Melody Maker...magari. Peccato che quei tempi ormai siano lontani.
Ve lo immaginate oggi lo stesso annuncio, aggiornato: "band affermata cerca tastierista/sintetista sotto i 40 anni".
Però il senso di quello che dice Sat è giusto.
Occorre il quarto elemento in modo da smettere di confidare tutto nel produttore di turno.
Ripristinare almeno un dualismo nelle scelte di produzione musicale proprio in seno al gruppo.
Ma credo che Martin non lasci spazio.
Inoltre il suddetto, dopo Countefeit 2, scrive e compone nello studio che si è allestito in casa.
Penso che da lì non escano più delle "bozze" di brani ma quasi una completa pre-produzione, il che preclude ulteriormente input creativi dall'esterno.
E' un pò la sindrome che colpisce oggi tanti musicisti da home studio e che verifico quotidianamente nel mio lavoro.
La gente viene con tracce già pronte, vuole solo aggiungere le voci, rifinire le ambienze e la dinamica, senza toccare ulteriormente le loro creature.
Si rifiuta l'apporto esterno di tecnici, programmatori, o qualsiasi input che porti magari alla sperimentazione, quasi per paura di deviare troppo dall'ispirazione originaria.
O meglio, è una forma di innamoramento della propria creatura artistica.
A questo punto non ho ancora capito se sia un bene, avere un computer che ti permette di avere tanta tecnologia musicale in casa (a servizio del proprio genio musicale) o se invece sia un male. Boh.
Certo, adesso per Martin è più facile sorbarcarsi quasi tutta la produzione, visto che usa tanto il computer e le tecnologie vst.
Un Alan non servirebbe così tanto, non siamo più ai tempi di Sofad.
E qui torno a parlare di 'sto pò pò di album...(ciao Yuzar).
Dunque.
Quando si decise di abbandonare la rigidità sintetica di Violator a favore della nuova svolta spirituale dei brani di Martin, Alan decise di mettere mano pesantemente alla sezione ritmica. Intuì che buona parte della suddetta rigidità era dovuta ai suoni percussivi che erano controllati roboticamente dal sequencer.
Breve spiegazione di cos'è un sequencer. Il sequencer è un dispositivo (prima hardware ora totalmente software) che ti permette di registrare e poi trasmettere dei segnali elettrici corripondenti a delle note o, nel caso delle drum machine, a elementi percussivi, come cassa, piatti, rullante, etc.
L'input viene effettuato da una tastiera (suonando) o direttamente programmato sul sequencer stesso, seguendo una logica matematico/musicale.
Il sequencer, pilotando una drum machine, non solo va a tempo, ma spacca il centesimo di secondo, rigidissimo come il tic tac di un orologio. Cosa che va bene su brani electronic-oriented, male su altri.
L'esecuzione di un batterista vero, invece, ha sottili imprecisioni e un particolare feeling sulla dinamica nonchè una timbrica variabile che è intrinseca allo strumento (puoi colpire mille volte un tamburo, questi suonerà mille volte diverso ad ogni colpo, sono variazioni sottili ma l'orecchio umano le coglie).
Alan capisce tutto questo e decide per il calore della batteria "real thing".
Bastava che Miller schioccasse le dita per far arrivare un batterista coi fiocchi (un pò come è avvenuto più tardi nella produzione di Ultra). Invece lui no, la vuole suonare lui e si prende carico della cosa.
Perchè?
Perchè lui la suona per un pattern di pochi secondi con il campionatore che registra. Il frammento registrato viene messo in play ciclico (loop), l'uscita audio del campionatore viene collegata al sintetizzatore modulare Roland System 700.
Il campione viene così filtrato dalla catena di sintesi del synth e assume altri connotati.
Non basta. L'uscita del synth viene collegata a un processore per chitarra e quindi il suono viene ulteriormente sporcato.
Riepiloghiamo la catena audio: batteria+campionatore+synth modulare+processore per chitarra.
Dopo Frankstein, ecco il mostro del dr. Wilderstein.
Un lavoraccio di merda che ha permesso di ottenere diverse tracce ritmiche, ognuna con un filtraggio diverso. Diversi loop che si avvicendano o vanno su tracce parallele ma sfasate.
Una ritmica così movimentata che stimola i riff di chitarra di Martin, che tranquillo tranquillo può concentrarsi sulla sua Gretch.
E' così che nasce quel magnifico groviglio di I Feel You.
Alan usa addirittura due batterie, di dimensioni diverse, registrate in stanze diverse, nel seminterrato della villa di Madrid.
Poi...
Suona dal vivo sui piatti, campiona gli stessi e poi li manda in play al rovescio.
Campiona i cori in scarsa qualità, usando ancora quel carroarmato di Emulator.
Ma poi li stratifica su un respiro sottilissimo e continuo, campionato con un moderno Akai.
Si sente poco ma c'è.
L'atmosfera è sospesa.
"Nella tua stanza, dove il tempo si ferma o si muove secondo la tua volontà..."
Il synth monofonico Arp 2600 arpeggia sub frequenze.
"Permetterai al mattino di venire subito o mi lascerai qui?..."
Ed ecco l'intro di In Your Room.
Il brano è lungo e strutturalmente articolato. Una linea emozionale continua che sale. Ogni strofa un gradino più su.
Viene campionato il suono del rullante della batteria. Il campione viene troncato sulla coda, lasciando solo pochi millesimi di secondo del transiente iniziale e l'intonazione viene alzata in modo innaturale.
Resta un bel "taack" che segue gli accordi della tastiera, annegato in un riverbero programmato ad hoc.
Con questo suono, dopo la strofa intro, si apre il sipario introduttivo della seconda strofa.
Ma due uniche linee di batteria, per strofa e ritornello non bastano.
E' un casino.
Il pezzo viene registrato in quattro modi diversi prima di arrivare alla struttura definitiva.
Nella seconda strofa la ritmica viene arricchita da rullate continue. Il suono si impasta e allora i tom vengono aperti di più in stereofonia. Ecco il segreto, la dislocazione stereofonica della batteria.
Poi i riff di chitarra di Martin ci portano a uno scalino più su.
La tensione emozionale sale e trova soluzione nel ritornello, che parte di nuovo col "taack" di cui sopra.
"Aggrappandomi alle tue parole..nutrendomi del tuo respiro..sentendo con la tua pelle..
io sarò sempre qui"
Il mixaggio diventa difficile nell'ultimo ritornello, siamo all'apice, le frequenze si accavallano, tanti suoni, tutti quegli armonici di chitarra che vogliono rappresentare le lingue di fuoco degl'inferi.
Immagino Steve Lion dare testate sulla console...
Neanche il suono degli archi trova pace e viene trattato con un oscillatore a bassa frequenza per far tremolare il tutto.
Il mix che andrà a finire nella raccolta Singles 86-98 sarà praticamente un gioco da ragazzi.
Però nel video, il viso beffardo di Dave su quelle note, provocherà terremoti ormonali a diverse fanciulle..(una tipa, una volta mi confidò, che "quel Gahan" bisogna guardarlo a gambe strette...

).
Insomma, un lavoraccio, un lavoraccio, ma Alan ci sguazza e tira fuori un magnifico album.
E centra due volte l'obiettivo.
Lavorando così sulle ritmiche, ha dato coerenza al messaggio che si voleva ottenere rispetto a Violator e in più ha reso più trascinanti i brani.
Questo concetto di trascinamento ritmico (groove) verra poi completamente perso in Exciter.
Sigh.
Certo poi qualcuno può venire a dire che Alan non è poi quel gran talento che si dice.
Bene provate a immaginare Sofad privo delle strutture ritmiche, dei loop e di tutto quello scritto sopra per vedere cosa resta.
Questo esercizio mentale è utile per, diciamo "quantificare sulla bilancia" l'apporto di Alan alla band, o quantomeno l'apporto fatto a Sofad.
Nessuno lo obbligava a vestire i panni del batterista cibernetico eppure lui lo ha fatto, perchè il senso dei DM era di andare sempre avanti e quella era una missione che il nostro si era assunto.
Per ultimo aggiungo che la batteria (o comunque tutto l'impianto cyber-acustico di sofad), dal 1993, ha fatto scuola. Ma questo lo ammetteranno solo in pochi.
Eric Persing, ex programmatore della Roland, pochi anni dopo fonda la Spectrasonic. La ditta si occupa di suoni per campionatori e una sua sound-library chiamata "Distorted Reality", con loop ritmici lavorati come sopra, diventerà un best seller di vendite.
Dozzine di dischi utilizzeranno tale libreria (cito solo Garbage e i Paradise Lost di "Host").
E dieci anni dopo Sofad, mi sento ancora il campione ritmico dell'intro di Get Right With Me su una pubblicità di Mtv (avete presente la tipa che abbaglia con la lampada il tipo dormiente sul divano?)
Sgrunt!
@lieno produrrei volentieri un disco dm-style, anche gratis, ma in questo periodo non ho neanche il tempo per grattarmi la testa...
Urk, basta, mi fanno male le dita.