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la cosa grottesca di tutta la faccenda delle esclusioni dal voto delle liste di formigoni e della polverini (anche se lei almeno l'hanno riammessa con la sua lista civica) è che ora la Capitale è tappezzata di sinistri manifesti in cui si legge "Non ti vogliono far votare", e il nano e i suoi giannizzeri fomentano addirittura chissà quali rivolte.
Cioè, questi prima si mettono negli impicci da soli per le pastette dei nomi da cassare e dasostituire in lista e poi gridano alla rivolta? Ma contro chi?
la morale è sempre la stessa "la situazione è grave ma non seria"
Cioè, questi prima si mettono negli impicci da soli per le pastette dei nomi da cassare e dasostituire in lista e poi gridano alla rivolta? Ma contro chi?
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- unokonomiyaki
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Il vuoto al potere
DI MASSIMO GIANNINI
LA DEMOCRAZIA è in pericolo, tuonano le corti berlusconiane di fronte alla bocciatura dei listini di Roberto Formigoni e di Renata Polverini decretata dalle Corti d'appello di Milano e di Roma. Certo, una tornata decisiva di consultazioni regionali dalla quale mancasse l'insegna del partito di maggioranza relativa in Lombardia e nel Lazio sarebbe un test elettorale assai incompleto e incomprensibile. Ma nell'attesa che i tribunali amministrativi dicano l'ultima parola sui ricorsi presentati dal Pdl, e al di là delle complicate valutazioni giuridiche del caso, una considerazione politica si può e si deve trarre.
In base a quanto si è visto in questi mesi e in questi giorni, ad essere in pericolo non è la vita della democrazia, ma piuttosto la sopravvivenza del Pdl. Cos'altro è questa farsesca tragicommedia delle liste, taroccate o presentate fuori tempo massimo, se non la plastica dimostrazione di un partito che sta morendo in culla? Cos'altro dicono le convulsioni e i veleni interni al mistico Popolo delle libertà, se non il dilettantismo e l'avventurismo di un esperimento identitario che non ha funzionato perché in realtà (come avevamo scritto su questo giornale la settimana scorsa) un centrodestra italiano moderato e moderno non è mai nato, né dal punto di vista politico né dal punto di vista culturale?
Secondo la bugiarda vulgata berlusconiana, dagli anni Novanta in poi i "comunisti" hanno usato le toghe "rosse" per liquidare la vecchia Cdl per via giudiziaria: pm invasati, pool milanesi esagitati, e così via sragionando. Adesso gli stessi "comunisti" starebbero usando le toghe "grigie" per liquidare il nuovo Pdl per via amministrativa: discreti magistrati di Corte d'appello, anonimi giudici di Tar, e via sproloquiando. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Quello che il Cavaliere non dice, e i suoi scudieri non ammettono, è che questa volta non reggono il teorema dell'opposizione barricadera e dei pubblici ministeri torquemadisti né la teoria del "nemico esterno".
Stavolta, molto più semplicemente, questo centrodestra si sta auto-liquidando per via politica. Questa è la pura e semplice verità, disvelata in modo quasi grottesco dal patetico autodafé politico in cui sono involontariamente incappati Formigoni e Polverini. La crisi è tutta interna al Pdl, e nemmeno il collante puramente ideologico del berlusconismo di guerra sembra più reggere. Dal trionfale successo del 13 aprile 2008 in poi, archiviata in troppa fretta la sorprendente parentesi da "federatore" della destra e da "uomo di Stato" dei primi due mesi, il premier si è illuso di poter affrontare e risolvere l'intera legislatura sull'onda del suo autoritarismo populista e plebiscitario. Lui è il "messaggio", tutto il resto non conta niente. L'intera proiezione del governo si esaurisce nell'esibizione della forza e nella manipolazione della propaganda. L'intendenza seguirà, come diceva il generale De Gaulle. Ma questa è la gigantesca, miope illusione, che oggi si infrange e va in frantumi per una banale questione di firme e di timbri. Se non c'è la politica, oltre i decreti urgenti, le ordinanze in deroga e i sondaggi confidenti, l'intendenza non segue affatto. Semmai si auto-tutela, quando addirittura non si auto-distrugge, come dimostrano i sospetti e i veleni che si consumano nella Capitale sulle candidature, tra le correnti forziste e i luogotenenti finiani.
E senza una solida struttura politica basta una risibile stortura burocratica per smascherare un bluff, per capire che il partito di plastica non è diventato di ferro, e insomma per accorgersi che il re è nudo. Su questo limite genetico dovrebbe riflettere il premier. Su questo deficit originario dovrebbero interrogarsi i suoi accoliti, invece di attaccare e delegittimare l'unico che l'ha capito fin dal primo giorno, cioè il presidente della Camera Gianfranco Fini. Rischia di essere tardi, adesso. Come diceva ieri un ministro, "ormai siamo al capolinea, il Pdl così non regge più e presto ognuno di noi tornerà a fare il mestiere che faceva prima...". Come dire: l'amalgama Forza Italia-An rischia di sciogliersi per sempre. E serve a poco urlare contro i sedicenti "furbi" che vorrebbero alterare il risultato delle elezioni (come fa il ministro per la Semplificazione) o invocare improbabili "prove di forza" (come fa la candidata del Lazio). I "furbi" di Calderoli non esistono: sono fantasmi evocati per confondere e intorbidare le acque. E la "piazza" della Polverini è a dir poco surreale: contro chi marcia, stavolta, il vasto Popolo delle libertà? Contro il Tar del Lazio? Viene da sorridere, solo a pronunciare lo slogan. Senza contare, da ultimo, che i giudici amministrativi applicano, come sempre, solo le regole. E quelle sì, assicurano la vita della democrazia.
Ma questo resta un arcano troppo complesso da far capire a Silvio Berlusconi. Fin dalla sua epica "discesa in campo", il Cavaliere concepisce la democrazia come pura estensione della sua signoria.
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... e-2499730/
DI MASSIMO GIANNINI
LA DEMOCRAZIA è in pericolo, tuonano le corti berlusconiane di fronte alla bocciatura dei listini di Roberto Formigoni e di Renata Polverini decretata dalle Corti d'appello di Milano e di Roma. Certo, una tornata decisiva di consultazioni regionali dalla quale mancasse l'insegna del partito di maggioranza relativa in Lombardia e nel Lazio sarebbe un test elettorale assai incompleto e incomprensibile. Ma nell'attesa che i tribunali amministrativi dicano l'ultima parola sui ricorsi presentati dal Pdl, e al di là delle complicate valutazioni giuridiche del caso, una considerazione politica si può e si deve trarre.
In base a quanto si è visto in questi mesi e in questi giorni, ad essere in pericolo non è la vita della democrazia, ma piuttosto la sopravvivenza del Pdl. Cos'altro è questa farsesca tragicommedia delle liste, taroccate o presentate fuori tempo massimo, se non la plastica dimostrazione di un partito che sta morendo in culla? Cos'altro dicono le convulsioni e i veleni interni al mistico Popolo delle libertà, se non il dilettantismo e l'avventurismo di un esperimento identitario che non ha funzionato perché in realtà (come avevamo scritto su questo giornale la settimana scorsa) un centrodestra italiano moderato e moderno non è mai nato, né dal punto di vista politico né dal punto di vista culturale?
Secondo la bugiarda vulgata berlusconiana, dagli anni Novanta in poi i "comunisti" hanno usato le toghe "rosse" per liquidare la vecchia Cdl per via giudiziaria: pm invasati, pool milanesi esagitati, e così via sragionando. Adesso gli stessi "comunisti" starebbero usando le toghe "grigie" per liquidare il nuovo Pdl per via amministrativa: discreti magistrati di Corte d'appello, anonimi giudici di Tar, e via sproloquiando. Ci sarebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Quello che il Cavaliere non dice, e i suoi scudieri non ammettono, è che questa volta non reggono il teorema dell'opposizione barricadera e dei pubblici ministeri torquemadisti né la teoria del "nemico esterno".
Stavolta, molto più semplicemente, questo centrodestra si sta auto-liquidando per via politica. Questa è la pura e semplice verità, disvelata in modo quasi grottesco dal patetico autodafé politico in cui sono involontariamente incappati Formigoni e Polverini. La crisi è tutta interna al Pdl, e nemmeno il collante puramente ideologico del berlusconismo di guerra sembra più reggere. Dal trionfale successo del 13 aprile 2008 in poi, archiviata in troppa fretta la sorprendente parentesi da "federatore" della destra e da "uomo di Stato" dei primi due mesi, il premier si è illuso di poter affrontare e risolvere l'intera legislatura sull'onda del suo autoritarismo populista e plebiscitario. Lui è il "messaggio", tutto il resto non conta niente. L'intera proiezione del governo si esaurisce nell'esibizione della forza e nella manipolazione della propaganda. L'intendenza seguirà, come diceva il generale De Gaulle. Ma questa è la gigantesca, miope illusione, che oggi si infrange e va in frantumi per una banale questione di firme e di timbri. Se non c'è la politica, oltre i decreti urgenti, le ordinanze in deroga e i sondaggi confidenti, l'intendenza non segue affatto. Semmai si auto-tutela, quando addirittura non si auto-distrugge, come dimostrano i sospetti e i veleni che si consumano nella Capitale sulle candidature, tra le correnti forziste e i luogotenenti finiani.
E senza una solida struttura politica basta una risibile stortura burocratica per smascherare un bluff, per capire che il partito di plastica non è diventato di ferro, e insomma per accorgersi che il re è nudo. Su questo limite genetico dovrebbe riflettere il premier. Su questo deficit originario dovrebbero interrogarsi i suoi accoliti, invece di attaccare e delegittimare l'unico che l'ha capito fin dal primo giorno, cioè il presidente della Camera Gianfranco Fini. Rischia di essere tardi, adesso. Come diceva ieri un ministro, "ormai siamo al capolinea, il Pdl così non regge più e presto ognuno di noi tornerà a fare il mestiere che faceva prima...". Come dire: l'amalgama Forza Italia-An rischia di sciogliersi per sempre. E serve a poco urlare contro i sedicenti "furbi" che vorrebbero alterare il risultato delle elezioni (come fa il ministro per la Semplificazione) o invocare improbabili "prove di forza" (come fa la candidata del Lazio). I "furbi" di Calderoli non esistono: sono fantasmi evocati per confondere e intorbidare le acque. E la "piazza" della Polverini è a dir poco surreale: contro chi marcia, stavolta, il vasto Popolo delle libertà? Contro il Tar del Lazio? Viene da sorridere, solo a pronunciare lo slogan. Senza contare, da ultimo, che i giudici amministrativi applicano, come sempre, solo le regole. E quelle sì, assicurano la vita della democrazia.
Ma questo resta un arcano troppo complesso da far capire a Silvio Berlusconi. Fin dalla sua epica "discesa in campo", il Cavaliere concepisce la democrazia come pura estensione della sua signoria.
http://www.repubblica.it/politica/2010/ ... e-2499730/
Il Pdl si disgregherà con l'uscita di scena di berlusconi.Per questo Fini ormai già da tanto tempo sta cercando di discostare la sua immagine da quella del pdl e di berlusconi,facendo la "voce contro",il bastian contrario.Sicuramente in un futuro prossimo si collocherà in altri lidi.Lo vedo bene con Rutelli.
Gli scontri fra ex an e ex fi sono legati soltanto a logiche spartitorie,quando mettono in mezzo ideologie e altro mi fanno ridere,visto che fi non nè ha mai avuta una e an nel corso degli anni ne è diventata una pallida fotocopia(in piccolo).
Questa ultima commedia delle regionali è stata una mazzata.
Gli scontri fra ex an e ex fi sono legati soltanto a logiche spartitorie,quando mettono in mezzo ideologie e altro mi fanno ridere,visto che fi non nè ha mai avuta una e an nel corso degli anni ne è diventata una pallida fotocopia(in piccolo).
Questa ultima commedia delle regionali è stata una mazzata.
hanno trovato centinaia di firme irregolari, e, depurando le firme depositate da quelle irregolari è andato sotto il minimo numero richiesto (credo 3.500 firme) per l'accettazione della lista. A quanto dice ignazzio la lega aveva garantito 500 firme alla lista formigoni ma alla fine sesò presentati con solo 300 firme delle quali solo 10 autenticate... insomma, pure lì c'è aria di gomblotto interno per la solita fazenda delle poltrone e dell'affaire milano expò.onlywhen ha scritto:ma per formigoni qual'è il motivo del respingimento della lista?
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infatti pare proprio strano che gente che fà politica da una vita si sia rimbecillta di colpo nel presentare le liste....mah...Freestate ha scritto:hanno trovato centinaia di firme irregolari, e, depurando le firme depositate da quelle irregolari è andato sotto il minimo numero richiesto (credo 3.500 firme) per l'accettazione della lista. A quanto dice ignazzio la lega aveva garantito 500 firme alla lista formigoni ma alla fine sesò presentati con solo 300 firme delle quali solo 10 autenticate... insomma, pure lì c'è aria di gomblotto interno per la solita fazenda delle poltrone e dell'affaire milano expò.
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Le affermazioni di Formigoni riguardo la violenza squadrista dei radicali è qualcosa di allucinante........un misto di comicità e pena per quest'uomo.....chissà che prove porterà per dimostrare il fondamento di questi deliri..........
Certo.....stavolta la colpa non è dei comunisti mangia bambini, ma dei radicali naziskin.........certo..........
Certo.....stavolta la colpa non è dei comunisti mangia bambini, ma dei radicali naziskin.........certo..........

