S&S, MFTM, V - Remasters - Commenti
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
- worldfullofnothing
- Angel

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- Località: Florence (is dead)

...questa è solo una parte dell'impianto...non Vi nascondo che li ho presi sopprattutto per il multicanale e poi ci sono state le gradite sorprese dei documentari...un po' cortini ma belli!
Il primo ascolto l'ho già fatto e già ho notato delle cacate sulla masterizzazione...per esempio Never let me down again in DTS non c'è verso di farla partire giusta...si magna l'inizio...questo vuol dire che come spesso accade non esiste il controllo qualità sui master prima della masterizzazione...uff...bhe...fatemi sapere anche voi se Vi fa lo stesso difetto.
Per il resto mi sono trovato di fronte a suoni nuovi ...a volte sconosciuti...specialmente con Speak e Spell...non so se gradirli o meno...mi ci vuole più ascolto.
Per il packaging lo trovo bello...non ho capito perchè S&S è lucido e gli altri opachi...
Ora attendo impazientemente gli altri!
ciao Tano
Attenzione io parlo solo dell'inizio di MFTM e solo in DTS non in DD5.1...con il DD questo problema non c'è...non è un grave problema lo ascolto volentieri in DD che cmq per fattori che non sto a spiegare (non sono in un forum di audiofili) preferisco!J.T.LeRoy ha scritto:Sul mio BOSE nessun problema, per fortuna.Tano ha scritto: Il primo ascolto l'ho già fatto e già ho notato delle cacate sulla masterizzazione...per esempio Never let me down again in DTS non c'è verso di farla partire giusta...si magna l'inizio...
ciao Tano
ciao
..dopo averli sentiti e risentiti; dopo averli visti e rivisti....posso aprire anche io questo thread senza rovinarmi sorprese, e dire le mie impressioni.
La prima impressione è...sensazionali!!!
Pur non avendo apparecchi sofisticati o lussuosi, già con mezzi modesti si riesce a percepire un salto qualitativo rilevante; saltano fuori suoni semi-nascosti; in alcune tracce, poi, sembra quasi d'essere dentro ai suoni.
Vogliamo parlare del packaging e dell'art-work??
Non sono mai stata feticista in questo genere di cose, ma ...questi cofanetti sono a dir poco una gioia per l'occhio, se non basta il contenuto sonoro. Io davvero ho paura a prenderli in mano; uno più bello dell'altro. Quello di Violator, poi, non si può neanche toccare, e il libriccino come sempre di quel materiale delicatissimo (i miei vecchi libriccini di Black Celebration, Violator, Ultra perdono addirittura il colore nella piega
, da quanto li ho guardati e riguardati).
Mi sono gustata il tutto con estrema goduria e soddisfazione
, lettura dei booklet con commenti di Miller compresa.
Meraviglioso ascoltare per l'ennesima volta gli album, per poi passare alle b-sides; in particolare, personalmente, trovo enorme gusto audio-visivo nell'ascoltare MFTM al pc, guardando incantata l'immagine con il megafono.
Ma anche il cigno e la rosa.
Chiaramente i tre documentari meritano attenzione, sono stati anzi al di sopra delle mie aspettative.
Speak and Spell - Do we really have to give up our day jobs?. Troppo bello. Il racconto dalle loro voci, anche Vince, le immagini e i filmati bellissimi e straordinariamente nitidi. Loro così ragazzini, tutto così diverso; ogni volta vedere qualcosa di allora è straordinario.
Notare il momento 'epico' in cui, sullo sfondo delle note immense di Any second now, Dave e Vince ricordano il primissimo incontro con Daniel alla Rough Trade; e poi Dave che lo manda quasi a quel paese la sera dell'esibizione al Bridgehouse
In generale il modo in cui il documentario di ogni remasters 'cattura' e ripropone quello specifico momento, riuscendo a trasmettere tra interviste ed immagini una certa atmosfera, un tema, è molto, molto bello. Cose già sapute e sentite per lo più, ma che sorprendono ancora. E soprattutto certe frasi, certi episodi, più di altri, colpiscono: come il fatto che, "for some bizarre reason, ragazzi provenienti dalla 'classe operaia', senza soldi, scegliessero chi non garantiva loro nessun soldo..semplicemente perchè ci fidavamo, e perchè ci piaceva la musica della sua etichetta". Ciò che li distingueva da tutti gli altri, il non avere il contratto di una major sul collo; lo spirito di sfida di Miller - e quindi la fiducia reciproca che gli uni riponevano nell'altro - 'Perchè non avrebbero potuto avere successo?'; il desiderio di sperimentare e di fare qualcosa di diverso da tutte le pop-band. Il fatto che non fosse la cifra o una percentuale ad interessarli, ma solo il desiderio di incidere qualcosa. L'incredulità di fronte al sentire la propria canzone la prima volta alla radio; il non riuscire a dormire per l'ansia la notte prima della prima apparizione a Top of the Pops; Fletch che arriva a lavoro il giorno dopo 'come un eroe'
. Martin che chiede a Daniel se ora davvero possono lasciare i loro lavori, e lui 'Sì, ora non correte rischi'.
Sentire dai diretti testimoni come i DM abbiano mosso i primi passi, anche in pubblico.
Menzione particolare per il già citato Brian Griffin, che avevo già ammirato in 'Random Access'. Quel tipo è meraviglioso, una sagoma unica. E il modo in cui parla?
. Tra l'altro, secondo me, la copertina di Speak and Spell è davvero un'opera d'arte, l'ho sempre trovata stupenda (perchè dovrebbe essere brutta?).
E' sempre interessante vedere le copertine e gli articoli dei giornali all'epoca, che compaiono nei documentari; i titoli e le didascalie meritano spesso attenzione: come quello che li definisce 'Sweet, good-looking, even dinky (perfino graziosi)'
Music for the Masses - Sometimes you do need some new jokes. Vedere quell'atmosfera incredibile, quei filmati in cui scherzano sul fatto di essere una band 'electronic metal', beh, è stupendo. 'A sort of subtle heavy metal, medium weight metal; slow ballads, but they're still heavyl'
Così come mi ha fatto venire un groppo in gola, un magone, quando Atkins parla dell'artwork, della copertina: il megafono che diffonde questa musica, la musica per raggiungere le 'masse', o, nel mio personale immaginario, per raggiungere l'intimo di qualche persona, un'emozione, qualcosa, che attraverso la forma di una vibrazione attraversa spazi aperti, desolati, sconfinati. E' questo che fa venire la malinconia. Sa di qualcosa che ti arriva e ti smuove, ma non sai da dove proviene; la musica è un po' così. Come quell'immagine, quel megafono, che ha qualcosa di incredibilmente forte e sconfinato.
Un po' come l'immagine iniziale del museo-depeche in mezzo al deserto ed Agent Orange, presa da Strange.
Poi, ok, le immagini di 101 è vero, le abbiamo già viste.. 'Penny you missed it!' - l'ormai leggendario: start the tape'. Anche se qui vengono rivelati alcuni aspetti ed anche difficoltà -alcune esilaranti- che ancora mi mancavano. Concordo, la storia della nuvola e del cielo squarciato in concomitanza del fatidico verso di Blasphemous Rumours è stupenda
; ha del mitico. Anche se non credo proprio fosse una vendetta divina, non sarebbero nati gli album successivi..e che album.
Ma vogliamo parlare di Bascombe che dichiara di aver pensato, a prima vista, che Fletch fosse incredibilmente 'bookish'(studioso)? e Fletch gli aveva detto che non gli piaceva uscire...preferiva stare a casa 'a leggere'. Bascombe pensava che Andy leggesse filosofia la sera...e invece poi era quello che usciva e si divertiva più di tutti!
(la classica 'bronsa coèrta' -la brace coperta dalla cenere-, come si usa dire qui
)
Quando Alan entra nel dettaglio a parlare delle canzoni, del loro ritorno, iniziando da Behind the Wheel, con la sua successione ipnotica di 4 accordi principali, quasi un moto perpetuo, paragonandola all'illusione ottica delle scale...beh...mi è venuto più che un colpo, perchè avevo pensato sin dall'inizio a BTW, e a Music for the Masses in generale, come all'immagine di un'infinita scala a chiocciola: ho sempre amato quest'immagine. E sentire Alan dare in quel modo forma, voce, e parole precise alle sensazioni che erano arrivate anche a me, è qualcosa di stupendo. E' come se fosse un cerchio, perchè in Behind the wheel la linea melodica principale-voce non si stacca, sembra quasi legata, da una calamita che è in realtà praticamente una sola nota, e gioca sull'intorno d semitoni; questi 4 accordi che girano intorno, incalzando (you can't stop it), creando appunto l'illusione di un crescendo anche ritmico che è in realtà ritorno attorno al centro (per me la voce).
Una forma di ritorno e di crescendo che si trova anche in cose come Pimpf, Little 15. Ed io credo anche nelle varie Agent Orange, St Jarna, ma si 'sente' in tutto ciò che viene da quel preciso periodo. Ed infatti, forse mai come con questi remasters si fa strada ancora più chiaro nella mia mente, c'è un qualcosa, un qualcosa 'di più', di incredibile, che è la precisa identità di ogni momento della storia musicale dei DM; e al contempo, però collegandomi alle parole di Alan, una precisa identità per ogni singola traccia -un soggetto, un focus-, all'interno di quella stessa meravigliosa identità artistica di ogni album.
E il loro approccio: come risolvevano il 'nodo' di Little 15 grazie a Nyman e alla colonna sonora di un film, e come lo sviluppo della stessa canzone cominciava da quella funny little hypnotic cycle sequence-da quella piccola strana ed ipnotica sequenza ciclica -and then bang, bang, bang all the parts came together- tutte le parti come da un'esplosione multipla confluirono insieme;
come Philip Glass contribuiva a creare il terreno da cui sarebbe nata una Pimpf. C'è questo tema, a cui si continua ad aggiungere, aggiungere ed aggiungere.
'And from there, it was easy, it just flowed - e da lì, era facile, fluiva da sè'
E poi Never let me down again, che pur non essendo un successo eccessivo in sè, diventa il simbolo - il campo di grano.
Alcuni aspetti, come la sensazione di Dave, che dopo il Rose Bowl tutto fosse finito, un punto di non ritorno, erano già emersi anche nei commenti audio nel video di 101.
Magnificamente inquietante l'ultima sequenza, quella con cui si conclude il documentario. 'Era come se avessimo raggiunto la destinazione. E cambiò dopo tutto ciò, doveva cambiare'..e il cielo dietro al megafono s'incupisce e diventa nero. ..quasi meglio del cinema!
Violator-If you wanna use guitars, use guitars; l'episodio del negozio di dischi, che a rivederlo così, con i filmati, ha veramente dell'incredibile.
Bamonte parla di 'questi eventi che si verificano per ragioni imprecisate a volte'. Il fatto che Martin avesse scritto dei brani incredibili. La volontà, usando la frase di Miller 'di andare oltre, nonostante MFTM fosse stato un grande album'.
E Flood: la versatilità di Flood, la sua capacità di concepire anche 'musical ideas, rythm ideas', e di fare 'operazioni di assemblaggio', ma anche di supervisore, e di essere uno 'Svengali' per loro (bellissima e azzeccatissima questa espressione).
Oltre alla storia di Enjoy the silence e del suo sconvolgimento, bella anche quella di World in my eyes: nessuno ne era convinto, era come se qualcosa la 'bloccasse'. Flood: 'ok, se non va, dimenticate tutto ciò che sapete di quel pezzo, let's throw it out, throw out everything you know about it', cancellate tutto ciò che è stato fatto. Lui e Alan, 'perfettamente in tandem', che passano la giornata a spremere tutte le possibili idee potessero uscire, come in un'intuizione trovano la famosa geniale linea di basso. Lo shock: il pezzo è totalmente cambiato. 'Fu lì che si definì l'essenza del rinnovamento'.
Oppure Policy of truth, in cui decidono di ribaltare qualsiasi idea pre-costituita, senza partire dal presupposto di creare una sensazione "dominata dai sintetizzatori".'Flood disse che tutti i nostri preconcetti erano praticamente un mucchio di stronzate, -if you wanna use guitars, use guitars-. Dovevamo preoccuparci del sound giusto, non di imporci delle regole'.
Stupenda la figura di Kevorkian, un'altra macchietta ('è difficile stargli accanto quando mixa, non si sa cosa stia facendo'- 'a bit of a stickler[maniaco]'- 'so pedantic with absolutely everything that he did'
). E le parole di Kevorkian su Martin riguardo la produzione delle canzoni: 'non è interessato ai dettagli tecnici, vuole solo che il pezzo suoni come ciò che lui voleva scrivere'.
Bella anche la storia della genesi del video, Anton che insiste con la sua idea 'a king with a deckchair'. 'E allora?' dicono loro..E poi...invece...
Trovo bella quella descrizione di Kevorkian, quella sensazione, per Violator, di una 'convergenza di suono elettronico e sensibilità pop che era praticamente perfetta'.
E alla fine, come quando si è stati assorti in un lavoro smembrandolo, e di lì a poco si inizia ad alzare lo sguardo per vedere tutto dall'alto, Flood e Miller che si danno un'occhiata (il loro 'trademark') e in un attimo si capiscono, quello che si era riusciti a creare, la bomba che stava per scoppiare.
La prima impressione è...sensazionali!!!
Pur non avendo apparecchi sofisticati o lussuosi, già con mezzi modesti si riesce a percepire un salto qualitativo rilevante; saltano fuori suoni semi-nascosti; in alcune tracce, poi, sembra quasi d'essere dentro ai suoni.
Vogliamo parlare del packaging e dell'art-work??
Non sono mai stata feticista in questo genere di cose, ma ...questi cofanetti sono a dir poco una gioia per l'occhio, se non basta il contenuto sonoro. Io davvero ho paura a prenderli in mano; uno più bello dell'altro. Quello di Violator, poi, non si può neanche toccare, e il libriccino come sempre di quel materiale delicatissimo (i miei vecchi libriccini di Black Celebration, Violator, Ultra perdono addirittura il colore nella piega
Mi sono gustata il tutto con estrema goduria e soddisfazione
Meraviglioso ascoltare per l'ennesima volta gli album, per poi passare alle b-sides; in particolare, personalmente, trovo enorme gusto audio-visivo nell'ascoltare MFTM al pc, guardando incantata l'immagine con il megafono.
Ma anche il cigno e la rosa.
Chiaramente i tre documentari meritano attenzione, sono stati anzi al di sopra delle mie aspettative.
Speak and Spell - Do we really have to give up our day jobs?. Troppo bello. Il racconto dalle loro voci, anche Vince, le immagini e i filmati bellissimi e straordinariamente nitidi. Loro così ragazzini, tutto così diverso; ogni volta vedere qualcosa di allora è straordinario.
Notare il momento 'epico' in cui, sullo sfondo delle note immense di Any second now, Dave e Vince ricordano il primissimo incontro con Daniel alla Rough Trade; e poi Dave che lo manda quasi a quel paese la sera dell'esibizione al Bridgehouse
In generale il modo in cui il documentario di ogni remasters 'cattura' e ripropone quello specifico momento, riuscendo a trasmettere tra interviste ed immagini una certa atmosfera, un tema, è molto, molto bello. Cose già sapute e sentite per lo più, ma che sorprendono ancora. E soprattutto certe frasi, certi episodi, più di altri, colpiscono: come il fatto che, "for some bizarre reason, ragazzi provenienti dalla 'classe operaia', senza soldi, scegliessero chi non garantiva loro nessun soldo..semplicemente perchè ci fidavamo, e perchè ci piaceva la musica della sua etichetta". Ciò che li distingueva da tutti gli altri, il non avere il contratto di una major sul collo; lo spirito di sfida di Miller - e quindi la fiducia reciproca che gli uni riponevano nell'altro - 'Perchè non avrebbero potuto avere successo?'; il desiderio di sperimentare e di fare qualcosa di diverso da tutte le pop-band. Il fatto che non fosse la cifra o una percentuale ad interessarli, ma solo il desiderio di incidere qualcosa. L'incredulità di fronte al sentire la propria canzone la prima volta alla radio; il non riuscire a dormire per l'ansia la notte prima della prima apparizione a Top of the Pops; Fletch che arriva a lavoro il giorno dopo 'come un eroe'
Sentire dai diretti testimoni come i DM abbiano mosso i primi passi, anche in pubblico.
Menzione particolare per il già citato Brian Griffin, che avevo già ammirato in 'Random Access'. Quel tipo è meraviglioso, una sagoma unica. E il modo in cui parla?
E' sempre interessante vedere le copertine e gli articoli dei giornali all'epoca, che compaiono nei documentari; i titoli e le didascalie meritano spesso attenzione: come quello che li definisce 'Sweet, good-looking, even dinky (perfino graziosi)'
Music for the Masses - Sometimes you do need some new jokes. Vedere quell'atmosfera incredibile, quei filmati in cui scherzano sul fatto di essere una band 'electronic metal', beh, è stupendo. 'A sort of subtle heavy metal, medium weight metal; slow ballads, but they're still heavyl'
Così come mi ha fatto venire un groppo in gola, un magone, quando Atkins parla dell'artwork, della copertina: il megafono che diffonde questa musica, la musica per raggiungere le 'masse', o, nel mio personale immaginario, per raggiungere l'intimo di qualche persona, un'emozione, qualcosa, che attraverso la forma di una vibrazione attraversa spazi aperti, desolati, sconfinati. E' questo che fa venire la malinconia. Sa di qualcosa che ti arriva e ti smuove, ma non sai da dove proviene; la musica è un po' così. Come quell'immagine, quel megafono, che ha qualcosa di incredibilmente forte e sconfinato.
Un po' come l'immagine iniziale del museo-depeche in mezzo al deserto ed Agent Orange, presa da Strange.
Poi, ok, le immagini di 101 è vero, le abbiamo già viste.. 'Penny you missed it!' - l'ormai leggendario: start the tape'. Anche se qui vengono rivelati alcuni aspetti ed anche difficoltà -alcune esilaranti- che ancora mi mancavano. Concordo, la storia della nuvola e del cielo squarciato in concomitanza del fatidico verso di Blasphemous Rumours è stupenda
Ma vogliamo parlare di Bascombe che dichiara di aver pensato, a prima vista, che Fletch fosse incredibilmente 'bookish'(studioso)? e Fletch gli aveva detto che non gli piaceva uscire...preferiva stare a casa 'a leggere'. Bascombe pensava che Andy leggesse filosofia la sera...e invece poi era quello che usciva e si divertiva più di tutti!
Quando Alan entra nel dettaglio a parlare delle canzoni, del loro ritorno, iniziando da Behind the Wheel, con la sua successione ipnotica di 4 accordi principali, quasi un moto perpetuo, paragonandola all'illusione ottica delle scale...beh...mi è venuto più che un colpo, perchè avevo pensato sin dall'inizio a BTW, e a Music for the Masses in generale, come all'immagine di un'infinita scala a chiocciola: ho sempre amato quest'immagine. E sentire Alan dare in quel modo forma, voce, e parole precise alle sensazioni che erano arrivate anche a me, è qualcosa di stupendo. E' come se fosse un cerchio, perchè in Behind the wheel la linea melodica principale-voce non si stacca, sembra quasi legata, da una calamita che è in realtà praticamente una sola nota, e gioca sull'intorno d semitoni; questi 4 accordi che girano intorno, incalzando (you can't stop it), creando appunto l'illusione di un crescendo anche ritmico che è in realtà ritorno attorno al centro (per me la voce).
Una forma di ritorno e di crescendo che si trova anche in cose come Pimpf, Little 15. Ed io credo anche nelle varie Agent Orange, St Jarna, ma si 'sente' in tutto ciò che viene da quel preciso periodo. Ed infatti, forse mai come con questi remasters si fa strada ancora più chiaro nella mia mente, c'è un qualcosa, un qualcosa 'di più', di incredibile, che è la precisa identità di ogni momento della storia musicale dei DM; e al contempo, però collegandomi alle parole di Alan, una precisa identità per ogni singola traccia -un soggetto, un focus-, all'interno di quella stessa meravigliosa identità artistica di ogni album.
E il loro approccio: come risolvevano il 'nodo' di Little 15 grazie a Nyman e alla colonna sonora di un film, e come lo sviluppo della stessa canzone cominciava da quella funny little hypnotic cycle sequence-da quella piccola strana ed ipnotica sequenza ciclica -and then bang, bang, bang all the parts came together- tutte le parti come da un'esplosione multipla confluirono insieme;
come Philip Glass contribuiva a creare il terreno da cui sarebbe nata una Pimpf. C'è questo tema, a cui si continua ad aggiungere, aggiungere ed aggiungere.
'And from there, it was easy, it just flowed - e da lì, era facile, fluiva da sè'
E poi Never let me down again, che pur non essendo un successo eccessivo in sè, diventa il simbolo - il campo di grano.
Alcuni aspetti, come la sensazione di Dave, che dopo il Rose Bowl tutto fosse finito, un punto di non ritorno, erano già emersi anche nei commenti audio nel video di 101.
Magnificamente inquietante l'ultima sequenza, quella con cui si conclude il documentario. 'Era come se avessimo raggiunto la destinazione. E cambiò dopo tutto ciò, doveva cambiare'..e il cielo dietro al megafono s'incupisce e diventa nero. ..quasi meglio del cinema!
Violator-If you wanna use guitars, use guitars; l'episodio del negozio di dischi, che a rivederlo così, con i filmati, ha veramente dell'incredibile.
Bamonte parla di 'questi eventi che si verificano per ragioni imprecisate a volte'. Il fatto che Martin avesse scritto dei brani incredibili. La volontà, usando la frase di Miller 'di andare oltre, nonostante MFTM fosse stato un grande album'.
E Flood: la versatilità di Flood, la sua capacità di concepire anche 'musical ideas, rythm ideas', e di fare 'operazioni di assemblaggio', ma anche di supervisore, e di essere uno 'Svengali' per loro (bellissima e azzeccatissima questa espressione).
Oltre alla storia di Enjoy the silence e del suo sconvolgimento, bella anche quella di World in my eyes: nessuno ne era convinto, era come se qualcosa la 'bloccasse'. Flood: 'ok, se non va, dimenticate tutto ciò che sapete di quel pezzo, let's throw it out, throw out everything you know about it', cancellate tutto ciò che è stato fatto. Lui e Alan, 'perfettamente in tandem', che passano la giornata a spremere tutte le possibili idee potessero uscire, come in un'intuizione trovano la famosa geniale linea di basso. Lo shock: il pezzo è totalmente cambiato. 'Fu lì che si definì l'essenza del rinnovamento'.
Oppure Policy of truth, in cui decidono di ribaltare qualsiasi idea pre-costituita, senza partire dal presupposto di creare una sensazione "dominata dai sintetizzatori".'Flood disse che tutti i nostri preconcetti erano praticamente un mucchio di stronzate, -if you wanna use guitars, use guitars-. Dovevamo preoccuparci del sound giusto, non di imporci delle regole'.
Stupenda la figura di Kevorkian, un'altra macchietta ('è difficile stargli accanto quando mixa, non si sa cosa stia facendo'- 'a bit of a stickler[maniaco]'- 'so pedantic with absolutely everything that he did'
Bella anche la storia della genesi del video, Anton che insiste con la sua idea 'a king with a deckchair'. 'E allora?' dicono loro..E poi...invece...
Trovo bella quella descrizione di Kevorkian, quella sensazione, per Violator, di una 'convergenza di suono elettronico e sensibilità pop che era praticamente perfetta'.
E alla fine, come quando si è stati assorti in un lavoro smembrandolo, e di lì a poco si inizia ad alzare lo sguardo per vedere tutto dall'alto, Flood e Miller che si danno un'occhiata (il loro 'trademark') e in un attimo si capiscono, quello che si era riusciti a creare, la bomba che stava per scoppiare.
Ultima modifica di whiterose il dom mag 14, 2006 12:06 pm, modificato 1 volta in totale.
- daniemt
- An Eternal Flame

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- Iscritto il: dom lug 28, 2002 6:34 am
- Località: from mister Frank
la parte di intervista e immagini in violator in cui si vedono fans americani sfegatati come il periodo beatlesiano sinceramente la trovo un pò riluttante.....quasi michaeljacksiana........ questa si chiama pubblicità suggestionabilmente commercialmente visionariamente di basso livello. comprendo che possa essere un evento naturale, ma che lo si debba evidenziare da parte dello stesso autore, bhè......everybody: buuuuuuuuuuuu!!!!
la nicchia dove è andata a finire?
sono una macchina per soldi.....ma pagheranno cara questa pessima svolta. spero che nel resto dei dvd ritrovo la loro arte.....
la nicchia dove è andata a finire?
sono una macchina per soldi.....ma pagheranno cara questa pessima svolta. spero che nel resto dei dvd ritrovo la loro arte.....
daniemt ha scritto:la parte di intervista e immagini in violator in cui si vedono fans americani sfegatati come il periodo beatlesiano sinceramente la trovo un pò riluttante.....quasi michaeljacksiana........ questa si chiama pubblicità suggestionabilmente commercialmente visionariamente di basso livello. comprendo che possa essere un evento naturale, ma che lo si debba evidenziare da parte dello stesso autore, bhè......everybody: buuuuuuuuuuuu!!!!
la nicchia dove è andata a finire?
sono una macchina per soldi.....ma pagheranno cara questa pessima svolta. spero che nel resto dei dvd ritrovo la loro arte.....
daniemt, credo che, se c'è una cosa che fa rimpiangere il gruppo nicchia, non sia l'episodio del negozio.
Tu stesso hai detto come non si sia trattato di una pubblicità cercata. Erano pronti ad autigrafare dischi per 4 ore, e invece ci sono stati per 4 minuti e sono dovuti scappare. Qualcosa di fronte a cui sono rimasti consciamente o inconsciamente increduli, come il riuscire a riempire il Rose Bowl.
Ricordare un episodio così è una cosa che farebbe chiunque; ora non hanno bisogno di quella pubblicità lì, di quell'episodio lì.
Lo faresti anche tu, probabilmente, se fossi al loro posto: lo ricorderesti, dopo aver ricordato lo stupore nel sentire la tua canzone la prima volta in radio, o come non dormivi la notte prima del tuo primo Top of the Pops. O come la scelta di rimanere con chi non ti garantiva nulla sia stata ciò che ti ha cambiato la vita.
no?
(opss..
...che ho fatto? ho cliccato sbagliato)
Tu stesso hai detto come non si sia trattato di una pubblicità cercata. Erano pronti ad autigrafare dischi per 4 ore, e invece ci sono stati per 4 minuti e sono dovuti scappare. Qualcosa di fronte a cui sono rimasti consciamente o inconsciamente increduli, come il riuscire a riempire il Rose Bowl.
Ricordare un episodio così è una cosa che farebbe chiunque; ora non hanno bisogno di quella pubblicità lì, di quell'episodio lì.
Lo faresti anche tu, probabilmente, se fossi al loro posto: lo ricorderesti, dopo aver ricordato lo stupore nel sentire la tua canzone la prima volta in radio, o come non dormivi la notte prima del tuo primo Top of the Pops. O come la scelta di rimanere con chi non ti garantiva nulla sia stata ciò che ti ha cambiato la vita.
no?
(opss..
Ultima modifica di whiterose il dom mag 14, 2006 4:01 pm, modificato 4 volte in totale.
daniemt io ti ho letto bene. ti prego
non ti arrabbiare!
..e tu mi hai letto?
..e tu mi hai letto?
whiterose ha scritto:Tu stesso hai detto come non si sia trattato di una pubblicità cercata
....
Ricordare un episodio così è una cosa che farebbe chiunque; ora non hanno bisogno di quella pubblicità lì, di quell'episodio lì.
Lo faresti anche tu, probabilmente, se fossi al loro posto: lo ricorderesti, dopo aver ricordato lo stupore nel sentire la tua canzone la prima volta in radio, o come non dormivi la notte prima del tuo primo Top of the Pops. O come la scelta di rimanere con chi non ti garantiva nulla sia stata ciò che ti ha cambiato la vita.
no?
- DriveANYWHERE
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- Iscritto il: mar mag 27, 2003 12:23 am
- Località: Roma
whiterose ha scritto:..Quando Alan entra nel dettaglio a parlare delle canzoni, del loro ritorno, iniziando da Behind the Wheel, con la sua successione ipnotica di 4 accordi principali, quasi un moto perpetuo, paragonandola all'illusione ottica delle scale...beh...mi è venuto più che un colpo, perchè avevo pensato sin dall'inizio a BTW, e a Music for the Masses in generale, come all'immagine di un'infinita scala a chiocciola: ho sempre amato quest'immagine. E sentire Alan dare in quel modo forma, voce, e parole precise alle sensazioni che erano arrivate anche a me, è qualcosa di stupendo. E' come se fosse un cerchio, perchè in Behind the wheel la linea melodica principale-voce non si stacca, sembra quasi legata, da una calamita che è in realtà praticamente una sola nota, e gioca sull'intorno d semitoni; questi 4 accordi che girano intorno, incalzando (you can't stop it), creando appunto l'illusione di un crescendo anche ritmico che è in realtà ritorno attorno al centro (per me la voce).
questa è a mio avviso la parte più interessante e "nuova" di tutti e tre i dvd.
In pratica da questa descrizione che Alan fa di BTW, capisci tante tante cose....





