Anni 80 insulsi?
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
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Mi sono imbattuta in questo 3d, mi sono riletta un pò di titoli che erano rimasti sepolti nei meandri della mia memoria, e noto con piacere che il 90% degli utenti non considera gli anni 80 "insulsi".
Gli 80 costituiscono la base della mia (seppur scarsa
) cultura musicale, hanno formato i miei gusti, ne ho seguito l'evoluzione, li ricordo e rivivo con piacere tutti i giorni.
Ultimamente grazie al mio amore sto approfondendo anche la italodisco...
Mai e poi mai li considererò insulsi!!!
Gli 80 costituiscono la base della mia (seppur scarsa
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- Seethebeauty
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- salvodepeche
- Angel

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halo in reverse
- Angel

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Vero-vero! Soprattutto, i pezzi da loro firmati hanno uno stile abbastanza riconoscibile (forse perchè ne ho "ingurgitato" per parecchio tempo!), che poi alla fin fine mi pare fosse uno standard della seconda metà degli 80s, in quanto a ritmiche. Pezzo esemplificativo: "nothing's gonna stop me now" (Samantha Fox Lp, 1987).Studio54 ha scritto:va beh,vedo che nessuno mi ha risposto,probabilmente questa foto è sfuggita allo ziodave,altrimenti mi avrebbe dato la risposta di sicuro.
cmq
questi 3 individui sono:
Mike Stock, Rick Aitkien e Pete Waterman. Le loro produzioni hanno letteralmente dominato le classifiche inglesi della seconda metà degli eigthies.
La loro casa di produzioni, ha lanciato artisti come Kylie Minogue, Sinitta, Jason Donovan, Mel & Kim, Rick Astley e Samantha Fox
Trovo qualche affinità (in produzione) con un paio di dischi prodotti da Patrick Leonard ("Bete Noire" di Brian Ferry, consiglio di ascoltarlo! e "like a prayer" di Madonna).
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halo in reverse
- Angel

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IMHO. Cominciarono subito male.FrankDj ha scritto:Hai ragione, Ombra: "Video Killed The Radio Star" fu pubblicata tra Agosto e Settembre del 1979.
Fu pubblicata poi nell'album "The Age Of Plastic" del 1980.
Tuttavia questa canzone serve a stabilire l'inizio della messa in onda di MTV, a quanto pare: fu il primo video trasmesso da un'emittente che poi avrebbe proliferato cloni di sè stessa in tutto il mondo (sigh...).
>Frank<
- ndp77
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Appartengo ad una generazione postuma agli anni 80 (sono nato nel 1977) ma devo dire che mai come in quegli anni a livello musicale si è creato così tanto. Oggi la musica (ma anche la moda e altre forme d'arte) respira e vive grazie alle idee di quegli anni...
E' vero che negli anni 80 cantavano pure le pietre! Però è anche vero che anche il pezzo più "leggero" è rimasto nel cuore di chi si sente terribilmente aggrappato a quegli anni e alla sua adolescenza.
Conosco varie persone native del 1974, del 1971, ecc e devo dire che noto in loro un certo "disadattamento" a questi tempi...La generazione che ha vissuto la propria adolescenza nel terribile buco nero dei 90 è un pò più a suo agio in questo nuovo secolo perchè non ha molto da ricordare...
Evviva gli anni 80!!!

E' vero che negli anni 80 cantavano pure le pietre! Però è anche vero che anche il pezzo più "leggero" è rimasto nel cuore di chi si sente terribilmente aggrappato a quegli anni e alla sua adolescenza.
Conosco varie persone native del 1974, del 1971, ecc e devo dire che noto in loro un certo "disadattamento" a questi tempi...La generazione che ha vissuto la propria adolescenza nel terribile buco nero dei 90 è un pò più a suo agio in questo nuovo secolo perchè non ha molto da ricordare...
Evviva gli anni 80!!!
- neuronifolli
- Angel

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gli anni 60 sono, musicalmente, il top. Un decennio di scoperte, di sperimentazioni, di clamori artistici che lasciavano senza fiato.
I Beatles, gli Stones, Dylan, Hendrix e i Doors, i Love e i Byrds. Solo per citare i primi che mi vengono in mente. Oggi non ci fanno effetto, ma chi ha vissuto quegli anni sa bene che era come assistere ad una rivoluzione.
Gli anni 70 sono stati anche meglio. E la fine del prog ci ha regalato la più importante e virulenta rivoluzione musicale dai tempi dell'invenzione della chitarra elettrica: il punk. Un movimento che ha cambiato radicalmente la maniera di intendere la musica.
Gli 80 sono stati gli anni del riflusso. Dell'edonismo sfrenato, dopo l'austerità e l'integralismo militante imposto dal punk. Il ritorno ai lustrini e alle paillettes, agli abiti pirateschi e ai tagli di capelli stravaganti. Gli anni dello studio54 e del dance revival. Musicalmente sono stati eccessivi, e i nostri scaffali si sono riempiti di album superflui ma necessari. Che oggi ricordiamo con tenerezza, ma che non hanno lasciato molte tracce profonde. Tranne, ovviamente, quelle delle band che ne sono uscite vive (e si contano sulle dita di una mano).
Nei 90 si è ritornati a credere nel messaggio, nei contenuti. U2 in primis, e poi il grunge e i Nirvana, eroi del nichilismo rock e simbolo di una generazione senza futuro e con pochi sogni. E poi l'hip hop e la sua definitiva affermazione a livello mondiale, musica che incarna la vox populi dei ghetti, delle periferie degradate, e la condisce di altro (la breakdance-il graffitismo) creando modelli stilistici oggi profondamente avvinghiati al nostro vivere quotidiano e, come sempre accade, digeriti dall'industria alla perenne caccia di nuove tendenze da metabolizzare e imporre.
post della serie: mezzo secolo di musica in un solo messaggio
I Beatles, gli Stones, Dylan, Hendrix e i Doors, i Love e i Byrds. Solo per citare i primi che mi vengono in mente. Oggi non ci fanno effetto, ma chi ha vissuto quegli anni sa bene che era come assistere ad una rivoluzione.
Gli anni 70 sono stati anche meglio. E la fine del prog ci ha regalato la più importante e virulenta rivoluzione musicale dai tempi dell'invenzione della chitarra elettrica: il punk. Un movimento che ha cambiato radicalmente la maniera di intendere la musica.
Gli 80 sono stati gli anni del riflusso. Dell'edonismo sfrenato, dopo l'austerità e l'integralismo militante imposto dal punk. Il ritorno ai lustrini e alle paillettes, agli abiti pirateschi e ai tagli di capelli stravaganti. Gli anni dello studio54 e del dance revival. Musicalmente sono stati eccessivi, e i nostri scaffali si sono riempiti di album superflui ma necessari. Che oggi ricordiamo con tenerezza, ma che non hanno lasciato molte tracce profonde. Tranne, ovviamente, quelle delle band che ne sono uscite vive (e si contano sulle dita di una mano).
Nei 90 si è ritornati a credere nel messaggio, nei contenuti. U2 in primis, e poi il grunge e i Nirvana, eroi del nichilismo rock e simbolo di una generazione senza futuro e con pochi sogni. E poi l'hip hop e la sua definitiva affermazione a livello mondiale, musica che incarna la vox populi dei ghetti, delle periferie degradate, e la condisce di altro (la breakdance-il graffitismo) creando modelli stilistici oggi profondamente avvinghiati al nostro vivere quotidiano e, come sempre accade, digeriti dall'industria alla perenne caccia di nuove tendenze da metabolizzare e imporre.
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