MEMENTO MORI - Le recensioni degli utenti
Inviato: ven mar 24, 2023 10:09 pm

MEMENTO MORI
di DG|MG
My Cosmos is Mine
Oltretomba a grappoli benché le eco che vorrebbero rifarsi a quelle (imparagonabili) exciteriane (nona vertebra nello specifico) insistano nell'incipit fino all'incalzare del refrain made in Gore, con più o meno simile negazionismo, poi verso la fine total-noise con i grappoli attaccati a tutta la vigna, mi dicono che è all-Salogni-style la quale, possa io essere sempre nel torto marcio, per me avrebbe fatto meglio ad andare al cinema. Indigeribile, apertura live compresa. 3
Wagging Tongue
Titolo evocativo di altrettanta "Hole to Feed" in quanto a baci francesi, a me torna da subito come filastrocca insipida e l'arpeggio per kat-allodole non è nemmeno così furbo. Ripeto che mi sfiora il plagetto, prima o poi mi verrà in mente la matrice.
Mah. 4
Ghosts Again
Metodo Precious, giusto quello, perché l'effetto gli pulisce i mocassini bianchi del Dave dell'epoca. Che dire, se il metodo è quello ci si aggrappa ad ogni speranza utile e la debolezza del brano la si mette in tasca tenendo fuori quel che c'è di buono.
Con le dovute proporzioni dunque, paga lo stesso destino nell'album della sorella maggiore classe '05. 6
Don't say You Love me
Eh no, non dirmelo, ti prego.
Al primissimo ascolto il primissimo vero inedito può starci, nel senso che il felpone un po' soundtrack/drama vale bene una pausa senza infamia, in assenza di lode. John Barry incontra Gahan e Gore, si scansa, e saluta. Però sempre la stessa slide guitar ha anche un po' stancato eh.
Pomposetta. 4+
My Favourite Stranger
Puntuale come un brufolo dopo una nutella ecco l'ennesimo nervo scoperto in tutta la sua distorsione, la Giulia Salvi si ricrederà già da adesso. Non c'è refrain, e forse meglio così visto che da metà song è tutta una dedica all'Admin
Ungulata come un cinghiale romano incazzato per il traffico. 3
Soul With Me
Occhio all'apertura che introduce al solo-Gore tra il musical hollywoodiano ed il cantautorato anglosassone che manco Sir Elton Giovanni oserebbe. Comunque, fatti suoi, come sempre. Faccio solo tantissima fatica a credere che sia lo stesso uomo che va da Any Second Now fino ad Home.
La la Landiana. 3
Caroline's Monkey
Quasi irritante il cantato al sonaglio di Gahan sulla strofa iniziale, poi quello che arriva ai padiglioni però è uno strano incedere con poco capo e ancor meno coda. Nel brano si può chiaramente notare come il drumming e il desktop elettronico servano ancora a 'sti due per ricordare agli astanti chi sono stati, scatenando qualche legittima imprecazione. 4
Before We Drown
Eh eh eh. E qui vi voglio. La prima song che sembra rinsavire il tutto (ehm, targata Gahan e ottava in scaletta, faccio notare) in un disco dei depeche Mode sarebbe stata un ottimo riempitivo, forte delle retrovie dei cori specie sul finale, molto belli gli archi e Mart a sostenerli. Invece ce la ritroviamo come papabile picco nell'ultimo albo dei DG|MG. E se vengono ancora fuori pezzi così, non vedo perché non ne potrebbero venire fuori anche altri, senza doversi dimenticare ogni volta di 2/3 abbondanti di disco.
Secchiate di: rimpianto. 7
People Are Good
Sì, come no. Eppure questa botta di ottimismo in un album che sembra far di tutto per non essere ottimista è la seconda del terzetto d'assi un po' sporchino che si concluderà con la track successiva. Meccanica e martellante, ma purtroppo i nostri hanno dimenticato come si fanno quei refrain portanti e si perdono nei loop vocali fino all'ultima, ectoplasmatica: la gente è buona.
Vagonate di: investirci su un po' di più proprio no? 6
Always You
E tanto ci voleva. Tappeto doc, strofa che si appoggia sul prolungato my di Dave con classe e mestiere, se i prossimi tre minuti mi tiene così è 'na bellezz... poi succede che il refrain...questo maledetto refrain tirato via un po' come successe con la gahaniana "Secret to the End", altro sciupìo celebre; ne viene fuori un vestito elegante macchiato senza pietà da schizzi di frustate sincopate alla 'ndo cojo cojo e title words biascicate ancora in indemoniata sequenza (anche se, resti tra noi, il vocal di Gahan e il pop elettronico sono... sarebbero gli eterni amanti perfetti).
Spreco criminale. 7-
Never Let me Go
A parte il songwriting nello specifico, quantomeno l'impronta psychedelica di Butler, bella profonda, per un approccio non infimo che però anche qui sfoga con quelle chitarre stridule addolcite da qualche sano neurone tipico qua e la sempre per questioni legate a certa identità. Tra questa e lo straniero preferito forse un po' di gara è vinta dalla presente, ma sul secondo minuto e mezzo prima della, seppur rampante, strofa, ci si convince ahimè che delle cordacce non si può fare più a meno, e tutto va un po' a prostitute.
Legnosa. 4
Speak to me
Last track dalle premesse classiche ma spezzata in due, buona l'apertura, ma ce ne sono diverse nel disco, poi chi maledisse "Goodnight Lovers" (non io) un po' di coerenza però la dovrebbe ritrovare. Epilogo lungo e ampolloso, come una mongolfiera zavorrata in procinto di scoppiare in mezzo alla nebbia, guarda caso ancora affidato alla Marta, evidentemente patita del risultato autodistruttivo, soffiante e/o sfrigolante, già espresso fin dal cosmo in partenza. 6-
E' chiaro come questo sia, anche per attinenza al titolo, il capezzale finale, di chi non mi parla più insegnandomi a rabbrividire di passione; lo speak & yell della propria autarchia artistica e della quarantennale sicurtà raggiunta, sdraiandosi su quella leggenda conquistata con la specialità (s)perduta di chi forse troppo ha dato, ricevendo, con parabola miscellanea, la scontata assoluzione da estrema unzione. Tutto questo mentre mi si suggerisce di ricordare ciò che ho stampato, ahimè, nella memoria del cuore fin da giovincello.
In conclusione: nessun paragone con i quattro ronzinanti precedenti, ci mancherebbe che avessero fatto pure cinque dischi, uno dopo l'altro, tutti uguali; peccato che a me sarebbe bastato almeno uno intero come si deve, il cavallo bianco, nell’arco di vent'anni.
Purtroppo i depeche Mode continuano a mancarmi, molto, proprio come quell'ombra vuota.

best white|horses
