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Inviato: gio ago 07, 2008 7:35 pm
da Alya_DM
Mi ero persa le ultime... :)
Ma S&S? :roll:

Inviato: ven ago 08, 2008 11:27 am
da jak
Collectors ha scritto:“ Do you mean this horny creep….” Il miracolo dei dM si può vedere e sentire in queste parole. Sono l’inizio dell’album e della song Barrel Of A Gun, ma cosa più sensazionale pare siano state le prime parole che Dave ha detto al risveglio dal coma.
Ma... riguardo a questo sembra sia un invenzione dei media tutti i giornalisti lo dicono ma sembra una montatura.....
qualche anno fa ci fu un 3d apposito sull'argomento non ricordo chi postò gli articoli originali dell'epoca e non si faceva alcun riferimento alle parole che dave pronuncia al risveglio dal coma....insomma sembra una balla!

Inviato: gio nov 26, 2009 1:03 am
da devotional
up.

chissà che qualche nuova leva o qualche nuovo iscritto non voglia cimentarsi... :)



(devo aggiornare un paio di cose nella mia...)

Inviato: lun dic 07, 2009 4:38 pm
da angel69
domani aprofittando del pomeriggio festivo ci provo... :D

Inviato: mar dic 08, 2009 5:12 pm
da angel69
(scritto col cuore, abbiate pietà 8) )


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Depeche Mode 101 ([/i]per il centunesimo post in questo forum)

E’ il diciotto giugno del 1988 quando 70.000 persone affollano il Rose Bowl di Pasadena, California. E’ l’ultimo concerto del tour seguente la pubblicazione dell’album Music for the Masses. E’ l’11 marzo del 1989 quando, quella serata viene pubblicata in doppio LP e in doppio CD. Copertina meritatamente autocelebrativa per il quartetto britannico ed inserto fotografico molto suggestivo ad opera del fotografo olandese Anton Corbijn.

Venti brani nella versione Cd e 17 su Lp. Apertura magnetica e marziale con l’enigmatica Pimpf. Giusta partenza con Behind the Wheel, ritmica irresistibile, serrata e trascinante. La voce di Dave magnificamente accompagnata e fusa con quella di Martin Gore. Il good-evening Pasadena suggella la fusione col pubblico, col loro pubblico. Già dalle prime note della serata in perfetta sintonia con la band. La hit Strangelove scioglie definitivamente il pubblico. Un testo splendido e coinvolgente trascina il Rose Bowl e spinge la band. Il frontman Gahan domina la scena tra le urla di approvazione generale. Altro che dolore e sofferenza, in quello stadio c’è solo energia!

Primo sguardo nell’anima con la successiva Sacred (nell’edizione su cd). Il canto di Gahan spinto da una grancassa essenziale e fuso con la splendida voce di Gore. Questa è davvero la parola portata a ragazzi e ragazze. Giro di basso particolarmente intenso e atmosfera “di rispetto” da parte del pubblico. Brano più di nicchia ma ottimamente recepito dalla platea. Da Some Great Reward la successiva Something To Do. Ritmo teso e influenze teutoniche con uno dei più bei cori nel repertorio dei Depeche. Neanche il tempo di respirare che si è catapultati nell’aria più mistica della storia dei Mode, Blasphemous Rumours. Canto sofferto e brividi di dolore e misicismo nel pubblico. Ottimo il lavoro di arrangiamento, merito di Alan Wilder.

Uno dei punti più intensi arriva con Stripped, a partire dall’accensione del “motore” ed a seguire nel magnifico ritornello incastonato dal coro di Gore, Fletcher e Wilder. Notevolissimo Gahan in una performance superlativa. Anche l’ascoltatore casalingo socchiude gli occhi ed è proiettato nel finale quando il sinth solista di Wilder sottolinea il ritornello reso etereo e immortale dalla seconda voce di Gore. Pubblico alle stelle. E’ tempo di pausa per Dave e Andy, sul palco Martin e Alan. Voce e piano per Somebody, sottolineata dal canto e dall’affetto del Rose Bowl. Calda e delicata la performance di Gore, semplicemente perfetta. Un tutt’uno coi fans, che nemmeno per un attimo lo lascino “solo”! Si torna a Music for the Masses con la splendida, fascinosa e sensuale The Things You Said. Giro di basso e atmosfera da podio olimpionico, la voce di Gore – ovattata e suadente – prende per mano ed accompagna i settantamila del Rose Bowl sull’orlo dell’anima e lancia lo sguardo oltre essa.

L’intro, memorabile, di Black Celebration riporta Dave on stage. Uno dei più bei giri di basso degli anni ’80 e un’atmosfera raffinatissima regalata al Rose Bowl in una sera di giugno, dono ed emozione con Gahan impegnatissimo a coinvolgere il Rose Bowl, e il Rose Bowl è coinvolto, eccome. Si salve in vetta con Shake The Disease, singolo del 1985. Il canto di Gahan regge e trascina, a meraviglia il brano. Senza risparmio e senza sosta. Nothing, trascinante e coinvolgente con una parentesi strumentali per le percussioni “sintetizzate” di Wilder e Gore ed un bel giro di basso in grande evidenza. Atmosfera prettamente “us” con la successiva Pleasure Little Tresure, B-side del super singolo Never Let Me down Again. Un crescendo solitario di batteria campionata introduce la successiva People are People, uno dei singoli più popolari dei Depeche Mode. Forse il punto meno convincente (pur nella sua forza trascinante) dello show, a causa di una non perfetta riproduzione dei campionamenti metallici del brano. Comunque interessantissimo l’intro. Si scivola lentamente verso la parte finale della serata con la serrata A Question of Time. Una corsa ed una rincorsa sfrenata. Le magiche orchestralità ed il basso imperioso alzano il sipario verso quella Never Let Me Down Again che trascina verso l’infinito il Rose Bowl di Pasadena. La personalità di Gahan abbraccia tutti i 70 mila verso l’apoteosi, la platea è catturata dal cantante inglese e sospinta verso vette inarrivabili, nessuno può sfuggire… …la “massa è conquistata”!

Quando hai ai tuoi “piedi” settantamila persone tutto ciò che è stata la tua vita sino ad allora assume un significato diverso, i sogni d’infanzia, i sacrifici e le deviazioni di gioventù, la tua cittadina di provincia così aliena ed alienante… …non sono più, non saranno più.

Ancora una parentesi per Martin, la sua Question of Lust non fa che sottolineare un’altra tappa di questo viaggio interpersonale, dei Depeche Mode che ti prendono e ti portano altrove, dove non penseresti che la tua anima possa arrivare. E’ il momento dell’energia, Master and Servant e la successiva Just Can’t Get Enough non solo sono classici singoli di successo, solo sono le “barrette” del nutrimento dei fan depechemodiani, le note ritmate e cupe di Master e l’atmosfera sbarazzina dei sinth di Just… …scaricano l’adrenalina e riportano pian piano l’ascoltatore nella sua dimensione umana, senza fargli lasciare un bel po’ di compiacimento per la via. E si autocompiace anche il grande Gahan, ne ha ben ragione. Quando sei arrivato non avresti pensato, puoi anche fermarti e sorridere!! Ma c’è ancoa una cima da scalare in questa tappa spettacolare, Everything Counts con i suoi ritmi orientaleggianti ed il suo irresistibile ed ipnotico giro di basso. Grandi cori e finale “minimale” di Gore, forse un inconsapevole ritono a quella tastierina Bontempi da cui nell’infanzia tutto partì.

Difficile rimettere i piedi per terra e slacciare le cinture dopo un volo interiore simile, è grazie a questa grande band britannica ed alla genialità delle proprie melodie, delle proprie liriche, della propria personalità e di quel rapporto così intimo e così “sconfinatamene” intimista col proprio pubblico se riusciamo a scinderci così da noi stessi. :shock:

Inviato: mar dic 08, 2009 5:49 pm
da Freestate
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Inviato: mar dic 08, 2009 6:11 pm
da devotional
complimentoni!

... e deliziaci ancora. :)

Inviato: mer dic 09, 2009 1:55 pm
da angel69
grazie mille! :D

freestate: adirittura la foto!! :lol:

Inviato: mar nov 02, 2021 5:36 pm
da katullo
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best davinottations

Inviato: gio dic 16, 2021 7:45 am
da katullo
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best neverleaveDavinottiagain