(OT) Sardegna
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
(OT) Sardegna
Pochi giorni fa è stata pubblicata su un quotidiano la lettera che ricopio qui di seguito. Mi ha offerto una visione delle cose che non conoscevo, insieme ad altre polemiche di questi giorni (in particolare su tasse e trasporti) che coinvolgono la Sardegna. Mi piacerebbe sapere, soprattutto dai forumisti sardi visto che non ho amici di questa Regione, se e quanto è presente secondo voi questo senso di isolamento e scarsa considerazione da parte del "continente", ... e anche cosa ne pensate della lettera in generale, le riflessioni che vi vengono in mente.
"Vorrei dedicare questa lettera ai tanti giovani sardi morti per una patria che si chiama Italia. Quantomeno per capire come mai una regione italiana da centinaia di anni paghi un tributo così straordinario in termini di sacrifici umani. Non può essere solo la povertà, cioè la mancanza di lavoro che spinge i sardi ad arruolarsi. No, credo che ci sia qualcosa di più profondo.
Oggi, di fronte all'ennesima morte, di Alessandro Pibiri, invito tutti a dedicare un tributo ai sardi ed alla loro sardità. Cioè a quella immensa dignità fatta di timidezza e severità, di un meraviglioso abito fatto di testardaggine e di uno stile interiore antico. A quella discrezione limpida che possedeva quel ragazzo sardo andato a morire in una guerra assurda. Ad una regione madre di mille destini spezzati per un valore, quello di appartenere all'Italia, che forse tanti, troppi, giovani e no, mascherano ipocritamente. Da questi ragazzi che credono nella propria nazione così come nella loro terra madre dovremo trarre, infatti, un esempio positivo. Per aprire un varco in quella sorta di considerazione che vuole la Sardegna una regione italiana di secondo piano. Una regione mercantile e vacanziera. Effimera e per anni terra di banditi. A questi giovani sardi della Brigata Sassari così almeno per un giorno, idealmente, ci sentiamo fratelli di eroi sconosciuti di cui purtroppo non avevamo bisogno." (D. Secchi)
"Vorrei dedicare questa lettera ai tanti giovani sardi morti per una patria che si chiama Italia. Quantomeno per capire come mai una regione italiana da centinaia di anni paghi un tributo così straordinario in termini di sacrifici umani. Non può essere solo la povertà, cioè la mancanza di lavoro che spinge i sardi ad arruolarsi. No, credo che ci sia qualcosa di più profondo.
Oggi, di fronte all'ennesima morte, di Alessandro Pibiri, invito tutti a dedicare un tributo ai sardi ed alla loro sardità. Cioè a quella immensa dignità fatta di timidezza e severità, di un meraviglioso abito fatto di testardaggine e di uno stile interiore antico. A quella discrezione limpida che possedeva quel ragazzo sardo andato a morire in una guerra assurda. Ad una regione madre di mille destini spezzati per un valore, quello di appartenere all'Italia, che forse tanti, troppi, giovani e no, mascherano ipocritamente. Da questi ragazzi che credono nella propria nazione così come nella loro terra madre dovremo trarre, infatti, un esempio positivo. Per aprire un varco in quella sorta di considerazione che vuole la Sardegna una regione italiana di secondo piano. Una regione mercantile e vacanziera. Effimera e per anni terra di banditi. A questi giovani sardi della Brigata Sassari così almeno per un giorno, idealmente, ci sentiamo fratelli di eroi sconosciuti di cui purtroppo non avevamo bisogno." (D. Secchi)
-
Giuliano L'Apostata
Cara Seeyou,
a fronte di un thread come questo (al di là del fatto di rinunciare alla prima plurale) non posso sottrarmi a qualche considerazione che spero non ti paia, diciamo, un po' retorica e di circostanza.
Ho militato a lungo nelle fila dell'esercito italiano, venendo a conoscere molti ragazzi sardi. Con essi ho sempre avuto ottimi rapporti.
Non ho goduto, finora, del piacere di visitare la Sardegna, ma chi proviene da là o ci si reca in ferie mi ha garantito che si tratta di un'isola splendida.
Morire in zona operativa, per un militare così come per un civile, non è un disonore, al contrario è cosa degna di rispetto e compianto, al pari delle disgrazie che quotidianamente coinvolgono sul lavoro migliaia di persone.
I sardi del resto, dentro e fuori la vita militare, mi hanno sopreso (in positivo), per l'indole regionalistica che li contraddistingue pur senza comprometterne, come si fa cenno nella lettera, il senso di fedeltà nei confronti della patria e delle istituzioni, nè si può dire che i sardi, sotto le armi, facciano gruppo a sè, escludendo gli altri dalla propria cerchia.
L'ostracismo che l'isola patisce da parte del resto del paese va ricondotto a ragioni storiche e geografiche ed ai pregiudizi di carattere culturale che viziano, oggi più che mai, troppa gente, e che coinvolgono un'area ben più estesa di quella sarda (di cui pure non si vogliono sminuire i problemi e le perplessità).
Le ricette sono le solite: dialogo, interscambio, informazione, apertura mentale, disponibilità ecc. ecc.
Concludo con una simpatica espressione che un commilitone sardo ripeteva spesso, specie quand'era brillo: "Sardegna-Regna!!!"
Tanti cari saluti a Seeyou, e l'auspicio che altri lascino un commento,
Giuly.
a fronte di un thread come questo (al di là del fatto di rinunciare alla prima plurale) non posso sottrarmi a qualche considerazione che spero non ti paia, diciamo, un po' retorica e di circostanza.
Ho militato a lungo nelle fila dell'esercito italiano, venendo a conoscere molti ragazzi sardi. Con essi ho sempre avuto ottimi rapporti.
Non ho goduto, finora, del piacere di visitare la Sardegna, ma chi proviene da là o ci si reca in ferie mi ha garantito che si tratta di un'isola splendida.
Morire in zona operativa, per un militare così come per un civile, non è un disonore, al contrario è cosa degna di rispetto e compianto, al pari delle disgrazie che quotidianamente coinvolgono sul lavoro migliaia di persone.
I sardi del resto, dentro e fuori la vita militare, mi hanno sopreso (in positivo), per l'indole regionalistica che li contraddistingue pur senza comprometterne, come si fa cenno nella lettera, il senso di fedeltà nei confronti della patria e delle istituzioni, nè si può dire che i sardi, sotto le armi, facciano gruppo a sè, escludendo gli altri dalla propria cerchia.
L'ostracismo che l'isola patisce da parte del resto del paese va ricondotto a ragioni storiche e geografiche ed ai pregiudizi di carattere culturale che viziano, oggi più che mai, troppa gente, e che coinvolgono un'area ben più estesa di quella sarda (di cui pure non si vogliono sminuire i problemi e le perplessità).
Le ricette sono le solite: dialogo, interscambio, informazione, apertura mentale, disponibilità ecc. ecc.
Concludo con una simpatica espressione che un commilitone sardo ripeteva spesso, specie quand'era brillo: "Sardegna-Regna!!!"
Tanti cari saluti a Seeyou, e l'auspicio che altri lascino un commento,
Giuly.
quello che ti posso dire è che in sardegna se non lavori nel settore turistico, non hai molte possibilità di sbocco x un lavoro,non dico che qui in "continente" sia più facile per cui ci sono coloro che si arruolano e quelli che vengono in continente o addirittura vanno all'estero per lavoro, te lo do quasi per certo xchè i miei cugini hanno fatto tutti così......
i miei genitori sono venuti a milano 40 anni fa x trovar lavoro ed io son nato qui ma mi sento + sardo che di milano e ti posso dire che mi sento fiero delle mie origini è una cosa che ti senti dentro, non si può spiegare.
La sardegna è sempre stata terra di turismo e l'hanno sfruttata solo x questo, l'unico problema è che il periodo è quello che sappiamo tutti..... poi durante il resto dell'anno che ci sia o che non ci sia ne può fregare di meno a gran parte della gente.
questo è il mio modesto parere.............
i miei genitori sono venuti a milano 40 anni fa x trovar lavoro ed io son nato qui ma mi sento + sardo che di milano e ti posso dire che mi sento fiero delle mie origini è una cosa che ti senti dentro, non si può spiegare.
La sardegna è sempre stata terra di turismo e l'hanno sfruttata solo x questo, l'unico problema è che il periodo è quello che sappiamo tutti..... poi durante il resto dell'anno che ci sia o che non ci sia ne può fregare di meno a gran parte della gente.
questo è il mio modesto parere.............
Cosa vuol dire essere sardi?
Cosa significa vivere circondati dal mare?
Terra dura ed aspra. La Sardegna.
Dura come il carattere che portiamo.
Dura come la testardaggine.
Dura come i lineamenti marcati.
Ma si sa i confini separano ma al contempo rafforzano l’identità.
Quanti in teoria ricercano la comunità: il luogo antico fatto di valori e di amore per le piccole cose non fanno che guardare a questa Terra come la portatrice ancora – in un mondo globalizzato – di tradizioni e rituali genuini; codici condivisi e linguaggi taciti.
Ma a cosa servono oggi questi “valori”?
E un giovane sardo oggigiorno ne ha realmente bisogno? Un sardo oggi può vivere di genuinità?
O è costretto ad andare avanti in questa maniera?
Chi "fugge" spesso si salva.
Chi resta, ha sì la sua cara sarda comunità, ma a discapito di cento e mille altre possibilità.
Dire a un Sardo di stare lontano dalla propria terra è cosa difficile.
Anche quando "costretto" la lascia, ci farà ritorno.
Un senso di nostalgia gli stringerà il cuore.
E lontano dalla sua terra sentirà nascere dentro un senso opprimente.
Un senso che non riuscirà a zittire. Esso sarà lì, e gli griderà di “tornare”.
“Siamo sardi. Sparsi in un tutto il mondo”.
Difficile da spiegare. Facile da sentire.
“Sardegna Regna” – diceva qualcuno – è un modo scherzoso che siamo soliti ripetere.
Ma che nasconde ragioni ben più profonde.
Sardegna popolo di oppressi, occupati.
Di vinti. Di sconfitti.
Di quanto sarebbe bello vivere di turismo tutto l’anno, ma poi si scopre che è un’utopia.
Di eya e aiò, di caricature pastorali.
Ma per contro di ideatori del primo giornale on –line e di mezzi di comunicazione.
E di come son belle le donne sarde.
Di quando c’erano i sequestri e di Mesina cavaliere cortese.
Di Lula senza amministrazione per anni interi e di Cagliari città “avanti” .
Di mare cristallino e di un entroterra che non decolla.
“E se dio ha un Master Plan bhè lo ha anche l’Aga Khan”.
Di Soru liberaci dal male.
Ma anche dalle tue ville irrispettose dei vincoli paesaggistici che per gli altri devono valere.
E se il Partito Sardo d’Azione ha da sempre creduto nel valore aggiunto della “sardità”, come elemento di distinzione,
è con Sardigna Natzione e con gli Indipendentisti dell’Irs (Indipendente Repubblica de sa Sardigna) che si cerca, invece, non un federalismo capace di evidenziare i particolarismi, ma la vera e propria separazione dall’Italia.
Negazione della patria e riconoscimento esclusivo della Sardegna, delle sue parlate intese come unica lingua ufficiale.
Sardegna anche terra di “servitù militari”.
Quante battaglie sono e vengono fatte contro la presenza dei poligoni militari Usa.
E la cacciata dalla Maddalena i mesi scorsi ne è solo un esempio.
Popolazione divisa tra chi da sempre voleva il territorio libero dall’”invasor americano” e chi ora rimpiange gli introiti.
La Brigata Sassari è, poi, più di un contigente militare.
E il senso e la risposta ai detrattori sta tutta nelle parole del fratello di Pibiri a Diliberto <<Mio fratello è caduto per la pace>> e nell’Inno…
China su fronte
si ses sezzidu pesa!
ch'es passende
sa Brigata tattaresa
boh! boh!
e cun sa mannu sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna
Semus istiga
de cudd'antica zente
ch'à s'innimigu
frimmaiat su coro
boh! boh!
es nostra oe s'insigna
pro s'onore de s'Italia
e de Saldigna
Da sa trincea
finas' a sa Croazia
sos "Tattarinos"
han'iscrittu s'istoria
boh! boh!
sighimos cuss'olmina
onorende cudd'erenzia
tattarina
Ruiu su coro
e s'animu che lizzu
cussos colores
adornant s'istendarde
boh! boh!
e fortes che nuraghe
a s'attenta pro mantenere
sa paghe
Sa fide nostra
no la pagat dinari
aioh! dimonios!
avanti forza paris.
DIAVOLI
Abbassa la fronte
se sei seduto, alzati!
perchè sta passando
la Brigata "Sassari"
e con la mano benedici e segna
la miglior gioventù
di Sardegna
Siamo la traccia
di quell'antica gente
che fermava il cuore
al nemico
Oggi le loro insegne
sono nostre
per l'onore dell'Italia
e della Sardegna
Dalla trincea
fino alla Croazia
i "sassarini"
hanno scritto la storia
seguiamo le loro orme
onorando quell'eredità
"sassarina"
Rosso il cuore
l'animo come il giglio,
questi colori
adornano il nostro stendardo
e forti come i nuraghi
siamo sempre vigili
per mantenere la pace
La nostra fedeltà
non ha bisogno di essere remunerata
andiamo! Diavoli!
avanti, Forza Insieme!
E' a Tempio Pausania, entro le mura della caserma "Fadda" che, nel gennaio 1915, si avvia la costituzione del 152° Reggimento fanteria il quale, insieme al 151°, formatosi a Sinnai, darà vita alla leggendaria Brigata.
[…]
Nasceva così il mito della Brigata e di quelli che per gli austriaci saranno sempre die Reute Teufel i diavoli rossi, dal colore rosso delle mostrine che i soldati portavano al colletto.
Capita l'antifona, il comando Supremo dispose il trasferimento alla "Sassari" di tutti i soldati sardi militanti in altri reparti. Si andava così accentuando quel carattere "etnico" che tanto individuerà la formazione. Il sardo finirà per divenire la lingua ufficiale della Brigata: si ses italianu, faedda sardu, se sei italiano, parla in sardo! intimeranno, quasi come una parola d'ordine, le sentinelle nei turni di guardia.
http://www.cmsc.it/static/trincee/btasassari.php
<<Pochi, cattivi e divisi>> così i manuali di storia descrivono i sardi.
E forse c’è del vero.
Ma non vogliatecene a male.
Un buon cannonau c’è sempre per tutti.
Cosa significa vivere circondati dal mare?
Terra dura ed aspra. La Sardegna.
Dura come il carattere che portiamo.
Dura come la testardaggine.
Dura come i lineamenti marcati.
Ma si sa i confini separano ma al contempo rafforzano l’identità.
Quanti in teoria ricercano la comunità: il luogo antico fatto di valori e di amore per le piccole cose non fanno che guardare a questa Terra come la portatrice ancora – in un mondo globalizzato – di tradizioni e rituali genuini; codici condivisi e linguaggi taciti.
Ma a cosa servono oggi questi “valori”?
E un giovane sardo oggigiorno ne ha realmente bisogno? Un sardo oggi può vivere di genuinità?
O è costretto ad andare avanti in questa maniera?
Chi "fugge" spesso si salva.
Chi resta, ha sì la sua cara sarda comunità, ma a discapito di cento e mille altre possibilità.
Dire a un Sardo di stare lontano dalla propria terra è cosa difficile.
Anche quando "costretto" la lascia, ci farà ritorno.
Un senso di nostalgia gli stringerà il cuore.
E lontano dalla sua terra sentirà nascere dentro un senso opprimente.
Un senso che non riuscirà a zittire. Esso sarà lì, e gli griderà di “tornare”.
“Siamo sardi. Sparsi in un tutto il mondo”.
Difficile da spiegare. Facile da sentire.
“Sardegna Regna” – diceva qualcuno – è un modo scherzoso che siamo soliti ripetere.
Ma che nasconde ragioni ben più profonde.
Sardegna popolo di oppressi, occupati.
Di vinti. Di sconfitti.
Di quanto sarebbe bello vivere di turismo tutto l’anno, ma poi si scopre che è un’utopia.
Di eya e aiò, di caricature pastorali.
Ma per contro di ideatori del primo giornale on –line e di mezzi di comunicazione.
E di come son belle le donne sarde.
Di quando c’erano i sequestri e di Mesina cavaliere cortese.
Di Lula senza amministrazione per anni interi e di Cagliari città “avanti” .
Di mare cristallino e di un entroterra che non decolla.
“E se dio ha un Master Plan bhè lo ha anche l’Aga Khan”.
Di Soru liberaci dal male.
Ma anche dalle tue ville irrispettose dei vincoli paesaggistici che per gli altri devono valere.
E se il Partito Sardo d’Azione ha da sempre creduto nel valore aggiunto della “sardità”, come elemento di distinzione,
è con Sardigna Natzione e con gli Indipendentisti dell’Irs (Indipendente Repubblica de sa Sardigna) che si cerca, invece, non un federalismo capace di evidenziare i particolarismi, ma la vera e propria separazione dall’Italia.
Negazione della patria e riconoscimento esclusivo della Sardegna, delle sue parlate intese come unica lingua ufficiale.
Sardegna anche terra di “servitù militari”.
Quante battaglie sono e vengono fatte contro la presenza dei poligoni militari Usa.
E la cacciata dalla Maddalena i mesi scorsi ne è solo un esempio.
Popolazione divisa tra chi da sempre voleva il territorio libero dall’”invasor americano” e chi ora rimpiange gli introiti.
La Brigata Sassari è, poi, più di un contigente militare.
E il senso e la risposta ai detrattori sta tutta nelle parole del fratello di Pibiri a Diliberto <<Mio fratello è caduto per la pace>> e nell’Inno…
China su fronte
si ses sezzidu pesa!
ch'es passende
sa Brigata tattaresa
boh! boh!
e cun sa mannu sinna
sa mezzus gioventude
de Saldigna
Semus istiga
de cudd'antica zente
ch'à s'innimigu
frimmaiat su coro
boh! boh!
es nostra oe s'insigna
pro s'onore de s'Italia
e de Saldigna
Da sa trincea
finas' a sa Croazia
sos "Tattarinos"
han'iscrittu s'istoria
boh! boh!
sighimos cuss'olmina
onorende cudd'erenzia
tattarina
Ruiu su coro
e s'animu che lizzu
cussos colores
adornant s'istendarde
boh! boh!
e fortes che nuraghe
a s'attenta pro mantenere
sa paghe
Sa fide nostra
no la pagat dinari
aioh! dimonios!
avanti forza paris.
DIAVOLI
Abbassa la fronte
se sei seduto, alzati!
perchè sta passando
la Brigata "Sassari"
e con la mano benedici e segna
la miglior gioventù
di Sardegna
Siamo la traccia
di quell'antica gente
che fermava il cuore
al nemico
Oggi le loro insegne
sono nostre
per l'onore dell'Italia
e della Sardegna
Dalla trincea
fino alla Croazia
i "sassarini"
hanno scritto la storia
seguiamo le loro orme
onorando quell'eredità
"sassarina"
Rosso il cuore
l'animo come il giglio,
questi colori
adornano il nostro stendardo
e forti come i nuraghi
siamo sempre vigili
per mantenere la pace
La nostra fedeltà
non ha bisogno di essere remunerata
andiamo! Diavoli!
avanti, Forza Insieme!
E' a Tempio Pausania, entro le mura della caserma "Fadda" che, nel gennaio 1915, si avvia la costituzione del 152° Reggimento fanteria il quale, insieme al 151°, formatosi a Sinnai, darà vita alla leggendaria Brigata.
[…]
Nasceva così il mito della Brigata e di quelli che per gli austriaci saranno sempre die Reute Teufel i diavoli rossi, dal colore rosso delle mostrine che i soldati portavano al colletto.
Capita l'antifona, il comando Supremo dispose il trasferimento alla "Sassari" di tutti i soldati sardi militanti in altri reparti. Si andava così accentuando quel carattere "etnico" che tanto individuerà la formazione. Il sardo finirà per divenire la lingua ufficiale della Brigata: si ses italianu, faedda sardu, se sei italiano, parla in sardo! intimeranno, quasi come una parola d'ordine, le sentinelle nei turni di guardia.
http://www.cmsc.it/static/trincee/btasassari.php
<<Pochi, cattivi e divisi>> così i manuali di storia descrivono i sardi.
E forse c’è del vero.
Ma non vogliatecene a male.
Un buon cannonau c’è sempre per tutti.
Non è semplice parlare di questi argomenti senza impantanarsi in una selva di luoghi comuni. Io non sono molto d'accordo con l'autore della lettera citata, nel senso che non credo che i giovani sardi che oggi decidono di arruolarsi lo facciano soprattutto perchè spinti da senso di appartenenza alla Patria, o perchè vogliosi di dimostrare -con le varie specificità culturali che ci contraddistinguono- che i sardi non sono solo banditi e sequestratori. Parto dalla mia esperienza personale. Tra i miei amici sono considerata una specie di bestia rara perchè ho un contratto di lavoro a tempo indeterminato, faccio un lavoro che c'entra qualcosa con la laurea che ho preso, ho potuto chiedere un mutuo e comprarmi una casa. Sono cose assolutamente normali, ma vi assicuro che la maggior parte delle persone che conosco -coetanei, ma anche più grandi- vive da anni in una situazione di precariato assurdo, iniziata qui da noi ben prima che si ufficializzassero le varie forme di lavoro flessibile. Ho esperienza diretta di amiche laureate che fanno le baby sitter, di corsi di formazione professionale partiti solo per accaparrarsi i contributi regionali, di fabbriche improbabili spuntate come funghi nel centro Sardegna e poi chiuse da un giorno all'altro dai sedicenti imprenditori "continentali" che le avevano aperte, lasciando a casa all'improvviso giovani e padri di famiglia. In una situazione di questo tipo l'alternativa può essere quella di andare fuori, trasferirsi (ho molti amici che l'hanno fatto), oppure quella di arruolarsi. L'esercito, piuttosto che la Marina o altri Corpi, rappresenta qui da noi -secondo me più che altrove- una alternativa più che valida alla disoccupazione, soprattutto per quei ragazzi che dopo il diploma non hanno intenzione di iniziare la carriera universitaria. Ho un cugino che ora ha 21 anni, che 1 anno fa ha fatto questa scelta. Quando mi ha detto che intendeva optare per la ferma prolungata e la carriera militare ho tentato in tutti i modi di dissuaderlo, ma poi mi sono detta che alla fine -pur essendo io antimilitarista convinta- questo era davvero il male minore.
Non voglio dire che in altre Regioni sia tutto rose e fiori, ma sicuramente le opportunità lavorative sono maggiori, è un dato di fatto. E a volte decidere di restare costa proprio una gran fatica.
Non voglio dire che in altre Regioni sia tutto rose e fiori, ma sicuramente le opportunità lavorative sono maggiori, è un dato di fatto. E a volte decidere di restare costa proprio una gran fatica.
- Lettera 22
- Ghost Of Modern Times

- Messaggi: 12168
- Iscritto il: sab ago 24, 2002 10:57 am
- Località: ...in questo angolo di mondo strano
- Contatta:
-
DevotionalTour
- Angel

- Messaggi: 5873
- Iscritto il: ven feb 24, 2006 7:35 am
io so che i sardi vanno via dalla Sardegna perchè non sono liberi di fare quel che vogliono e vengono sulla terra ferma, proprio perchè vivono molto più liberi, perchè in Sardegna tutti sanno di tutti, e tutti sia maschi che femmine spettegolano sulle vite e le cose altrui personali, perchè non hanno altre cose oppure interessi a cui dedicarsi ed il loro passatempo e parlar male di altre persone. Come mi dissero più di una volta alcuni amici sardi "Starnutisci a Cagliari e lo sanno a Sassari", conosco sardi che mi hanno affermato che nemmeno morti tornerebbero in Sardegna, frase molto forte, ma per dirla vuol dire che un pò di verità di quello che mi hanno detto c'è... 
- gahanci
- Ban temporaneo

- Messaggi: 1520
- Iscritto il: ven feb 25, 2005 9:08 pm
- Località: My Secret Garden
- Contatta:
Assolutamente ti sbagli...........non è un problema di libertà, noi siamo italiani e la nostra libertà isolana è la stessa di coloro che vivono nella terraferma come dici tuDevotionalTour ha scritto:io so che i sardi vanno via dalla Sardegna perchè non sono liberi di fare quel che vogliono e vengono sulla terra ferma, proprio perchè vivono molto più liberi, perchè in Sardegna tutti sanno di tutti, e tutti sia maschi che femmine spettegolano sulle vite e le cose altrui personali, perchè non hanno altre cose oppure interessi a cui dedicarsi ed il loro passatempo e parlar male di altre persone. Come mi dissero più di una volta alcuni amici sardi "Starnutisci a Cagliari e lo sanno a Sassari", conosco sardi che mi hanno affermato che nemmeno morti tornerebbero in Sardegna, frase molto forte, ma per dirla vuol dire che un pò di verità di quello che mi hanno detto c'è...
Il nostro è un problema di lavoro e basta......!!!!!
Si potrebbe vivere di turismo ma c'è poca fantasia!!



