai pm napoletani la conferma della tesi che è a sostegno della loro inchiesta, e cioè che nel calcio di serie A (e non solo) esisteva un sistema pronto a intervenire per condizionare l’andamento dei campionati a vantaggio di alcune squadre. Una tesi che ha già trovato ampiamente conferma nelle sentenze della giustizia sportiva, con la retrocessione della Juventus e le penalizzazioni per Fiorentina, Lazio, Reggina e Milan. E che ora potrebbe rafforzarsi ulteriormente."
Chissà quante altre sorprese potremmo avere in futuro, una volta iniziato a scoperchiare i tombini del calcio..
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Ho letto anche io questo articolo.worldfullofnothing ha scritto:Di arbitri, ex o in attività, davanti ai pm di Napoli ne sono sfilati parecchi la scorsa estate, a cominciare da Massimo De Santis, ma mai nessuno ha ammesso di aver subito pressioni da parte di quel gruppo di potere che Beatrice e Narducci hanno definito cupola e che secondo i magistrati aveva al vertice Luciano Moggi e Antonio Giraudo e tutt’intorno dirigenti arbitrali, federali e pure un giornalista.
Il tirare in ballo Moggi e Giraudo anche su questa questione è un gesto, direi quantomeno ardito.
Io spero tantissimo che si scoperchino tutti i tombini. La "mia" verità è che la stagione 2006-2007 andava soppressa. In barba a Uefe, Fife e Figgiccì delle situazioni...
Il campionato è viziato e falsato all'origine.
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Marcello Lippi intervistato a Markette (La 7, questa sera)
Lei ha vinto una Coppa Campioni con Torricelli e un Mondiale con Zaccardo. Dove sta il trucco? Lì non c'era Moggi. «Vincere con i gregari è la grande soddisfazione di chi riesce a costruire un gruppo di lavoro, in cui i più forti si mettono al servizio della squadra. Ma i fuoriclasse li avevamo anche noi».
Prima del Mondiale la dipingevano permaloso e antipatico. «Permaloso lo sono rimasto, mentre antipatico non lo sono mai stato. Non so perché mi danno dell'antipatico...».
Dove andrà ad allenare, a Manchester o a Liverpool? «Da nessuna parte e a Liverpool il mare non è bello».
Zeman dice che il calcio è un malato di cancro curato con l'aspirina. «Nel calcio ci sono tante persone malate. Noi, in questi due anni, con il mio gruppo e i giocatori,abbiamo dato una dimostrazione di serietà, compattezza e complicità. Questa è la migliore medicina».
Ha menato più giocatori in campo da giocatore o negli spogliatoi da allenatore? «No, da allenatore nessuno. Con Vieri ho avuto da ridire, ci siamo alzati, l'uno contro l'altro, poi ci hanno divisi. Alla sera al ristorante abbiamo parlato ed è nato un bel rapporto».
Da bambino tifava Milan, adesso? «Nel cuore ho la Samp. Poi la Juve: ho vissuto stagioni memorabili».
Con la Juve in B chi vince lo scudetto? «L'Inter, perché è molto forte».
Lei è nato il 12 aprile, lo stesso giorno di Borrelli. Le fa paura Borrelli? «A qualcuno si, a me no. Se hai una bella forma di formaggio e viene un pochettino di muffa, non è che butti via tutta la forma: gratti la muffa e te la mangi».
Moggi, che parte è del formaggio? «E' un professionista che ha lavorato tantissimi anni nel calcio».
Vittima o carnefice? «Non sono io che devo giudicare. Ho lavorato per dieci anni con lui e ho un ricordo positivo».
Come fa un allenatore della Juve a non accorgersi del sistema Moggi? «Ma qual era il sistema Moggi? Se si intende ogni sera a mangiare con lui nei ristoranti questo lo confermo. Di altro non so».
Lei ha vinto una Coppa Campioni con Torricelli e un Mondiale con Zaccardo. Dove sta il trucco? Lì non c'era Moggi. «Vincere con i gregari è la grande soddisfazione di chi riesce a costruire un gruppo di lavoro, in cui i più forti si mettono al servizio della squadra. Ma i fuoriclasse li avevamo anche noi».
Prima del Mondiale la dipingevano permaloso e antipatico. «Permaloso lo sono rimasto, mentre antipatico non lo sono mai stato. Non so perché mi danno dell'antipatico...».
Dove andrà ad allenare, a Manchester o a Liverpool? «Da nessuna parte e a Liverpool il mare non è bello».
Zeman dice che il calcio è un malato di cancro curato con l'aspirina. «Nel calcio ci sono tante persone malate. Noi, in questi due anni, con il mio gruppo e i giocatori,abbiamo dato una dimostrazione di serietà, compattezza e complicità. Questa è la migliore medicina».
Ha menato più giocatori in campo da giocatore o negli spogliatoi da allenatore? «No, da allenatore nessuno. Con Vieri ho avuto da ridire, ci siamo alzati, l'uno contro l'altro, poi ci hanno divisi. Alla sera al ristorante abbiamo parlato ed è nato un bel rapporto».
Da bambino tifava Milan, adesso? «Nel cuore ho la Samp. Poi la Juve: ho vissuto stagioni memorabili».
Con la Juve in B chi vince lo scudetto? «L'Inter, perché è molto forte».
Lei è nato il 12 aprile, lo stesso giorno di Borrelli. Le fa paura Borrelli? «A qualcuno si, a me no. Se hai una bella forma di formaggio e viene un pochettino di muffa, non è che butti via tutta la forma: gratti la muffa e te la mangi».
Moggi, che parte è del formaggio? «E' un professionista che ha lavorato tantissimi anni nel calcio».
Vittima o carnefice? «Non sono io che devo giudicare. Ho lavorato per dieci anni con lui e ho un ricordo positivo».
Come fa un allenatore della Juve a non accorgersi del sistema Moggi? «Ma qual era il sistema Moggi? Se si intende ogni sera a mangiare con lui nei ristoranti questo lo confermo. Di altro non so».
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Da Repubblica.it
Moratti due ore da Borrelli
"Non credete a Tavaroli"
"Il caso era seguito da Facchetti" E s'indaga sulla serie A 2005-'06
di CORRADO ZUNINO
ROMA - Entra sereno, Massimo Moratti. Esce veloce e un po' stressato dalla folla di cronisti che, per quantità, gli fa capire che anche oggi la sua Inter sarà il titolo d'apertura. Sorride, però: "Non c'è nessun imbarazzo per la vicenda Telecom". Nelle due ore da Francesco Saverio Borrelli, guida dell'Ufficio indagini, il patron dell'Inter ha provato a dare linearità alle spiegazioni contraddittorie fin qui offerte sul dossieraggio ai danni dell'ex arbitro Massimo De Santis. Ha spiegato, ma non ha convinto davvero. E si è irrigidito quando Borrelli ha citato, doveva citarlo, l'amico scomparso Giacinto Facchetti.
Di fronte all'ex magistrato che vuole mettere in fila le date della strana storia - quando l'arbitro Nucini ha fatto all'Inter le prime rivelazioni sulla cupola moggiana, era la fine del 2002; quand'è che Facchetti ha portato Nucini di fronte a Ilda Boccassini; quando è partito l'ordine di mettere De Santis, arbitro considerato filo-Juve, sotto controllo e soprattutto chi ha dato quell'ordine: Facchetti, lo stesso Moratti, Tronchetti Provera? - il patron mantiene la barra sull'ultima linea scelta: "Non è stata la società Inter a dare mandato di "diligence" all'agenzia Polis d'Istinto, non esistono fatture di pagamento da parte del club". Le fatture, infatti, sarebbero state emesse dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Nell'ultimo interrogatorio al carcere di Voghera il grande spione Giuliano Tavaroli aveva detto che per il dossier De Santis ricevette una chiamata proprio da Moratti, che poi gli aveva passato il presidente Facchetti. E Facchetti aveva poi seguito tutta la pratica. Moratti è infastidito: "Non credete a tutto quello che dice Tavaroli. Lo conoscevo, certo, ma non gli ho mai dato alcun incarico". Poi, ammette: "L'affare Nucini e tutto quello che è venuto dopo li ha seguiti Giacinto".
Si passa a parlare dei pedinamenti nei confronti di Christian Vieri, è stato lo stesso giocatore ad appellarsi all'Ufficio indagini. In quel caso il mandato è stato della società: la firma sui pagamenti è dell'allora amministratore delegato, Rinaldo Ghelfi. E l'ascolto delle telefonate di Juventus, Gea e Federcalcio? "Non c'entriamo niente", liquida Moratti.
Quando è di nuovo sul marciapiedi di via Allegri il patron dice degli interlocutori: "Li ho trovati svegli e gentili, spero di non tornare più". Ci penserà Borrelli a dare una dimensione adeguata alla faccenda: "Calciopoli due? E' un'enfatizzazione". Nelle due ore l'ex pm non ha contestato un'eventuale omessa denuncia per le prime rivelazioni di Nucini tenute lontane dalla giustizia sportiva. D'altronde, su tutto il "caso Inter" pende la prescrizione sportiva.
Per il club il danno resta quello all'immagine, profondo. E in serata lo stesso Moratti farà sapere: "L'unica verità è che in questi anni c'è stata una realtà parasportiva che ci ha fortemente danneggiato e ora c'è una situazione mediatica che continua a danneggiarci". Diversi uomini del calcio iniziano a difenderlo: Cellino, Spinelli, Zamparini. "E' una vicenda di poco conto", dicono. E anche l'avvocato di De Santis ha fatto un passo indietro: "Dall'Inter non abbiamo subito nessuna pressione". In un primo tempo l'ex arbitro aveva allungato il sospetto di un pedinamento ai fini del ricatto.
In queste ore è approdato all'Ufficio indagini l'intero pacchetto scommesse. Dalle procure di Parma, Torino e Udine sono arrivate le carte e lunedì scorso in via Allegri sono stati interrogati Iuliano e Chimenti, ex Juventus. Già fissata l'udienza per Maresca e tra una decina di giorni toccherà al portiere della nazionale Buffon e al centravanti Iaquinta, coinvolto con diversi compagni dell'Udinese in una brutta vicenda di puntate clandestine: "Mi chiamavano tra il primo e il secondo tempo", ha rivelato il superteste dell'inchiesta.
Borrelli, tra l'altro, ha mostrato di voler prestare attenzione alle ultime rivelazioni dell'ex arbitro Mazzoleni, che ha aperto alla procura di Napoli il filone "irregolarità sul campionato 2005-2006". Su questo fronte i carabinieri di Roma acquisiranno le pagelle di diversi arbitri e i pm di Napoli convocheranno l'ultimo designatore, Mattei, accusato di aver fatto pressioni su Mazzoleni affinché favorisse la Lazio contro il Cagliari". Ieri a "Striscia la notizia" l'ex guardalinee di serie C, Pietro Avella, ha denunciato: "Mi hanno cambiato i voti federali per farmi fuori".
(4 ottobre 2006)
L'onesto e signore Moratti, a quanto sembra, ha deciso di scaricare tutte le responsabilità della vicenda su chi adesso non c'è più...
Viene da ridere (amaramente) pensando invece all'accorato epitaffio di un mese fa...
Speriamo che Buora goda ancora di discreta salute. Hai visto mai che, pure lui, "venisse suicidato"?
Moratti due ore da Borrelli
"Non credete a Tavaroli"
"Il caso era seguito da Facchetti" E s'indaga sulla serie A 2005-'06
di CORRADO ZUNINO
ROMA - Entra sereno, Massimo Moratti. Esce veloce e un po' stressato dalla folla di cronisti che, per quantità, gli fa capire che anche oggi la sua Inter sarà il titolo d'apertura. Sorride, però: "Non c'è nessun imbarazzo per la vicenda Telecom". Nelle due ore da Francesco Saverio Borrelli, guida dell'Ufficio indagini, il patron dell'Inter ha provato a dare linearità alle spiegazioni contraddittorie fin qui offerte sul dossieraggio ai danni dell'ex arbitro Massimo De Santis. Ha spiegato, ma non ha convinto davvero. E si è irrigidito quando Borrelli ha citato, doveva citarlo, l'amico scomparso Giacinto Facchetti.
Di fronte all'ex magistrato che vuole mettere in fila le date della strana storia - quando l'arbitro Nucini ha fatto all'Inter le prime rivelazioni sulla cupola moggiana, era la fine del 2002; quand'è che Facchetti ha portato Nucini di fronte a Ilda Boccassini; quando è partito l'ordine di mettere De Santis, arbitro considerato filo-Juve, sotto controllo e soprattutto chi ha dato quell'ordine: Facchetti, lo stesso Moratti, Tronchetti Provera? - il patron mantiene la barra sull'ultima linea scelta: "Non è stata la società Inter a dare mandato di "diligence" all'agenzia Polis d'Istinto, non esistono fatture di pagamento da parte del club". Le fatture, infatti, sarebbero state emesse dalla Pirelli di Marco Tronchetti Provera.
Nell'ultimo interrogatorio al carcere di Voghera il grande spione Giuliano Tavaroli aveva detto che per il dossier De Santis ricevette una chiamata proprio da Moratti, che poi gli aveva passato il presidente Facchetti. E Facchetti aveva poi seguito tutta la pratica. Moratti è infastidito: "Non credete a tutto quello che dice Tavaroli. Lo conoscevo, certo, ma non gli ho mai dato alcun incarico". Poi, ammette: "L'affare Nucini e tutto quello che è venuto dopo li ha seguiti Giacinto".
Si passa a parlare dei pedinamenti nei confronti di Christian Vieri, è stato lo stesso giocatore ad appellarsi all'Ufficio indagini. In quel caso il mandato è stato della società: la firma sui pagamenti è dell'allora amministratore delegato, Rinaldo Ghelfi. E l'ascolto delle telefonate di Juventus, Gea e Federcalcio? "Non c'entriamo niente", liquida Moratti.
Quando è di nuovo sul marciapiedi di via Allegri il patron dice degli interlocutori: "Li ho trovati svegli e gentili, spero di non tornare più". Ci penserà Borrelli a dare una dimensione adeguata alla faccenda: "Calciopoli due? E' un'enfatizzazione". Nelle due ore l'ex pm non ha contestato un'eventuale omessa denuncia per le prime rivelazioni di Nucini tenute lontane dalla giustizia sportiva. D'altronde, su tutto il "caso Inter" pende la prescrizione sportiva.
Per il club il danno resta quello all'immagine, profondo. E in serata lo stesso Moratti farà sapere: "L'unica verità è che in questi anni c'è stata una realtà parasportiva che ci ha fortemente danneggiato e ora c'è una situazione mediatica che continua a danneggiarci". Diversi uomini del calcio iniziano a difenderlo: Cellino, Spinelli, Zamparini. "E' una vicenda di poco conto", dicono. E anche l'avvocato di De Santis ha fatto un passo indietro: "Dall'Inter non abbiamo subito nessuna pressione". In un primo tempo l'ex arbitro aveva allungato il sospetto di un pedinamento ai fini del ricatto.
In queste ore è approdato all'Ufficio indagini l'intero pacchetto scommesse. Dalle procure di Parma, Torino e Udine sono arrivate le carte e lunedì scorso in via Allegri sono stati interrogati Iuliano e Chimenti, ex Juventus. Già fissata l'udienza per Maresca e tra una decina di giorni toccherà al portiere della nazionale Buffon e al centravanti Iaquinta, coinvolto con diversi compagni dell'Udinese in una brutta vicenda di puntate clandestine: "Mi chiamavano tra il primo e il secondo tempo", ha rivelato il superteste dell'inchiesta.
Borrelli, tra l'altro, ha mostrato di voler prestare attenzione alle ultime rivelazioni dell'ex arbitro Mazzoleni, che ha aperto alla procura di Napoli il filone "irregolarità sul campionato 2005-2006". Su questo fronte i carabinieri di Roma acquisiranno le pagelle di diversi arbitri e i pm di Napoli convocheranno l'ultimo designatore, Mattei, accusato di aver fatto pressioni su Mazzoleni affinché favorisse la Lazio contro il Cagliari". Ieri a "Striscia la notizia" l'ex guardalinee di serie C, Pietro Avella, ha denunciato: "Mi hanno cambiato i voti federali per farmi fuori".
(4 ottobre 2006)
L'onesto e signore Moratti, a quanto sembra, ha deciso di scaricare tutte le responsabilità della vicenda su chi adesso non c'è più...
Viene da ridere (amaramente) pensando invece all'accorato epitaffio di un mese fa...
Speriamo che Buora goda ancora di discreta salute. Hai visto mai che, pure lui, "venisse suicidato"?
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L’EDITORIALE
LA RIVOLUZIONE E’ NAUFRAGATA
GIANCARLO PADOVAN
Più passa il tempo e più mi chiedo non a chi, ma a cosa sia servita Calciopoli. Si diceva a fare pulizia. Ma l’unica ad averla fatta, dentro e intorno a sé, tra l’altro prima che muovesse la medievale macchina della cosiddetta giustizia sportiva, è stata la Juve: via il vertice, via la base, varo di un codice etico, maggiore disponibilità verso l’esterno, serietà nei comportamenti dirigenziali e tecnici, dignità di fronte a provvedimenti drastici. Si diceva che Calciopoli sarebbe servita a fare giustizia. Ma non si può dire sia stato così se a Franco Carraro è stata comminata una multa e al Milan preservata la Champions League. Anche in questo caso, la sola ad essere stata colpita è stata la Juve che ha pagato con la requisizione di due scudetti, la retrocessione in serie B, una penalizzazione pesantissima (solo la Fiorentina, però, salvando almeno la serie A, ha avuto di peggio), la perdita della Champions League e dell’indotto ad essa riferito, lo smantellamento della squadra e la rinuncia ai giocatori migliori.
Calciopoli, dicevano, avrebbe favorito le riforme. Ma non una nuova norma è stata scritta, né si ha traccia di quanto avrebbe dovuto (o voluto) fare il primo commissario straordinario Guido Rossi. Il quale – sia detto senza alcuna polemica postuma – troppo tempo ha perso (l’intero mese di agosto). Forse perché pensava di governare il calcio con la riconosciuta disinvoltura di un manager affermato. Forse perché l’ambiente del calcio gli appariva facilmente gestibile. Purtroppo Rossi, così radicale in alcune delle sue scelte, altrettanto non lo è stato quando si trattò di commissariare la Lega di A e B. Infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti e le spaccature di queste ultime ore peggiori delle precedenti. Certo, nessuno potrà sostenere che Calciopoli ha aiutato il ricambio dirigenziale visto che a presidente della Lega è stato rieletto Antonio Matarrese, l’uomo che c’era già ventiquattro anni fa.
Infine qualcuno riteneva che Calciopoli sarebbe servita a separare il grano dal loglio, la parte sana dalla parte malata. Al contrario la vicenda Telecom-Inter, colpevolmente e lungamente sottovalutata da stampa e opinione pubblica, dimostra che il sistema di attacco e difesa, ingerenza e interdizione era sviluppato a livelli diversi e senza esclusione di responsabilità. Non so quanto l’incontro tra Massimo Moratti e Francesco Saverio Borrelli abbia chiarito la questione-De Santis. Ho però la netta sensazione, indirettamente confermata dalle stesse parole di Moratti («spero di non dover tornare »), che non sia finita qui. Primo, perché inevitabilmente Borrelli dovrà acquisire gli atti dell’inchiesta giudiziaria e questo non accadrà subito. Secondo, perché siamo in presenza di una duplice contraddizione: quella di Moratti con se stesso (prima pubblicamente ammise e poi negò i controlli su De Santis) e quella di Tavaroli (controllavo De Santis su richiesta dell’Inter) con lo stesso Moratti. Borrelli vuole capire tutto: chi, come, quando, per quanto tempo (vedi eventuale prescrizione) e perché. Già, perché un’azienda telefonica sarebbe interessata a spiare un arbitro, un assistente, la Federcalcio, la Gea?
LA RIVOLUZIONE E’ NAUFRAGATA
GIANCARLO PADOVAN
Più passa il tempo e più mi chiedo non a chi, ma a cosa sia servita Calciopoli. Si diceva a fare pulizia. Ma l’unica ad averla fatta, dentro e intorno a sé, tra l’altro prima che muovesse la medievale macchina della cosiddetta giustizia sportiva, è stata la Juve: via il vertice, via la base, varo di un codice etico, maggiore disponibilità verso l’esterno, serietà nei comportamenti dirigenziali e tecnici, dignità di fronte a provvedimenti drastici. Si diceva che Calciopoli sarebbe servita a fare giustizia. Ma non si può dire sia stato così se a Franco Carraro è stata comminata una multa e al Milan preservata la Champions League. Anche in questo caso, la sola ad essere stata colpita è stata la Juve che ha pagato con la requisizione di due scudetti, la retrocessione in serie B, una penalizzazione pesantissima (solo la Fiorentina, però, salvando almeno la serie A, ha avuto di peggio), la perdita della Champions League e dell’indotto ad essa riferito, lo smantellamento della squadra e la rinuncia ai giocatori migliori.
Calciopoli, dicevano, avrebbe favorito le riforme. Ma non una nuova norma è stata scritta, né si ha traccia di quanto avrebbe dovuto (o voluto) fare il primo commissario straordinario Guido Rossi. Il quale – sia detto senza alcuna polemica postuma – troppo tempo ha perso (l’intero mese di agosto). Forse perché pensava di governare il calcio con la riconosciuta disinvoltura di un manager affermato. Forse perché l’ambiente del calcio gli appariva facilmente gestibile. Purtroppo Rossi, così radicale in alcune delle sue scelte, altrettanto non lo è stato quando si trattò di commissariare la Lega di A e B. Infatti i risultati sono sotto gli occhi di tutti e le spaccature di queste ultime ore peggiori delle precedenti. Certo, nessuno potrà sostenere che Calciopoli ha aiutato il ricambio dirigenziale visto che a presidente della Lega è stato rieletto Antonio Matarrese, l’uomo che c’era già ventiquattro anni fa.
Infine qualcuno riteneva che Calciopoli sarebbe servita a separare il grano dal loglio, la parte sana dalla parte malata. Al contrario la vicenda Telecom-Inter, colpevolmente e lungamente sottovalutata da stampa e opinione pubblica, dimostra che il sistema di attacco e difesa, ingerenza e interdizione era sviluppato a livelli diversi e senza esclusione di responsabilità. Non so quanto l’incontro tra Massimo Moratti e Francesco Saverio Borrelli abbia chiarito la questione-De Santis. Ho però la netta sensazione, indirettamente confermata dalle stesse parole di Moratti («spero di non dover tornare »), che non sia finita qui. Primo, perché inevitabilmente Borrelli dovrà acquisire gli atti dell’inchiesta giudiziaria e questo non accadrà subito. Secondo, perché siamo in presenza di una duplice contraddizione: quella di Moratti con se stesso (prima pubblicamente ammise e poi negò i controlli su De Santis) e quella di Tavaroli (controllavo De Santis su richiesta dell’Inter) con lo stesso Moratti. Borrelli vuole capire tutto: chi, come, quando, per quanto tempo (vedi eventuale prescrizione) e perché. Già, perché un’azienda telefonica sarebbe interessata a spiare un arbitro, un assistente, la Federcalcio, la Gea?
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Intervista a Mazzola, sempre su Tuttosport di oggi:
L'INTERISTA DELUSO
Mazzola: «Togliamoci lo scudetto»
Sandro Mazzola, scusi: ma da tifoso interista, prima che da ex campione e dirigente nerazzurro, non comincia a pensare che questo scudetto pigliato per le orecchie di Calciopoli porti una discreta rogna?
«Questo non lo so e non mi sembra un discorso, anche se è indubbio che gran parte di questi strascichi polemici, assolutamente fastidiosi per l’Inter, sia legata a quell’assegnazione a giochi fatti. Non ritengo però che ciò possa, e men che mai debba, giustificare le difficoltà della squadra di Mancini. La verità è un’altra».
Quale, di grazia?
«Che io quello scudetto, l’ho detto in tempi non sospetti, non l’avrei mai cucito sulla maglia e sfoggiato. Evitando tutti i problemi connessi. Una volta ricevuto, l’avrei preso, messo in bacheca, dimenticato e finita lì» .
Perché?
«Perché non è stato vinto sul campo, e dunque non mi entusiasma, né è una cosa per cui menar vanto, al di là della legittima soddisfazione per non essere stati coinvolti in certe faccende» .
In compenso l’Inter risultava affaccendata in altre, comunque sconvenienti, faccende.
«Non voglio entrare nel merito, essendoci un’indagine giudiziaria e un’inchiesta sportiva in corso. Mi sento di dire che, in ogni caso, le eventuali colpe dell’Inter non possono essere paragonate ad altre accertate in questi mesi, sarebbero veniali o comunque non della stessa gravità. Dopodiché...».
Dopodiché?
«Dopodiché se, e ribadisco se, venisse provata un’attività diciamo spionistica a carico dell’Inter, non me la sentirei di definire giusti quei metodi, nonostante la comprensibile tentazione di andare a verificare le cose che si dicevano, che erano sotto gli occhi di tutti e che poi si sono rivelate fondate. Ma ciò non autorizza a utilizzare metodi sbagliati».
Non crede che, rifiutando lo scudetto juventino-moggiano, oltre a fare un figurone l’Inter si sarebbe ulteriormente allontanata dall’occhio del ciclone dove invece - complice anche l’esibizione ostentata dello stemma e del proprio rigore morale - è rimasta fino a farsi adesso travolgere?
«No, nemmeno restituirlo sarebbe stato giusto: non lo ha chiesto Moratti, quel titolo, glielo hanno attribuito in base a una normativa che parlava chiaro, assegnandolo al primo club in ordine di classifica non coinvolto nello scandalo. Semmai, è chi glielo ha dato che ha il potere di toglierglielo: decidano loro, in base all’esito dell’inchiesta, se lasciarlo o revocarlo un’altra volta. A me, francamente, da interista non me ne importerebbe niente: perché di quello scudetto, non vinto sul campo, in realtà nulla mi frega. Piuttosto, l’altro mi interessa».
Quale?
«Quello di questa stagione: ancora non ho capito come faccia l’Inter a non essere in testa al campionato, anche se siamo soltanto agli inizi. Mi rifiuto di credere che il rendimento della squadra sia condizionato da questa vicenda: non può esistere un simile peso, se ci sei con la testa e con le gambe. Allora negli anni scorsi che peso c’era? D’accordo, in più c’era la Juve da battere, però insomma. Dai, la società nerazzurra ha allestito il gruppo di giocatori più forte d’Italia: devono solo capire che ci vogliono spirito di sacrificio e testa rivolta al calcio, ecco cosa. Tutto il resto conta un ca... Sono storie, via».
Concludendo: se lei fosse Moratti e la Federcalcio infine le imponesse la restituzione dello scudetto, cosa risponderebbe?
«Tenetevelo! E, soprattutto il Mazzola giocatore, reagirebbe così: tanto noi vinciamo questo, sul campo. E pure gli altri dieci successivi»
Bravo Mazzola! Strano sentire parole tanto equilibrate da uno sfinterista...
Anche l'ultima frase, dove cita sponde che comunque non gli appartengono...
L'INTERISTA DELUSO
Mazzola: «Togliamoci lo scudetto»
Sandro Mazzola, scusi: ma da tifoso interista, prima che da ex campione e dirigente nerazzurro, non comincia a pensare che questo scudetto pigliato per le orecchie di Calciopoli porti una discreta rogna?
«Questo non lo so e non mi sembra un discorso, anche se è indubbio che gran parte di questi strascichi polemici, assolutamente fastidiosi per l’Inter, sia legata a quell’assegnazione a giochi fatti. Non ritengo però che ciò possa, e men che mai debba, giustificare le difficoltà della squadra di Mancini. La verità è un’altra».
Quale, di grazia?
«Che io quello scudetto, l’ho detto in tempi non sospetti, non l’avrei mai cucito sulla maglia e sfoggiato. Evitando tutti i problemi connessi. Una volta ricevuto, l’avrei preso, messo in bacheca, dimenticato e finita lì» .
Perché?
«Perché non è stato vinto sul campo, e dunque non mi entusiasma, né è una cosa per cui menar vanto, al di là della legittima soddisfazione per non essere stati coinvolti in certe faccende» .
In compenso l’Inter risultava affaccendata in altre, comunque sconvenienti, faccende.
«Non voglio entrare nel merito, essendoci un’indagine giudiziaria e un’inchiesta sportiva in corso. Mi sento di dire che, in ogni caso, le eventuali colpe dell’Inter non possono essere paragonate ad altre accertate in questi mesi, sarebbero veniali o comunque non della stessa gravità. Dopodiché...».
Dopodiché?
«Dopodiché se, e ribadisco se, venisse provata un’attività diciamo spionistica a carico dell’Inter, non me la sentirei di definire giusti quei metodi, nonostante la comprensibile tentazione di andare a verificare le cose che si dicevano, che erano sotto gli occhi di tutti e che poi si sono rivelate fondate. Ma ciò non autorizza a utilizzare metodi sbagliati».
Non crede che, rifiutando lo scudetto juventino-moggiano, oltre a fare un figurone l’Inter si sarebbe ulteriormente allontanata dall’occhio del ciclone dove invece - complice anche l’esibizione ostentata dello stemma e del proprio rigore morale - è rimasta fino a farsi adesso travolgere?
«No, nemmeno restituirlo sarebbe stato giusto: non lo ha chiesto Moratti, quel titolo, glielo hanno attribuito in base a una normativa che parlava chiaro, assegnandolo al primo club in ordine di classifica non coinvolto nello scandalo. Semmai, è chi glielo ha dato che ha il potere di toglierglielo: decidano loro, in base all’esito dell’inchiesta, se lasciarlo o revocarlo un’altra volta. A me, francamente, da interista non me ne importerebbe niente: perché di quello scudetto, non vinto sul campo, in realtà nulla mi frega. Piuttosto, l’altro mi interessa».
Quale?
«Quello di questa stagione: ancora non ho capito come faccia l’Inter a non essere in testa al campionato, anche se siamo soltanto agli inizi. Mi rifiuto di credere che il rendimento della squadra sia condizionato da questa vicenda: non può esistere un simile peso, se ci sei con la testa e con le gambe. Allora negli anni scorsi che peso c’era? D’accordo, in più c’era la Juve da battere, però insomma. Dai, la società nerazzurra ha allestito il gruppo di giocatori più forte d’Italia: devono solo capire che ci vogliono spirito di sacrificio e testa rivolta al calcio, ecco cosa. Tutto il resto conta un ca... Sono storie, via».
Concludendo: se lei fosse Moratti e la Federcalcio infine le imponesse la restituzione dello scudetto, cosa risponderebbe?
«Tenetevelo! E, soprattutto il Mazzola giocatore, reagirebbe così: tanto noi vinciamo questo, sul campo. E pure gli altri dieci successivi»
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Da www.quotidiano.net di ieri
IRRUZIONE AD ANTENNA 3
Gli ultrà interisti: 'Basta Moggi in tv'
Annullato il contratto con Lucianone
Un centinaio di tifosi nerazzurri ha circondato l'emittente con urla, spintoni e striscioni d'insulti anche se l'ex Dg della Juve non c'era. Ospiti e conduttori barricati in studio fino a che la polizia ha scortato i facinorosi fino all'autostrada
Castellanza (Varese), 3 ottobre 2006 - Ieri sera un centinaio di ultrà interisti ha assediato la sede di Antenna 3, a Castellanza, per chiedere che Luciano Moggi non partecipi più alla trasmissione "Lunedì di rigore", in onda dall'inizio del campionato sull'emittente lombarda e ritrasmessa in tutta Italia da una catena di televisioni locali.
Soltanto l'intervento della Polizia e dei Carabinieri ha riportato la calma dopo alcuni momenti di altissima tensione, scanditi da urla, minacce, spintoni e striscioni d'insulti. Tanto più che Moggi non era presente a Castellanza.In seguito ad una variazione di palinsesto, infatti, l'ex direttore generale della Juve aveva rinviato a questa sera il suo intervento sugli schermi di Antenna 3.
Il che non ha impedito agli ultrà nerazzurri di minacciare un'irruzione negli studi, sventata grazie alla decisione di affrontare i contestatori presa da Fabio Ravezzani, conduttore di "Lunedì di rigore", direttore dei programmi sportivi di Antenna 3 e Telelombardia.
L'incontro è stato concitato. Ravezzani ha ribattuto punto su punto ai suoi interlocutori, ma la situazione ha rischiato di degenerare. Gli opinionisti della trasmissione sono stati costretti a rimanere dentro gli studi sino a quando le forze dell'ordine non li hanno scortati al casello autostradale di Busto Arsizio.
Gli ospiti del programma erano Maurizio Zamparini, presidente del Palermo; Mario Ielpo, avvocato, ex portiere del Milan; Domenico Marocchino, ex giocatore della Juve; i giornalisti Gino Bacci; Maurizio Chirico; Elio Corno e Tiziano Crudeli.
Stamane, dopo una serie di incontri fra Ravezzani, l'editore di Antenna 3 e Telelombardia, Sandro Parenzo e l'amministratore delegato Raffaele Besso, l'emittente ha deciso di cancellare l'intervento di Moggi, in programma questa sera e tutti altri previsti dal contratto per l'intero arco del campionato.
Durissimo il commento di Ravezzani: "E' una scelta che siamo costretti a fare a malincuore, ma dobbiamo agire in questo modo per salvaguardare l'incolumità degli opinionisti e degli ospiti delle nostre trasmissioni. Non possiamo rischiare di essere minacciati ogni volta che andiamo in onda, ci sia o non ci sia Moggi in studio. Nella mia carriera ho vissuto altri episodi del genere, ho ricevuto intimidazioni di varia natura, mai però di questa gravità. Credo che gli organismi rappresentativi della stampa sportiva e l'Ordine dei Giornalisti non possano più fare finta di nulla di fronte a un episodio di portata allucinante".
Complimenti vivissimi, come sempre, ai perdazzurri campioni di stile, oltreché di lancio di fumogeni e di motorini...
Benvenuti nella Democrazia degli Onesti e dei Puliti...
Secondo me, fra qualche mese, gli interisti si nasconderanno come Pietro dopo l'Ultima Cena...
IRRUZIONE AD ANTENNA 3
Gli ultrà interisti: 'Basta Moggi in tv'
Annullato il contratto con Lucianone
Un centinaio di tifosi nerazzurri ha circondato l'emittente con urla, spintoni e striscioni d'insulti anche se l'ex Dg della Juve non c'era. Ospiti e conduttori barricati in studio fino a che la polizia ha scortato i facinorosi fino all'autostrada
Castellanza (Varese), 3 ottobre 2006 - Ieri sera un centinaio di ultrà interisti ha assediato la sede di Antenna 3, a Castellanza, per chiedere che Luciano Moggi non partecipi più alla trasmissione "Lunedì di rigore", in onda dall'inizio del campionato sull'emittente lombarda e ritrasmessa in tutta Italia da una catena di televisioni locali.
Soltanto l'intervento della Polizia e dei Carabinieri ha riportato la calma dopo alcuni momenti di altissima tensione, scanditi da urla, minacce, spintoni e striscioni d'insulti. Tanto più che Moggi non era presente a Castellanza.In seguito ad una variazione di palinsesto, infatti, l'ex direttore generale della Juve aveva rinviato a questa sera il suo intervento sugli schermi di Antenna 3.
Il che non ha impedito agli ultrà nerazzurri di minacciare un'irruzione negli studi, sventata grazie alla decisione di affrontare i contestatori presa da Fabio Ravezzani, conduttore di "Lunedì di rigore", direttore dei programmi sportivi di Antenna 3 e Telelombardia.
L'incontro è stato concitato. Ravezzani ha ribattuto punto su punto ai suoi interlocutori, ma la situazione ha rischiato di degenerare. Gli opinionisti della trasmissione sono stati costretti a rimanere dentro gli studi sino a quando le forze dell'ordine non li hanno scortati al casello autostradale di Busto Arsizio.
Gli ospiti del programma erano Maurizio Zamparini, presidente del Palermo; Mario Ielpo, avvocato, ex portiere del Milan; Domenico Marocchino, ex giocatore della Juve; i giornalisti Gino Bacci; Maurizio Chirico; Elio Corno e Tiziano Crudeli.
Stamane, dopo una serie di incontri fra Ravezzani, l'editore di Antenna 3 e Telelombardia, Sandro Parenzo e l'amministratore delegato Raffaele Besso, l'emittente ha deciso di cancellare l'intervento di Moggi, in programma questa sera e tutti altri previsti dal contratto per l'intero arco del campionato.
Durissimo il commento di Ravezzani: "E' una scelta che siamo costretti a fare a malincuore, ma dobbiamo agire in questo modo per salvaguardare l'incolumità degli opinionisti e degli ospiti delle nostre trasmissioni. Non possiamo rischiare di essere minacciati ogni volta che andiamo in onda, ci sia o non ci sia Moggi in studio. Nella mia carriera ho vissuto altri episodi del genere, ho ricevuto intimidazioni di varia natura, mai però di questa gravità. Credo che gli organismi rappresentativi della stampa sportiva e l'Ordine dei Giornalisti non possano più fare finta di nulla di fronte a un episodio di portata allucinante".
Complimenti vivissimi, come sempre, ai perdazzurri campioni di stile, oltreché di lancio di fumogeni e di motorini...
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Da Libero
LETTERA ALL'INTER
di Luciano Moggi
Io penso, cari amici lettori, che conosciate perfettamente il cosiddetto "senso del ridicolo". Al punto di saper bene come evitare di cadervi. Non altrettanta conoscenza e consapevolezza sul tema deve essere in possesso di chi si ostina, sulle colonne di un diffuso quotidiano sportivo, ad attribuire le colpe di qualunque cosa accada (in serie A come in Champions League) esclusivamente e direttamente agli "effetti" di Calciopoli o, come da quelle parti si continua a dire, di "Moggiopoli". Insomma tutte le chiavi di lettura per capire il campionato rimanderebbero sempre a Calciopoli, salvo poi essere puntualmente smentite, com'è inevitabile a causa dell'inconsistenza assoluta del dogma che si vorrebbe dimostrare. Il diffuso quotidiano che - sia detto per inciso - ha "scoperto" con molto ritardo le magagne del caso Telecom-Inter, ha cominciato a raccontare con toni e scenari suggestivi (ma in definitiva tutt'altro che verosimili), la favola di un campionato "libero" (esagerato!), saturo di arbitri immacolati e in cui si respira un'aria nuova. La verità è che sono aumentati gli errori dei fischietti e anche le proteste dei club: l'Inter da una parte (come ha sempre fatto), il Milan dall'altra (i rossoneri - a ragione - si sono lamentati per alcune decisioni prese nella gara contro il Siena). Ed infatti il bravo articolista del noto quotidiano scrive che «le due milanesi, sia pure in maniera diversa, patiscono gli effetti di Moggiopoli» (!?): l'esclamativo e l'interrogativo sono miei. Ed ancora si legge che «al di là dello sviluppo dell'inchiesta sul ramo calcistico dell'affaire Telecom (e così con questa fuggevole citazione l'articolista ha ritenuto di essersi messo a posto la coscienza) l'Inter è in perenne crisi di nervi perché ha gestito male la "vittoria" di Moggiopoli». Avete letto bene, è scritto proprio "la vittoria di Moggiopoli". Ma, per favore, siamo seri! Che vuol dire "vittoria di Moggiopoli"? Non sarà mica che la lingua batte dove il dente duole? Il vero flop è solo dell'Inter e Mancini farebbe bene a recitare il mea culpa per aver sbagliato in toto l'interpretazione della gara contro il Bayern Monaco; i tedeschi facendo possesso palla sono riusciti a tenere Figo e compagnia lontano dalla loro porta. Di contro i nerazzurri non sono riusciti a combinare nulla di buono. E ancora: il quotidiano di cui sopra parla dell'avanzata dei "nuovi padroni", confondendo il buon inizio della stagione da parte dei "non soliti" noti (tra cui il Palermo dell'ottimo Guidolin) e dimenticando che le penalizzazioni hanno disegnato un nuovo panorama iniziale, destinato, a mio parere, a cedere il passo a quello solito, con la Roma, l'Inter e - vedrete anche il Milan, destinate a primeggiare. E meno male che la Lazio e la Fiorentina hanno vinto (e molto bene), perché diversamente (e molto facilmente) anche il cammino dei biancocelesti e dei gigliati sarebbe stato visto come un "effetto" negativo di Calciopoli. A proposito della Roma, i giallorossi hanno vinto senza Taddei, Mexes, Mancini, ma con un ritrovato, vitalissimo Montella, autore del gol vincente. Onore a Spalletti per la capacità di cavarsela in situazioni assolutamente non ottimali. Tra le altre vorrei sottolineare il passo falso fatto in casa dall'Udinese con l'Ascoli. Galeone però, da ottimo allenatore qual è, saprà trarre le conclusioni e le ragioni di giusto pareggio casalingo e sicuramente riuscirà a tenere i friulani nelle posizioni alte di classifica. Intanto torneo di serie A resta in attesa dei servizi di un allenatore come Mazzone, il quale - così come Galeone - ha capacità, buon senso ed esperienza da poter mettere al servizio del calcio che, in questo momento, ha più bisogno di gente che lavora al posto di coloro che sanno solo parlare a vanvera. Chiacchiere dovute, ma assolutamente superflue se paragonate ai brividi generati dal caso Telecom: l'inghippo che interessa tanto l'Inter, e affrontato da "quel giornale" con grave ritardo rispetto alle altre testate e - mi sia concesso - con estrema capacità di sintesi. D'altra parte dopo lo scoop di "Repubblica" secondo cui - sulla base di quanto affermato ai magistrati da un testimone - anche il traffico telefonico in entrata e in uscita di Juve, Federcalcio, Gea, delle due figlie di Geronzi e del guardalinee Ceniccola era controllato dalla task force di Telecom, era difficile non occuparsene. E, anzi, quelli della Rosea hanno anche azzardato che «se Tavaroli dice il vero, si può tranquillamente affermare che un alto dirigente dell'Inter come minimo sapeva quel che stava accadendo» e «al massimo, visto che in Telecom sembra proprio che non se ne facessero un problema, poteva, volendo, conoscere anche il contenuto di quelle telefonate». A questo punto debbo ricordare che a suo tempo parlai di spionaggio telefonico industriale tra la generale incredulità. Credo che adesso chiunque può valutare in ben altro modo la mia dichiarazione. Del resto non sempre una maggiore, pur cinquantennale esperienza, può bastare ad inquadrare in maniera obiettiva una vicenda complessa, specie quando si ritiene di essere comunque depositari di una sorta di verità rivelata. Vero Candido (già, proprio quello che mi vuole querelare dopo avermi definito "un mostro")? A tal proposito permettetemi adesso di citare anche un'intervista rilasciata dall'ex procuratore federale Corrado De Biase a "Tuttosport" e pubblicata il 29 settembre. Molte delle considerazioni fatte dal magistrato che - come ricorda lo stesso giornale - al tempo del primo calcio scommesse spedì il Milan in B e comminò pesanti squalifiche, collimano con le mie. De Biase sottolinea che «Calciopoli si riduce a tanti Articoli 1 e le pene inflitte sono del tutto esagerate». L'ex procuratore, al di là di alcune severe considerazioni ha anche affermato che «per quello che è emerso, le sanzioni avrebbero dovuto essere di uno o due punti di penalizzazione, accompagnate da una grossa multa. Altro che -20 e 30». Del resto già il professor Andrea Manzella, docente di diritto costituzionale alla Luiss di Roma, in un'intervista a La Stampa del 28 agosto, aveva affermato che le sentenze avevano confuso il concetto di "slealtà" (articolo 1 del Codice di Giustizia sportiva) e "illecito" (articolo 6 stesso codice): «Penso a quando ho cercato di spiegare Calciopoli a un cronista dell'"Observer" - raccontava Manzella -, che mi disse: "No money, no girls". Niente soldi, niente ragazze. Dov'è la corruzione? Mi chiedeva». Appunto finale alla Melandri. Il ministro si ostina a ritenere inopportuno dare a Moggi la possibilità di essere intervistato. Forse il ministro non sa che il 10 dicembre 1948 l'assemblea delle Nazioni Unite approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo in cui l'art. 19 recita: «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato quando la esprime». Tenendo conto anche di ciò che sta accadendo, con contorni che riguardano la salvaguardia dei diritti di ogni cittadino (nazione compresa), sarebbe ragionevole ipotizzare un intervento del ministro, chiamato a dare spiegazioni adeguate in merito a un guazzabuglio che riguarda sì il calcio, ma anche la sicurezza dell'intera nazione.
LETTERA ALL'INTER
di Luciano Moggi
Io penso, cari amici lettori, che conosciate perfettamente il cosiddetto "senso del ridicolo". Al punto di saper bene come evitare di cadervi. Non altrettanta conoscenza e consapevolezza sul tema deve essere in possesso di chi si ostina, sulle colonne di un diffuso quotidiano sportivo, ad attribuire le colpe di qualunque cosa accada (in serie A come in Champions League) esclusivamente e direttamente agli "effetti" di Calciopoli o, come da quelle parti si continua a dire, di "Moggiopoli". Insomma tutte le chiavi di lettura per capire il campionato rimanderebbero sempre a Calciopoli, salvo poi essere puntualmente smentite, com'è inevitabile a causa dell'inconsistenza assoluta del dogma che si vorrebbe dimostrare. Il diffuso quotidiano che - sia detto per inciso - ha "scoperto" con molto ritardo le magagne del caso Telecom-Inter, ha cominciato a raccontare con toni e scenari suggestivi (ma in definitiva tutt'altro che verosimili), la favola di un campionato "libero" (esagerato!), saturo di arbitri immacolati e in cui si respira un'aria nuova. La verità è che sono aumentati gli errori dei fischietti e anche le proteste dei club: l'Inter da una parte (come ha sempre fatto), il Milan dall'altra (i rossoneri - a ragione - si sono lamentati per alcune decisioni prese nella gara contro il Siena). Ed infatti il bravo articolista del noto quotidiano scrive che «le due milanesi, sia pure in maniera diversa, patiscono gli effetti di Moggiopoli» (!?): l'esclamativo e l'interrogativo sono miei. Ed ancora si legge che «al di là dello sviluppo dell'inchiesta sul ramo calcistico dell'affaire Telecom (e così con questa fuggevole citazione l'articolista ha ritenuto di essersi messo a posto la coscienza) l'Inter è in perenne crisi di nervi perché ha gestito male la "vittoria" di Moggiopoli». Avete letto bene, è scritto proprio "la vittoria di Moggiopoli". Ma, per favore, siamo seri! Che vuol dire "vittoria di Moggiopoli"? Non sarà mica che la lingua batte dove il dente duole? Il vero flop è solo dell'Inter e Mancini farebbe bene a recitare il mea culpa per aver sbagliato in toto l'interpretazione della gara contro il Bayern Monaco; i tedeschi facendo possesso palla sono riusciti a tenere Figo e compagnia lontano dalla loro porta. Di contro i nerazzurri non sono riusciti a combinare nulla di buono. E ancora: il quotidiano di cui sopra parla dell'avanzata dei "nuovi padroni", confondendo il buon inizio della stagione da parte dei "non soliti" noti (tra cui il Palermo dell'ottimo Guidolin) e dimenticando che le penalizzazioni hanno disegnato un nuovo panorama iniziale, destinato, a mio parere, a cedere il passo a quello solito, con la Roma, l'Inter e - vedrete anche il Milan, destinate a primeggiare. E meno male che la Lazio e la Fiorentina hanno vinto (e molto bene), perché diversamente (e molto facilmente) anche il cammino dei biancocelesti e dei gigliati sarebbe stato visto come un "effetto" negativo di Calciopoli. A proposito della Roma, i giallorossi hanno vinto senza Taddei, Mexes, Mancini, ma con un ritrovato, vitalissimo Montella, autore del gol vincente. Onore a Spalletti per la capacità di cavarsela in situazioni assolutamente non ottimali. Tra le altre vorrei sottolineare il passo falso fatto in casa dall'Udinese con l'Ascoli. Galeone però, da ottimo allenatore qual è, saprà trarre le conclusioni e le ragioni di giusto pareggio casalingo e sicuramente riuscirà a tenere i friulani nelle posizioni alte di classifica. Intanto torneo di serie A resta in attesa dei servizi di un allenatore come Mazzone, il quale - così come Galeone - ha capacità, buon senso ed esperienza da poter mettere al servizio del calcio che, in questo momento, ha più bisogno di gente che lavora al posto di coloro che sanno solo parlare a vanvera. Chiacchiere dovute, ma assolutamente superflue se paragonate ai brividi generati dal caso Telecom: l'inghippo che interessa tanto l'Inter, e affrontato da "quel giornale" con grave ritardo rispetto alle altre testate e - mi sia concesso - con estrema capacità di sintesi. D'altra parte dopo lo scoop di "Repubblica" secondo cui - sulla base di quanto affermato ai magistrati da un testimone - anche il traffico telefonico in entrata e in uscita di Juve, Federcalcio, Gea, delle due figlie di Geronzi e del guardalinee Ceniccola era controllato dalla task force di Telecom, era difficile non occuparsene. E, anzi, quelli della Rosea hanno anche azzardato che «se Tavaroli dice il vero, si può tranquillamente affermare che un alto dirigente dell'Inter come minimo sapeva quel che stava accadendo» e «al massimo, visto che in Telecom sembra proprio che non se ne facessero un problema, poteva, volendo, conoscere anche il contenuto di quelle telefonate». A questo punto debbo ricordare che a suo tempo parlai di spionaggio telefonico industriale tra la generale incredulità. Credo che adesso chiunque può valutare in ben altro modo la mia dichiarazione. Del resto non sempre una maggiore, pur cinquantennale esperienza, può bastare ad inquadrare in maniera obiettiva una vicenda complessa, specie quando si ritiene di essere comunque depositari di una sorta di verità rivelata. Vero Candido (già, proprio quello che mi vuole querelare dopo avermi definito "un mostro")? A tal proposito permettetemi adesso di citare anche un'intervista rilasciata dall'ex procuratore federale Corrado De Biase a "Tuttosport" e pubblicata il 29 settembre. Molte delle considerazioni fatte dal magistrato che - come ricorda lo stesso giornale - al tempo del primo calcio scommesse spedì il Milan in B e comminò pesanti squalifiche, collimano con le mie. De Biase sottolinea che «Calciopoli si riduce a tanti Articoli 1 e le pene inflitte sono del tutto esagerate». L'ex procuratore, al di là di alcune severe considerazioni ha anche affermato che «per quello che è emerso, le sanzioni avrebbero dovuto essere di uno o due punti di penalizzazione, accompagnate da una grossa multa. Altro che -20 e 30». Del resto già il professor Andrea Manzella, docente di diritto costituzionale alla Luiss di Roma, in un'intervista a La Stampa del 28 agosto, aveva affermato che le sentenze avevano confuso il concetto di "slealtà" (articolo 1 del Codice di Giustizia sportiva) e "illecito" (articolo 6 stesso codice): «Penso a quando ho cercato di spiegare Calciopoli a un cronista dell'"Observer" - raccontava Manzella -, che mi disse: "No money, no girls". Niente soldi, niente ragazze. Dov'è la corruzione? Mi chiedeva». Appunto finale alla Melandri. Il ministro si ostina a ritenere inopportuno dare a Moggi la possibilità di essere intervistato. Forse il ministro non sa che il 10 dicembre 1948 l'assemblea delle Nazioni Unite approvò la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo in cui l'art. 19 recita: «Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato quando la esprime». Tenendo conto anche di ciò che sta accadendo, con contorni che riguardano la salvaguardia dei diritti di ogni cittadino (nazione compresa), sarebbe ragionevole ipotizzare un intervento del ministro, chiamato a dare spiegazioni adeguate in merito a un guazzabuglio che riguarda sì il calcio, ma anche la sicurezza dell'intera nazione.
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- Angel

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