I palloncini sul CORRIERE
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I palloncini sul CORRIERE
Per chi non ha letto il Corriere della sera di domenica , mega articolo di Luzzato Fegiz che esalta e onora il lavoro dei DM e un pezzo che dice :
" All'inizio tra la folla palloncini colorati ... "
Finalmente anche la stampa si inginocchia davanti ai DM ...
Bellissimo articolo .
" All'inizio tra la folla palloncini colorati ... "
Finalmente anche la stampa si inginocchia davanti ai DM ...
Bellissimo articolo .
- miciamorgana74
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Sauzer
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ok , è lunghino , cmq cerco x stasera di farvelo averemiciamorgana74 ha scritto:per ora sulla versione online del corriere non ce n'è traccia....ti dispiacerebbe postarlo?![]()
comunque che peccato...in tv e nei giornali i nostri sono stati oscurati da Rolling Stones e anniversario dei Nomadi.....ma tutti il 18?!?! ufi....
- miciamorgana74
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Il circo elettronico dei Depeche Mode
Fan in delirio a Milano per lo show più atteso da mesi
MILANO - Le prime note di A Pain That I'm Used To - apertura fissa nei concerti di questo tour - potrebbero essere di Jean Michael Jarre o di Mike Oldfield, due geni della musica elettronica. Ed è il biglietto da vista dello show dei Depeche Mode che ieri sera hanno trionfato al Forum di Assago gremito (si replica stasera). Le dimensioni del richiamo di questa band pioniera della musica elettronica sono note: biglietti esauriti da mesi, bagarini scatenati che arrivavano a chiedere 500 euro per un posto in piedi, traffico impazzito, una febbre paragonabile solo ai concerti degli U2. Un migliaio di persone che stazionavano disperate intorno ai botteghini, traffico impazzito. Solo che qui il carisma di un solista (e un po’ autore) come David Gahan, pur tatuato, maledetto ed eccentrico, o di un autore come Martin Gore, contano fino a un certo punto. Il concerto di ieri sera ha confermato la ricetta di un successo: le molteplici virtù della band e del repertorio riescono a mettere daccordo i patiti del pop, quelli del rock, ma anche gli amanti della musica «di tendenza». Molti brani dell’ultimo album appaiono ipnotici e decadenti. Eppure Gabriele di Firenze, fan storico della band, non ha dubbi: «In Playing the Angel , il loro ultimo album, ritroviamo tutte le atmosfere decadenti e morbose tipiche del loro percorso musicale. I versi sono interpretati con un’intensità di voce e un pathos da vera pelle d'oca. Ci sono dentro tutte le debolezze e i fantasmi della vita di Gahan, le sue inquietudini e le sue gioie».
La scena è dominata da due tastiere grandi «bardate» da astronavi. La band scorazza poco a parte Gahan in panciotto sul torso nudo. All’inzio tra la folla palloncini colorati mentre l’entusiasmo al calor bianco scoppia al terzo brano A Question of Time e più avanti tutti in coro per Policy of Truth.
L'elettro-pop, che aveva caratterizzato il suono della band formatasi nell'Essex all'inizio degli anni ’80, la fa ancora da padrone. Ma al centro del fenomeno non ci sono delle pop star come Bono o Jagger, bensì una miscela fra i suoni di sintesi e la grande melodia tradizionale. Martin Gore, Dave Gahan (indubbiamente bravo a dominare il palcoscenico con una istintiva teatralità) e Andy Fletcher piazzano, in salsa elettronica e con opportuni adattamenti ai tempi, la tradizione del grande pop melodico inglese. Questo però è, come dire, il lubrificante. La percezione è quella di una musica veramente figlia del nostro tempo: i ritmi a volte paranoici, le distorsioni sonore sono il tappeto che evoca e trasfigura scenicamente la confusione del mondo in cui viviamo. L’imbonitore John, protagonista del brano John the Revelator (eseguito ieri sera per secondo) è una efficace metafora su una società sempre più sensibile al richiamo dell’affabulatore di turno.
Fra le canzoni più belle ascoltate dal nuovo repertorio ci sono proprio quelle in cui c’è il Gahan compositore, autore di I Want It All , di Suffer Well e di Nothing’s Impossible . Suffer Well è una specie di «summa» del percorso musicale dei Depeche Mode, sintesi fra oscurità, inquietudini e glorie passate e la proiezione verso un luminoso futuro.
Molto applaudite anche Precious , World in My Eyes (con il solista ancheggiante a torso nudo), Personal Jesus e Enjoy the Silence che ha concluso lo show prima della lunga serie di bis aperta da S hake the Disease . Agli effetti elettronci del palco ben si adattavano, in platea e sugli spalti, migliaia di telefonini col display acceso a registrare lo show.
Attaverso lo scatenamento, le luci, la scenografia multimediale e uno stile sempre riconoscibile, ecco dunque un gran circo in cui i funamboli Depeche Mode cercano di trovare il bandolo della matassa esistenziale.
Fan in delirio a Milano per lo show più atteso da mesi
MILANO - Le prime note di A Pain That I'm Used To - apertura fissa nei concerti di questo tour - potrebbero essere di Jean Michael Jarre o di Mike Oldfield, due geni della musica elettronica. Ed è il biglietto da vista dello show dei Depeche Mode che ieri sera hanno trionfato al Forum di Assago gremito (si replica stasera). Le dimensioni del richiamo di questa band pioniera della musica elettronica sono note: biglietti esauriti da mesi, bagarini scatenati che arrivavano a chiedere 500 euro per un posto in piedi, traffico impazzito, una febbre paragonabile solo ai concerti degli U2. Un migliaio di persone che stazionavano disperate intorno ai botteghini, traffico impazzito. Solo che qui il carisma di un solista (e un po’ autore) come David Gahan, pur tatuato, maledetto ed eccentrico, o di un autore come Martin Gore, contano fino a un certo punto. Il concerto di ieri sera ha confermato la ricetta di un successo: le molteplici virtù della band e del repertorio riescono a mettere daccordo i patiti del pop, quelli del rock, ma anche gli amanti della musica «di tendenza». Molti brani dell’ultimo album appaiono ipnotici e decadenti. Eppure Gabriele di Firenze, fan storico della band, non ha dubbi: «In Playing the Angel , il loro ultimo album, ritroviamo tutte le atmosfere decadenti e morbose tipiche del loro percorso musicale. I versi sono interpretati con un’intensità di voce e un pathos da vera pelle d'oca. Ci sono dentro tutte le debolezze e i fantasmi della vita di Gahan, le sue inquietudini e le sue gioie».
La scena è dominata da due tastiere grandi «bardate» da astronavi. La band scorazza poco a parte Gahan in panciotto sul torso nudo. All’inzio tra la folla palloncini colorati mentre l’entusiasmo al calor bianco scoppia al terzo brano A Question of Time e più avanti tutti in coro per Policy of Truth.
L'elettro-pop, che aveva caratterizzato il suono della band formatasi nell'Essex all'inizio degli anni ’80, la fa ancora da padrone. Ma al centro del fenomeno non ci sono delle pop star come Bono o Jagger, bensì una miscela fra i suoni di sintesi e la grande melodia tradizionale. Martin Gore, Dave Gahan (indubbiamente bravo a dominare il palcoscenico con una istintiva teatralità) e Andy Fletcher piazzano, in salsa elettronica e con opportuni adattamenti ai tempi, la tradizione del grande pop melodico inglese. Questo però è, come dire, il lubrificante. La percezione è quella di una musica veramente figlia del nostro tempo: i ritmi a volte paranoici, le distorsioni sonore sono il tappeto che evoca e trasfigura scenicamente la confusione del mondo in cui viviamo. L’imbonitore John, protagonista del brano John the Revelator (eseguito ieri sera per secondo) è una efficace metafora su una società sempre più sensibile al richiamo dell’affabulatore di turno.
Fra le canzoni più belle ascoltate dal nuovo repertorio ci sono proprio quelle in cui c’è il Gahan compositore, autore di I Want It All , di Suffer Well e di Nothing’s Impossible . Suffer Well è una specie di «summa» del percorso musicale dei Depeche Mode, sintesi fra oscurità, inquietudini e glorie passate e la proiezione verso un luminoso futuro.
Molto applaudite anche Precious , World in My Eyes (con il solista ancheggiante a torso nudo), Personal Jesus e Enjoy the Silence che ha concluso lo show prima della lunga serie di bis aperta da S hake the Disease . Agli effetti elettronci del palco ben si adattavano, in platea e sugli spalti, migliaia di telefonini col display acceso a registrare lo show.
Attaverso lo scatenamento, le luci, la scenografia multimediale e uno stile sempre riconoscibile, ecco dunque un gran circo in cui i funamboli Depeche Mode cercano di trovare il bandolo della matassa esistenziale.
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