Inviato: mar mar 11, 2008 3:53 pm
Da un pallido tentativo (e da una rielaborazione di materiale scritto anni fa) è uscito questo...
Ultra
La prima cosa che penso, quando penso ad Ultra, è che è forse l'unico regalo che mi sia mai piaciuto fattomi da mio fratello... avevo quindici anni, ed in quell’estate tutta ragazze e musica Ultra entrò a far parte della mia vita in punta di piedi, gettando i semi per il mio grande amore che è quello per i Depeche.
Prima di esso, i Depeche Mode erano una band. E’ solo grazie ad esso che per me i Depeche sono diventati la band.
Ultra segna il trionfale ritorno dei Depeche Mode: dopo due-tre anni costellati di problemi di ogni sorta, quando tutti li davano per spacciati, scendono ancora una volta in campo e lo fanno da protagonisti.
E’ vero, niente è più come un tempo: Dave sta pagando ancora le conseguenze delle sue azioni, Fletch è reduce da un esaurimento nervoso, ma soprattutto Alan ha abbandonato. Eppure, in questo albo, al contrario dei successivi, non se ne sente la mancanza. Non mi viene mai da chiedermi come sarebbe stato con lui, semplichemente perché Ultra non ha punti deboli.
Con Ultra, i Depeche ancora una volta spiazzano i devoti con un colpo di classe, distanziandosi nettamente dalle sonorità di Songs of faith and devotion. Quelle che restano, evidenti, sono le atmosfere cupe ed i segni delle sofferenze.
A dispetto delle sonorità prettamente pop di It’s no good, che avrà grande successo grazie a degli ottimi remix, Ultra non è un lavoro allegro: a tratti claustrofobico, è una collezione di tristi emozioni, è il racconto di grandi delusioni: i testi, introspettivi e sofferenti anche più che in passato, si fanno portavoci di tutto ciò, accompagnati da un sound ricercatissimo, alla moda, eppure mai banale e scontato: persino gli interludes sono ancora quelli di un tempo, e non dei banali riempitivi a là “Introspectre”.
La traccia di apertura, Barrel of a gun, sebbene molto ritmata, è un ottimo intro all’Ultra-mondo: non c’è speranza nel testo di Gore, c’è solo pura e cruda disperazione ed una frenetica ricerca di riposo, quello stesso riposo che un Dave quasi impaurito cerca in Sister of night, una vera preghiera ad un’entità superiore affinchè scenda e calmi ogni sofferenza, un po’ come accadeva in passato con “Waiting for the night”.
La traccia cui forse sono legato di più è Home: interpretata da mr.Gore, è forse la traccia più bella dell’intero albo e di certo una delle più belle (se non la più bella) canzoni mai scritte dal biondino di Basildon, a dispetto di tante acclamate, ipercitate, ipercommercializzate fino all’esasperazione tracce dei Mode. Video stupendo (diretto da Steve Green), testo straordinario, e assolo finale da commozione.
Altra traccia di indubbio spessore è Useless, quarto singolo, che raggiungerà il suo massimo fulgore in versione singolo grazie al potente mix ad opera di Alan Moulder, ed in versione remix, grazie agli straordinari Kruder & Dorfmeister.
E ci sarebbe tanto da dire sulle altre tracce che costituiscono questo album immenso, ma è difficile anche solo pensare a come descrivere, spiegare il violento ed emozionante finale di Freestate, oppure l’atmosfere ovattate di The bottom line e di The love thieves.
Ciò che invece non posso esimermi dal dire, è che al termine di ogni ascolto, la sensazione più bella che mi lascia è che dal dolore nasce sempre qualcosa di magico… e che, riprendendo un verso dalla maestosa traccia di chiusura Insight, in quei Depeche sicuramente the fire still burnt…
Oggi, nonostante delle ottime tracce, guardando alla storia dell'ultimo decennio, forse non è più lo stesso.
In ogni caso, non si può non amare questo disco, non si può prescindere da esso per avere una visione globale dei Depeche Mode e della loro musica.
Ogni eventuale commento o critica in privato. Grazie.
Ultra
La prima cosa che penso, quando penso ad Ultra, è che è forse l'unico regalo che mi sia mai piaciuto fattomi da mio fratello... avevo quindici anni, ed in quell’estate tutta ragazze e musica Ultra entrò a far parte della mia vita in punta di piedi, gettando i semi per il mio grande amore che è quello per i Depeche.
Prima di esso, i Depeche Mode erano una band. E’ solo grazie ad esso che per me i Depeche sono diventati la band.
Ultra segna il trionfale ritorno dei Depeche Mode: dopo due-tre anni costellati di problemi di ogni sorta, quando tutti li davano per spacciati, scendono ancora una volta in campo e lo fanno da protagonisti.
E’ vero, niente è più come un tempo: Dave sta pagando ancora le conseguenze delle sue azioni, Fletch è reduce da un esaurimento nervoso, ma soprattutto Alan ha abbandonato. Eppure, in questo albo, al contrario dei successivi, non se ne sente la mancanza. Non mi viene mai da chiedermi come sarebbe stato con lui, semplichemente perché Ultra non ha punti deboli.
Con Ultra, i Depeche ancora una volta spiazzano i devoti con un colpo di classe, distanziandosi nettamente dalle sonorità di Songs of faith and devotion. Quelle che restano, evidenti, sono le atmosfere cupe ed i segni delle sofferenze.
A dispetto delle sonorità prettamente pop di It’s no good, che avrà grande successo grazie a degli ottimi remix, Ultra non è un lavoro allegro: a tratti claustrofobico, è una collezione di tristi emozioni, è il racconto di grandi delusioni: i testi, introspettivi e sofferenti anche più che in passato, si fanno portavoci di tutto ciò, accompagnati da un sound ricercatissimo, alla moda, eppure mai banale e scontato: persino gli interludes sono ancora quelli di un tempo, e non dei banali riempitivi a là “Introspectre”.
La traccia di apertura, Barrel of a gun, sebbene molto ritmata, è un ottimo intro all’Ultra-mondo: non c’è speranza nel testo di Gore, c’è solo pura e cruda disperazione ed una frenetica ricerca di riposo, quello stesso riposo che un Dave quasi impaurito cerca in Sister of night, una vera preghiera ad un’entità superiore affinchè scenda e calmi ogni sofferenza, un po’ come accadeva in passato con “Waiting for the night”.
La traccia cui forse sono legato di più è Home: interpretata da mr.Gore, è forse la traccia più bella dell’intero albo e di certo una delle più belle (se non la più bella) canzoni mai scritte dal biondino di Basildon, a dispetto di tante acclamate, ipercitate, ipercommercializzate fino all’esasperazione tracce dei Mode. Video stupendo (diretto da Steve Green), testo straordinario, e assolo finale da commozione.
Altra traccia di indubbio spessore è Useless, quarto singolo, che raggiungerà il suo massimo fulgore in versione singolo grazie al potente mix ad opera di Alan Moulder, ed in versione remix, grazie agli straordinari Kruder & Dorfmeister.
E ci sarebbe tanto da dire sulle altre tracce che costituiscono questo album immenso, ma è difficile anche solo pensare a come descrivere, spiegare il violento ed emozionante finale di Freestate, oppure l’atmosfere ovattate di The bottom line e di The love thieves.
Ciò che invece non posso esimermi dal dire, è che al termine di ogni ascolto, la sensazione più bella che mi lascia è che dal dolore nasce sempre qualcosa di magico… e che, riprendendo un verso dalla maestosa traccia di chiusura Insight, in quei Depeche sicuramente the fire still burnt…
Oggi, nonostante delle ottime tracce, guardando alla storia dell'ultimo decennio, forse non è più lo stesso.
In ogni caso, non si può non amare questo disco, non si può prescindere da esso per avere una visione globale dei Depeche Mode e della loro musica.
Ogni eventuale commento o critica in privato. Grazie.