GusGus - Arabian Horse

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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

Babylon ha scritto:bilocale grazie.
sono un buon coinquilino.
Ti avevo già messo in conto.

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ndp77
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Messaggio da ndp77 »

sono partito con Harabian Horse per risalire alle loro origini...

Sono rimasto colpito positivamente per la capacità artistica, lo stile all'avanguardia e la raffinatezza compositiva assolutamente unica nel panorama house-electro-prog del Gruppo (con la G maiuscola).

Superiore 24/7 (senza parole).

Bellissimi alcuni episodi di Forever, di Attention e dei primi album (This is Normal), assolutamente inpeccabile e promettente il debutto (Polydistortion) anche se inzialmente erano più orientati al trip hop più acid e progressivo.

In attesa di ricevere T World :roll:

Come già qualcuno ha esclamato qua dentro: God bless Iceland :!:
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ndp77
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Messaggio da ndp77 »

Ho rosicato e rosico ancora come un topo per aver dovuto rinunciare al concertone di Milano...

Secondo me per l'Italia la musica dei Gus Gus rappresenta lo sbarco degli extraterrestri :roll:
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Studio54
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Messaggio da Studio54 »

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mega viaggio.... 8)
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

Gus Gus: la sperimentazione continua.

I Gus Gus di Reykjavik sono un’istituzione della musica elettronica, potremmo dire “techno pop oriented”. E’ difficile difatti inquadrare attraverso un solo genere quanto prodotto dagli islandesi in una carriera quasi ventennale: si è passati dalle sonorità trip-hop/elettroniche dei primi due dischi “Polydistortion” e “This Is Normal” a ritmiche strumentali in salsa technoide di “Gus Gus Vs. T-World” e “Attention”, fino agli ultimi esperimenti pop-dance di “Forever”, house-minimal-dub di “24/7” e tech-house dell’ultimo “Arabian Horse”. Nel tempo la formazione ha subìto diversi cambi di line-up passando da nove elementi a tre nelle ultime produzioni – President Bongo, Biggi Veira e Daníel Ágúst – per quanto nell’ultimo disco sono accompagnati da vecchie conoscenze quali Urður “Earth” Hákonardóttir, Högni Egilsson e Davíð þór Jónsson.

Una carriera lunga e importante, che si è rivoluzionata disco dopo disco, pur mantenendo una freschezza ed una purezza di intenti mirabili. Avete superato bene anche molti cambi di line-up, come ci siete riusciti?

Il tutto è semplicemente avvenuto e basta. La nostra storia è questa, se le cose fossero andate diversamente staremo qui a discuterne in termini diversi. La band ha mosso i suoi primi passi come un collettivo di 9 membri dall’approccio assai diversificato verso la musica e più in generale nei confronti della vita. Il primo album è stato composto per la sola gioia di darlo alle stampe, come progetto parallelo di un gruppo di persone prese a dirigere un cortometraggio. Poi quando abbiamo firmato per la 4AD, il discorso si è caricato di significato, con una maggiore dedizione al progetto da parte di tutti. Ecco perché il vero esordio della band può essere considerato il secondo album. Successivamente le aspettative di alcuni non sono state ripagate appieno, facendo intravedere la fine del progetto. Probabilmente i Gus Gus erano destinati a comporre una manciata di album e poi a scomparire. Fu l’ulteriore collaborazione con Daniel a dare ossigeno alla band, la compilation che producemmo insieme appena prima della sua fuoriuscita dal gruppo. La raccolta conteneva tracce recuperate da un database del periodo 1993 /1994 relativo all’esperienza T-World, band mia e di Buckmaster. Difatti il lavoro si chiama Gus Gus Vs. T-World e fu rilasciato nel 2000 quando i Gus Gus, di fatto, non esistevano più. In seguito ci fu offerta la possibilità di eseguire quest’album dal vivo in modalità strumentale. Io e President Bongo accettammo, non avendo nulla di meglio da fare. Durante il tour notammo il grande attaccamento dai fan e ci divertimmo anche parecchio, perciò prendemmo la decisione di continuare a lavorare come Gus Gus, cercando di trovare nuovi cantanti. Così arrivò Earth, come un vento fresco nella nostra vita, e componemmo assieme due album, Attention e Forever, influenzati da sonorità anni ’80 ma anche dalla musica dance contemporanea. Forse avremmo dovuto cambiare la ragione sociale del progetto anziché utilizzare il nome Gus Gus, ma così facendo avremmo dovuto cambiarlo nuovamente alla fuoriuscita dal gruppo di Earth. Dopo quest’esperienza ricontattammo Daniel, che accettò di tornare nel gruppo, E così arrivò 24/7. Tornando all’oggi, Arabian Horse è una sorta di album di raccordo, che cerca di combinare insieme tutte le esperienza musicali marchiate Gus Gus all’interno di un unico prodotto. Se non fosse stato per Gus Gus Vs. T-World a quest’ora si parlerebbe di una storia fatta da diverse esperienze, magari di 3 o 4 gruppi diversi. Per quanto mi riguarda, le cose stanno bene così come sono andate. Possiamo eseguire Ladyshave, David, Add this Song, Over, durante lo stesso concerto, ed è favoloso.

Dal 1995 al 2011 è cambiato il modo di approcciarsi alle macchine e ai software per produrre musica elettronica. Come avete vissuto questi mutamenti?

I cambiamenti per noi non sono stati radicali. Per il mixing facciamo ancora affidamento principalmente all’outboard, come ai vecchi tempi. Mi piacciono i sintetizzatori dal suono fisico, che sembrano parlare. In molti oggi utilizzano solamente i computer, sintetizzatori software e librerie di campionamenti su cd. Io ho il mio Doepfer Modular Synth con il quale produco la maggior parte dei campioni di suono sui quali lavoriamo. D’altro canto una cosa che mi piace è essere in grado di mixare un brano completamente al computer. Attraverso la Universal Audio Card riesco finalmente a farlo. Ma poi ho la necessità di registrare i diversi output con il TC 2290, TC 2290, PCM 70, RE-3, Mini-KP, RE-201 o al limite con il RE-20. Ma il tutto è assai divertente.

Quando avete iniziato a produrre musica Reykjavik per i più era solamente una sperduta città nordica identificabile al massimo attraverso i primi passi musicali di Bjork. Oggi, anche grazie ai Gus Gus, è considerata una meta fondamentale per la club culture mondiale. Cosa potete dirci in proposito?

Beh non posso dire che sia proprio una meta fondamentale, ma di sicuro ci si diverte. Il più delle volte almeno. Abbiamo alcuni piccoli club che propongono ottima musica, c’è sempre un concerto in corso da qualche parte.
(Bab, prepara la valigia)

Con l’odierna formazione ridotta, il processo musicale si sarà razionalizzato. Come vi dividete i ruoli all’interno del gruppo?

Fondamentalmente siamo in 5. Quindi 3 cantanti e 2 produttori e prendiamo parte tutti insieme al processo di scrittura. Io sono l’unico che sa usare un sintetizzatore.

Non c’è mai molto “hype” prima di una vostra uscita (che avviene quasi in sordina), ma il fenomeno esplode sempre dopo, puntuale come un orologio. E’ una cosa voluta?

No, non è una strategia. Preferirei che gente comprasse l’album in grandi quantità fin da subito, rendendo tutto più semplice.

Ogni disco è una sorpresa, soprattutto per quanto riguarda le sonorità che abbraccerà. Pensate prima alla gamma sonora da ricomprendere nel lavoro oppure è frutto della naturale evoluzione stilistica dei Gus Gus?

Per quanto mi riguarda c’è sempre qualche nuovo stimolo al quale rispondere. All’avvio di una nuova produzione ci sono cose che sperimento e altre che mi lascio alle spalle. Scommetto che vale lo stesso per gli altri membri della band. Per me 24/7 è stato il tentativo di traghettare il linguaggio della minimal techno in ambienti pop. Arabian Horse risulta essere la continuazione del discorso, ma con più enfasi posta sulla struttura canzone, sulla programmazione e sull’approccio vocale. Con il prossimo album ci saranno altre sfide da affrontare.

Amate le sonorità sintetiche ma anche la musica suonata con strumenti veri. Come suonerà live il vostro ultimo disco Arabian Horse?

Allo stesso modo con il quale interpretiamo dal vivo il nostro suono dal 1992. Sequencer, campionatori e sintetizzatori collegati ad un mackie mixer. Il tutto impegna due persone, la prima sul mixer per gli arrangiamenti, aggiungendo o sottraendo elementi al mix sonoro, mentre la seconda manipola e lavora sull’effetto dei sintetizzatori. Insieme si manovrano filtri ed effetti che sono interconnessi.


In Arabian Horse sembra che abbiate immerso i Faithless in mezzo ai ghiacci isolazionisti della vostra terra, costringendoli a fare i conti con la musica sinfonica oltre che elettronica. E’ un’immagine mentale plausibile oppure ne avete una più calzante per descrivere il lavoro?

Non sono sicuro di gradire questo confronto con i Faithless, ma è vero che Arabian Horse suona un po’ trancy. Il tutto è dovuto alla programmazione che ha dato al lavoro una veste grandiosa e melodrammatica. In generale non ho una visione rappresentativa della mia musica. E’ semplicemente un flusso sonoro e come tale non ha forma, solo movimento.

Cosa vi piace dell’ultimo album e cosa invece pensate possa essere migliorato per il futuro?

Mi piacciono le linee vocali, i sintetizzatori, il suono in generale, gli effetti, la programmazione, gli arrangiamenti, la batteria campionata e gli inserti live. Non credo che il tutto necessiti di miglioramento, ma è altrettanto vero che non si può comporre lo stesso album due volte, quindi la prossima volta cambieremo sicuramente qualcosa. Forse aggiungeremo maggiore groove alla matassa sonora.

Cosa ascoltate al di fuori della musica elettronica?

Musica classica, Pop, Indie, R&B e Rock.

Cosa ne pensate della musica dubstep che sembrerebbe essere il paradigma musicale del momento?

E’ forte! Attraverso uno dei miei progetti paralleli mi piacerebbe confrontarmi con questo genere. Ad ogni modo è un paradigma musicale abbastanza rigido. A me piace variare maggiormente con i tempi ritmici.

Verrete in Italia a presentare Arabian Horse?

Lo speriamo. Magari in occasione di qualche festival nell’estate del 2012 o forse in qualche vostra città quest’inverno. Chi può dirlo!

Con affetto,
Biggi Veira


http://www.soundwall.it/gus-gus-la-sper ... -continua/
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ndp77
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Messaggio da ndp77 »

Studio54 ha scritto:
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mega viaggio.... 8)
esattamente :P
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

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Deep Inside
Gus Gus // Kompakt Digital

Format // Digital Only

Released // novembre 28, 2011
Format // Digital Only
Catalog Nr // KOMPAKT DIGITAL 013
EAN // 880319063114

http://www.kompakt.fm/releases/deep_inside
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Ashi Waza
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Messaggio da Ashi Waza »

Più passano i giorni, e più -per me- è il disco dell'anno!
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Messaggio da ndp77 »

Ashi Waza ha scritto:Più passano i giorni, e più -per me- è il disco dell'anno!
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Messaggio da violator88 »

violator88 ha scritto:... devo dire che certe loro songs live rendono molto, ma molto, di più...
Seriamente.
Confermo l'impressione che avevo avuto.

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Spettacolare.
Cmq, per quel poco che posso aggiungere... disco dell'anno (cit. Ashi).
E a tal proposito mi piacerebbe leggere un commento un pò più articolato da parte di katullo ed uno del Padrone di Casa, positivo o negativo che sia. Due paroline quest'album, imho, credo che se le meriti. Ripeto, l'album.

@Mith: Non s'è squagliato.. :) mi stavo squagliando io semmai, avevo la febbre abbastanza alta in quei giorni, davvero.
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Messaggio da Mithrandir79 »

violator88 ha scritto:@Mith: Non s'è squagliato.. :) mi stavo squagliando io semmai, avevo la febbre abbastanza alta in quei giorni, davvero.
:wink:
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

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Messaggio da violator88 »

Gau, pure da te, mi aspetterei due paroline in più su questo piccolo gioiello made in Island, sei troppo sintetica. :)
Sù sù.. e cerca di essere chiara :wink:

Ps(Ot degno): la piccolina come sta?
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gaugahan
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Messaggio da gaugahan »

E' tutto già sufficientemente chiaro, violator.

ot necessario: quale piccolina?
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violator88
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Messaggio da violator88 »

Niente Gau, lascia stare. Credo che tu mi abbia già risposto cmq (scusami, è che c'ho parecchi pensieri in testa, troppi direi).
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