Si parlava nello specifico di Camoranesi e Trezeguet. Quindi parlo della Juve. Ma smettila di mettere sempre le pezze dove non c'è bisogno tuf xkè se avessi dovuto criticare tutte le squadre che hanno sta stupida politica ne avrei dovute citare a decine. Mi sembri quel tale che accusato di stuprare i bambini si difendeva dicendo "e in Bosnia che cosa fanno?". Ogni volta fai paragoni alquanto superflui. Secondo te, persona intelligente come presumo, cosa penso di Della Valle sul caso Toni? Ovvio che penso che sia stata una mossa stupida, ma non credevo di doverlo specificare dopo aver scritto il post di sopra. Posso permettermi di non essere d'accordo con la politica che ha adottato la Juve? Se sarai così gentile da concedermelo ti ringrazio.Tufkad ha scritto:Perché non critichi anche Della Valle,allora?
Forse perché Toni ha fatto due gol?
E' meglio se lasci perdere, va'...
(OT) La fine del moggismo....
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Ma che ne sai tu della "politica" della Juve?iamyou ha scritto:Posso permettermi di non essere d'accordo con la politica che ha adottato la Juve? Se sarai così gentile da concedermelo ti ringrazio.
Che ne sai tu del perché la Juve ha tenuto Camoranesi e Trezeguet, e lasciato andare via Cannavaro & Co.?
Le società fanno delle VALUTAZIONI. Se per certi ruoli sono coperte (o pensano di esserlo), via libera.
Sennò, si tengono. Ce lo davate voi Gilardino? E allora, niente Trezeguet.
Chi ci dava il Lione come contropartita? Juninho Pernambucano o una bella fava?
E in attacco che mettevamo? Cobolli Gigli?
La società ha fatto una scelta di "puntare" su certo patrimonio tecnico.
Ha, credo, puntato sul fatto che i due giocatori (peraltro entrambi abbondantemente sotto contratto) si sentissero apprezzati dall'essere considerati "incedibili".
Ha sottovalutato il fatto che i due, oltre a essere "tecnicamente" importanti, sono due rompiballe?
Bene, farà un errore e li darà via. Ma vedremo a chi. Trezeguet forse ha dei margini di manovra, ma Camoranesi rischia una brutta fine, avendo ben più di un anno di contratto ancora.
Sarebbe inutile risponderti, ma la mia audacia mi spinge a farlo, anche perchè la risposta è talmente breve e di semplice comprensione che anche un bambino la capirebbe.Tufkad ha scritto:Ma che ne sai tu della "politica" della Juve?
Che ne sai tu del perché la Juve ha tenuto Camoranesi e Trezeguet, e lasciato andare via Cannavaro & Co.?
Le società fanno delle VALUTAZIONI. Se per certi ruoli sono coperte (o pensano di esserlo), via libera.
Sennò, si tengono. Ce lo davate voi Gilardino? E allora, niente Trezeguet.
Chi ci dava il Lione come contropartita? Juninho Pernambucano o una bella fava?
E in attacco che mettevamo? Cobolli Gigli?
La società ha fatto una scelta di "puntare" su certo patrimonio tecnico.
Ha, credo, puntato sul fatto che i due giocatori (peraltro entrambi abbondantemente sotto contratto) si sentissero apprezzati dall'essere considerati "incedibili".
Ha sottovalutato il fatto che i due, oltre a essere "tecnicamente" importanti, sono due rompiballe?
Bene, farà un errore e li darà via. Ma vedremo a chi. Trezeguet forse ha dei margini di manovra, ma Camoranesi rischia una brutta fine, avendo ben più di un anno di contratto ancora.
Il tuo è un ennesimo tentativo di arrampicarti sugli specchi x difendere la Juve (visto che ormai tutto il forum ha capito che venderesti l'anima al diavolo ma non ammetterai mai una cosa negativa sulla juve), xkè secondo te la Juve non trova un attaccante che voglia giocare in B degno di sostituire trezeguet? Soprattutto con le entrate derivanti da questa cessione illustre? Soprattutto, x vincere la serie B, ha davvero bisogno di trezeguet e camoranesi? Non diciamo eresie come le valutazioni, i ruoli coperti ecc. xkè la juve di giocatori che vogliano indossare la sua maglia ne trova a bizzeffe.
PS: la politica della Juve è evidente, non è segreta, e cioè è quella di non vendere giocatori importanti, anche se essi vogliono andare via, quindi non c'è nulla di segreto, xkè dovrei non saperne nulla? a volte mi chiedo: ma ci pensi prima di fare delle affermazioni?
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IL CALCIO SENZA LA JUVE NON ESISTE!
Nel periodo compreso tra il 9 e l’11 settembre, secondo il monitoraggio compiuto da Nielsen Media Research, ripreso oggi da Il Sole 24 Ore, la Juventus è al primo posto nell’ambito di spazio su cinque testate nazionali: Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Corriere dello Sport, Corriere della Sera e Repubblica. Questa la graduatoria dal primo al decimo posto: Juventus (53), Inter (31), Milan (29), Torino (20), Fiorentina e Roma (14), Napoli (11), Rimini (10), Lazio (8), Genoa (7).
Da notare che il Rimini ha avuto ampio margine di spazio perchè ha giocato contro di noi...
Senza la Juve il calcio in Italia sarebbe veramente poca cosa... La carta straccia lo sa, e dopo mesi di sputt... cerca di correre ai ripari.
Sforzo inutile: il boicottaggio continua...
Nel periodo compreso tra il 9 e l’11 settembre, secondo il monitoraggio compiuto da Nielsen Media Research, ripreso oggi da Il Sole 24 Ore, la Juventus è al primo posto nell’ambito di spazio su cinque testate nazionali: Gazzetta dello Sport, Tuttosport, Corriere dello Sport, Corriere della Sera e Repubblica. Questa la graduatoria dal primo al decimo posto: Juventus (53), Inter (31), Milan (29), Torino (20), Fiorentina e Roma (14), Napoli (11), Rimini (10), Lazio (8), Genoa (7).
Da notare che il Rimini ha avuto ampio margine di spazio perchè ha giocato contro di noi...
Senza la Juve il calcio in Italia sarebbe veramente poca cosa... La carta straccia lo sa, e dopo mesi di sputt... cerca di correre ai ripari.
Sforzo inutile: il boicottaggio continua...
Siccome sono disinformato ma non mi fido xkè sono come san tommaso, spiegami tu qual'è la politica della juve con i giocatori che vogliono andare via e xkè li trattiene contro la loro volontà. Evidentemente tu lo sai e ci sarà un motivo più che giustificante.Tufkad ha scritto:@ iamyou: sulle faccende e le politiche della Juve sei realmente DI-SIN-FOR-MA-TO.
Fidati.
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Thuram: anziano e reduce da stagioni mediocri - RAUSiamyou ha scritto:Siccome sono disinformato ma non mi fido xkè sono come san tommaso, spiegami tu qual'è la politica della juve con i giocatori che vogliono andare via e xkè li trattiene contro la loro volontà. Evidentemente tu lo sai e ci sarà un motivo più che giustificante.
Zambrotta: molto mercato per lui, ruolo coperto (sulla carta) da Chiellini e Balzaretti - RAUS
Cannavaro - anziono e con un buon mercato - RAUS
Emerson - cagnolino di Capello - RAUS
Ibrahimovic - giovane, potenziale enorme, ma rompipalle e reduce da una stagione fallimentare, soprattutto come realizzazioni - RAUS
Trezeguet - vuole andare via, ma la Juve vuole chiudere nel minor tempo possibile il discorso promozione. Per la serie B non si cerca il bel gioco e lo spettacolo, si vogliono chiudere le partite in fretta. Trezeguet da solo può anche fare 30 gol. Dove trovi, in Italia e all'estero, qualcuno con lo stesso potenziale, che accetti di venire alla Juve? Lucarelli? non credo... Inoltre, Trezeguet non è tipo che spacca gli spogliatoi. Dunque, piaccia o non piaccia, lui resta (poi, trovo assurda la ipotesi, se fosse vera, che gli hanno offerto il rinnovo del contratto a cifre inferiori di parecchio, ma questa è un'altra storia)
Camoranesi: nel modello di gioco che Deschamps ha in mente (molto a trazione anteriore), lui è fondamentale per la capacità di inventare e di saltare l'uomo. Assai più di Marchionni, suo sostituto possibile, e di C. Zanetti, che deve stare in copertura. Nessuno come lui offre queste qualità sulla fascia destra, e quindi lo si è voluto tenere. Magari sarà una scelta sbagliata, ma staremo a vedere.
La Juve ha puntato sulla concretezza di Trezeguet e sull'imprevedibilità di Camoranesi per sperare di uscire al più presto dalla palude in cui ineffabili personaggi l'hanno cacciata.
Alternative a loro, affidabili e di pronto inserimento, sul mercato non ce n'erano.
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DATI AUDITEL DI IERI:
Controcampo ultimo minuto 2.257.000
Diritto di replica 1.507.000 (la DS ieri era in sciopero)
Controcampo ultimo minuto -5 punti di share.
Che bello che è il campionato della Roma e del Palermo... Che bello il prodotto confezionato da Guido Rossi!
E c'era pure la RAI in sciopero!
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Come sempre lucidissimo l'articolo di Piero Ostellino sul Corriere della Sera di oggi.
(16 settembre, 2006) Corriere della Sera
Il Dubbio
Tangentopoli e Calciopoli A credere alle favole è rimasto il Bar Sport
Su queste vicende ha spesso dominato il conformismo e una vocazione al moralismo
Tangentopoli, Calciopoli, certe vicende economico-finanziarie sono solo alcune delle occasioni che il nostro giornalismo ha perso per distinguere fra, da una parte, diritto, mercato, democrazia e, dall' altra, interessi e poteri. Sono prevalsi il giustizialismo - che è poi la plastica facciale dell' ideologia come giustizia e del moralismo come diritto - e il conformismo (l' anticamera di ogni regime). Il Paese attraversa una crisi culturale, morale e politica. E un certo giornalismo, che non fa il suo mestiere, ne è il riflesso e una delle cause. Tangentopoli è stata un fenomeno complesso: il tentativo del mondo economico di sottrarsi alla concorrenza (con la corruzione di quello politico); il tentativo del mondo politico di finanziarsi (con la concussione nei confronti del mondo economico). Una limitazione dell' autonomia della politica di perseguire l' interesse generale; una limitazione dell' autonomia del mercato di funzionare correttamente. Ma il cortocircuito media-procure, riducendo il fenomeno a semplice caso di illegalità diffusa, ha prodotto un deficit di democrazia (il ricambio della classe politica per via giudiziaria); un deficit di civiltà del diritto (i processi di piazza quale premessa di quelli in tribunale); una distorsione politica (i comunisti, sconfitti dalla storia e legittimati dalla crisi). Calciopoli era una rete di relazioni finalizzata al potere di alcuni personaggi, che generava influenza, ma non corruzione. La remissività della nuova dirigenza juventina - che non si difende, ma invoca la punizione - è parsa più una forma di complicità con l' accusa per risolvere un conflitto di potere fra il maggiore azionista e quella vecchia che un'ammissione di colpevolezza. La sentenza finale - che tutti citano e nessuno sembra aver letto - è un pasticciaccio che condanna senza provare. (A credere alle favole è rimasto il «Bar Sport»). Di fronte a queste e altre anomalie, un giornalismo non asservito al conformismo e meno sensibile a interessi extra-sportivi si sarebbe posto qualche interrogativo invece di limitarsi a razzolare nella spazzatura delle intercettazioni. Né, ora, dopo la penosa esibizione della squadra, se la prenderebbe con i giocatori, invece di chiedersi con che animo essi scendano in campo (forse, nella convinzione che qualcosa di poco chiaro sia passato sopra le loro teste). Con Tangentopoli e Calciopoli - ferma restando la loro oggettiva rilevanza - il nostro giornalismo ha scritto le due pagine più vergognose della sua storia recente. Il linciaggio di Simona Ventura perché ha consentito a Luciano Moggi di esporre le proprie ragioni - dopo che lo si era descritto per mesi come «il» mostro - è un caso esemplare di vocazione al regime mascherata da moralismo. Infine, premesso che del mio editore non ho ragione di lamentarmi e che i direttori che si sono succeduti nel frattempo mi hanno sempre garantito piena libertà, non penso che, in linea di principio, e indipendentemente dai singoli casi, fra i doveri dei giornalisti ci sia anche quello di difendere gli editori dalle scalate ai giornali e i loro molteplici interessi, bensì di informare come stanno le cose e se lo scalatore abbia o no le carte in regola. La scalata a un giornale è il mercato, non «un attentato alla libertà di stampa», come si dice quando il giornale è «amico», né la proprietà di un giornale dovrebbe esentare dalle critiche. Che, poi, i nostri giornali difendano i propri editori, gli interessi consolidati e il conformismo generale è pur sempre legittimo. Ma è un giornalismo che a me non piace. E il Paese mi fa paura.
postellino@corriere.it
(16 settembre, 2006) Corriere della Sera
Il Dubbio
Tangentopoli e Calciopoli A credere alle favole è rimasto il Bar Sport
Su queste vicende ha spesso dominato il conformismo e una vocazione al moralismo
Tangentopoli, Calciopoli, certe vicende economico-finanziarie sono solo alcune delle occasioni che il nostro giornalismo ha perso per distinguere fra, da una parte, diritto, mercato, democrazia e, dall' altra, interessi e poteri. Sono prevalsi il giustizialismo - che è poi la plastica facciale dell' ideologia come giustizia e del moralismo come diritto - e il conformismo (l' anticamera di ogni regime). Il Paese attraversa una crisi culturale, morale e politica. E un certo giornalismo, che non fa il suo mestiere, ne è il riflesso e una delle cause. Tangentopoli è stata un fenomeno complesso: il tentativo del mondo economico di sottrarsi alla concorrenza (con la corruzione di quello politico); il tentativo del mondo politico di finanziarsi (con la concussione nei confronti del mondo economico). Una limitazione dell' autonomia della politica di perseguire l' interesse generale; una limitazione dell' autonomia del mercato di funzionare correttamente. Ma il cortocircuito media-procure, riducendo il fenomeno a semplice caso di illegalità diffusa, ha prodotto un deficit di democrazia (il ricambio della classe politica per via giudiziaria); un deficit di civiltà del diritto (i processi di piazza quale premessa di quelli in tribunale); una distorsione politica (i comunisti, sconfitti dalla storia e legittimati dalla crisi). Calciopoli era una rete di relazioni finalizzata al potere di alcuni personaggi, che generava influenza, ma non corruzione. La remissività della nuova dirigenza juventina - che non si difende, ma invoca la punizione - è parsa più una forma di complicità con l' accusa per risolvere un conflitto di potere fra il maggiore azionista e quella vecchia che un'ammissione di colpevolezza. La sentenza finale - che tutti citano e nessuno sembra aver letto - è un pasticciaccio che condanna senza provare. (A credere alle favole è rimasto il «Bar Sport»). Di fronte a queste e altre anomalie, un giornalismo non asservito al conformismo e meno sensibile a interessi extra-sportivi si sarebbe posto qualche interrogativo invece di limitarsi a razzolare nella spazzatura delle intercettazioni. Né, ora, dopo la penosa esibizione della squadra, se la prenderebbe con i giocatori, invece di chiedersi con che animo essi scendano in campo (forse, nella convinzione che qualcosa di poco chiaro sia passato sopra le loro teste). Con Tangentopoli e Calciopoli - ferma restando la loro oggettiva rilevanza - il nostro giornalismo ha scritto le due pagine più vergognose della sua storia recente. Il linciaggio di Simona Ventura perché ha consentito a Luciano Moggi di esporre le proprie ragioni - dopo che lo si era descritto per mesi come «il» mostro - è un caso esemplare di vocazione al regime mascherata da moralismo. Infine, premesso che del mio editore non ho ragione di lamentarmi e che i direttori che si sono succeduti nel frattempo mi hanno sempre garantito piena libertà, non penso che, in linea di principio, e indipendentemente dai singoli casi, fra i doveri dei giornalisti ci sia anche quello di difendere gli editori dalle scalate ai giornali e i loro molteplici interessi, bensì di informare come stanno le cose e se lo scalatore abbia o no le carte in regola. La scalata a un giornale è il mercato, non «un attentato alla libertà di stampa», come si dice quando il giornale è «amico», né la proprietà di un giornale dovrebbe esentare dalle critiche. Che, poi, i nostri giornali difendano i propri editori, gli interessi consolidati e il conformismo generale è pur sempre legittimo. Ma è un giornalismo che a me non piace. E il Paese mi fa paura.
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A me invece sì.Freestate ha scritto:definire un linciaggio le ragionevoli critiche espresse non solo sull'opportunità di invitare Moggi, ma soprattutto nel non organizzare un contradditorio nel corso della sua apparizione nel programma, non mi pare per niente lucido.
Secondo me, hai la tendenza a essere indulgente nei confronti delle azioni che di fatto avalli.
Sono sempre e comunque lecite... Però, è innegabile che a persone che non la pensano come te, certe iniziative appaiono come vere e proprie prevaricazioni, per non dire veri atti di violenza.
Guarda che non parlo del fatto che abbia fatto o non fatto bene a tenerli. Il mio discorso è basato sul fatto che il milan se un giocatore chiede di andare via, lo lascia andare (sempre dietro lauto conguaglio economico ovviamente) indipendentemente dalla sua importanza. La juve no. Questa politica non la condivido punto. Non parlavo di strategie di mercato. Evidentemente non mi avevi capito. Credo che neanche il Milan aveva alternative a shevchenko affidabili e di pronto inserimento, eppure lo ha ceduto su richiesta dello stesso. Secondo me questa politica paga xkè i giocatori giocano con più voglia e morale. Non credo sia uno spogliatoio così sereno quello della juve.Tufkad ha scritto:Thuram: anziano e reduce da stagioni mediocri - RAUS
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Trezeguet - vuole andare via, ma la Juve vuole chiudere nel minor tempo possibile il discorso promozione. Per la serie B non si cerca il bel gioco e lo spettacolo, si vogliono chiudere le partite in fretta. Trezeguet da solo può anche fare 30 gol. Dove trovi, in Italia e all'estero, qualcuno con lo stesso potenziale, che accetti di venire alla Juve? Lucarelli? non credo... Inoltre, Trezeguet non è tipo che spacca gli spogliatoi. Dunque, piaccia o non piaccia, lui resta (poi, trovo assurda la ipotesi, se fosse vera, che gli hanno offerto il rinnovo del contratto a cifre inferiori di parecchio, ma questa è un'altra storia)
Camoranesi: nel modello di gioco che Deschamps ha in mente (molto a trazione anteriore), lui è fondamentale per la capacità di inventare e di saltare l'uomo. Assai più di Marchionni, suo sostituto possibile, e di C. Zanetti, che deve stare in copertura. Nessuno come lui offre queste qualità sulla fascia destra, e quindi lo si è voluto tenere. Magari sarà una scelta sbagliata, ma staremo a vedere.
La Juve ha puntato sulla concretezza di Trezeguet e sull'imprevedibilità di Camoranesi per sperare di uscire al più presto dalla palude in cui ineffabili personaggi l'hanno cacciata.
Alternative a loro, affidabili e di pronto inserimento, sul mercato non ce n'erano.

