Non approvo molte delle sue posizioni politiche, le sue maniere spicce, e i suoi toni a volte sono eccessivi, ma non mi sembra uomo che possa "armare" la mano del folle che va a tirare in faccia una statuetta al premièr.
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Di Pietro abita a cento metri da casa mia, quando porto la piccola a scuola lo incontro spesso, da solo e senza scorta, al bar che si beve un caffé e si legge i giornali infagottato nel suo cappotto blu. Càpita spesso che qualche abitante della zona arrivi e lo sfotta un po' "alla romana". Una volta il pizzicarolo (pizzicagnolo), che evidentemente ha più confidenza con lui, dopo le bordate dell'ex-magistrato su Napolitano (che ora vive sul Colle, ma anche lui sta a Monti, rione confinante con l'Esquilino), lo apostrofò così: "Aò, Antò! ma la pianti de dì tutte quelle cazzate sul Presidente?". Lui si fece una risata e, tra i commensali del bar, partì con tutta una discussione sul perché ed il percome aveva detto quelle parole in quella maniera... manco fosse stato ad annozero!
Non approvo molte delle sue posizioni politiche, le sue maniere spicce, e i suoi toni a volte sono eccessivi, ma non mi sembra uomo che possa "armare" la mano del folle che va a tirare in faccia una statuetta al premièr.
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Cina: vietato il web ai singoli
Il Provvedimento e' ufficialmente contro la pornografia
(ANSA) - ROMA, 15 DIC - Una singola persona da ieri non puo' piu' aprire un sito internet nella Cina continentale (in tutta la Cina tranne Hong Kong e Macao).L'apertura di siti e' permessa solo a societa' o organizzazioni, purche' autorizzate dallo stato. Lo stabilisce un regolamento governativo, riferisce il quotidiano cinese di Hong Kong ''South China Morning Post''. Il provvedimento ufficialmente mira a combattere la pornografia online.
Il Provvedimento e' ufficialmente contro la pornografia
(ANSA) - ROMA, 15 DIC - Una singola persona da ieri non puo' piu' aprire un sito internet nella Cina continentale (in tutta la Cina tranne Hong Kong e Macao).L'apertura di siti e' permessa solo a societa' o organizzazioni, purche' autorizzate dallo stato. Lo stabilisce un regolamento governativo, riferisce il quotidiano cinese di Hong Kong ''South China Morning Post''. Il provvedimento ufficialmente mira a combattere la pornografia online.
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In risposta ai deliri maroniani...
Web, altre regole non sono necessarie
La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica
Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenirappuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.
(Ansa)
Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.
Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay...) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo 'neutro' non è sufficiente».
Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.
Beppe Severgnini
http://www.corriere.it/politica/09_dice ... .shtml[url][/url]
Web, altre regole non sono necessarie
La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica
Lanciarsi contro Internet perché qualcuno scaglia un souvenirappuntito al presidente del Consiglio appare bizzarro. La Rete non è stata né causa né strumento della violenza di domenica. E’ stato però il teatro delle conseguenze. Brutte. La crudeltà di chi festeggia il dolore altrui. La vigliaccheria di chi sparla e non firma. L’irresponsabilità di chi incita alla violenza — una tragedia che l’Italia ha conosciuto e non ha dimenticato. È arrivato il momento di mettere regole a Internet? Prima di rispondere, è bene che qualcuno si prenda la briga di capire — e poi di spiegare — a cosa le stiamo mettendo. La sensazione è che molti, tra quanti oggi maledicono Facebook e accusano Twitter, non siano mai entrati in un social network, non abbiamo mai inviato un tweet né cliccato il pulsante «pubblica» di un blog.
(Ansa)
Vedremo cosa proporrà il ministro Maroni al Consiglio dei ministri, domani. «Misure delicate che riguardano terreni come la libertà di espressione sul Web e quella di manifestazione», ha anticipato. Speriamo non sia una norma inapplicabile come l’abolizione dell’anonimato (non ci sono riusciti i cinesi, che di censura se ne intendono); e neppure un decreto contro generici «siti estremisti». Cosa vuol dire, infatti, «estremista»? A giudicare dal dibattito (?) alla Camera di ieri, infatti, molti deputati definirebbero così l’homepage dei colleghi che non la pensano come loro. Non c’è bisogno, forse, di norme nuove. Ingiurie, minacce, apologia di reato, istigazione e delinquere: nel codice penale ci sono già, come ha scritto ieri Stella sul Corriere , e dovrebbero bastare. A meno di considerare la Rete come uno stadio virtuale: una zona franca dove comandano gli ultras, e tutto è lecito.
Per anni abbiamo difeso Internet distinguendo tra il mezzo e il messaggio (se qualcuno ci offende al telefono, non diamo la colpa al telefono; se qualcuno delira su Internet, perché prendersela con Internet?). Oggi — bisogna ammetterlo — le cose sono cambiate. Le interazioni del web 2.0 (blog, forum, chat, Wikipedia, YouTube, Facebook, Myspace, Twitter, eBay...) hanno creato un mondo. Internet non è più, come negli anni 90, un binario su cui viaggiano insieme il bene e il male (la solidarietà e la pedofilia, l’amicizia e la xenofobia). Luca Sofri lo ha spiegato ieri su wittgenstein. it : «Quando il mezzo ha una potenza quantitativa straordinaria, questa si riverbera sulla qualità delle cose e determina cambiamenti. Limitarsi a definirlo 'neutro' non è sufficiente».
Ci sono, poi, alcune caratteristiche italiane. Internet raccoglie giovani umori anti-berlusconiani che, in tv, non arriveranno mai; e sui giornali non hanno più (o ancora) voglia di arrivare. Alcuni legittimi e articolati; altri aggressivi e sgangherati. Ma è curioso notare come umori simili appaiano nei siti d’informazione, nei blog e nei social networks internazionali. I commenti, dopo l’aggressione di piazza Duomo, sono divisi quanto in Italia, se non peggio. Conduco Italians da 11 anni, conosco gli umori che girano nella Rete. So che esiste un cuore oscuro di Internet, ma ho imparato ad apprezzarne l’anima chiara e pulita. La Rete è il luogo dove qualcuno strilla «Ecce (d)uomo!», credendo d’essere spiritoso; ma dove Sabina Guzzanti, che spiritosa è davvero, ha messo frasi di buon senso nel suo blog. Facebook è il posto dove il gruppo «fan di Massimo Tartaglia» contava 68 mila iscritti, il giorno dopo l’aggressione; ma ora è sparito e altri gruppi che inneggiano allo squilibrato armato di souvenir sono rimasti senza amministratore. Lo stesso è accaduto ai gruppi farlocchi che, dopo aver cambiato nome, inneggiavano a Berlusconi. Chiusi. Twitter, che qualche giorno fa ha esordito anche in italiano, è il luogo dove si trovano centinaia di rimandi interessanti e commenti fulminanti in molte lingue. Quelli volgari e violenti basta non seguirli più (unfollow). Morale? Anche gli imbecilli hanno facoltà a esprimere la propria opinione, e in questi giorni — bisogna dire — se ne sono avvalsi. Basta non insultare, diffamare o minacciare. Per chi commette questi reati, ci sono la polizia postale e i magistrati. Vogliamo combattere gli eccessi di Internet? Benissimo: rendiamo più efficaci e rapidi i tribunali. Ma forse è meglio non dirle queste cose, in Italia. Appena si parla di giustizia, infatti, molti insultano e minacciano. Non in Rete: in Parlamento.
Beppe Severgnini
http://www.corriere.it/politica/09_dice ... .shtml[url][/url]
- lauradm
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non mi metto a commentare il fatto, già sono state dette molte cose intelligenti e IMHO altrettante fesserie.
dico solo, senza ipocrisia, che da domenica non riesco a smettere di ridere alla vista di quel faccione sfregiato, ma con tutta l'amara consapevolezza del diluvio di accuse reciproche, di deliri verbali, di processi sommari a cui dovremo assistere da qui a non so quando...perchè in effetti ciò che è accaduto è semplicemente un boomerang, come ha già acutamente osservato qualcuno.
povera Italia...
mi chiedo solo dove viva il nostro Capo dello Stato, quando afferma che il Paese reale è molto più coeso della sua classe politica. basti ascoltare un attimo il "cordiale" scambio di idee tra i 2 cortei di manifestanti che si sono scontrati sotto la madonnina dopo il fattaccio...non mi sembra trapeli questo gran rispetto!
temo che abbia ragione chi sostiene che noi siamo "indietro di una guerra" rispetto ad altri paesi europei. la nostra identità ce l'hanno costruita, ce l'hanno calata dall'alto, non l'abbiamo disegnata da soli. la guerra di liberazione non è stata sufficiente, non c'è stata una vera sintesi, una metabolizzazione definitiva della nostra storia, i componenti non sono stati collocati ciascuno al suo posto.
lungi da me toni apocalittici, ma questa in corso mi sembra una vera guerra civile: spero non si debba ricorrere ai fucili, bastando semplicemente i mezzi di cui la democrazia ci ha equipaggiato, per prima cosa il confronto in parlamento. perchè, nonostante tutto, dobbiamo continuare a ricordare che viviamo, grazie al cielo, in una democrazia.
dico solo, senza ipocrisia, che da domenica non riesco a smettere di ridere alla vista di quel faccione sfregiato, ma con tutta l'amara consapevolezza del diluvio di accuse reciproche, di deliri verbali, di processi sommari a cui dovremo assistere da qui a non so quando...perchè in effetti ciò che è accaduto è semplicemente un boomerang, come ha già acutamente osservato qualcuno.
povera Italia...
mi chiedo solo dove viva il nostro Capo dello Stato, quando afferma che il Paese reale è molto più coeso della sua classe politica. basti ascoltare un attimo il "cordiale" scambio di idee tra i 2 cortei di manifestanti che si sono scontrati sotto la madonnina dopo il fattaccio...non mi sembra trapeli questo gran rispetto!
temo che abbia ragione chi sostiene che noi siamo "indietro di una guerra" rispetto ad altri paesi europei. la nostra identità ce l'hanno costruita, ce l'hanno calata dall'alto, non l'abbiamo disegnata da soli. la guerra di liberazione non è stata sufficiente, non c'è stata una vera sintesi, una metabolizzazione definitiva della nostra storia, i componenti non sono stati collocati ciascuno al suo posto.
lungi da me toni apocalittici, ma questa in corso mi sembra una vera guerra civile: spero non si debba ricorrere ai fucili, bastando semplicemente i mezzi di cui la democrazia ci ha equipaggiato, per prima cosa il confronto in parlamento. perchè, nonostante tutto, dobbiamo continuare a ricordare che viviamo, grazie al cielo, in una democrazia.
dice solo una verità.lauradm ha scritto:mi chiedo solo dove viva il nostro Capo dello Stato, quando afferma che il Paese reale è molto più coeso della sua classe politica.
E, permettimi, tirare in ballo due cortei che si confrontano e si insultano per dire che il paese è spaccato, mi sembra una visione molto parziale della realtà quotidiana. Che, per fortuna, è diversa da quella che viene fuori ascoltando certi deliri parlamentari.
- neuronifolli
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Sono un fervente sostenitore di questa teoria.lauradm ha scritto: temo che abbia ragione chi sostiene che noi siamo "indietro di una guerra" rispetto ad altri paesi europei. la nostra identità ce l'hanno costruita, ce l'hanno calata dall'alto, non l'abbiamo disegnata da soli. la guerra di liberazione non è stata sufficiente, non c'è stata una vera sintesi, una metabolizzazione definitiva della nostra storia, i componenti non sono stati collocati ciascuno al suo posto.
- lauradm
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opinione rispettabilissima, ci mancherebbe.Freestate ha scritto:dice solo una verità.
E, permettimi, tirare in ballo due cortei che si confrontano e si insultano per dire che il paese è spaccato, mi sembra una visione molto parziale della realtà quotidiana. Che, per fortuna, è diversa da quella che viene fuori ascoltando certi deliri parlamentari.
se ho parlato, l'ho fatto anche sulla scorta di quello che sento, degli atteggiamenti delle persone che mi passano sotto gli occhi, del clima avvelenato che si respira.
in un paese che ancora revoca in dubbio l'aborto, che si interroga sulla pillola del giorno dopo, sulle unioni civili, sui crocefissi, sulle ronde, sulla strage di piazza fontana, sulla colpevolezza di un assassino come Izzo, tanto per citare i paradossi, e su mille altre cose ancora, non è un paese risolto. ci sono disfunzioni, secondo me, già chiaramente percepibili al livello del cittadino comune. la classe politica non rappresenta che l'esagerazione e l'esasperazione di ciò e non fa che fomentare.
non ho una visione granchè serena...si nota?





