l'ho pensato anch'ioStudio54 ha scritto: chi l'ha scelta conosce davvero bene i dm allora
Depeche Mode & film/telefilm/TV/radio
Moderatori: devotional, Miss Kaleid
Pavel
La faccia da delinquente non l'aveva ancora,ma sicuramente riusciva a farla,oltre alla bravura recitativa,di chi conosce la sofferenza fin da piccolo.Solo chi ha vita facile può parlar male di uno con una vita difficile.
Conosco gente con la stessa faccia a 40 di quella a 10.
Comunque guardate su youtube.com cercando Depeche Mode 1983 nel video su italian tv di 7 min. cantano Everything Counts poi intervistati da Mike Bongiorno,quest'ultimo fa la figuraccia alla fine del video,prendendo per il didietro le loro pettinature,Dave accarezza la sua parrucca

Conosco gente con la stessa faccia a 40 di quella a 10.
Comunque guardate su youtube.com cercando Depeche Mode 1983 nel video su italian tv di 7 min. cantano Everything Counts poi intervistati da Mike Bongiorno,quest'ultimo fa la figuraccia alla fine del video,prendendo per il didietro le loro pettinature,Dave accarezza la sua parrucca
- grassiniettore
- Angel

- Messaggi: 4358
- Iscritto il: sab set 23, 2006 10:02 pm
- Località: Udine
Ahhhh, guido ciabatta che mi combini?ruggio ha scritto:sentite un pò che barzelletta,
dopo che su radio dj è passata pj cantata da j.cash, guido bagatta esordisce con un:"l'avrete sicuramente riconosciuta, personal jesus, che è stata rifatta altre 5 o 6 volte, in modo più o meno rock ma anche pop...uno dei classici di johnny cash...."
uhahahaha
- Higherdevoteedm
- Ultra member

- Messaggi: 1037
- Iscritto il: gio mar 08, 2007 10:58 pm
- Località: Monopoli BA
- Egyptian78
- Devoted

- Messaggi: 63
- Iscritto il: mar mar 07, 2006 5:27 pm
- Località: In the stars above
Re: Pavel
Pavel ha scritto: Ho sentito A Pain that i'm used to su un poliziesco su rete 4.Non ricordo il nome del film.
se non ricordo male si trattava di BONES... che è il nomignolo dato alla protagonista (un'antropologa forense che risolve i casi analizzando gli scheletri ritrovati) dal collega macho...me la ricordo qlla puntata, mi è piaciuto l'effetto che ha dato la song a tutta l'atmosfera del telefilm...tosta......
- Egyptian78
- Devoted

- Messaggi: 63
- Iscritto il: mar mar 07, 2006 5:27 pm
- Località: In the stars above
Re: Pavel
Pavel ha scritto: Ho sentito A Pain that i'm used to su un poliziesco su rete 4.Non ricordo il nome del film.
se non ricordo male si trattava di BONES... che è il nomignolo dato alla protagonista (un'antropologa forense che risolve i casi analizzando gli scheletri ritrovati) dal collega macho...me la ricordo qlla puntata, mi è piaciuto l'effetto che ha dato la song a tutta l'atmosfera del telefilm...tosta......
Re: Pavel
ahah grazie per averlo segnalato!bellissimo..e quando chiede a Martin se è uomo o donna?
.Alla fine nn sa più che domande fare e dice che sono bravi ragazzi..Altro che bravi ragazzi sarebbero diventati di li a poco..
Pavel ha scritto:La faccia da delinquente non l'aveva ancora,ma sicuramente riusciva a farla,oltre alla bravura recitativa,di chi conosce la sofferenza fin da piccolo.Solo chi ha vita facile può parlar male di uno con una vita difficile.
Conosco gente con la stessa faccia a 40 di quella a 10.
Comunque guardate su youtube.com cercando Depeche Mode 1983 nel video su italian tv di 7 min. cantano Everything Counts poi intervistati da Mike Bongiorno,quest'ultimo fa la figuraccia alla fine del video,prendendo per il didietro le loro pettinature,Dave accarezza la sua parrucca![]()
![]()
Re: Pavel
Ricordi benissimoEgyptian78 ha scritto:se non ricordo male si trattava di BONES... che è il nomignolo dato alla protagonista (un'antropologa forense che risolve i casi analizzando gli scheletri ritrovati) dal collega macho...me la ricordo qlla puntata, mi è piaciuto l'effetto che ha dato la song a tutta l'atmosfera del telefilm...tosta......
http://www.depechemodeitalia.com/layout.htm
P.S. Bagatta non fa proprio testo!
Pavel
Bagatta?Quello del basket?Io gioco a basket,mi hanno pubblicato tre articoli sul giornale.Ora sono due volte cavoli suoi
-basket e DM.
Americanofilo e anti depeche,è merenda per me.
Si Bongiorno si era dimenticato della parrucca.
Ma poi non sono mica diventati cattivi i depeche.Un po schizzati .Dave era depresso e si ha fatto male da solo.
Si era Bones ora ricordo.
Americanofilo e anti depeche,è merenda per me.
Si Bongiorno si era dimenticato della parrucca.
Ma poi non sono mica diventati cattivi i depeche.Un po schizzati .Dave era depresso e si ha fatto male da solo.
Si era Bones ora ricordo.
Pavel
Questo l'ho trovato su www.musicboom.it
La bellezza del ciclo infinito.
di
Alex Franquelli
Una volta ho incontrato Dave Gahan. Sembra strano e francamente assurdo ma è successo proprio così. Eravamo in un club a Londra e curava la sua convalescenza post-suicida con del Martini rosso senza ghiaccio. Non so come iniziammo a parlare ma mi disse che non esiste l'evoluzione se non nella rielaborazione cosciente del passato. Non presi per buone le sue parole e non credo di averci parlato a lungo: fatto sta che i Depeche Mode escono con un nuovo disco nella seconda metà del 2005 ed io sono ancora qui a parlarne.
Aveva ragione, dicevo? Forse no. Però è comunque innegabile come un discorso del genere possa essere applicato a molti ambiti creativi e non, cominciando forse proprio da Playing The Angel. Questo album è oggettivamente ben suonato, ottimamente prodotto e persino meglio scritto. Il problema reale risiede però, come diceva il buon Dave, nella necessità di guardare avanti imparando dal passato.
Che necessità c'è di reinventarsi, di andare oltre la sutura artistica tra i Kraftwerk e il pop per mettere di nuovo in gioco la propria carriera quando l'apice creativo è ormai alle spalle?
I Depeche Mode deviarono il corso della musica di quel poco che bastò per non lasciar morire il punk donandogli nuova linfa elettronica ed un carattere sconosciuto contribuendo a portarlo ai giorni nostri. Tutto quello che sarebbe loro servito con Playing The Angel sarebbe stato salvarsi dal marasma sterile di Exciter in cui stavano affondando le loro radici, convogliare gli ultimi scampoli d'arte in soggettive pop di ripiego e di richiamo ed armare un grandioso tour europeo. Invece no.
La band inglese non si avventura di nuovo (alla cieca) nei territori forse piu consoni ad un David Sylvian che non al loro pop destrutturato: scrive un album che sembra migliorare di brano in brano e, nota che per il sottoscritto meriterebbe un capitolo a parte, concepisce qualcosa che i Mesh stanno studiando da anni senza trovare il coraggio di farlo uscire dal buio del loro studio.
Dave Gahan, Andrew Fletcher e Martin Gore decidono di ripercorrere non la loro carriera, bensì il carattere che l'ha determinata, con brani vagamente retrò come John The Revelator (non avremmo gridato allo scandalo se avessimo trovato questo quasi-rifacimento di un classico country su Ultra), le geometrie oscure di Nothing's Impossible e Lilian che richiamano implicitamente una gemma come Violator o, soprattutto nel primo caso, la musicalità priva di fronzoli di Construction Time Again.
Colpisce il segno il respiro techno di Suffer Well che fa da contraltare ad una tematica, quella del suicidio, che torna sovente in maniera neanche troppo nascosta ["...An angel led me when I was blind/I said take me back, I've changed my mind..."] bilanciando l'ottimismo e l'ironia di brani più propriamente goraniani come John The Revelator (a mio avvviso un chiaro riferimento a Pontefici di fresco trapasso) e Macro.
In poche parole non sarebbe errato definire Playing The Angel come la naturale conseguenza di Violator - per chi non lo sapesse un disco del 1990.
La presenza delle coriste si è fatta discreta, i fiati sono relegati a ruoli di terzo piano e la chitarra fa la sua tiepida comparsa esclusivamente in brani come la già citata Suffer Well o The Sinner In Me. Nulla a confronto dell'impianto stilistico di Songs Of Faith And Devotion, Ultra ed i faraonici tour mondiali che seguivano prove non pienamente convincenti e sicure dei propri mezzi.
Le novità non risiedono dunque solo nell'esordio alla scrittura di Gahan ma anche nel non aver apportato innovazioni di rilievo forse per paura, freddo calcolo o consapevolezza di non poter andare oltre venticinque anni dopo l'esordio.
Il singolo Precious basterebbe da solo a far capire che chi scrive uno dei brani più belli dell'anno non può aver esaurito la propria vena in quattro minuti scarsi di elettronica e sentimento, che puoi benissimo metter su una band ed indovinare il disco della vita (ogni riferimento a fenonemi recenti è molto meno che casuale) ma non sarai mai tu a scrivere una pagina di storia della musica se dopo dodici album non capisci una delle lezioni fondamentali.
Vale a dire che se ti chiami Depeche Mode l'unico modo per restare vero, vivo e rinnovarti, è suonare esattamente come i Depeche Mode. Il mondo non ti chiederà davvero altro.
:: E inoltre... ::
MANES
[View]
BOY ROBOT
Rotten cocktails
THOM YORKE
The Eraser
SAFETY SCISSORS
Tainted Lunch
ALIAS & EHREN
Lillian
:: Scheda ::
:: Depeche Mode
:: Playing The Angel
:: Sire/Reprise/Mute
:: 2005 (Uk)
:: [electro]
:: Tracklist ::
01. A Pain That I'm Used To
02. John The Revelator
03. Suffer Well
04. The Sinner In Me
05. Precious
06. Macro
07. I Want It All
08. Nothing's Impossible
09. Introspectre
10. Damaged People
11. Lilian
12. The Darkest Star
Commenti su quest'uomo?
La bellezza del ciclo infinito.
di
Alex Franquelli
Una volta ho incontrato Dave Gahan. Sembra strano e francamente assurdo ma è successo proprio così. Eravamo in un club a Londra e curava la sua convalescenza post-suicida con del Martini rosso senza ghiaccio. Non so come iniziammo a parlare ma mi disse che non esiste l'evoluzione se non nella rielaborazione cosciente del passato. Non presi per buone le sue parole e non credo di averci parlato a lungo: fatto sta che i Depeche Mode escono con un nuovo disco nella seconda metà del 2005 ed io sono ancora qui a parlarne.
Aveva ragione, dicevo? Forse no. Però è comunque innegabile come un discorso del genere possa essere applicato a molti ambiti creativi e non, cominciando forse proprio da Playing The Angel. Questo album è oggettivamente ben suonato, ottimamente prodotto e persino meglio scritto. Il problema reale risiede però, come diceva il buon Dave, nella necessità di guardare avanti imparando dal passato.
Che necessità c'è di reinventarsi, di andare oltre la sutura artistica tra i Kraftwerk e il pop per mettere di nuovo in gioco la propria carriera quando l'apice creativo è ormai alle spalle?
I Depeche Mode deviarono il corso della musica di quel poco che bastò per non lasciar morire il punk donandogli nuova linfa elettronica ed un carattere sconosciuto contribuendo a portarlo ai giorni nostri. Tutto quello che sarebbe loro servito con Playing The Angel sarebbe stato salvarsi dal marasma sterile di Exciter in cui stavano affondando le loro radici, convogliare gli ultimi scampoli d'arte in soggettive pop di ripiego e di richiamo ed armare un grandioso tour europeo. Invece no.
La band inglese non si avventura di nuovo (alla cieca) nei territori forse piu consoni ad un David Sylvian che non al loro pop destrutturato: scrive un album che sembra migliorare di brano in brano e, nota che per il sottoscritto meriterebbe un capitolo a parte, concepisce qualcosa che i Mesh stanno studiando da anni senza trovare il coraggio di farlo uscire dal buio del loro studio.
Dave Gahan, Andrew Fletcher e Martin Gore decidono di ripercorrere non la loro carriera, bensì il carattere che l'ha determinata, con brani vagamente retrò come John The Revelator (non avremmo gridato allo scandalo se avessimo trovato questo quasi-rifacimento di un classico country su Ultra), le geometrie oscure di Nothing's Impossible e Lilian che richiamano implicitamente una gemma come Violator o, soprattutto nel primo caso, la musicalità priva di fronzoli di Construction Time Again.
Colpisce il segno il respiro techno di Suffer Well che fa da contraltare ad una tematica, quella del suicidio, che torna sovente in maniera neanche troppo nascosta ["...An angel led me when I was blind/I said take me back, I've changed my mind..."] bilanciando l'ottimismo e l'ironia di brani più propriamente goraniani come John The Revelator (a mio avvviso un chiaro riferimento a Pontefici di fresco trapasso) e Macro.
In poche parole non sarebbe errato definire Playing The Angel come la naturale conseguenza di Violator - per chi non lo sapesse un disco del 1990.
La presenza delle coriste si è fatta discreta, i fiati sono relegati a ruoli di terzo piano e la chitarra fa la sua tiepida comparsa esclusivamente in brani come la già citata Suffer Well o The Sinner In Me. Nulla a confronto dell'impianto stilistico di Songs Of Faith And Devotion, Ultra ed i faraonici tour mondiali che seguivano prove non pienamente convincenti e sicure dei propri mezzi.
Le novità non risiedono dunque solo nell'esordio alla scrittura di Gahan ma anche nel non aver apportato innovazioni di rilievo forse per paura, freddo calcolo o consapevolezza di non poter andare oltre venticinque anni dopo l'esordio.
Il singolo Precious basterebbe da solo a far capire che chi scrive uno dei brani più belli dell'anno non può aver esaurito la propria vena in quattro minuti scarsi di elettronica e sentimento, che puoi benissimo metter su una band ed indovinare il disco della vita (ogni riferimento a fenonemi recenti è molto meno che casuale) ma non sarai mai tu a scrivere una pagina di storia della musica se dopo dodici album non capisci una delle lezioni fondamentali.
Vale a dire che se ti chiami Depeche Mode l'unico modo per restare vero, vivo e rinnovarti, è suonare esattamente come i Depeche Mode. Il mondo non ti chiederà davvero altro.
:: E inoltre... ::
MANES
[View]
BOY ROBOT
Rotten cocktails
THOM YORKE
The Eraser
SAFETY SCISSORS
Tainted Lunch
ALIAS & EHREN
Lillian
:: Scheda ::
:: Depeche Mode
:: Playing The Angel
:: Sire/Reprise/Mute
:: 2005 (Uk)
:: [electro]
:: Tracklist ::
01. A Pain That I'm Used To
02. John The Revelator
03. Suffer Well
04. The Sinner In Me
05. Precious
06. Macro
07. I Want It All
08. Nothing's Impossible
09. Introspectre
10. Damaged People
11. Lilian
12. The Darkest Star
Commenti su quest'uomo?
Pavel
Comunque lascio il forum.Ho intravisto che internet non riguarda la realtà,ma la virtualità.Uno può registrarsi con 30 nomi differenti.Una cosa è importante vinciamo sempre.Magari non 8-0,ma 2-1.Uno può far credere non so cosa in internet,figurarsi in tv.Ma in internet chiunque può far credere cose non vere.In tv solo pochi raccomandati e chi raccomanda.Su internet è inutile,ma in tv molti vogliono far credere che i DM sono meno di quello che sono.Ma la realtà è che a Lubiana i biglietti mi sono stati regalati.Da un signore che ha contatto con i depeche.Ed i tifosi quelli che incontri dal vivo eh siiii.


