Recensione di SOTU - Giorgio Minale
Inviato: sab mag 02, 2009 5:45 pm
Pubblicamente, ma anche in privato, mi è stato chiesto il parere di Giorgio Minale su Sounds of the Universe.
Ho appena caricato sul sito una pagina di 013 con la sua recensione (link: http://www.depechemodeitalia.com/recens ... lesotu.htm ), che per comodita' incollo anche qui.
Caro Fabrizio
Su tuo gentile invito ti invio la presente per esprimere le mie opinioni sul nuovo ed atteso album dei “nostri” Depeche Mode.
Come tu sai ho amato e vissuto la storia musicale dei DM cercando, nonostante le mie preferenze personali, di darmi ragioni logiche ad ogni loro uscita. Massimo rispetto dei ruoli. Io sono l’ascoltatore, il fruitore. Dall’altra parte c’è l’artista.
Chiedere a questi di essere “dark” se è sereno o “danzereccio” quando è depresso mi è sempre sembrata una forzatura. Questa è una mia regola personale che sono sempre riuscito ad applicare alle pubblicazioni DM eccetto pochi anni fa con Playing the Angel.
Probabilmente sono stato troppo severo all’epoca ma il pensiero che quel pasticcio, mish-mash sonoro e stilistico, potesse essere l’ultima testimonianza registrata dei “nostri” mi aveva tramortito e ferito a tal punto da offuscare una delle poche certezze che avevo.
Oggi mi ritrovo a scriverti con un animo più sereno ed un certo sorriso che pensavo smarrito.
Nell’era post-Exciter gli equilibri e l’identità dei DM sono cambiati.
In particolare l’importanza “economica” dei live tour ed il ruolo di Dave Gahan hanno modificato uno standard con cui ero cresciuto. Da qui anche un mio modo diverso, diciamo meno esigente, di vivere e, in questo caso, discutere con te, i loro lavori.
Solo pochi mesi fa non avrei mai immaginato di vedere nelle foto e nei filmati che accompagnano l’uscita di Sounds Of The Universe montagne di apparecchiature vintage e scorgere vecchi “amici” come la Roland 808, la Drumulator, il Pro One o il Jupiter 6 per citarne alcuni.
Allo stesso modo non pensavo di risentire suoni e registri che sono entrati nel mio dna musicale molti anni orsono attraverso brani lontani come See You, Nothing To Fear, Now This Is Fun o Told You So.
Mi ha sorpreso molto la riconferma di Ben Hillier in regia…anche se devo dire che il risultato sonoro finale è certamente superiore al precedente album. I suoi “disturbi elettronici” e le “crunchy guitars” sono più dosati e forse equilibrano saggiamente un telaio di analogue synth che poteva risultare troppo retrò.
La grande lacuna di Hillier, a mio parere, rimane la sua limitata, molto limitata, capacità di intervento in fase di arrangiamento.
Dopo una prima e sfaccettata fase in cui Daniel Miller (poi in tandem con Gareth Jones) ha curato e supervisionato i brani DM,non solo a livello sonoro, siamo passati alla fase in cui il signor Alan Wilder ha raccolto il testimone per 3 album. La terza fase(post Wilder), più turbolenta, ci ha consegnato un Ultra elegante e un po’ manierista in cui Simenon ma soprattutto Dave Clayton hanno sostituito i sopracitati cesellatori; a seguire un Exciter in cui il fido Gareth Jones era presente sin dalla pre-produzione e Mark Bell ha lavorato su tracce praticamente già compiute contribuendo essenzialmente a suono e atmosfera.
Oggi Martin Gore è molto più solo.
Peculiarità conseguente dell’album è che probabilmente bisogna risalire ai tempi di Black Celebration per ascoltare un disco dei DM in cui le tracce si distanziano così poco dai demo originali di Martin.
Per esperienza personale posso dirti che ne sarà molto felice soprattutto Andy Fletcher. Come già in passato mi sembra di percepire nuovamente una nuova e comunque graduale evoluzione
dal punto di vista compositivo di Martin Gore; è ormai più di un decennio che una certa spiritualità
avanza nelle sue canzoni che, a volte, fanno forse fatica a rimanere ancorate a ciò che normalmente possiamo definire “pop song”.
Penso ad una evoluzione spontanea, sicuramente contaminata anche da una maturità anagrafica che ti porta, se sei autentico, in nuovi territori; sempre più frequenti sono infatti atonalità e finte disarmonie inaugurate con Exciter.
Alle mie orecchie il livello compositivo di Martin è ancora una volta sublime e sorprendente.
IN CHAINS - PEACE - CORRUPT
Per comprendere l’essenza di Sounds Of The Universe mi sembra che possiamo imboccare due sentieri.
Il primo, contraddistinto da questi tre brani che in un certo modo fanno da spina dorsale all’album che esprime la sua forza attraverso le influenze blues,soul e gospel in salsa elettronica che sono maturate principalmente nel periodo 90-94.
L’incedere evocativo di Corrupt e le atmosfere di In Chains ci consegnano un Dave Gahan al meglio mentre la “beatlesiana” Peace possiede una strofa che è uno dei momenti più grandi di SOTU.
I’m leaving bitterness behind
This time I’m cleaning out my mind
There is no space for the regrets
I will remember to forget
A proposito di queste tre canzoni vorrei rubare una recentissima dichiarazione di Nick Cave.
“Il linguaggio a volte può essere più importante delle idee. Il lessico in se stesso può avere grandi e positivi effetti proprio come le note, la musica. Ti può cambiare il corpo, quasi a livello chimico.
Non è una cosa da intellettuali, è il suono ed il ritmo delle parole.”
FRAGILE TENSION - IN SYMPATHY - PERFECT
Il secondo sentiero è quello che ci porta sulle orme delle tre canzoni in un certo senso più “soft” di SOTU.
Un percorso, a livello compositivo, più innovativo ( anche se con un gusto retrò) che forse ha spiazzato più di un ascoltatore.
In questi episodi, e nonostante la loro bellezza, emerge la carenza in fase di arrangiamento di cui ti parlavo precedentemente. Non bisogna essere George Martin per accorgersi che si poteva, o si doveva, intervenire su alcune parti vocali forzate e su alcune ritmiche e cuciture che sembrano lasciate un po’ al caso.
There is a fragile tension
That’s keeping us going
It may not last forever
But oh when it’s flowing
Peccato, la nuova direzione meritava più cura. La qualità dei brani è alta e la strofa di Fragile Tension è un altro dei momenti che mi hanno colpito maggiormente.
LITTLE SOUL - JEZEBEL
Praticamente i due brani riservati alla voce di Gore anche se il primo e stato trasformato in un riuscito duetto. Con Jezebel, Martin ci sfodera un altro gioiellino dei suoi a cui forse ci siamo tutti abituati troppo facilmente; con il suo incedere ambiguo potrebbe essere la Dressed In Black del nuovo millennio.
Little Soul è un riuscitissimo sequel alle sperimentazioni melodiche iniziate con Comatose e proseguite in Macro.
My little soul will leave a footprint
Mi lascia senza fiato.
WRONG
Singolo celebrativo e solenne con cui ripresentarsi sul mercato sulle orme di precedenti e fortunate esperienze (Personal Jesus, I Feel You) a costo di confondere il pubblico più occasionale su quello che sarà poi il contenuto del resto dell’album.
Potente e curato.
HOLE TO FEED - COME BACK - MILES AWAY/THE TRUTH IS
Sui brani firmati Gahan non ho più proiettili da sparare e non voglio dilungarmi per rispetto alla persona.
Se penso che Light o Ghost sono state “abbandonate” e consegnate al sarcofago, la vita, è vero, è proprio strana.
Sounds Of The Universe mi ha ricordato che Martin Gore è un genio.
Sounds Of The Universe è un altro regalo che Fletcher, Gore e Gahan mi hanno fatto.
Sounds Of The Universe è un altro esempio che…in un Universo parallelo, tutto avrebbe potuto essere Perfetto, tutto avrebbe potuto essere al posto giusto.
Ti ringrazio di cuore per lo spazio che hai deciso di riservarmi.
Giorgio Minale
Fab
Ho appena caricato sul sito una pagina di 013 con la sua recensione (link: http://www.depechemodeitalia.com/recens ... lesotu.htm ), che per comodita' incollo anche qui.
Caro Fabrizio
Su tuo gentile invito ti invio la presente per esprimere le mie opinioni sul nuovo ed atteso album dei “nostri” Depeche Mode.
Come tu sai ho amato e vissuto la storia musicale dei DM cercando, nonostante le mie preferenze personali, di darmi ragioni logiche ad ogni loro uscita. Massimo rispetto dei ruoli. Io sono l’ascoltatore, il fruitore. Dall’altra parte c’è l’artista.
Chiedere a questi di essere “dark” se è sereno o “danzereccio” quando è depresso mi è sempre sembrata una forzatura. Questa è una mia regola personale che sono sempre riuscito ad applicare alle pubblicazioni DM eccetto pochi anni fa con Playing the Angel.
Probabilmente sono stato troppo severo all’epoca ma il pensiero che quel pasticcio, mish-mash sonoro e stilistico, potesse essere l’ultima testimonianza registrata dei “nostri” mi aveva tramortito e ferito a tal punto da offuscare una delle poche certezze che avevo.
Oggi mi ritrovo a scriverti con un animo più sereno ed un certo sorriso che pensavo smarrito.
Nell’era post-Exciter gli equilibri e l’identità dei DM sono cambiati.
In particolare l’importanza “economica” dei live tour ed il ruolo di Dave Gahan hanno modificato uno standard con cui ero cresciuto. Da qui anche un mio modo diverso, diciamo meno esigente, di vivere e, in questo caso, discutere con te, i loro lavori.
Solo pochi mesi fa non avrei mai immaginato di vedere nelle foto e nei filmati che accompagnano l’uscita di Sounds Of The Universe montagne di apparecchiature vintage e scorgere vecchi “amici” come la Roland 808, la Drumulator, il Pro One o il Jupiter 6 per citarne alcuni.
Allo stesso modo non pensavo di risentire suoni e registri che sono entrati nel mio dna musicale molti anni orsono attraverso brani lontani come See You, Nothing To Fear, Now This Is Fun o Told You So.
Mi ha sorpreso molto la riconferma di Ben Hillier in regia…anche se devo dire che il risultato sonoro finale è certamente superiore al precedente album. I suoi “disturbi elettronici” e le “crunchy guitars” sono più dosati e forse equilibrano saggiamente un telaio di analogue synth che poteva risultare troppo retrò.
La grande lacuna di Hillier, a mio parere, rimane la sua limitata, molto limitata, capacità di intervento in fase di arrangiamento.
Dopo una prima e sfaccettata fase in cui Daniel Miller (poi in tandem con Gareth Jones) ha curato e supervisionato i brani DM,non solo a livello sonoro, siamo passati alla fase in cui il signor Alan Wilder ha raccolto il testimone per 3 album. La terza fase(post Wilder), più turbolenta, ci ha consegnato un Ultra elegante e un po’ manierista in cui Simenon ma soprattutto Dave Clayton hanno sostituito i sopracitati cesellatori; a seguire un Exciter in cui il fido Gareth Jones era presente sin dalla pre-produzione e Mark Bell ha lavorato su tracce praticamente già compiute contribuendo essenzialmente a suono e atmosfera.
Oggi Martin Gore è molto più solo.
Peculiarità conseguente dell’album è che probabilmente bisogna risalire ai tempi di Black Celebration per ascoltare un disco dei DM in cui le tracce si distanziano così poco dai demo originali di Martin.
Per esperienza personale posso dirti che ne sarà molto felice soprattutto Andy Fletcher. Come già in passato mi sembra di percepire nuovamente una nuova e comunque graduale evoluzione
dal punto di vista compositivo di Martin Gore; è ormai più di un decennio che una certa spiritualità
avanza nelle sue canzoni che, a volte, fanno forse fatica a rimanere ancorate a ciò che normalmente possiamo definire “pop song”.
Penso ad una evoluzione spontanea, sicuramente contaminata anche da una maturità anagrafica che ti porta, se sei autentico, in nuovi territori; sempre più frequenti sono infatti atonalità e finte disarmonie inaugurate con Exciter.
Alle mie orecchie il livello compositivo di Martin è ancora una volta sublime e sorprendente.
IN CHAINS - PEACE - CORRUPT
Per comprendere l’essenza di Sounds Of The Universe mi sembra che possiamo imboccare due sentieri.
Il primo, contraddistinto da questi tre brani che in un certo modo fanno da spina dorsale all’album che esprime la sua forza attraverso le influenze blues,soul e gospel in salsa elettronica che sono maturate principalmente nel periodo 90-94.
L’incedere evocativo di Corrupt e le atmosfere di In Chains ci consegnano un Dave Gahan al meglio mentre la “beatlesiana” Peace possiede una strofa che è uno dei momenti più grandi di SOTU.
I’m leaving bitterness behind
This time I’m cleaning out my mind
There is no space for the regrets
I will remember to forget
A proposito di queste tre canzoni vorrei rubare una recentissima dichiarazione di Nick Cave.
“Il linguaggio a volte può essere più importante delle idee. Il lessico in se stesso può avere grandi e positivi effetti proprio come le note, la musica. Ti può cambiare il corpo, quasi a livello chimico.
Non è una cosa da intellettuali, è il suono ed il ritmo delle parole.”
FRAGILE TENSION - IN SYMPATHY - PERFECT
Il secondo sentiero è quello che ci porta sulle orme delle tre canzoni in un certo senso più “soft” di SOTU.
Un percorso, a livello compositivo, più innovativo ( anche se con un gusto retrò) che forse ha spiazzato più di un ascoltatore.
In questi episodi, e nonostante la loro bellezza, emerge la carenza in fase di arrangiamento di cui ti parlavo precedentemente. Non bisogna essere George Martin per accorgersi che si poteva, o si doveva, intervenire su alcune parti vocali forzate e su alcune ritmiche e cuciture che sembrano lasciate un po’ al caso.
There is a fragile tension
That’s keeping us going
It may not last forever
But oh when it’s flowing
Peccato, la nuova direzione meritava più cura. La qualità dei brani è alta e la strofa di Fragile Tension è un altro dei momenti che mi hanno colpito maggiormente.
LITTLE SOUL - JEZEBEL
Praticamente i due brani riservati alla voce di Gore anche se il primo e stato trasformato in un riuscito duetto. Con Jezebel, Martin ci sfodera un altro gioiellino dei suoi a cui forse ci siamo tutti abituati troppo facilmente; con il suo incedere ambiguo potrebbe essere la Dressed In Black del nuovo millennio.
Little Soul è un riuscitissimo sequel alle sperimentazioni melodiche iniziate con Comatose e proseguite in Macro.
My little soul will leave a footprint
Mi lascia senza fiato.
WRONG
Singolo celebrativo e solenne con cui ripresentarsi sul mercato sulle orme di precedenti e fortunate esperienze (Personal Jesus, I Feel You) a costo di confondere il pubblico più occasionale su quello che sarà poi il contenuto del resto dell’album.
Potente e curato.
HOLE TO FEED - COME BACK - MILES AWAY/THE TRUTH IS
Sui brani firmati Gahan non ho più proiettili da sparare e non voglio dilungarmi per rispetto alla persona.
Se penso che Light o Ghost sono state “abbandonate” e consegnate al sarcofago, la vita, è vero, è proprio strana.
Sounds Of The Universe mi ha ricordato che Martin Gore è un genio.
Sounds Of The Universe è un altro regalo che Fletcher, Gore e Gahan mi hanno fatto.
Sounds Of The Universe è un altro esempio che…in un Universo parallelo, tutto avrebbe potuto essere Perfetto, tutto avrebbe potuto essere al posto giusto.
Ti ringrazio di cuore per lo spazio che hai deciso di riservarmi.
Giorgio Minale
Fab
