Articoli e recensioni relativi al concerto dell'Olimpico
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yus ha scritto: La band si stringe in un abbraccio e lascia il palco accompagnata dall'inesorabile "po-poro-po-po-pooo-pooo". Nonostante l'intero stadio li acclami a gran voce, i Depeche Mode non rientrano più. Anche il robot ha ormai chiuso gli occhi.
per essere precisi, non è stato il po po poro po po da stadio così criticato, ma il motivetto di JCGE ad accompagnare i ns fuori dal palco... sillabato appunto con po po poro po po etc etc...
Depeche Mode È festa olimpica
Il gruppo-simbolo del pop anni Ottanta fa il pieno nello stadio della Capitale
di CARLO ANTINI QUANDO le pop star salgono sul palco calamitano tutta la materia attorno a sé come fossero enormi buchi neri. Esattamente come hanno fatto ieri sera i Depeche Mode allo stadio Olimpico. Hanno trascinato qualunque cosa passasse dalle loro parti, rimasticata e poi spedita fuori più nuova di prima. Ieri sera Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher hanno riconquistato la Capitale. Ancora una volta. Le urla di Gahan dal palco e i fremiti della batteria sottolineavano il rito popolare che si è consumato sotto gli occhi di migliaia di fan osannanti. Il live è iniziato poco dopo le 21 e 30. Subito nel vivo. Subito nel cuore del pubblico. A rompere il ghiaccio ci ha pensato «A pain that I'm used to», accompagnata sui maxischermi dal volteggiare di versi elettronici: «Anguish», «Grief», «Agony« , «Worry», «Lament», «Fever». Come dire venticinque anni di poetica condensati in tre minuti. Subito dopo un tuffo nel passato di «A question of time» e il ritorno al presente descritto in «Suffer well». I Depeche Mode il meglio della loro arte lo hanno sempre dato dal vivo. E il concerto di ieri sera non ha fatto eccezione. Asciutti, essenziali come si conviene a chi la musica la sa fare davvero. Dritti al sodo. Tutto questo era rispecchiato nelle scenografie, sobrie. Per nulla supponenti. Due maxischermi e un pannello alle spalle che proiettava forme, colori e le immagini filtrate in diretta su ciò che accadeva sul palco. La musica era la protagonista assoluta. Uno dei momenti più commoventi quando la band ha intonato «Walking in my shoes». Uno stadio intero ha cantato con i suoi beniamini. All'unisono. L'Olimpico si è stretto attorno ai Depeche Mode e i cinque musicisti hanno risposto con una versione impeccabile, strappalacrime. Il concerto era giunto a metà, quando ha preso il comando Martin Gore che ha cantato la sua versione di «Home» ed è rimasto al microfono al posto di Gahan. Ma era soltanto un rapido passaggio. Il frontman di Basildon è tornato alla carica con una dose ulteriore di energia. Si è tolto la maglietta e ha inanellato una serie di hit mozzafiato: «In your room», «Nothing's impossible» e «John the revelator», con la sua coda gospel. Il live cominciava ad avvicinarsi al suo acme. Il pubblico dell'Olimpico era già scaldato a dovere. E non aspettava altro che decollare con le canzoni di una generazione. Tra un brano e l'altro, dagli spalti e dal prato si alzava forte il coro «Poo-Po-Po-Po-Po-Poo-Po», come a voler rivivere le emozioni esaltanti di un intero Mondiale. I Depeche Mode non se lo lasciano ripetere due volte. Dopo una trascinante «I feel you», è la volta di «Behind the wheel», nell'esecuzione più riuscita di tutto il live. Lo stadio è sul punto di esplodere e i tre musicisti di Basildon non hanno intenzione di gettare acqua sul fuoco. Parte la triade tratta da «Violator», vere pietre miliari: «World in my eyes», «Personal Jesus» e «Enjoy the silence». Il pubblico canta a squarciagola. È la festa dell'electro-pop. Sotto il palco si muove una massa indistinta: ciascuno con la propria storia, ciascuno con la propria vicenda legata ai Depeche. E ieri sera l'Olimpico era lì a dimostrarlo. La croce luminosa di «Personal Jesus» ha accolto tutti prima di gettarsi nelle braccia di Gahan che correva sulla passerella per abbracciare idealmente il suo pubblico. È la volta dei bis. Martin Gore torna sul palco da solo. Poi le due versioni di «Photographic» e «Never let me down again». I musicisti salutavano mentre dagli spalti si alzava l'ennesimo «Poo-Po-Po-Po-Po-Poo-Po». L'unico desiderio era quello di continuare a riempirsi gli occhi e le orecchie con chi ha saputo far vibrare la propria anima. Ancora una volta. Oltre la notte romana.
FONTE: http://www.iltempo.it/approfondimenti/i ... ?id=997238
Il gruppo-simbolo del pop anni Ottanta fa il pieno nello stadio della Capitale
di CARLO ANTINI QUANDO le pop star salgono sul palco calamitano tutta la materia attorno a sé come fossero enormi buchi neri. Esattamente come hanno fatto ieri sera i Depeche Mode allo stadio Olimpico. Hanno trascinato qualunque cosa passasse dalle loro parti, rimasticata e poi spedita fuori più nuova di prima. Ieri sera Dave Gahan, Martin Gore e Andrew Fletcher hanno riconquistato la Capitale. Ancora una volta. Le urla di Gahan dal palco e i fremiti della batteria sottolineavano il rito popolare che si è consumato sotto gli occhi di migliaia di fan osannanti. Il live è iniziato poco dopo le 21 e 30. Subito nel vivo. Subito nel cuore del pubblico. A rompere il ghiaccio ci ha pensato «A pain that I'm used to», accompagnata sui maxischermi dal volteggiare di versi elettronici: «Anguish», «Grief», «Agony« , «Worry», «Lament», «Fever». Come dire venticinque anni di poetica condensati in tre minuti. Subito dopo un tuffo nel passato di «A question of time» e il ritorno al presente descritto in «Suffer well». I Depeche Mode il meglio della loro arte lo hanno sempre dato dal vivo. E il concerto di ieri sera non ha fatto eccezione. Asciutti, essenziali come si conviene a chi la musica la sa fare davvero. Dritti al sodo. Tutto questo era rispecchiato nelle scenografie, sobrie. Per nulla supponenti. Due maxischermi e un pannello alle spalle che proiettava forme, colori e le immagini filtrate in diretta su ciò che accadeva sul palco. La musica era la protagonista assoluta. Uno dei momenti più commoventi quando la band ha intonato «Walking in my shoes». Uno stadio intero ha cantato con i suoi beniamini. All'unisono. L'Olimpico si è stretto attorno ai Depeche Mode e i cinque musicisti hanno risposto con una versione impeccabile, strappalacrime. Il concerto era giunto a metà, quando ha preso il comando Martin Gore che ha cantato la sua versione di «Home» ed è rimasto al microfono al posto di Gahan. Ma era soltanto un rapido passaggio. Il frontman di Basildon è tornato alla carica con una dose ulteriore di energia. Si è tolto la maglietta e ha inanellato una serie di hit mozzafiato: «In your room», «Nothing's impossible» e «John the revelator», con la sua coda gospel. Il live cominciava ad avvicinarsi al suo acme. Il pubblico dell'Olimpico era già scaldato a dovere. E non aspettava altro che decollare con le canzoni di una generazione. Tra un brano e l'altro, dagli spalti e dal prato si alzava forte il coro «Poo-Po-Po-Po-Po-Poo-Po», come a voler rivivere le emozioni esaltanti di un intero Mondiale. I Depeche Mode non se lo lasciano ripetere due volte. Dopo una trascinante «I feel you», è la volta di «Behind the wheel», nell'esecuzione più riuscita di tutto il live. Lo stadio è sul punto di esplodere e i tre musicisti di Basildon non hanno intenzione di gettare acqua sul fuoco. Parte la triade tratta da «Violator», vere pietre miliari: «World in my eyes», «Personal Jesus» e «Enjoy the silence». Il pubblico canta a squarciagola. È la festa dell'electro-pop. Sotto il palco si muove una massa indistinta: ciascuno con la propria storia, ciascuno con la propria vicenda legata ai Depeche. E ieri sera l'Olimpico era lì a dimostrarlo. La croce luminosa di «Personal Jesus» ha accolto tutti prima di gettarsi nelle braccia di Gahan che correva sulla passerella per abbracciare idealmente il suo pubblico. È la volta dei bis. Martin Gore torna sul palco da solo. Poi le due versioni di «Photographic» e «Never let me down again». I musicisti salutavano mentre dagli spalti si alzava l'ennesimo «Poo-Po-Po-Po-Po-Poo-Po». L'unico desiderio era quello di continuare a riempirsi gli occhi e le orecchie con chi ha saputo far vibrare la propria anima. Ancora una volta. Oltre la notte romana.
FONTE: http://www.iltempo.it/approfondimenti/i ... ?id=997238
Quoto...uno scandalo...i due quotidiani che ho comprato a Roma sono stati Il Corriere e Il Messaggero, il primo perchè pensavo pubblicasse qualcosa dato il concorso di cui tanto si è parlato, invece ZERO, nulla, neanche mezza riga....silver wing ha scritto:Nemmeno il "Corriere Della Sera", che ha organizzato il "famoso" concorso si e' degnato di mettere almeno uno striminzito trafiletto sul concerto di Roma dei DM...
UNA VERGOGNA!!
Anch'io, (con Black Celebration), ho preso diversi quotidiani oggi, (compreso il "Corriere Della Sera" che MAI avrei voluto piu' ricomprare...), ma, solamente sul "Messaggero" e' pubblicata la recensine del concerto di Roma di ieri dei Depeche...
Il Messaggero invece riporta un bell'articolo con tanto di foto e all'interno dell'inserto "romano" un altro trafiletto dove si parla di due vips in Tribuna MonteMario (mi sfuggono i nomi)...solo che nell'articolo grande si parla di 30000 persone, nel trafiletto 80000....e parliamo dello stesso quotidiano...
VERISSIMO!Egyptian78 ha scritto:yus ha scritto: La band si stringe in un abbraccio e lascia il palco accompagnata dall'inesorabile "po-poro-po-po-pooo-pooo". Nonostante l'intero stadio li acclami a gran voce, i Depeche Mode non rientrano più. Anche il robot ha ormai chiuso gli occhi.
per essere precisi, non è stato il po po poro po po da stadio così criticato, ma il motivetto di JCGE ad accompagnare i ns fuori dal palco... sillabato appunto con po po poro po po etc etc...
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