U L T R A......La quiete dopo la tempesta
Inviato: mer feb 01, 2006 1:51 pm
Il 1997 fu un anno decisivo per i Depeche Mode: orfani di un Alan Wilder dedicatosi per intero ai suoi Recoil e con un Dave Gahan in fase di recupero dopo l’overdose e i tentativi di suicidio, il gruppo riesce finalmente a dare alle stampe “Ultra”, dopo tre anni in cui di tutto si era parlato, fuorché di musica. Un album attesissimo che avrebbe segnato definitivamente il futuro della gloriosa band, e lo fece assolutamente in positivo. Inaspettatamente, perché molti erano quelli che non credevano più nei Depeche Mode, soprattutto in un Dave che a detta di molti "si era fatto prendere la mano dal successo". Eppure se la band da allora ha iniziato una seconda giovinezza è anche merito suo, della sua forza di volontà. Ricordo ancora con piacere il primo video tratto da Ultra: Barrel of a Gun, una canzone totalmente diversa da quanto fatto finora, coi Depeche Mode che sembravano prendere ispirazione dai NIN del capolavoro "The downward spiral" coadiuvata da un claustrofobico e inquietante video in bianco e nero con un Dave a dir poco allucinato, ma in forma. Sì, in forma, così come Martin e Andy. "Do you mean this horny creep…..." furono le prime parole di Dave appena risvegliatosi dal coma che seguì il suo ennesimo tentative di togliersi la vita, e sono proprio esse ad aprire questa nerissima song. Ma Dave c’è, è ancora lì, "pulito" come si suol dire in questi casi e in fase di definitiva guarigione. Meno male.
Pezzi come The love thieves, Freestate, Useless o le strumentali Uselink (colonna sonora di 013) e The jazz thieves sono quelli che rendono al meglio questa atmosfera, ma non c’è solo questo in Ultra. L’album presenta momenti volutamente ironici, la divertente It’s no good, secondo single dell’album, un pezzo quasi dance accompagnato da uno dei video più kitsch che abbia mai visto (la tenuta glam di Dave e le sue espressioni mi fanno tuttora ridere di gusto al solo pensiero), e anche momenti romantici la struggente e orchestrale Home (terzo single, cantato da Martin) o la più malinconica e minimale Sister of night, in cui la voce di Dave, delicata come non mai, si contrappone a stucchevoli distrorsioni elettroniche. E poi, la fine. Se The bottom line è l’ultima ora della notte, Insight è la prima luce dell’alba, una sincera introspezione che sancisce definitivamente l’uscita dal tunnel, un autentico brano di speranza. Per il resto c’è molto da dire su Ultra: con questo capitolo, i Depeche Mode sono stati capaci di un ritorno sensazionale che ha spiazzato pubblico e critica, come si suol dire in questi casi. Tutta la band si è impegnata al massimo regalando ai propri supporters un altro capolavoro, cambiando pelle ancora una volta e riprendendosi il tempo perso. Insomma, un album del ritorno "alla Vita" che è paradossalmente diventato l’album della definitiva consacrazione della band. C’è da dire solo un’ultima cosa Ultra ha nettamente diviso i supporter della band, fra chi lo ritiene drasticamente inferiore ai due monumentali predecessori Violator e Songs of Faith and Devotion, lamentando la dipartita di Alan Wilder, e chi lo ritiene un capolavoro assoluto, semplicemente diverso dai predecessori. Personalmente sono fra i membri della seconda fazione, so benissimo che dovrei cercare di essere più imparziale possibile ma trovo “Ultra” un album riuscito sotto ogni aspetto ad opera di un gruppo che è sempre riuscito a cambiare con coerenza album dopo album, virtù che ben pochi possono vantarsi di avere. Ai forumisti di 013 l’ardua sentenza.
Pezzi come The love thieves, Freestate, Useless o le strumentali Uselink (colonna sonora di 013) e The jazz thieves sono quelli che rendono al meglio questa atmosfera, ma non c’è solo questo in Ultra. L’album presenta momenti volutamente ironici, la divertente It’s no good, secondo single dell’album, un pezzo quasi dance accompagnato da uno dei video più kitsch che abbia mai visto (la tenuta glam di Dave e le sue espressioni mi fanno tuttora ridere di gusto al solo pensiero), e anche momenti romantici la struggente e orchestrale Home (terzo single, cantato da Martin) o la più malinconica e minimale Sister of night, in cui la voce di Dave, delicata come non mai, si contrappone a stucchevoli distrorsioni elettroniche. E poi, la fine. Se The bottom line è l’ultima ora della notte, Insight è la prima luce dell’alba, una sincera introspezione che sancisce definitivamente l’uscita dal tunnel, un autentico brano di speranza. Per il resto c’è molto da dire su Ultra: con questo capitolo, i Depeche Mode sono stati capaci di un ritorno sensazionale che ha spiazzato pubblico e critica, come si suol dire in questi casi. Tutta la band si è impegnata al massimo regalando ai propri supporters un altro capolavoro, cambiando pelle ancora una volta e riprendendosi il tempo perso. Insomma, un album del ritorno "alla Vita" che è paradossalmente diventato l’album della definitiva consacrazione della band. C’è da dire solo un’ultima cosa Ultra ha nettamente diviso i supporter della band, fra chi lo ritiene drasticamente inferiore ai due monumentali predecessori Violator e Songs of Faith and Devotion, lamentando la dipartita di Alan Wilder, e chi lo ritiene un capolavoro assoluto, semplicemente diverso dai predecessori. Personalmente sono fra i membri della seconda fazione, so benissimo che dovrei cercare di essere più imparziale possibile ma trovo “Ultra” un album riuscito sotto ogni aspetto ad opera di un gruppo che è sempre riuscito a cambiare con coerenza album dopo album, virtù che ben pochi possono vantarsi di avere. Ai forumisti di 013 l’ardua sentenza.